"Giustizia per le vittime di Marghera"


E' iniziata la requisitoria del pm Felice Casson nel processo, ormai storico, che vede sotto accusa il petrolchimico della laguna di Venezia. Oltre 500 persone sono morte o gravemente ammalate.

VENEZIA - "Chiederò al giudice ius per tutte le vittime di Porto Marghera". Giustizia insomma, per coloro che hanno lavorato in un ambiente malsano e inquinato, e per quel lavoro hanno perso la vita.

Con queste parole infatti, il pubblico ministero Felice Casson ha iniziato nell'aula bunker di Mestre la sua requisitoria nel processo al Petrolchimico cominciato il 13 marzo 1998. Sul banco degli imputati figurano nomi eccellenti, tra cui gli ex presidenti della Montedison Eugenio Cefis, Giuseppe Medici e Mario Schimberni (deceduto nei giorni scorsi) e gli ex presidenti della Enichem Lorenzo Necci e Giorgio Porta. Dura l'accusa nei loro confronti: strage colposa, disastro ambientale e contaminazione alimentare.

Dopo 121 udienze con quasi 1000 ore di dibattimento in aula e 1 milione e mezzo di pagine tra verbali e atti, il pubblico ministero veneziano avrà bisogno di diverse udienze prima di arrivare a formulare le richieste di condanna e molto probabilmente la sua requisitoria proseguirà anche nelle sedute previste per il 5, 6 e 7 giugno prossimi.

Oggi in aula Casson ha cercato di dimostrare uno dei punti principali dell'accusa: gli effetti nocivi del cloruro di vinile monomero (CVM) e del polivinile di cloruro (PVC) erano noti agli imputati, fin dal 1969, che però non fecero niente per tutelare i lavoratori. Anzi, nonostante la scoperta, fatta in quell'anno della cancerogenicità delle due sostanze da parte del professor Piero Luigi Viola della Solvay di Rosignano (Livorno), nel 1972 le grandi società della chimica europee e americane stipularono un "patto di segretezza" per mantenere riservati i risultati delle ricerche.

Il patto è confermato da una serie di carteggi sequestrati in Gran Bretagna e negli Stati Uniti: le società europee cercarono di prendere tempo, imponendo a quelle americane, preoccupate per le ultime indagini oncologiche sugli effetti del Cvm, di mantenere il silenzio.

"Le stesse società - ha detto Casson nel corso della sua arringa durata sei ore - tentarono di prendere tempo, di non divulgare i risultati o di rettificarne alcuni e io sono convinto che lo continuino a fare anche oggi per rettificare quello che a loro non va bene". Casson, rifacendosi al diritto romano, ha quindi annunciato che userà la forza dei fatti per chiedere ai giudici giustizia per le vittime di Porto Marghera.

"Le vittime - ha detto il pm - sono 506 operai, di questi 220 sono morti e purtroppo non saranno gli ultimi. Dalle 220 cartelle cliniche si evince che l'età media della morte di questi operai è di 59 anni, mentre la speranza di vita, nel 1997 per i maschi in Italia, era di 75,3 anni". Casson ha poi aggiunto che "il 50% di questi 220 operai sono morti nelle classi di età tra 36 e 55 anni: questi sono dati inconfutabili del nesso di causalità tra esposizione ai cancerogeni cvm, pvc e 1,2 di cloroetano, che è la materia prima per produrre il cvm".

Domani mattina il pm proseguirà la sua requisitoria soffermandosi sugli imbrogli e i ricatti delle aziende. Oggi l'aula bunker di Mestre era gremita di gente: tanti operai e parenti delle vittime, ma anche studenti arrivati per assistere a quello che è già stato definito un processo storico.

(22 MAGGIO 2001, ORE 20.19)