Note sulla Genetica

 

 

1)Predisposizione a
sviluppare alcune altre malattie (diabete, sclerosi multipla,
vari tipi di tumore, ecc.).
E' importante, quindi, per i medici, conoscere il "codice
della vita" per poter tentare la cura di alcune malattie,
prevenirne altre, o quanto meno comprenderne i meccanismi e
le cause.
 
La molecola di DNA è costituita da una lunga catena
(polimero) di 4 piccole molecole elementari (monomeri, che
sono, chimicamente parlando, due basi puriniche e due basi
pirimidiniche) che si ripetono sempre uguali a se stesse ma
in combinazioni diverse tra di loro.  Queste piccole molecole
(Adenina, Timina, Citosina, Guanina) costituiscono quindi gli
elementi più semplici (le lettere dell'alfabeto) del codice
genetico.
Il genoma (immaginiamo una grandissima enciclopedia composta
di 46 volumi) è scritta pertanto in un alfabeto che contiene
4 lettere soltanto (A,T,C,G,). Il combinarsi tra di loro in
maniera differente di queste 4 lettere compone quindi una
infinita varietà di "parole", ognuna delle quali costituisce
un "gene", che è un'unità di informazione genetica.
Quindi immaginiamo, ad esempio, che il gene ACCTGTAG
significhi: capelli neri; quello CGTA significhi:
costituzione alta, quello CCTATGGTA: occhi azzurri, ecc.
Nel campo delle malattie genetiche succede che ad esempio, un
gene (es: TCGAAGT) che codifica una proteina umana importante
(es: insulina) sia scritto in maniera sbagliata (es: al posto
della T iniziale ci sia una C: CCGAAGT): in questo caso anche
la proteina che ne deriva (l'insulina) sarà costruita in
maniera abnorme; essa non sarà… capace di controllare, come
nell'individuo sano, lo zucchero del sangue: nasce così il
diabete (o almeno alcuni tipi di questa malattia).
In altri casi il gene è completamente assente e quella
determinata molecola non viene prodotta affatto.
 
Nella realtà… il problema è molto più complicato di quanto
sopra esposto, per il fatto che, ed esempio:
1) fermo restando il numero (4) costante delle lettere
dell'alfabeto genetico, esse si possono combinare in modo
praticamente infinito. Ogni singolo gene può infatti essere
costituito da poche decine di lettere ma anche di numerose
migliaia di lettere. Inoltre su ogni catena di DNA il numero
di geni contenuti è stimato essere di varie decine di
miliardi.
2) una stessa sequenza può codificare informazioni diverse a
seconda del posto che occupa lungo la catena di DNA (se è
preceduta o seguita da "parole" diverse, la stessa parola può
avere, in vari contesti, significati differenti);
3) per ogni informazione contenuta in una determinata
posizione di un cromosoma (ad es di origine materna), esiste
una informazione analoga (anche se non identica) contenuta
sul cromosoma corrispondente derivante dal padre (es: la
madre può dare un'informazione: colore biondo dei capelli, il
padre: colore nero dei capelli), con varie possibilità… di
interazione: per alcuni tipi di informazioni i due dati si
mescolano dando un valore intermedio (es: colorito castano
dei capelli), in altri casi, una informazione comanda (gene
dominante) sull'altra (gene recessivo).
4) in alcuni casi un carattere genetico o una malattia
genetica non è dipendente da un gene unico ma dipende dalla
combinazione di vari geni differenti situati, a volte, anche
su cromosomi differenti.
 
Craig Venter ha affermato di aver decodificato l'intera
sequenza del genoma umano.
 
In realtà vari spezzoni di DNA erano stati già a fondo
studiati e decodificati (in quei casi dove si era sicuri che
in quella determinata regione del cromosoma ci fosse la
chiave per comprendere una certa malattia) da tempo. Ma
soltanto col "progetto genoma" si è cercato di leggere per
intero l'enciclopedia genetica dell'uomo.
 
