Ovvero l'Albero d'Ulivo
e Carrefour.
L'Albero d'Ulivo era ultra centenario e viveva insieme ai suoi amici
ultracentenari nella pianura di Cavallino, giù nel Salento alle porte di
Lecce. I secoli erano passati sulla sua corteccia e si erano stratificati
nel suo tronco.
Indifferente come uno Dio fra gli Dei aveva sgranchito i suoi rami nell'aria
calda e polverosa fremente di cicale, i suoi piediradici si allungavano giù
nelle profondità a cercare acqua nella falda oltre la superficie rossa e
riarsa.
Sapeva dove cercare la linfa vitale:
Il Tronco contorto, ferito, spaccato: Gigante fra i Giganti.
Con indifferenza, come un gran signore, spargeva i suoi frutti sulle are
ripulite o sulle reti: pigro indolente e saggio fra i pigri e indolendi e
saggi compagni.
Un giorno, chiaro secco asciutto e caldo come gli altri avvenne la tragedia:
All'improvviso, senza preavviso, senza nessuno di quei segnali che gli Dei
come lui sanno captare: nessun odore di fumo, nessuna mosca olearia, nessun
fulmine. All'improvviso delle enormi macchine e delle ganasce feroci
incominciarono la strage sulla spianata. Tanti dei suo compagni furono
abbattuti, fatti a pezzi, le radici divelte portati via, la terra rossastra
volava intorno e pareva sangue: A lui troncarono di netto tutta la parte
superiore del corpo, lo ridussero un ridicolo nano dal corpo di Gigante.
e 'l tronco suo gridò. "Perchè mi schiante?"...
"Perchè mi scerpi? non hai tu spirto di pietà alcuno?".
Non fronda verde, ma di color fosco;
non rami schietti ma nodosi e 'nvolti;
non pomi v'eran, ma stecchi con tosco.
La spianata era coperta dei cadaveri degli Dei.
Tutti furono portati lontani:
L'albero d'Ulivo rimase tronco e ridicolo fra altri pochi compagni tronchi e
ridicoli.
In breve altre macchine di diverso tipo giunsero.
L'albero di Ulivo non poteva più veder nulla nè avvertire nulla così sconcio
come era rimasto. Nel cuore della sua corteccia sentiva uno strazio tremendo
e odori che non conosceva.
Il tempo passò, e lui che come tutti gli Dei aveva la maledizione di non
poter morire, o per lo meno quella di vivere a lungo molto a lungo.
Ricominciò a germogliare dal tronco ferito, ricominciò a cacciare piccole
braccia
dal vecchio tronco: Agli Ulivi capita così, a volte un fulmine o una
malattia li abatte, e loro tornano a vivere. Riaprì piccole foglie verde
argento e quello che vide lo atterrì. La terra rossa ai suoi piedi era
scomparsa.
C'era qualcosa di bianchiccio e puzzolente che poi sentì chiamare "cemento",
gli avevano messo un collare ai piedi, una specie di grosso braccialone,
dove era rimasta un pò di terra per annaffiarlo, e vide che anche i suoi
compagni erano ridotti cosi, intorno alla spianata di cemento c'erano grossi
nastri neri che si snodavano come serpenti attraversati da numerosissime
macchine.
La gente arrivava in massa attorno a lui con numerose macchine, era un
viavai continuo, imparò che si trovava in un parcheggio. Vedeva la gente
arrivare e dirigersi verso strani recinti dove erano carrelli blu, ma propio
tanti, numerosissimi carelli blu. E tutta questa gente che arrivava in
continuazione correva verso uno strano edificio, enorme, tozzo e
rettangolare, di un ridicolo colore rosato, pieno di porte di vetro. Tutti
venivano inghiottiti dalle porte, che si aprivano e chiudevano in
continuazione. Entravano coi carrelli blu vuoti e uscivano coi carrelli blu
stracolmi. Era un moto perpetuo che si fermava poche ore al giorno:
L'Albero di Ulivo non sapeva leggere, come tutti gli Dei, ma presto imparò
che quello era un ipermercato e che si chiamava CARRE FOUR, lo imparò dalle
voci che giungevano alle sue orecchieocchifoglie verdeargento.
Si guardava intorno, la spianata era desolata bianca di cemento e nera di
asfalto. Una tizia una volta gli venne vicino e accarezzo' la sua corteccia
e disse piano "orribile, sembra un paesaggio lunare"
Uomini armati e arroganti giravano di qua e di là , imparò che si chiamavano
sveviapol. In lontananza scorgeva altra terra rossa recintata si chiese "e
li cosa faranno?".
Aveva una gran curiosità di sapere cosa ci fosse e cosa si facesse in quel
CARRE FOUR. Ma le sue braccia erano ancora troppo corte per poter guardare e
udire dentro lo strano edificio. Più in là imparerà che ci sono signorine e
signori con la loro divisa bleu che lavorano con "stile e serietà", pagati
per modo di dire e assunti con contratti a termine: E tanti imbecilli che
girano come trottole da un reparto all'altro, da un negozio all'altro
riempiendosi di debiti colle carte di credito.
Più in là imparerà anche che quello per cui hanno sacrificato lui e i suoi
compagni, e occupata e invasa la terra del Salento si chiama MARKETING, anzi
imparerà che CARRE FOUR è proprio il tempio del MARKETING.
Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,
che cacciar delle Strofade i Troiani
con tristo annunzio di futuro danno.
Ali hanno late, e colli e visi umani,
piè con artigli, e pennuto il gran ventre;
fanno lamenti in su li alberi strani.
(Dante Inferno Canto Decimo terzo)
Vittoria
L'Avamposto degli Incompatibili