Riceviamo e pubblichiamo

Bari, 20 Ottobre 2000

MURGIA  DA  SALVARE

Tutti noi Pugliesi, o quasi, conosciamo le Murge.

 

Vi sono le Murge Salentine e le Murge Baresi.   Altipiani rocciosi e immensi fatti di roccia calcarea,  scoscesi assai leggermente tanto che l'orizzonte è lineare indeterminato e vago.

    Paesaggio aspro, tutto roccia e cielo terso di quelli che non ammettono compromessi: si amano o si odiano o, per chi vi risiede, tutt' e due le cose.

   Pressocchè disabitato e brullo e chiunque vi si rechi ciò che sente, specie se proveniente dalla città, è un che di solitudine e silenzio che sconcerta rotto solo da raffiche di vento che d'Inverno raggela nonostante si sia nel pieno Sud.

   Di "spietramento" della Murgia se ne sentì parlare vagamente tra noialtri cittadini sin dalla fine degli anni '80.

   Dovete sapere che chi conosce un pò la nostra Regione sa bene che un tempo lontano, almeno fino a Federico II e oltre, il paesaggio pugliese era ben diverso da quello rappresentato sulle attuali cartoline  e  Guide Turistiche.

    Le campagne di Monopoli, Alberobello o quelle molto più sù nell' agro di Corato, Ruvo eccetera, oggigiorno si somigliano per essere un immenso e fitto bosco di ulivi.

    Ma un tempo gli ulivi quasi non esistevano e la Puglia era coperta per lo più da selve e boschi.

    La Foresta Umbra ne è un esempio ma forse l'unico rimasto attualmente di una certa importanza ed estensione.

    Solo la Murgia sembrerebbe essere stata sempre così come, almeno in gran parte, tutt'ora si presenta.

    E non sorprende che vicino ad Altamura abbiano scoperto di recente, impresse sulla roccia, decine e decine di impronte di antichi dinosauri conservate lì all'aria aperta per milioni di anni.

    Dicevo quindi del cambiamento del paesaggio di questi secoli perchè all'inizio della vicenda che raccontiamo non ci si sorprese affatto che qualche agricoltore, per arrotondare magri guadagni, decidesse di dissodare terre incolte.

   Così avevano fatto anche gli antichi agricoltori tarsformando terre boscose, selvatiche e rocciose, in immensi uliveti e vigneti.

   Con molta ingenuità si pensava anzi che forse qualche opera per migliorare l'agricoltura dalle parti della Murgia era comunque a fin di bene collettivo e si sa che il male peggiore è che gli agricoltori invecchino senza poter essere sostituiti perchè i giovani, tra tanta miseria, fuggono altrove.

   Qualche dubbio lo pose taluno che cominciò a parlare di dissesto idrogeologico ma in maniera non molto chiara e per dire che la trasformazione di quelle terre avrebbe comportato un diverso regime delle acque piovane.

    Ma anche le trasformazioni nei secoli della Valle d'Itria e del Tavoliere hanno sicuramente comportato un cambiamento del regime idrogeologico ma senza per questo rendere questa terra meno interessante sia nella natura che sicura nelle opere.

    Insomma questa è una storia fatta anche di equivoci sulle parole, inoffensivi se trattasi di residenti dei luoghi che comprendono comunque le cose al di là di  come le si dice, ma devastante se trattasi di cittadini che sanno per solo sentito dire.

    Solo casulmente, in tempi recenti, si viene a scoprire e diffondere la verità che è stata tenuta colpevolmente nascosta.

    Primo sospetto forte: da una pubblicazione non molto recente osservo delle fotografìe sulla Murgìa e in particolare sui lavori che vi vengono effettuati.

      Mi colpisce la fotografia di una landa piatta e polverosa, uno di quei poderi che, a dire della didascalìa, sarebbe stato "spietrato".

      Ed un'altra dove si intravede un trattore in azione con a rimorchio uno strano cassone da dove fuoriesce una nuvola bianca.

      Qualcuno mi spiega che il trattore raschia letteralmente la roccia assieme al poco humus presente e il tutto viene al contempo letteramente macinato e disperso sul suolo con uno speciale macchinario.

      E' da quel momento che comprendo l'equivoco e la gravità della questione.

