SINISTRA VERDE SCRIVE AL PRESIDENTE DELLA REGIONE CALABRIA CHIARAVALLOTI

SULLA VENTILATA IPOTESI DELLA CREAZIONE DI UN DEPOSITO DI SCORIE NUCLEARI NELLA REGIONE CALABRIA PER CONTO DELL’ENEA

Signor Presidente abbiamo appreso dalla stampa ( Panorama dell’8 febbraio 2001) che al confine con la nostra regione , a Rotondella in Basilicata esistono ancora materiali nucleari sepolti all’interno di un deposito di scorie. Il settimanale nell’inchiesta metteva in evidenza una serie di questioni che riportiamo:

"Il capo della procura di Potenza Giuseppe Galante, che ha aperto un'inchiesta sul centro di ricerche Enea (Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente) della Trisaia, a pochi chilometri da Rotondella (Matera). Ipotesi di reato: nel centro c'è stata una produzione illecita (non registrata in contabilità) di materiale radioattivo. Materiale poi venduto, in particolare dopo il referendum del 1987 che ha "spento" il nucleare in Italia. Ma Galante sembra convinto che quando si parla di uranio e plutonio tutto diventa possibile. Il suo punto di partenza è un'inchiesta del procuratore di Matera (ora trasferito a Trieste) Nicola Maria Pace, che nel 1998 ha portato alla condanna di cinque dirigenti dell'Enea, due della Trisaia. Le colpe?

Primo: aver lasciato allo stato liquido per 20 anni, quattro volte il tempo consentito dalla legge, pericolosi rifiuti radioattivi; secondo; non aver denunciato alle autorità due emergenze nucleari all'interno del recinto della Trisaia (nel '93 si era rotta una tubatura, contaminando la spiaggia, nel '94 si era forato uno dei serbatoi che conteneva liquido radioattivo) ".

Signor Presidente come vede e come potrà meglio approfondire sono fatti che ci riguardano da vicino e che diventano immediatamente di natura allarmante per la nostra Regione subito dopo l’uscita del rapporto dell’Enea , pubblicato dal giornale on-line Il Nuovo in questi giorni ,sulla ricerca di nuovi siti da parte dell’ente per decine di tonnellate di rifiuti nucleari ed oltre.

" La mappa fatta dall’Enea – si legge nel Nuovo – ( nella quale risulta anche la Calabria ,nds) è il risultato del lavoro della Task force dell'Enea per il sito nazionale di deposito dei materiali radioattivi. Sulla cartina sono segnate le 290 aree di estensione superiore a tre chilometri quadrati potenzialmente idonee a ospitare il sito. Queste zone hanno un'estensione complessiva di 2571 chilometri quadrati, lo 0,85 per cento del territorio nazionale. Contemporaneamente, un gruppo di lavoro costituito dalla Conferenza Stato-Regioni sta mettendo a punto le procedure che dovranno essere utilizzate per la scelta del sito su un piano più politico. Per individuare le zone segnate sulla cartina la Task force ha utilizzato numerosi parametri. Primo fra tutti la distanza dai centri abitati, che deve essere di almeno 15 chilometri per quelli che hanno più di 100mila abitanti; 10 chilometri fra i 100 e i 20mila abitanti; 5 chilometri fra i 20 e i 10mila; 3 chilometri fra i 10mila e i mille; 2 chilometri se il centro ha meno di mille abitanti. Giancarlo Ventura, responsabile dell'Unità geografica della Task force, spiega il motivo di queste distanze di sicurezza: "non è, come nel caso delle centrali, una distanza dovuta all'eventualità di incidente con rilascio aeriforme di radioattività. Nel caso del deposito questo rischio non c'è; ma siccome il sito è destinato a durare centinaia di anni si devono evitare aree dove potrebbe esserci uno sviluppo abitativo".
Numerosi gli altri criteri che hanno permesso la scrematura di oltre il 99 per cento del territorio nazionale. Le autostrade devono essere a due chilometri, le strade statali e le linee ferroviarie a uno (per non vincolare la possibile utilizzazione delle aree prossime alle vie di comunicazione); sono escluse aree protette, parchi e riserve; i corsi d'acqua devono essere a almeno 200 metri di distanza; le formazioni geologiche devono essere stabili (esclusi i calcari fratturati e le zone a pendenza maggiore del 5 per cento); le aree non devono essere a rischio di alluvione; l'altitudine non deve essere maggiore di 600 metri (per problemi di accessibilità al sito) o inferiore a 20 (per evitare le fasce costiere); esclusi boschi e zone umide e le zone a rischio sismico. La Task force dell'Enea per il sito nazionale di deposito dei materiali radioattivi ha già iniziato la fase successiva dei lavori, che ridurrà le aree di un altro 90 per cento (questo lavoro per l'Enea sarà terminato entro fine anno). Si verificherà in modo più accurato la rispondenza delle aree ai criteri internazionali stabiliti dagli enti più importanti (Iaea di Vienna su tutti): stabilità dell'area geologica, non alluvionabilità, non presenza di falde acquifere e di aree a probabile sviluppo abitativo. A quel punto si saranno individuate aree di estensione complessiva inferiore allo 0,1 per cento del territorio nazionale. Su queste sarà effettuata l'ultima fase di analisi, quella più impegnativa e costosa, detta di qualificazione. Al termine di questo lavoro l'area sarà finalmente individuata, e toccherà al Parlamento votare la realizzazione del sito."

Pensiamo signor Presidente che la nostra regione, verificando così ad occhio e croce i parametri dettati dall’Enea, non rientri in questa scelta, e ci rendiamo anche conto che se la Basilicata viene scelta come luogo di deposito data già la presenza di un impianto, poco serve la nostra neutralità, ma un segnale comunque di sicurezza e tranquillità per tutti coloro che vivono in Calabria o che scelgono la nostra regione per villeggiare, pensiamo vada dato ed al più presto.

Per questo le chiediamo l’inserimento in un prossimo consiglio regionale di questa problematica con l’approvazione di un ordine del giorno che dica a chiare lettere un No netto alla realizzazione di questo tipo di discarica nella nostra Regione.

 

Coordinamento regionale sinistra verde e antagonista della Calabria