Un altro elemento da chiarire è che finora, con le tecniche
utilizzate da Venter, si è riusciti soltanto a leggere
l'intera sequenza delle lettere che compongono il genoma
(AACTGTCACATTATTATGGCACCCCCTAGTTGTGTCCCTACCATHGGR...) senza
riuscire ad attribuire a tale sequenze un significato che lo
metta in rapporto con ogni singolo carattere dell'uomo,
normale o patologico, se non per quei brevi tratti che, come
si è detto, si conoscevano già.
Solo per alcune malattie si è riusciti, come si diceva, ad
attribuire ad una determinata sequenza di basi un determinato
significato, per il resto si tratta soltanto di aver letto
"al microscopio" una enorme enciclopedia scritta in un
linguaggio che non comprendiamo e che attende di essere
tradotto.
 
Questi elementi servono per comprendere che non è da
attendersi, nel bene o nel male, alcuna ricaduta immediata
nella vita di ogni giorno, almeno per quanto riguarda l'uomo.
 
 
 
2) quali interessi sono dietro il "progetto genoma?
 
E' senz'altro interesse dell'Uomo comprendere come è fatto
l'Universo e se stesso. Oltre che per soddisfare una
curiosità esistenziale, dal progresso delle conoscenze e
delle tecniche si è sempre atteso un miglioramento delle
condizioni di vita per l'intera Umanità.
L'utilizzazione delle scoperte e delle invenzione tecniche è
stata operata, tuttavia, in ogni epoca storica, dalla Classe
in quel momento al potere, per i propri specifici interessi.
E' da chiedersi, ad esempio, se in una Società Capitalista
una invenzione tecnica possa essere utilizzata per migliorare
le condizioni di vita dell'operaio (o dell'"Umanità").
Ad esempio l'introduzione della Robotica alla produzione
industriale venne salutato da taluni come un evento che
avrebbe affrancato l'uomo dalla schiavitù del lavoro: il
Capitale lo ha utilizzato soltanto per creare maggiore
disoccupazione da un lato e maggiore sfruttamento del
lavoratore dall'altra, cioè  soltanto per incrementare il
Profitto.
 
Cosa ci attendiamo dai progressi della genetica?
 
Il progetto genoma è nato grazie ad un massivo investimento
di alcune ditte farmaceutiche, alcune strutture universitarie
e ditte informatiche.
Nella logica del Capitale investimento significa anticipare
dei soldi per finanziare un progetto i cui risultati
permetteranno un Profitto di varie volte superiore all'entità
della somma investita.
 
Riportiamo qualche fatto di cronaca.
 
Craig Venter ha lavorato per alcuni anni nei National
Institutes of Healt (struttura Statale), da cui è costretto
ad uscire nel 1991 per i dissapori insorti a seguito della
sua intenzione di chiedere il brevetto su alcuni spezzoni del
genoma umano la cui funzione non era ancora stata studiata.
L'anno successivo fonda l'Istituto della Ricerca Genomica,
struttura privata "senza fini di lucro", che decodifica in
poco tempo il genoma di alcuni batteri unicellulari
(Haemophilus influenzae, Mycoplasma genitalis, ecc) con
metodiche (whole-genome shugtun: "fucile da caccia del
genoma") da molti considerato impreciso ed approssimativo, ma
molto veloce; una corsa contro il tempo di cui non è chiaro
l'obiettivo.
Nel 1998, finanziato dall'azienda Perkin Elmer che produce
macchinari per tecniche di biologia molecolare, fonda il
"Celera Genomics", con sede a Rockeville, Myreland.
Il direttore dell'Istituto Nazionale per la ricerca sul
genoma, Francis Collins, spalleggiato da altre industrie
farmaceutiche, ottiene da Bill Clinton e Tony Blair
l'ingiunzione-appello (rivolta a nessuno in particolare, ma
con chiaro riferimento a Venter) che i dati sul DNA umano non
debbano essere oggetto di brevetto, ma debbano restare
accessibili a tutti (almeno per quella parte del genoma letta
ma non decodificata, cioè per quei geni, che sono la immensa
maggioranza, di cui non si conosce ancora la funzione).
Dopo tale "uscita" i titoli azionari della Celera crollano;
Venter pubblica nuovi dati sul genoma del moscerino della
frutta (Drosophila melanogaster), le azioni si riprendono.
Il 6 aprile annuncia di aver letto l'intero genoma di un
essere umano maschio in grossi spezzoni che in poche
settimane riuscirà ad assemblare (le azioni delle ditte
contrarie crollano), nonché di aver quasi completato la
lettura di un genoma umano femminile, e, per giunta, dichiara
pubblicamente di rinunciare al brevetto.
 
