Note sulla Genetica
1)Predisposizione a sviluppare alcune altre malattie (diabete, sclerosi multipla, vari tipi di tumore, ecc.). E' importante, quindi, per i medici, conoscere il "codice della vita" per poter tentare la cura di alcune malattie, prevenirne altre, o quanto meno comprenderne i meccanismi e le cause. La molecola di DNA è costituita da una lunga catena (polimero) di 4 piccole molecole elementari (monomeri, che sono, chimicamente parlando, due basi puriniche e due basi pirimidiniche) che si ripetono sempre uguali a se stesse ma in combinazioni diverse tra di loro. Queste piccole molecole (Adenina, Timina, Citosina, Guanina) costituiscono quindi gli elementi più semplici (le lettere dell'alfabeto) del codice genetico. Il genoma (immaginiamo una grandissima enciclopedia composta di 46 volumi) è scritta pertanto in un alfabeto che contiene 4 lettere soltanto (A,T,C,G,). Il combinarsi tra di loro in maniera differente di queste 4 lettere compone quindi una infinita varietà di "parole", ognuna delle quali costituisce un "gene", che è un'unità di informazione genetica. Quindi immaginiamo, ad esempio, che il gene ACCTGTAG significhi: capelli neri; quello CGTA significhi: costituzione alta, quello CCTATGGTA: occhi azzurri, ecc. Nel campo delle malattie genetiche succede che ad esempio, un gene (es: TCGAAGT) che codifica una proteina umana importante (es: insulina) sia scritto in maniera sbagliata (es: al posto della T iniziale ci sia una C: CCGAAGT): in questo caso anche la proteina che ne deriva (l'insulina) sarà costruita in maniera abnorme; essa non sarà capace di controllare, come nell'individuo sano, lo zucchero del sangue: nasce così il diabete (o almeno alcuni tipi di questa malattia). In altri casi il gene è completamente assente e quella determinata molecola non viene prodotta affatto. Nella realtà il problema è molto più complicato di quanto sopra esposto, per il fatto che, ed esempio: 1) fermo restando il numero (4) costante delle lettere dell'alfabeto genetico, esse si possono combinare in modo praticamente infinito. Ogni singolo gene può infatti essere costituito da poche decine di lettere ma anche di numerose migliaia di lettere. Inoltre su ogni catena di DNA il numero di geni contenuti è stimato essere di varie decine di miliardi. 2) una stessa sequenza può codificare informazioni diverse a seconda del posto che occupa lungo la catena di DNA (se è preceduta o seguita da "parole" diverse, la stessa parola può avere, in vari contesti, significati differenti); 3) per ogni informazione contenuta in una determinata posizione di un cromosoma (ad es di origine materna), esiste una informazione analoga (anche se non identica) contenuta sul cromosoma corrispondente derivante dal padre (es: la madre può dare un'informazione: colore biondo dei capelli, il padre: colore nero dei capelli), con varie possibilità di interazione: per alcuni tipi di informazioni i due dati si mescolano dando un valore intermedio (es: colorito castano dei capelli), in altri casi, una informazione comanda (gene dominante) sull'altra (gene recessivo). 4) in alcuni casi un carattere genetico o una malattia genetica non è dipendente da un gene unico ma dipende dalla combinazione di vari geni differenti situati, a volte, anche su cromosomi differenti. Craig Venter ha affermato di aver decodificato l'intera sequenza del genoma umano. In realtà vari spezzoni di DNA erano stati già a fondo studiati e decodificati (in quei casi dove si era sicuri che in quella determinata regione del cromosoma ci fosse la chiave per comprendere una certa malattia) da tempo. Ma soltanto col "progetto genoma" si è cercato di leggere per intero l'enciclopedia genetica dell'uomo. Un altro elemento da chiarire è che finora, con le tecniche utilizzate da Venter, si è riusciti soltanto a leggere l'intera sequenza delle lettere che compongono il genoma (AACTGTCACATTATTATGGCACCCCCTAGTTGTGTCCCTACCATHGGR...) senza riuscire ad attribuire a tale sequenze un significato che lo metta in