LE ARMI GENETICHE
La minaccia rivolta allambiente del rilascio di organismi trattati geneticamente sembra essere accentrata, in modo forse drammatico, dalluso delle nuove tecniche genetiche nella progettazione di agenti di una guerra batteriologica. Le conquiste ottenute nelle tecnologie di ingegneria genetica hanno rinnovato linteresse militare per le armi biologiche ed hanno generato una grande preoccupazione riguardo laccidentale o volontaria liberazione di pericolosi virus, batteri e funghi manipolati geneticamente che potrebbero diffondere un inquinamento genetico in tutto il mondo, creando una mortale pandemia che potrebbe distruggere su vasta scala le piante, gli animali e la vita umana. Lattuale ricerca in biotecnologia va di pari passo con le prime ricerche in campo nucleare degli anni 40 e 50. La banca dati che si è sviluppata nella tecnologia nucleare era applicabile sia per scopi militari sia per scopi industriali. Allo stesso modo, la banca data che si è sviluppata per lingegneria genetica commerciale nel campo dellagricoltura, dellallevamento degli animali e della medicina è potenzialmente convertibile nelle sviluppo di una vasta serie di nuovi agenti patogeni che possono attaccare le piante, gli animali e le popolazioni umane. La guerra biologica implica luso di organismi viventi per scopi militari. Le armi biologiche possono essere virali, batteriche, basate sui funghi, e sui protozoi. Gli agenti biologiche possono mutarsi, riprodursi, moltiplicarsi e diffondersi su una vasta zona geografica attraverso il vento e lacqua grazie a trasmissione da parte degli animali, delluomo e degli insetti. Una volta rilasciati, molti degli agenti patogeni biologici sono in grado di sviluppare nicchie vitali e di mantenersi indefinitamente nellambiente. Gli agenti biologici convenzionali comprendono (la peste) Yersina pestis, tularemia, febbre della Rift Villey (la febbre Q) Coxiella burnetii, encefalite equina, carbonchio e varicella. Le armi biologiche non sono mai state usate su larga scala, a causa dei costi e dei pericoli che implicano il trattamento e lo stoccaggio di processare grandi volumi di materiali tossici e a causa della difficoltà di indirizzare la disseminazione degli agenti biologici. Tuttavia, passi avanti compiuti nel campo delle tecniche di ingegneria genetica durante gli ultimi dieci anni, hanno per la prima volta reso possibile la guerra biologica. In un rapporto datato maggio 86, presentato alla Committee on Appropriation della Camera dei deputati degli Stati Uniti, il Dipartimento americano della difesa (Dod) sottolineò che il DNA ricombinante e le altre tecniche di ingegneria genetica stanno definitivamente rendendo la guerra biologica una reale alternativa militare. Gli ingegneri genetici stanno clonato quantità finora impensabili di agenti patogeni "tradizionali". Questa tecnologia può inoltre essere usata per creare nuovi patogeni mai visti prima dora. Secondo quanto affermato nel rapporto:
... le conquiste fatte nel campo della biotecnologia permettono lelaborazione di una estesa varietà di "nuovi" materiali che possono essere usati in una guerra biologica... I nuovi agenti rappresentano la capacità appena scoperta di modificare, migliorare o produrre grandi quantità di materiali naturali o di organismi che in passato erano considerati di nessuna importanza militare a causa di problemi quali la disponibilità, la stabilità, il potere infettivo e la riproducibilità. Il rapporto prosegue così: Potenti tossine che fino a ora erano disponibili solo in piccole quantità, e solo grazie allestrazione delle stesse da immense quantità di materiali biologici, adesso possono essere preparate in quantità industriali dopo un periodo di sviluppo relativamente breve. Questo processo consiste nellidentificazione dei geni che codificano per la molecola desiderata e nel trasferimento della sequenza in un microrganismo ricevente, e che in tal modo acquista la capacità di produrre la sostanza. Lorganismo ricombinante potrebbe quindi essere coltivato e fatto crescere in qualsiasi scala desiderata... Composti che precedentemente erano disponibili solo in quantità minime in questo modo diventano disponibili in grandi quantità e a costi notevolmente bassi.Con la tecnologia del DNA ricombinante, è ora possibile sviluppare <<una varietà pressoché infinita di ciò che potrebbe essere definito come "agente modellante">>. Il rapporto del Dod conclude con laffermazione che i nuovi sviluppi nelle tecnologie dellingegneria genetica permettono "il rapido sfruttamento delle risorse della natura per scopi di guerra biologica in modi che non erano immaginabili 10 o 15 anni fa". Nellagosto del 1986, Douglas J. Feith, allora segretario delegato della Difesa, sottolineò che era praticamente impossibile difendersi da questa nuova abilità di manipolare geneticamente gli agenti della guerra biologica.