La Celera abbandona l'idea del Profitto?.
La ditta annuncia di aver già deciso di investire un miliardo
di dollari sul progetto "Proteoma", che si propone di
decodificare (e brevettare) tutte le proteine dell'organismo!
Collins ha, da parte sua, avvertito tutto il mondo
scientifico dei propri dubbi sulla correttezza ed esattezza
della tecnica utilizzata da Venter: la guerra è lunga
dall'essersi conclusa, ma è evidente che coinvolge, per ora,
soltanto grossi gruppi industriali-finanziari.
 
 
3) ci sono ricadute positive immediate?
 
Mi sembra di no!
Un atteggiamento negativistico sulla ricerca non è corretto
(ogni conoscenza, scoperta, invenzione) è comunque cosa
utile, ma pensare che dal progetto genoma possano derivare
cure immediate alle malattie genetiche, è errato.
 
Il metodo di "leggere a tappeto" tutto il genoma umano è,
infatti, dispersivo ed inutile anche se non per questo
biasimevole.
E' molto più utile nella ricerca genetica, concentrare
l'attenzione su una definita parte di genoma che è fortemente
sospettata di determinare una certa malattia o un certo
carattere ereditario.
Su tale aspetto, come si è già detto, si sono mossi
innumerevoli gruppi di ricercatori che hanno ottenuto
importanti risultati in risposta a specifici problemi.
 
E' possibile curare le malattie genetiche ?
 
In alcuni casi si. Già lo si fa, come si è detto, per alcune
malattie. Nei casi nei quali il diabete è di origine
genetica, la somministrazione di insulina (che deve avvenire
per tutta la vita del paziente)è in grado di "curare" la
malattia. E' possibile anche curare l'emofilia (malattia che
impedisce la coagulazione del sangue per cui il soggetto
muore dissanguato per emorragie incontrollabili prodotte da
ferite anche banali) è possibile somministrare i fattori
mancanti correggendo il difetto congenito.
 
Alla stato attuale è impensabile, però, immaginare di
intervenire sul genoma malato di ogni singola cellula di un
individuo per correggerlo (mediante tecniche conosciute
genericamente col temine di "ingegneria genetica").
Ad esempio, nella distrofia muscolare, si sa che essa è
dovuta alla alterata produzione (a causa di una anomalia
genetica) di una proteina della membrana delle cellule
muscolari che non è possibile in alcun modo somministrare al
paziente. In tal caso non è possibile alcuna forma di
guarigione nè di terapia. Non è possibile, nè potrà esserlo
in tempi razionalmente brevi, correggere il genoma di ogni
singola cellula muscolare del paziente distrofico.
Quindi, purtroppo, nessun entusiasmo!
Si potrebbe (questo è già possibile oggi), prendere una
singola cellula, modificarne il codice genetico correggendo
il gene errato e da questa cellula modificata farne derivare
un embrione umano intero mediante "clonazione", ma questo è
una pratica diversa dal curare un individuo ammalato!.
L'aberrazione scientifica conosciuta col nome di clonazione,
non costituisce una tecnica terapeutica per il singolo e per
la specie, ma solo un maldestro tentativo di sovvertire le
leggi della biologia. E' soltanto un mostruoso progetto di
"eugenetica" che ben si sposa con le ideologie naziste per
una razza perfetta o con i catastrofismi fantascientifici di
Aldous Huxley.
 
L'idea di "guarire prima di ammalare" mediante la terapia
genetica resta per ora soltanto una chimera.
 
4) ci sono ricadute negative?  cosa hanno fatto finora i
genetisti sul mondo vegetale o batterico? le colture
genetiche.
 
La scienza e la tecnica (secondo la nota concezione
Gramsciana) sono di per sè "neutre". Ciò che non è "neutro" è
l'uso che di esse ne fa la Classe dominante.
 
Senza atteggiamenti confessionali, è possibile cogliere,
dalle applicazioni concrete della genetica -la cosiddetta
"Ingegneria Genetica"- degli esempi "utili" ed altri
"dannosi" per l'"UMANITÀ" (il giudizio di utilità e dannosità
è del tutto soggettivo per chi scrive).
 