rapporto con ogni singolo carattere dell'uomo, normale o patologico, se non per quei brevi tratti che, come si è detto, si conoscevano già. Solo per alcune malattie si è riusciti, come si diceva, ad attribuire ad una determinata sequenza di basi un determinato significato, per il resto si tratta soltanto di aver letto "al microscopio" una enorme enciclopedia scritta in un linguaggio che non comprendiamo e che attende di essere tradotto. Questi elementi servono per comprendere che non è da attendersi, nel bene o nel male, alcuna ricaduta immediata nella vita di ogni giorno, almeno per quanto riguarda l'uomo. 2) quali interessi sono dietro il "progetto genoma? E' senz'altro interesse dell'Uomo comprendere come è fatto l'Universo e se stesso. Oltre che per soddisfare una curiosità esistenziale, dal progresso delle conoscenze e delle tecniche si è sempre atteso un miglioramento delle condizioni di vita per l'intera Umanità. L'utilizzazione delle scoperte e delle invenzione tecniche è stata operata, tuttavia, in ogni epoca storica, dalla Classe in quel momento al potere, per i propri specifici interessi. E' da chiedersi, ad esempio, se in una Società Capitalista una invenzione tecnica possa essere utilizzata per migliorare le condizioni di vita dell'operaio (o dell'"Umanità"). Ad esempio l'introduzione della Robotica alla produzione industriale venne salutato da taluni come un evento che avrebbe affrancato l'uomo dalla schiavitù del lavoro: il Capitale lo ha utilizzato soltanto per creare maggiore disoccupazione da un lato e maggiore sfruttamento del lavoratore dall'altra, cioè soltanto per incrementare il Profitto. Cosa ci attendiamo dai progressi della genetica? Il progetto genoma è nato grazie ad un massivo investimento di alcune ditte farmaceutiche, alcune strutture universitarie e ditte informatiche. Nella logica del Capitale investimento significa anticipare dei soldi per finanziare un progetto i cui risultati permetteranno un Profitto di varie volte superiore all'entità della somma investita. Riportiamo qualche fatto di cronaca. Craig Venter ha lavorato per alcuni anni nei National Institutes of Healt (struttura Statale), da cui è costretto ad uscire nel 1991 per i dissapori insorti a seguito della sua intenzione di chiedere il brevetto su alcuni spezzoni del genoma umano la cui funzione non era ancora stata studiata. L'anno successivo fonda l'Istituto della Ricerca Genomica, struttura privata "senza fini di lucro", che decodifica in poco tempo il genoma di alcuni batteri unicellulari (Haemophilus influenzae, Mycoplasma genitalis, ecc) con metodiche (whole-genome shugtun: "fucile da caccia del genoma") da molti considerato impreciso ed approssimativo, ma molto veloce; una corsa contro il tempo di cui non è chiaro l'obiettivo. Nel 1998, finanziato dall'azienda Perkin Elmer che produce macchinari per tecniche di biologia molecolare, fonda il "Celera Genomics", con sede a Rockeville, Myreland. Il direttore dell'Istituto Nazionale per la ricerca sul genoma, Francis Collins, spalleggiato da altre industrie farmaceutiche, ottiene da Bill Clinton e Tony Blair l'ingiunzione-appello (rivolta a nessuno in particolare, ma con chiaro riferimento a Venter) che i dati sul DNA umano non debbano essere oggetto di brevetto, ma debbano restare accessibili a tutti (almeno per quella parte del genoma letta ma non decodificata, cioè per quei geni, che sono la immensa maggioranza, di cui non si conosce ancora la funzione). Dopo tale "uscita" i titoli azionari della Celera crollano; Venter pubblica nuovi dati sul genoma del moscerino della frutta (Drosophila melanogaster), le azioni si riprendono. Il 6 aprile annuncia di aver letto l'intero genoma di un essere umano maschio in grossi spezzoni che in poche settimane riuscirà ad assemblare (le azioni delle ditte contrarie crollano), nonché di aver quasi completato la lettura di un genoma umano femminile, e, per giunta, dichiara pubblicamente di rinunciare al brevetto. La Celera abbandona l'idea del Profitto?. La ditta annuncia di aver già deciso di investire un miliardo di dollari sul progetto "Proteoma", che si propone di decodificare (e brevettare) tutte le proteine dell'organismo! Collins ha, da parte sua, avvertito tutto il mondo scientifico dei propri dubbi sulla correttezza ed esattezza della tecnica utilizzata da Venter: la guerra è lunga dall'essersi conclusa, ma è evidente che coinvolge, per ora, soltanto grossi gruppi industriali-finanziari. 