Adesso è possibile sintetizzare agenti per la guerra biologica confezionati apposta per scopi militari. La tecnologia che rende possibile il cosiddetto "design dei farmaci", rende inoltre possibile modellare i tali agenti... [Sta per diventare] piuttosto semplice produrre nuovi agenti, ma resta un problema di trovare degli antidoti. I nuovi agenti possono essere prodotti in poche ore; gli antidoti possono richiedere anni. Per misurare la grandezza del problema degli antidoti, bisogna tenere conto dei molti anni e dei milioni di dollari che sono stati investiti, finora senza successo, nel tentativo di sviluppare dei mezzi per opporsi ad un singolo agente biologico al di fuori del campo della guerra biologica, il virus del Aids. Un investimento così ingente sorpassa largamente le risorse disponibili per la predisposizione di misura di difesa nei confronti della guerra biologica.Le armi "modellanti" al Dna ricombinante possono essere create in molti modi. Le nuove tecnologie possono essere usate per programmare geni in microrganismi infettivi allo scopo di aumentarne la residenza agli antibiotici, la violenza e la stabilità ambientale. E possibile inserire geni letali in microrganismi innocui, ottenendo come risultato degli agenti biologici che non vengono riconosciuti come pericolosi dal corpo umano che, di conseguenza non sviluppa alcuna risposta. E inoltre possibile inserire geni in organismi che colpiscono le funzioni che controllano lumore, il comportamento, lo stato mentale e la temperatura corporea. Gli scienziati affermano di essere in grado di clonare specifiche tossine per eliminare gruppi etnici o razze specifiche il cui costrutto genotipico predispone a certe malattie. Lingegneria genetica può anche essere usata per distruggere speci o ceppi specifici di piante coltivate o di animali domestici, se lo scopo è quello di paralizzare leconomia di un Paese. Le nuove tecnologie dellingegneria genetica contemplano una versatile forma di armamenti che possono essere usati per unampia varietà di scopi militari, dal terrorismo alle operazioni controinsurrezionali fino a guerre su larga scala per distruggere intere popolazioni. A differenza delle tecnologie nucleari, lingegneria genetica può essere prodotta e sviluppata a buon mercato, richiede una minore abilità scientifica e può essere effettivamente impiegata in molti e diversi settori. Molti governi sostengono che il loro lavoro incentrato sulla guerra biologica ha uno scopo solamente difensivo. Tuttavia è largamente risaputo che è di fatto impossibile distinguere tra ricerca di difesa e ricerca di attacco. Scrivendo sulledizione del novembre 93 del "Bulletin of the Atomic Scientists" Robert L.Sinsheimer, un rinomato biofisico di Università della California a Santa Cruz, osservò che, a causa della natura di questa particolare categoria di sperimentazioni, non esiste una via adeguata per distinguere propriamente gli usi pacifici dagli usi militari delle tossine letali. Uno studio molto approfondito del International Peace Research Institut di Stoccolma concorda con la stima di Sinsheimer sulle guerre chimiche e biologiche, concludendo che "alcune comuni forme di produzione di vaccini sono tecnicamente molto vicine alla produzione di agenti delle armi biologiche, offrendo così facili opportunità di conversione". R. Gold Stein, già professore di microbiologia alla facoltà di Medicina di Hardvard, riassume la natura degli esperimenti che vengono attualmente condotti dal dipartimento della Difesa. Sotto il vessillo degli scopi difensivi, il Dod:
Può giustificare il fatto di lavorare con gli agenti più patogeni al mondo, producendo ceppi alterati e molto più virulenti, producendo vaccini per proteggere le proprie truppe contro tali agenti... e allo stesso tempo sviluppando sistemi di diffusione fino a quando non si sia in grado di difendersi contro qualsiasi forma di diffusione come questa. Così, quello che il Dod si ritrova, alla fine, è un nuovo sistema di armi biologiche, un organismo virulento, un vaccino contro di esso ed il suo sistema di diffusione. Come è facile intuire, esiste una linea molto sottile, fra un tale sistema di difesa (permesso dalle convenzioni) e un vero e proprio sistema (proibito) di attacco.Lamministrazione Reagan mostrò un crescente interesse per gli agenti virali manipolati della guerra biologica e quello e per quello che veniva percepito come un "gap genetico". Nellautunno del 94 il segretario alla Difesa C.Weinberger disse ai membri del Congresso di avere "nuove prove che lUnione Sovietica aveva mantenuto i propri programmi di guerra biologica di attacco e che stava esplorando lingegneria genetica al fine di espandere il suo programma". Weinberger proseguì avvertendo il Congresso che "era essenziale e urgente sviluppare e rilanciare unadeguata protezione biologica alle tossine". Convinto del fatto che i russi stessero