Per "ingegneria genetica" si intendono delle tecniche di
manipolazione del DNA di alcuni organismi semplici
unicellulari (in genere batteri) nel cui codice genetico
vengono "trapiantati" degli spezzoni di DNA normale ma
proveniente da altri esseri (anche dall'uomo), i quali
spezzoni di DNA contengono i geni necessari per la sintesi di
determinate sostanze. Ad es. si prende la sequenza dei geni
umani che codificano la produzione dell'insulina, si innesta
sul DNA di un batterio, e questo diventa capace di produrre
insulina umana. Si clona poi questo batterio modificato,
producendo una grossa popolazione di batteri modificati e
tutti simili tra di loro, e tutti quindi in grado di produrre
insulina, e si produce tale sostanza su scala industriale,
per essere utilizzata a scopi terapeutici.
In tal modo, difatti, l'industria farmaceutica produce già
adesso, e da vari anni, numerose molecole e farmaci usati per
la cura di numerose malattie (insulina, interferone, ecc.).
Il farmaco così ottenuto è perfettamente simile a quello
umano, puro (ha quindi il vantaggio di essere privo da tutte
quelle contaminazioni che si avevano prima, quando si
estraevano tali sostanze -ad es. l'insulina o altri ormoni-
da cadaveri di equini e bovini o da esseri umani deceduti).
Tale sostanza, oltre che arricchire naturalmente l'azienda
che l'ha prodotta (l'ingegneria genetica è quindi in tal
senso soltanto una nuova tecnologia industriale), può
costituire un indubbio vantaggio per il Soggetto malato che
ne ha bisogno. Il giudizio finale sull'applicazione di tali
tecniche è, comunque, favorevole: senza di esse le ditte non
riuscirebbero a produrre quantità sufficienti di medicinale
per tutti i pazienti, i prezzi sarebbero molto alti, ed il
prodotto (estratto da individui deceduti, come avveniva per
alcuni ormoni, o equini, bovini, suini), potrebbe risultare
contaminato da altre sostanze o virus, portatori a loro volta
di altre malattie.
 
Breve Nota: non è intendimento di chi scrive far credere che
l'Industria Farmaceutica produca farmaci per il bene
dell'Umanità Ammalata. Per il Capitale (anche per quello
farmaceutico) ciò che conta è solo il Profitto.  Il farmaco
viene prodotto soltanto se da  esso si ottiene del guadagno.
Prova ne siano le semplici considerazioni seguenti:
1) una grande massa di farmaci inutili (se non dannosi)
   è presente in commercio.
2) il fatto che esistano numerose malattie rare per le quali
   è conosciuta la terapia ma per le quali nessuna industria
   farmaceutica trova utile produrre il farmaco necessario.
   L'esiguità del "mercato" (trattandosi di malattie rare,
   sono pochissimi i consumatori: non vale la pena approntare
   un'intera catena solo per loro) non rende remunerativo
   l'investimento.  Tali pazienti sono destinati a morire, e
   difatti muoiono, immolati alle Leggi del Mercato.
   Queste sono le cosiddette "Malattie Orfane".
3) l'immissione di un farmaco sul mercato è preceduto da una
   campagna pubblicitaria in tutto identica a quella che si
   fa per qualunque altro prodotto (automobile o detersivo
   che sia).  Come norma generale, la pressione pubblicitaria
   (sui medici o sui consumatori mediante campagne di
   "informazione" sui massmedia) è tanto più intensa quanto
   meno utile o indispensabile è il farmaco in oggetto.
 
Esistono molte altre applicazioni dell'ingegneria genetica
alla cura delle malattie umane, non è il caso, tuttavia, di
soffermarci per analizzarle una per una.
 
