Proiettili all'Uranio anche a Brindisi?

Le ultime rivelazioni sull'uso dei proiettili all'uranio, in Somalia dal 93 in poi, da parte delle forze armate USA , confermano quanto già anticipato da Falco Accame qualche tempo fa sul Giornale nuovo dei Militari n 45- 17 novembre 2000 e alcune supposizioni che facevamo come Osservatorio sui Balcani di Brindisi ma che avevamo preferito non render pubbliche se non vi fosse stato qualche altro riscontro pena l'esser accusati di allarmismo. La Conferma. Prima sul quotidiano tedesco DER Spiegel , poi di fatto da fonti governative tedesche e ripreso dalla RAI il 20-01-01,e infine dai maggiori giornali italiani il 21-01-01, viene alla luce un lungo elenco di mezzi che in Somalia utilizzarono o avevano in dotazione proiettili all'Uranio impoverito e tra questi troviamo elencati gli aerei AC130. Perchè riteniamo importante questo dato sull'armamento dei quadrimotori AC-130 in versione cannoniere volanti? Quegli aerei pesantemente armati , durante la Restore Hope diventano l'arma della vendetta USA contro i miliziani somali che , restii a farsi disarmare dai soldati americani e di accettare la spartizione della Somalia come stabilito dall'esercito multinazionale, si difendono abbattendo un paio di elicotteri statunitensi e distruggendo alcune jeep dell'invincibile US Army. Una sconfitta sul terreno che gettò nel fango l'invincibilità USA esaltata nell'allora recente Guerra del Golfo e che fu lavata col sangue , in un paio di mitragliamenti notturni a tappeto, da parte degli AC 130 sui quartieri "ribelli" di Mogadiscio con centinaia di vittime tra i somali. A quanto pare, oggi sappiamo che quelli erano proiettili all'uranio. Da Aden, sede della squadriglia, pochi mesi dopo , partono un paio di AC 130 S , alla volta di Brindisi, per rafforzare lo schieramento alleato NATO della Deny Flight , contro i serbo-bosniaci. Nel 95 si aggiungono con la Deliberate Force altre due cannoniere volanti, che nel 99 diventano un'intera squadriglia. Compito principale è condurre operazioni CAS (close air support and air strike), lo stesso per il quale sono schierati i famigerati A-10 ad Aviano.(fonte Aeronautica 9-95) Ricordiamo che sempre nell'aeroporto di Brindisi per tutta la crisi balcanica è schierata una speciale forza di EC-130 e di elicotteri Black Stallion , che saranno gli autori dell'audace recupero del pilota dell'F117 abbattuto nel marzo 99 vicino a Belgrado. Dubbi legittimi Se quanto detto è vero, qui a Brindisi, per 7 anni abbiamo convissuto con la presenza di proiettili all'Uranio , senza che nessuno sapesse nulla. Ci si risponderà, così come abbiamo sentito dire nelle recenti ispezioni nell'ormai vuoto aeroporto di Gioia del Colle, con la presenza del sottosegretario Ostilio, che i proiettili, immagazzinati non sono pericolosi. Qualche dubbio lasciatecelo, perchè missili o proiettili all'Uranio o non, possono sempre essere soggetti ad un incidente sia a terra che in volo. In Iraq, alcuni soldati, poi ammalatisi della famosa Sindrome, si trovarono coinvolti proprio nell'incendio di un magazzino di questi proiettili con gravi conseguenze. Di incidenti veri invece gli AC-130 , ne hanno avuti parecchi in volo e ne fanno testo le cronache dei giornali locali (Gazzetta del Mezzogiorno e Quotidiano) Ne ricordiamo solo l'ultimo, a poche ore prima dell'inizio della guerra , con un AC 130 che con fiamme a bordo rientra a Brindisi, dopo un'operazione di assaggio della difesa aerea Yugoslava. Un esplosione di questi proiettili avrebbe potuto far ricadere sulla città l'ennesima nube tossica che si sarebbe aggiunta a quelle quasi quotidiane che certe industrie ci propinano da 70 anni. I Poligoni. Sino adesso son piovute le smentite dalle autorità militari che sui poligoni italiani ed altre servitù siano stati sparati proiettili all'Uranio. Per chi sa, come siano meticolosi nel mantener alti gli standard di allenamento , costi quel che costi, da parte degli americani, ( vedi anche la vicenda del Cermis) , credere che gli A-10 americani di stanza ad Aviano e poi anche a Gioia del Colle, in sette anni di permanenza in Italia, non abbiano sparato un solo colpo per addestramento e controllo funzionalità delle armi, è come credere alla verginità di Cicciolina!!! Comunque, con la vicenda degli AC 130, le cose si fanno più difficili da smentire. Le esercitazioni continue, anche a fuoco , di aerei ed elicotteri USA e NATO sono notate da pescatori dilettanti e non, nelle acque che vanno da Torre Guaceto al basso litorale barese, durante quegli anni. Molte volte i pescatori sono stati costretti o invitati ad allontanarsi precipitosamente. Durante una di queste esercitazioni viene mitragliato un peschereccio molfettese , il Modesto Senior, da parte di un elicottero che poi si disse francese,. Dopo le proteste apparse sui giornali arriveranno le scuse con la nota che questo elicottero veniva da Napoli, nonostante che l'unico reparto di Rescue francese su elicotteri ci risultasse in carico alla forza Nato di Brindisi. Che proiettili all'uranio o non, siano caduti in acque nazionali o internazionali non fa per noi differenza, poichè le acque sono del nostro Mar Adriatico. Invece sul territorio pugliese le esercitazioni Nato, anche a fuoco, nei sette anni di guerra balcanica, sono numerose e coinvolgono poligoni come quello di Punta la Contessa a pochi chilometri a sud di Brindisi e a un tiro di schioppo dalla centrale Enel di Brindisi SUD-Cerano, Torre Veneri (Lecce) o nell'entroterra barese (Murgia Parisi). Sapremo mai se lì sono stati sparati proiettili all'Uranio da parte degli AC 130 o dagli A-10? Consigliamo a chi dovrà rassicurarci di rivolgersi oltre che ai Comandi dell'Air Force e delle Special Forces, anche a qualche esperto di internet, viste le ultime candide risposte americane:- c'è tutto lì!!!- Forse sarebbe anche utile decidersi a chiedere ai nostri "piccoli" fratelli americani l'elenco dei siti aeroportuali italiani dove sono stati dislocati aerei dotati di armi all'Uranio, poichè siamo sicuri che l'elenco non si limiterà ad Aviano o Gioia del Colle e magari anche Brindisi. Non per far allarmismo ,naturalmente, ma non vorremmo che qualche sbadato armiere USA abbia dimenticato da qualche parte non solo qualche proiettile, ma anche attrezzi, tute ed indumenti protettivi con i quali, secondo i manuali USA avrebbe dovuto premunirsi da rischi da contatto da uranio impoverito e che potrebbero esser contaminati!

ANTONIO CAMUSO OSSERVATORIO SUI BALCANI DI BRINDISI Via settimio severo 59 72100 Brindisi osservatoriobrindisi@libero.it