violando la convenzione delle armi biologiche e allargando di fatto "il gap genetico" fra lallora Unione Sovietica e gli Stati Uniti (attraverso il varo di una ricerca e di un programma di sviluppo negli armamenti genetici) il Dod annunciò lintenzione di rispondere con un ambizioso programma "difensivo". Sotto la voce "ricerca a scopo di difesa" negli anni 80 il Dipartimento Americano della Difesa varò un importante programma di ricerca e sviluppo. Nel 81, il bilancio del Pentagono per la ricerca sulla guerra biologica "difensiva" era di soli 15,1 milioni di dollari. Dal 86, il bilancio del Dod crebbe fino a 90 milioni di dollari. Vari settori delle forze armate lavorano con i maggiori agenti patogeni al mondo, dalle malattie esotiche virali, come febbri emorragiche, ai virus appena scoperti, come lAids. Il Dipartimento della Difesa afferma che la maggior parte del lavoro non è "riservato" e si prefigge di fornire le forze militari di appropriate protezioni di difesa sotto forma di vaccini e di antidoti. Molti osservatori militari non sono ottimisti circa la prospettiva di tenere la rivoluzione genetica lontano dalle mani dei "signori della guerra". Come arma di distruzione di massa, essa compete con gli armamenti nucleari e può essere sviluppata ad un costo minore. Questi due fattori, da soli, rendono la tecnologia genetica larma ideale del futuro. La recente rivelazione che lIrak aveva raccolto enormi quantità di agenti batteriologici e si stava preparando ad usarli nella guerra del Golfo Persico, ha rinnovato gli interessi del Pentagono nella ricerca volta alla difesa, al fine di opporsi alla prospettiva di una sempre più vertiginosa corsa alle armi biologiche. Nel caso dellIrak, il governo di Saddam Hussein aveva preparato quello che viene definito il "grande livellatore", un arsenale di 25 testate di missili contenenti più di 5.000 kg di agenti biologici, inclusi la letale tossina botulinica e i germi del carbonchio. Un ulteriore quantità di 15.000 kg di agenti batterici fu collocata in bombe che sarebbero state lanciate dagli aerei militari. Se gli agenti della guerra batteriologica fossero stati dispiegati, i risultati sarebbero stati catastrofici come quelli di Nagasaki e Hiroshima con il lancio della bomba atomica nel 45. Per comprendere il senso dei potenziali danni che sarebbero stati inflitti, larsenale irakeno può essere valutato grazie allo studio condotto nel 93 dal Office of Tecnology Assessment, che stabilì che la liberazione di 100 kg di spore di carbonchio da un aeroplano sulla città di Washington, avrebbe potuto uccidere più di 3000 di persone. I missili Scud irakeni erano stati riempiti con il doppio della quantità del letale carbonchio. Venne riportato, più tardi, che S.Hussein non scatenò gli agenti della guerra batteriologica a causa dellavvertimento, che il segretario di Stato J. Baker gli fece pervenire, che ogni tentativo di quel tipo sarebbe stato trattato con "misure estreme", il che significava il lancio di armi nucleari su Baghdad. LIrak non è il solo Paese a manifestare interesse nello sviluppo di una nuova generazione di armi biologiche. In uno studio condotto nel 95 la CIA riportò che 17 Paesi erano sospettati di ricercare e accumulare agenti batteriologici. Le nazioni erano Irak, Iran, Libia, Siria, Corea del Nord, Taiwan, Israele, Egitto, Vietnam, Laos, Cuba, Bulgaria, India, Corea del Sud, Sud Africa, Cina, Russia (e, aggiungiamo, noi Usa n.d.r.). Dato che le conoscenze sulla manipolazione genetica diventano più sofistica e accessibili, è probabile che le future generazioni dovranno fare i conti con una nuova corsa mortale alle armi biologiche. Laumento delle sperimentazioni sulle armi genetiche condotte nei laboratori di tutto il mondo, sia per scopo di attacco sia per difesa, aumenta la probabilità di rilasci accidentali. Nessun laboratorio, per quanto protetto, è veramente sicuro. I disastri naturali, quali incendi e alluvioni, e le violazioni della sicurezza sono sempre possibili e, purtroppo, altrettanto inevitabili. Spesso anche per colpa di coloro che si mettono a lavorare alle nuove armi genetiche allo scopo di diffondere paura e caos nella società con la speranza di vedere esaudite le proprie richieste. In questo secolo, la scienza moderna ha raggiunto il suo apice con la scissione dellatomo, subito seguita dalla scoperta della doppia elica del Dna. La prima scoperta ha portato immediatamente allo sviluppo della bomba atomica, lasciando lumanità riflettere, per la prima volta nella storia, sulle prospettive di una fine del mondo. Adesso, un sempre maggior numero di osservatori militari si sta chiedendo se le altre scoperte scientifiche del nostro tempo saranno usate in modo simile, portando una analoga minaccia alla nostra esistenza come specie.
capitolo tratto da "Il secolo biotech" di J. Rifkin
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