Una applicazione "negativa" delle tecniche di ingegneria
genetica è rappresentato, invece, da quanto deriva dalla
ricerca e dalla tecnologia genetica in campo vegetale.
Mi riferisco, in particolare alla produzione dei cosiddetti
"cibi transgenici".
Sotto tale dizione si considerano una serie ormai vastissima
di prodotti dell'industria agroalimentare modificati
geneticamente in qualche maniera.  In genere le modificazioni
genetiche apportate sulle coltivazioni transgeniche hanno
come obiettivo:
1) creare piante (tabacco, soia, mais, piselli, pomodori,
patate, ecc.) in grado di produrre da sole sostanze che le
rendano refrattarie all'aggressione dei parassiti
(anticrittogamici endogeni), o resistenti alle temperature
molto basse. Ciò al fine di "razionalizzare" le colture
(ottimizzare il rendimento senza perdite sui raccolti e senza
spese per i trattamenti con fitofarmaci).
2) migliorarne la conservazione dopo il raccolto (bloccando
il processo di maturazione eccessiva e di marcimento del
prodotto). Questo per mantenere il prodotto in apparenti
buone condizioni il più a lungo possibile sul mercato.
3) modificarne le caratteristiche organolettiche (cioè
sapore, aroma, profumo, forma, colore, consistenza, ecc.) per
renderle più appetibili per il commercio al dettaglio.
4) sterilizzare le sementi per mantenere una stretta
dipendenza del coltivatore dal produttore del vegetale
clonato (sul quale esercita un fermo diritto di monopolio
mediante brevetto). E' evidente che questo comporta:
A) la progressiva eliminazione dal Globo delle varietà
biologiche "poco produttive" (cioè non brevettate) al fine di
esercitare un tirannico esercizio di monopolio sulla
alimentazione dell'intera popolazione mondiale.
Le conseguenze biologiche di tale opera di selezione
artificiale, che comporta la perdita della diversità…
biologica (alla base dei processi di adattamento naturale
delle specie alle variazioni ambientali), sono
pericolosissime (perché imprevedibili) per l'intera biosfera.
B) la dipendenza permanente dei produttori del 3° mondo
dall'industria agroalimentare dei paesi "ricchi", da cui sono
costretti ad acquistare anno per anno le nuove sementi.
E'evidente che tali applicazioni non fanno gli interessi
della "Umanità".
A questo si aggiunga poi che gli effetti di una alimentazione
geneticamente modificata sull'intera massa di Consumatori è
tutt'altro che conosciuta, studiata o ritenuta sicura.  Non
esiste a tutt'oggi alcuna garanzia che i cibi transgenici
siano "sicuri" nell'immediato (sul singolo individuo) o nel
lungo periodo (sulla specie umana) e non possano, invece,
innescare "epidemie" di massa di tipo del tutto
imprevedibile e sconosciuto.
 
Sugli esseri umani non è possibile prevedere ricadute
immediate dovute alla manipolazione diretta delle genoma
umano. Esse sono al momento tecnicamente possibili, ma
utilizzabili soltanto in un successivo processo di
clonazione.
Esse sono, comunque sottoposte a controlli legislativi,
almeno nei paesi "sviluppati".
A tale proposito bisogna tenere presente che se è vero che la
maggior parte dei paesi "avanzati" ha una più o meno
restrittiva legislazione in materia, la maggior parte dei
paesi del "terzo mondo" ne è del tutto priva: con pochi soldi
è possibile trasferire un laboratorio genetico in qualunque
parte del mondo e procedere ai più fantascientifici e
criminali esperimenti in tutta tranquillità….
E' necessario, a riguardo, grande attenzione.
 
5) genetica, diagnosi genetica in medicina, Aspetti "etici" e
sociali.
 
Un settore molto importante dove è possibile prevedere una
ricaduta immediata degli studi sul genoma umano sui
comportamenti è quello che riguarda la cosiddetta diagnosi
precoce delle malattie genetiche o la valutazione del
rischio genetico per determinate malattie.
E' un campo che coinvolge insieme aspetti di ordine etico-
medico da un lato; medico-assicurativo dall'altro, o, ancora,
di medicina del lavoro.
Non è giusto che il dibattito su tali aspetti riguardi solo
chi opera in questi settori.
Alcuni di questi campi potranno diventare di importanza
fondamentale sui futuri assetti del capitale finanziario-
assicurativo.
 