      Lo spietramento, ossia quello vero, l' avevo in tempi remoti visto fare in campagna tante volte e sapevo che era ciò che tutti comprendono a sentire solo  pronunciare la parola: togliere le pietre e portarle lontano dal fondo che viene così, per l'appunto, "spietrato".

     E' da questa quotidiana e faticosa opera che la Puglia è divenuta nei secoli un immenso reticolo di muretti di pietre a secco, di trulli e casolari anch'essi fatti solo di pietre poggiate l'una sull'altra.

     Un' opera utilissima sia per il suolo che diviene più fertile e sia per le contrade abitate, dotate di solidi edifici in pietra freschi d'estate e caldi d' Inverno.

     Ne parla a tratti anche Tommaso Fiore nei suoi scritti sulla Puglia degli anni venti raccolte nel libro postumo dal titolo "Un popolo di formiche".

     Ma ciò che si sta da anni compiendo sulla Murgia Barese è tutt'altra cosa rispetto lo "spietramento"

     E' piuttosto "macinazione" delle pietre, come correttamente si dovrebbe dire, e vera e propria distruzione del suolo.

    Parlo anche con qualcuno più esperto in chimica e mi spiega che con la macinazione della pietra calcarea cambia anche la composizione chimica del suolo il quale, per strani processi che non so spiegare, diviene arido e non vi può crescere alcuna pianta.

     Da qui l' altro allarme che si chiama "desertificazione" .

     Forse è per questo che si parlava anni fa di rischio idrogeologico ma allora bisognava spiegare meglio ed essere più chiari.

     Con la macinazione infatti si livellano tutte le asperità e le diffornità fino a rendere i campi lisci come tavoli da biliardo.

     Aggiungendo a questo la scomparsa della vegetazione si può comprendere come l'acqua piovana non incontri più ostacoli e scenda in picchiata a valle.

    E in più queste terre sono sempre state a rischio di inondazioni come nel Nord d'Italia ma nonostante non vi siano fiumi.

    Le inondazioni hanno in questo secolo intereressato più volte le città costiere compresa Bari provocando anche vittime.

    La Foresta di Cassano fu realizzata negli anni venti per questo motivo così come i grandi canali derivatori alla periferia di Bari.

    E si conosce anche il vero motore di questo meccanismo perverso e sciagurato che distrugge la Murgia ed è il danaro pubblico  elargito senza controllo.

   Danaro che questa volta proviene dall'Europa la quale, da sempre generosa con l'Agricoltura, lo elargisce, nelle intenzioni, a chi "spietra" i terreni aridi al fine di renderli coltivabili.

     Poco importa se nel nostro caso l'operazione rende i suoli, in realtà, più aridi di prima poichè, come anticipato, nessuno controlla.

     E se anche vi fosse che controlla si può sempre dire che i terreni sono stati posti "a riposo" e ottenere così gli altri Fondi Europei a disposizione per chi ha i fondi a riposo.

     Mi viene spiegato anche che si è creata negli anni una strana lobby specializzata nell'affittare i trattori speciali che servono per queste incombenze.

     E che questa lobby ha ovviamente tutto l'interesse a "macinare", come è più corretto dire, quanto più suolo possibile.

     E l'Assessorato all'Agricoltura che rilascia le autorizzazioni tace completamente ma perchè è stata complice di tutto questo.

     E' stata complice perchè qualsiasi pugliese, anche tra gli ultimi della compagnìa e anche il più stupido tra questi, avrebbe capito sin dall'inizio, qualora informato, che cosa per davvero stava accadendo.

      Solo ultimamente una associazione ambientalista che si occupa di tutela dell' avifauna (L.I.P.U.) ha citato la Regione per danni in sede civile.

      Speriamo sia solo l'inizio e che altri seguano l'esempio perchè il silenzio di tante organizzazioni ambentaliste molto potenti anche a livello nazionale è davvero disarmante.

       E pensare che parlano da anni di Parco dell'Alta Murgia.

      Un Parco che rischia di essere il contenitore di un deserto artificiale buono solo per qualche scenografia da fantascienza.

      Per quanto ci riguarda raccogliamo prove ed elementi perchè una vera e propria truffa come questa abbia i suoi responsabili da perseguire nelle sedi competenti.

      Siamo ancora in tempo per salvare la Murgia e con essa la Puglia.

      Ma bisogna fare presto.

                                                                                                                    SASA