3) ci sono ricadute positive immediate? Mi sembra di no! Un atteggiamento negativistico sulla ricerca non è corretto (ogni conoscenza, scoperta, invenzione) è comunque cosa utile, ma pensare che dal progetto genoma possano derivare cure immediate alle malattie genetiche, è errato. Il metodo di "leggere a tappeto" tutto il genoma umano è, infatti, dispersivo ed inutile anche se non per questo biasimevole. E' molto più utile nella ricerca genetica, concentrare l'attenzione su una definita parte di genoma che è fortemente sospettata di determinare una certa malattia o un certo carattere ereditario. Su tale aspetto, come si è già detto, si sono mossi innumerevoli gruppi di ricercatori che hanno ottenuto importanti risultati in risposta a specifici problemi. E' possibile curare le malattie genetiche ? In alcuni casi si. Già lo si fa, come si è detto, per alcune malattie. Nei casi nei quali il diabete è di origine genetica, la somministrazione di insulina (che deve avvenire per tutta la vita del paziente)è in grado di "curare" la malattia. E' possibile anche curare l'emofilia (malattia che impedisce la coagulazione del sangue per cui il soggetto muore dissanguato per emorragie incontrollabili prodotte da ferite anche banali) è possibile somministrare i fattori mancanti correggendo il difetto congenito. Alla stato attuale è impensabile, però, immaginare di intervenire sul genoma malato di ogni singola cellula di un individuo per correggerlo (mediante tecniche conosciute genericamente col temine di "ingegneria genetica"). Ad esempio, nella distrofia muscolare, si sa che essa è dovuta alla alterata produzione (a causa di una anomalia genetica) di una proteina della membrana delle cellule muscolari che non è possibile in alcun modo somministrare al paziente. In tal caso non è possibile alcuna forma di guarigione nè di terapia. Non è possibile, nè potrà esserlo in tempi razionalmente brevi, correggere il genoma di ogni singola cellula muscolare del paziente distrofico. Quindi, purtroppo, nessun entusiasmo! Si potrebbe (questo è già possibile oggi), prendere una singola cellula, modificarne il codice genetico correggendo il gene errato e da questa cellula modificata farne derivare un embrione umano intero mediante "clonazione", ma questo è una pratica diversa dal curare un individuo ammalato!. L'aberrazione scientifica conosciuta col nome di clonazione, non costituisce una tecnica terapeutica per il singolo e per la specie, ma solo un maldestro tentativo di sovvertire le leggi della biologia. E' soltanto un mostruoso progetto di "eugenetica" che ben si sposa con le ideologie naziste per una razza perfetta o con i catastrofismi fantascientifici di Aldous Huxley. L'idea di "guarire prima di ammalare" mediante la terapia genetica resta per ora soltanto una chimera. 4) ci sono ricadute negative? cosa hanno fatto finora i genetisti sul mondo vegetale o batterico? le colture genetiche. La scienza e la tecnica (secondo la nota concezione Gramsciana) sono di per sè "neutre". Ciò che non è "neutro" è l'uso che di esse ne fa la Classe dominante. Senza atteggiamenti confessionali, è possibile cogliere, dalle applicazioni concrete della genetica -la cosiddetta "Ingegneria Genetica"- degli esempi "utili" ed altri "dannosi" per l'"UMANITÀ" (il giudizio di utilità e dannosità è del tutto soggettivo per chi scrive). Per "ingegneria genetica" si intendono delle tecniche di manipolazione del DNA di alcuni organismi semplici unicellulari (in genere batteri) nel cui codice genetico vengono "trapiantati" degli spezzoni di DNA