Infatti alcune malattie genetiche si manifestano solo molto
tempo dopo la nascita, pur essendo l'anomalia genetica che le
determinano già presente al momento della nascita (es. nato
sano, il malato di distrofia muscolare manifesta i primi
segni di malattia a 5-6 anni; alcune demenze genetiche -mal.
di Hugtinton- si manifestano a 50-60 anni, ecc.). In tali casi
la malattia genetica si comporta come una vera e propria
"bomba ad orologeria".
Sono possibili già ora delle analisi genetiche che prevedano
l'insorgenza della malattia quando il soggetto è ancora sano.
Si pongono vari problemi etici a riguardo:
a) chi può richiedere l'analisi per diagnosi genetica in un
caso di malattia che si manifesta nell'età adulta?
Sicuramente il diretto interessato su stesso.
Ma a cosa gli serve? Sapere quando è ancora sano di dover
ineluttabilmente ammalare di una malattia incurabile non lo
aiuta certo a migliorare la qualità della sua vita! Può
andare incontro a reazioni depressive violente (suicidio).
Lo può richiedere il/la partner/coniuge e/o altri interessati
ad eventuale eredità?
Lo può chiedere il figlio sul proprio padre e madre (per
trarne, ad esempio, informazioni di tipo eugenetico (la
decisione di fare o non fare figli o di precedere all'aborto
terapeutico)?
Lo può richiedere un terzo interessato, ad es.  una compagnia
assicurativa prima di stipulare un contratto di assicurazione
sulla vita?
 
Quest'ultimo elemento è particolarmente importante in tutti
quei paesi (come il nostro) che si avviano a seguire il
pernicioso modello americano in campo di assistenza sanitaria
(dove il principio ispiratore non è la "solidarietà sociale",
ma "chi è ricco si può curare").
Prima di stipulare un'assicurazione ad esempio sulla vita,
già adesso le compagnie sottopongono l'assicurando a degli
esami particolari o a una visita presso un medico di propria
fiducia. Le polizze di assicurazione più convenienti sono
ovviamente riservate ai soggetti giovani, in buone condizioni
di salute, che non manifestino comportamenti a rischio (fumo,
sport o hobbies pericolosi). In tali condizioni la compagnia
assicuratrice prevede un basso rischio di morte o di malattia
per l'assicurato.
Viceversa ad un soggetto anziano o ammalato di una malattia
cronica verrà proposto un contratto di assicurazione con
polizze assicurative molto alte o addirittura gli sarà negato
il contratto perché è alto il rischio di dover corrispondere
il premio.
Così proprio i soggetti che più ne hanno bisogno (anziani,
diabetici, cardiopatici, dializzati, pazienti tumorali, ecc.)
sono quelli che hanno più difficoltà a stipulare polizze
assicurative.
Già tale sistema (in atto anche in Italia) appare odioso!
Ma doversi sottoporre ad una analisi genetica per dare ad una
compagnia assicuratrice la possibilità di prevedere qualunque
nostra patologia futura sembra al sottoscritto del tutto
mostruoso!.
b) I contratti di lavoro del futuro potranno prevedere
l'obbligo (per determinate categorie) di sottoporsi a test
genetici? Una fabbrica di coloranti potrà obbligare i propri
apprendisti a sottoporsi ad analisi genetica per valutare la
predisposizione al carcinoma della vescica? (il carcinoma
della vescica è malattia professionale per i lavoratori dei
colorifici). Ed in caso positivo potrà rifiutarne
l'assunzione per evitare di dovere indennizzare gli eredi
dopo la morte del lavoratore per tale patologia? Ma tale
concetto stesso di "predisposizione" al tumore della vescica
non cancella la responsabilità stessa (morale, giuridica,
assicurativa) del ciclo lavorativo patogeno?
Sono problematiche sulle quali avremo a che fare in un
prossimo futuro.
D'altra parte potrebbe essere utile al soggetto-lavoratore
quello di analizzare il proprio genoma per sapere quali
mestieri dove evitare e "scegliere" quindi quello più
compatibile col proprio patrimonio genetico.
Ma la "Classe Operaia" è talmente forte oggi da poterselo
permettere?
Come si vede l'utilizzo del dato tecnico-scientifico dipende
esclusivamente dai rapporti di forza tra le Classi.
 
6) la genetica ‚ di destra o di sinistra?
 
La genetica è la scienza che studia i caratteri ereditari
degli individui.
Come ogni scienza essa è neutrale.
Tuttavia, ogni qual volta sia stata applicata alla
comprensione del comportamento umano, essa ha fornito il
fianco ad interpretazioni ed ideologie di destra, se non
decisamente razziste.
 
La genetica nello studio dei comportamenti, ha infatti, quali
corollari, la immanenza e la immodificabilità.
La genetica è, in tal senso, la scienza della
deresponsabilizzazione sociale e politica.
 
Se intendiamo infatti che tutto quanto accade di noi o su noi
(malattie, comportamento, indole, tendenze, hobbies, età di
morte, ecc.) sia responsabilità dei nostri geni, cioè innato:
- non frutto di rapporti sociali o di produzione
- non frutto di esperienze, vissuti, apprendimenti,
  condizionamenti accumulati nel corso dell'esistenza
allora per qualunque accadimento comportamentale: non esiste
responsabilità storica, nè individuale nè sociale.
Questa considerazione rende superflua (o impossibile)
qualunque forma di "correzione" in termini dinamici, storici,
psicologici, ambientali, sociali, personali, politici.
 
Anche nei nostri giorni, si apprende dai massmedia che
qualunque comportamento di massa venga analizzato e
"giustificato" in termini biologico-genetici: la tendenza al
gioco delle carte, al fumo, alle lotterie, al suicidio, alla
droga, ai comportamenti sessuali non comuni, alla pedofilia,
all'alcool, all'aggressività, all'infelicità, alla
depressione, ecc.
Di tutto viene fornita una interpretazione (genetica) ed una
soluzione biologico-medica (farmacologica il più delle
volte).  Diventa oggetto di indagine biochimico-genetica il
disoccupato che, disperato, si toglie la vita!
 
Il substrato culturale delle ideologie biologiche dei
comportamenti è molto lontano, ma una sua prima sistemazione
"organica" risale agli studi criminologici di Cesare
Lombroso (1835-1909).
Questo studioso è considerato il padre della antropologia
criminale. Analizzando le caratteristiche antropometriche (le
misure) dei teschi e la stessa fisionomia dei volti, cercò di
spiegare con anomalie fisiche la degenerazione morale del
delinquente. Arrivò alla conclusione che ci fossero delle
costanti di associazione tra alcuni aspetti fisici (ad es.:
impianto largo del naso = tendenza all'alcool, fronte
sfuggente = tendenza alla bugia, naso aquilino = tendenza al
furto, e così via), attribuendo ad ogni categoria di
criminali (ladri, prostitute, sfruttatori, pedofili,
bugiardi, truffatori, ecc.) un determinato profilo anatomico.
Capovolgendo il discorso, concluse che esistono delle
caratteristiche biologiche innate (riconoscibili già… dalla
forma dei volti e dalle misure del cranio) per le quali il
soggetto diventa criminale, mendicante, mentecatto,
meretrice, ecc.
Ciò comportava un atteggiamento del tutto rinunciatario nei
riguardi della prevenzione, della cura, del recupero, della
reintegrazione sociale di simili devianze (Lombroso fu
ispiratore della legislazione sanitario-manicomiale
dell'epoca!).
 
Una analoga irruzione di un punto di vista "biologico-
genetico" nell'interpretazione del comportamento umano si è
avuto negli anni successivi al '68, come reazione al
movimento psichiatrico (o meglio: "antipsichiatrico")
alimentato da Basaglia.
Agli studiosi suoi seguaci che attribuivano (talora troppo
semplicisticamente) l'origine di qualunque malessere
psicologico o turba mentale ai conflitti tra le Classi, e
demandavano quindi ad una palingenesi rivoluzionaria la
soluzione di ogni conflitto individuale, si opposero gli
psichiatri "organicisti" che, all'opposto, attribuivano
qualunque disturbo ad anomalie biochimiche cerebrali
geneticamente determinate, ed ogni forma di terapia alla
biochimica-farmacologia.
Anche in questa occasione la genetica sottolineò il proprio
schieramento ideologico reazionario, che permane tuttora
(teorie biologistiche in psichiatria).
 
 
7) bisogna avere paura della scienza?  delle "scoperte
   scientifiche"? e della genetica?
 
No! Ma dobbiamo essere in grado di interpretarle.
Il punto di vista di Classe attraversa ogni aspetto della
tecnica, della cultura, della scienza.
Sono i rapporti di forza tra le Classi a determinare
l'utilizzo delle conoscenze e della tecnologia.
Nella fase attuale i rapporti di forza sono tutt'altro che
favorevoli alla Classe (direi, meglio, alla "grande
maggioranza dell'Umanità").
E' necessaria comunque e pertanto una costante vigilanza
culturale, se non altro, per comprendere almeno (dato che non
siamo per ora in grado di modificare) le linee e le tendenze
di sviluppo del Capitale e della Finanza.
 

Mister Hyde

per L'Avamposto degli Incompatibili