normale ma proveniente da altri esseri (anche dall'uomo), i quali spezzoni di DNA contengono i geni necessari per la sintesi di determinate sostanze. Ad es. si prende la sequenza dei geni umani che codificano la produzione dell'insulina, si innesta sul DNA di un batterio, e questo diventa capace di produrre insulina umana. Si clona poi questo batterio modificato, producendo una grossa popolazione di batteri modificati e tutti simili tra di loro, e tutti quindi in grado di produrre insulina, e si produce tale sostanza su scala industriale, per essere utilizzata a scopi terapeutici. In tal modo, difatti, l'industria farmaceutica produce già adesso, e da vari anni, numerose molecole e farmaci usati per la cura di numerose malattie (insulina, interferone, ecc.). Il farmaco così ottenuto è perfettamente simile a quello umano, puro (ha quindi il vantaggio di essere privo da tutte quelle contaminazioni che si avevano prima, quando si estraevano tali sostanze -ad es. l'insulina o altri ormoni- da cadaveri di equini e bovini o da esseri umani deceduti). Tale sostanza, oltre che arricchire naturalmente l'azienda che l'ha prodotta (l'ingegneria genetica è quindi in tal senso soltanto una nuova tecnologia industriale), può costituire un indubbio vantaggio per il Soggetto malato che ne ha bisogno. Il giudizio finale sull'applicazione di tali tecniche è, comunque, favorevole: senza di esse le ditte non riuscirebbero a produrre quantità sufficienti di medicinale per tutti i pazienti, i prezzi sarebbero molto alti, ed il prodotto (estratto da individui deceduti, come avveniva per alcuni ormoni, o equini, bovini, suini), potrebbe risultare contaminato da altre sostanze o virus, portatori a loro volta di altre malattie. Breve Nota: non è intendimento di chi scrive far credere che l'Industria Farmaceutica produca farmaci per il bene dell'Umanità Ammalata. Per il Capitale (anche per quello farmaceutico) ciò che conta è solo il Profitto. Il farmaco viene prodotto soltanto se da esso si ottiene del guadagno. Prova ne siano le semplici considerazioni seguenti: 1) una grande massa di farmaci inutili (se non dannosi) è presente in commercio. 2) il fatto che esistano numerose malattie rare per le quali è conosciuta la terapia ma per le quali nessuna industria farmaceutica trova utile produrre il farmaco necessario. L'esiguità del "mercato" (trattandosi di malattie rare, sono pochissimi i consumatori: non vale la pena approntare un'intera catena solo per loro) non rende remunerativo l'investimento. Tali pazienti sono destinati a morire, e difatti muoiono, immolati alle Leggi del Mercato. Queste sono le cosiddette "Malattie Orfane". 3) l'immissione di un farmaco sul mercato è preceduto da una campagna pubblicitaria in tutto identica a quella che si fa per qualunque altro prodotto (automobile o detersivo che sia). Come norma generale, la pressione pubblicitaria (sui medici o sui consumatori mediante campagne di "informazione" sui massmedia) è tanto più intensa quanto meno utile o indispensabile è il farmaco in oggetto. Esistono molte altre applicazioni dell'ingegneria genetica alla cura delle malattie umane, non è il caso, tuttavia, di soffermarci per analizzarle una per una. Una applicazione "negativa" delle tecniche di ingegneria genetica è rappresentato, invece, da quanto deriva dalla ricerca e dalla tecnologia genetica in campo vegetale. Mi riferisco, in particolare alla produzione dei cosiddetti "cibi transgenici". Sotto tale dizione si considerano una serie ormai vastissima di prodotti dell'industria agroalimentare modificati geneticamente in qualche maniera. In genere le modificazioni genetiche apportate sulle coltivazioni transgeniche hanno come obiettivo: 1) creare piante (tabacco, soia, mais, piselli, pomodori, patate, ecc.) in grado di produrre da sole sostanze che le rendano refrattarie all'aggressione dei parassiti (anticrittogamici endogeni), o resistenti alle temperature molto basse. Ciò al fine di "razionalizzare" le colture (ottimizzare il rendimento senza perdite sui raccolti e senza spese per i trattamenti con fitofarmaci). 2) migliorarne la conservazione dopo il raccolto (bloccando il processo di maturazione eccessiva e di marcimento del prodotto). Questo per mantenere il prodotto in apparenti buone condizioni il più a lungo possibile sul mercato. 3) modificarne le caratteristiche organolettiche (cioè sapore, aroma, profumo, forma, colore, consistenza, ecc.) per renderle più appetibili per il commercio al dettaglio. 4) sterilizzare le sementi per mantenere una stretta dipendenza del coltivatore dal produttore del vegetale clonato (sul quale esercita un fermo diritto di monopolio mediante brevetto). E' evidente che questo comporta: A) la progressiva eliminazione dal Globo delle varietà biologiche "poco produttive" (cioè non brevettate) al fine di esercitare un tirannico esercizio di monopolio sulla alimentazione dell'intera popolazione mondiale. Le conseguenze biologiche di tale opera di selezione artificiale, che comporta la perdita della diversità biologica (alla base dei processi di adattamento naturale delle specie alle variazioni ambientali), sono pericolosissime (perché imprevedibili) per l'intera biosfera. B) la dipendenza permanente dei produttori del 3° mondo dall'industria agroalimentare dei paesi "ricchi", da cui sono costretti ad acquistare anno per anno le nuove sementi. E'evidente che tali applicazioni non fanno gli interessi della "Umanità". A questo si aggiunga poi che gli effetti di una alimentazione geneticamente modificata sull'intera massa di Consumatori è tutt'altro che conosciuta, studiata o ritenuta sicura. Non esiste a tutt'oggi alcuna garanzia che i cibi transgenici siano "sicuri" nell'immediato (sul singolo individuo) o nel lungo periodo (sulla specie umana) e non possano, invece, innescare "epidemie" di massa di tipo del tutto imprevedibile e sconosciuto. Sugli esseri umani non è possibile prevedere ricadute immediate dovute alla manipolazione diretta delle genoma umano. Esse sono al momento tecnicamente possibili, ma utilizzabili soltanto in un successivo processo di clonazione. Esse sono, comunque sottoposte a controlli legislativi, almeno nei paesi "sviluppati". A tale proposito bisogna tenere presente che se è vero che la maggior parte dei paesi "avanzati" ha una più o meno restrittiva legislazione in materia, la maggior parte dei paesi del "terzo mondo" ne è del tutto priva: con pochi soldi è possibile trasferire un laboratorio genetico in qualunque parte del mondo e procedere ai più fantascientifici e criminali esperimenti in tutta tranquillità . E' necessario, a riguardo, grande attenzione. 5) genetica, diagnosi genetica in medicina, Aspetti "etici" e sociali. Un settore molto importante dove è possibile prevedere una ricaduta immediata degli studi sul genoma umano sui comportamenti è quello che riguarda la cosiddetta diagnosi precoce delle malattie genetiche o la valutazione del rischio genetico per determinate malattie. E' un campo che coinvolge insieme aspetti di ordine etico- medico da un lato; medico-assicurativo dall'altro, o, ancora, di medicina del lavoro. Non è giusto che il dibattito su tali aspetti riguardi solo chi opera in questi settori. Alcuni di questi campi potranno diventare di importanza fondamentale sui futuri assetti del capitale finanziario- assicurativo. Infatti alcune malattie genetiche si manifestano solo molto tempo dopo la nascita, pur essendo l'anomalia genetica che le determinano già presente al momento della nascita (es. nato sano, il malato di distrofia muscolare manifesta i primi segni di malattia a 5-6 anni; alcune demenze genetiche -mal. di Hugtinton- si manifestano a 50-60 anni, ecc.). In tali casi la malattia genetica si comporta come una vera e propria "bomba ad orologeria". Sono possibili già ora delle analisi genetiche che prevedano l'insorgenza della malattia quando il soggetto è ancora sano. Si pongono vari problemi etici a riguardo: a) chi può richiedere l'analisi per diagnosi genetica in un caso di malattia che si manifesta nell'età adulta? Sicuramente il diretto interessato su stesso. Ma a cosa gli serve? Sapere quando è ancora sano di dover ineluttabilmente ammalare di una malattia incurabile non lo aiuta certo a migliorare la qualità della sua vita! Può andare incontro a reazioni depressive violente (suicidio). Lo può richiedere il/la partner/coniuge e/o altri interessati ad eventuale eredità? Lo può chiedere il figlio sul proprio padre e madre (per trarne, ad esempio, informazioni di tipo eugenetico (la decisione di fare o non fare figli o di precedere all'aborto terapeutico)? Lo può richiedere un terzo interessato, ad es. una compagnia assicurativa prima di stipulare un contratto di assicurazione sulla vita? Quest'ultimo elemento è particolarmente importante in tutti quei paesi (come il nostro) che si avviano a seguire il pernicioso modello americano in campo di assistenza sanitaria (dove il principio ispiratore non è la "solidarietà sociale", ma "chi è ricco si può curare"). Prima di stipulare un'assicurazione ad esempio sulla vita, già adesso le compagnie sottopongono l'assicurando a degli esami particolari o a una visita presso un medico di propria fiducia. Le polizze di assicurazione più convenienti sono ovviamente riservate ai soggetti giovani, in buone condizioni di salute, che non manifestino comportamenti a rischio (fumo, sport o hobbies pericolosi). In tali condizioni la compagnia assicuratrice prevede un basso rischio di morte o di malattia per l'assicurato. Viceversa ad un soggetto anziano o ammalato di una malattia cronica verrà proposto un contratto di assicurazione con polizze assicurative molto alte o addirittura gli sarà negato il contratto perché è alto il rischio di dover corrispondere il premio. Così proprio i soggetti che più ne hanno bisogno (anziani, diabetici, cardiopatici, dializzati, pazienti tumorali, ecc.) sono quelli che hanno più difficoltà a stipulare polizze assicurative. Già tale sistema (in atto anche in Italia) appare odioso! Ma doversi sottoporre ad una analisi genetica per dare ad una compagnia assicuratrice la possibilità di prevedere qualunque nostra patologia futura sembra al sottoscritto del tutto mostruoso!. b) I contratti di lavoro del futuro potranno prevedere l'obbligo (per determinate categorie) di sottoporsi a test genetici? Una fabbrica di coloranti potrà obbligare i propri apprendisti a sottoporsi ad analisi genetica per valutare la predisposizione al carcinoma della vescica? (il carcinoma della vescica è malattia professionale per i lavoratori dei colorifici). Ed in caso positivo potrà rifiutarne l'assunzione per evitare di dovere indennizzare gli eredi dopo la morte del lavoratore per tale patologia? Ma tale concetto stesso di "predisposizione" al tumore della vescica non cancella la responsabilità stessa (morale, giuridica, assicurativa) del ciclo lavorativo patogeno? Sono problematiche sulle quali avremo a che fare in un prossimo futuro. D'altra parte potrebbe essere utile al soggetto-lavoratore quello di analizzare il proprio genoma per sapere quali mestieri dove evitare e "scegliere" quindi quello più compatibile col proprio patrimonio genetico. Ma la "Classe Operaia" è talmente forte oggi da poterselo permettere? Come si vede l'utilizzo del dato tecnico-scientifico dipende esclusivamente dai rapporti di forza tra le Classi. 6) la genetica di destra o di sinistra? La genetica è la scienza che studia i caratteri ereditari degli individui. Come ogni scienza essa è neutrale. Tuttavia, ogni qual volta sia stata applicata alla comprensione del comportamento umano, essa ha fornito il fianco ad interpretazioni ed ideologie di destra, se non decisamente razziste. La genetica nello studio dei comportamenti, ha infatti, quali corollari, la immanenza e la immodificabilità. La genetica è, in tal senso, la scienza della deresponsabilizzazione sociale e politica. Se intendiamo infatti che tutto quanto accade di noi o su noi (malattie, comportamento, indole, tendenze, hobbies, età di morte, ecc.) sia responsabilità dei nostri geni, cioè innato: - non frutto di rapporti sociali o di produzione - non frutto di esperienze, vissuti, apprendimenti, condizionamenti accumulati nel corso dell'esistenza allora per qualunque accadimento comportamentale: non esiste responsabilità storica, nè individuale nè sociale. Questa considerazione rende superflua (o impossibile) qualunque forma di "correzione" in termini dinamici, storici, psicologici, ambientali, sociali, personali, politici. Anche nei nostri giorni, si apprende dai massmedia che qualunque comportamento di massa venga analizzato e "giustificato" in termini biologico-genetici: la tendenza al gioco delle carte, al fumo, alle lotterie, al suicidio, alla droga, ai comportamenti sessuali non comuni, alla pedofilia, all'alcool, all'aggressività, all'infelicità, alla depressione, ecc. Di tutto viene fornita una interpretazione (genetica) ed una soluzione biologico-medica (farmacologica il più delle volte). Diventa oggetto di indagine biochimico-genetica il disoccupato che, disperato, si toglie la vita! Il substrato culturale delle ideologie biologiche dei comportamenti è molto lontano, ma una sua prima sistemazione "organica" risale agli studi criminologici di Cesare Lombroso (1835-1909). Questo studioso è considerato il padre della antropologia criminale. Analizzando le caratteristiche antropometriche (le misure) dei teschi e la stessa fisionomia dei volti, cercò di spiegare con anomalie fisiche la degenerazione morale del delinquente. Arrivò alla conclusione che ci fossero delle costanti di associazione tra alcuni aspetti fisici (ad es.: impianto largo del naso = tendenza all'alcool, fronte sfuggente = tendenza alla bugia, naso aquilino = tendenza al furto, e così via), attribuendo ad ogni categoria di criminali (ladri, prostitute, sfruttatori, pedofili, bugiardi, truffatori, ecc.) un determinato profilo anatomico. Capovolgendo il discorso, concluse che esistono delle caratteristiche biologiche innate (riconoscibili già dalla forma dei volti e dalle misure del cranio) per le quali il soggetto diventa criminale, mendicante, mentecatto, meretrice, ecc. Ciò comportava un atteggiamento del tutto rinunciatario nei riguardi della prevenzione, della cura, del recupero, della reintegrazione sociale di simili devianze (Lombroso fu ispiratore della legislazione sanitario-manicomiale dell'epoca!). Una analoga irruzione di un punto di vista "biologico- genetico" nell'interpretazione del comportamento umano si è avuto negli anni successivi al '68, come reazione al movimento psichiatrico (o meglio: "antipsichiatrico") alimentato da Basaglia. Agli studiosi suoi seguaci che attribuivano (talora troppo semplicisticamente) l'origine di qualunque malessere psicologico o turba mentale ai conflitti tra le Classi, e demandavano quindi ad una palingenesi rivoluzionaria la soluzione di ogni conflitto individuale, si opposero gli psichiatri "organicisti" che, all'opposto, attribuivano qualunque disturbo ad anomalie biochimiche cerebrali geneticamente determinate, ed ogni forma di terapia alla biochimica-farmacologia. Anche in questa occasione la genetica sottolineò il proprio schieramento ideologico reazionario, che permane tuttora (teorie biologistiche in psichiatria). 7) bisogna avere paura della scienza? delle "scoperte scientifiche"? e della genetica? No! Ma dobbiamo essere in grado di interpretarle. Il punto di vista di Classe attraversa ogni aspetto della tecnica, della cultura, della scienza. Sono i rapporti di forza tra le Classi a determinare l'utilizzo delle conoscenze e della tecnologia. Nella fase attuale i rapporti di forza sono tutt'altro che favorevoli alla Classe (direi, meglio, alla "grande maggioranza dell'Umanità"). E' necessaria comunque e pertanto una costante vigilanza culturale, se non altro, per comprendere almeno (dato che non siamo per ora in grado di modificare) le linee e le tendenze di sviluppo del Capitale e della Finanza.
Mister Hyde
per L'Avamposto degli Incompatibili