SARS: LA PESTE DEL 2000
ma chi sono gli untori?

di Rita Pennarola Nuovi Mondi Media

Un documento segreto elaborato dagli uomini di Bush rivela i progetti
di ridimensionamento della Cina, da ottenere anche con armi non
convenzionali, mentre altre ricerche provano che la clonazione virale è
avvenuta in laboratorio. Magari, proprio in quello statunitense - la Avi
Biopharma - collegato all'entourage petrolchimico del presidente Usa e già
"pronto" a sfornare il vaccino. "La Voce" alza il sipario su quel documento,
seguendo la pista aperta dal settimanale scozzese Herald Sunday, che a
settembre dello scorso anno - in tempi non sospetti - ne aveva anticipato i
principali contenuti. In anteprima per Nuovi Mondi Media l'inchiesta in
uscita sul numero di maggio del mensile

Che la terza guerra mondiale sarebbe cominciata "con uno starnuto" l'aveva
già detto qualche anno fa un Bill Clinton in apparente vena di humour nero,
ma in realtà con una lungimiranza che oggi fa ghiacciare il sangue. Perché
la tremenda epidemia di Sars, la sindrome respiratoria acuta, definita anche
polmonite atipica, potrebbe essere niente altro che un nuovo, premeditato e
"preventivo" atto di quel conflitto planetario destinato a liberare il campo
da ogni possibile antagonista o competitore dell'unica, invincibile
superpotenza mondiale. Mentre infatti la stampa ufficiale, controllata dai
forti interessi economici transnazionali, si affretta a caricare di
drammatici significati la "maledizione biblica" che ha colpito il popolo
cinese, sul web si rincorrono articoli gravidi di indizi sul colossale "atto
di guerra contro la Cina e i Paesi asiatici" lanciato dagli Stati Uniti a
inizio del 2003, quasi in contemporanea con gli ultimatum che hanno
preceduto per settimane l'aggressione all'Iraq.
Nonostante la fitta cortina di coperture giornalistiche, qualcosa comunque
riesce a filtrare anche sulla stampa occidentale. Ha l'effetto dirompente di
una bomba giornalistica, ad esempio, l'articolo che esce il 15 settembre
dello scorso anno sul settimanale scozzese Sunday Herald a firma di Neil
Mackay. Alla vigilia della grande offensiva lanciata contro Saddam Hussein,
il giornalista porta per la prima volta alla luce su un mezzo di larga
diffusione un documento che doveva rimanere segreto: il Progetto per un
nuovo secolo americano (finalizzato al dominio globale statunitense), messo
a punto dallo staff di George Bush ancor prima che il boss texano diventasse
presidente degli Stati Uniti, con l'appoggio dei colossi petrolchimici
americani. A redigere quel documento nel settembre 2000 (un anno esatto
prima dell'attacco alle Torri Gemelle) furono, fra gli altri, l'attuale
numero due di Bush Dick Cheney, il sottosegretario alla Difesa Donald
Rumsfeld, il fratello del presidente, Jeb Bush e Lewis Libby, uomo ombra di
Cheney. Sede del Progetto, definito in sigla PNAC, quella di un giornale di
proprietà di Rupert Murdoch, l'uomo che di fatto concentra nelle sue mani il
sistema dei media in America ed oltre, con propaggini spinte in Italia,
grazie all'alleanza stretta con Silvio Berlusconi.
Ignorato dalla stampa nel nostro Paese, nonostante la pubblicazione sul
popolare settimanale scozzese, quel documento al calor bianco é stato
diffuso in italiano sul web dall'editrice di Bologna Nuovi Mondi Media,
collegata al sito militante Information Guerrilla, diretto da Roberto
Vignoli. Un'azione coraggiosa, che ha consentito ad alcuni segmenti
maggiormente impegnati della società italiana di conoscere e far circolare
quelle notizie. E' il caso dello storico Franco Cardini, che proprio al
delirante (ma purtroppo concreto) piano di Bush & C. per il controllo
globale ha fatto un riferimento durante la puntata di Porta a Porta del 22
marzo scorso.

MORTE ALLA CINA
Riletto oggi, a distanza di oltre sei mesi dalla prima pubblicazione sul
Sunday Herald, quel Progetto mostra in maniera netta quanto il controllo
della Cina fosse per gli Usa di Bush un obiettivo non più rinviabile,
soprattutto dopo l'annessione delle risorse petrolifere del Golfo. E quali
metodi già a settembre 2000 si stessero mettendo a punto per realizzarlo.
"In quel documento - scrive Mackay - si legge che "anche se Saddam dovesse
uscire di scena, le basi nell'Arabia Saudita e nel Kuwait dovranno restare
in maniera permanente - nonostante l'opposizione locale tra i regimi dei
paesi del Golfo alla presenza di soldati americani - perché anche l'Iran
potrà dimostrarsi una minaccia pari all'Iraq agli interessi statunitensi"".
Passando in Estremo Oriente, il Progetto "mette la Cina sotto i riflettori -
continua il giornalista scozzese - per un "cambio di regime", aggiungendo
che "è arrivata l'ora di aumentare la presenza delle forze armate americane
nell'Asia sudorientale". Ciò potrebbe portare a una situazione in cui 'le
forze americane e alleate forniscano la spinta al processo di
democratizzazione in Cina"".
Come realizzare questa "democratizzazione" della Cina, in crescita
esponenziale sui mercati (+ 23 per cento l'anno) ed assai poco incline a
lasciarsi colonizzare dai texani? E in che modo farlo senza aprire nuovi,
palesi conflitti sotto gli occhi dell'opinione pubblica mondiale sconvolta
dai massacri di civili inermi in Iraq? Lo spiega ancora il Sunday, citando
alcuni brani successivi di quel documento: "Gli Usa - si legge
nell'articolo - potrebbero prendere in considerazione, nei prossimi decenni,
lo sviluppo di armi biologiche, che pure sono state messe al bando. Il testo
dice: "nuovi metodi di attacco - elettronici, non letali, biologici -
diventeranno sempre più possibili. Il combattimento si svolgerà in nuove
dimensioni, nello spazio, nel ciberspazio, forse nel mondo dei microbi"".
Più in dettaglio, sono previste "forme avanzate di guerra biologica in grado
di prendere di mira genotipi specifici" e che "potranno trasformare la
guerra biologica dal mondo del terrorismo in un'arma politicamente utile".
Quell'arma letale oggi si chiama Sars. E proviene da un ceppo sconosciuto di
coronavirus, frutto di un'abile clonazione tra l'agente patogeno del
morbillo e quello della parotite epidemica. Un "mostro" d'ingegneria
genetica, in grado di selezionare esattamente il tipo di Dna da colpire
(quello della razza asiatico-cinese), creato in laboratorio da esperti ai
massimi livelli scientifici. Un esercito, insomma, di soldati invisibili,
capaci di provocare lutti e devastazioni, ma anche crolli dell'economia nei
Paesi in cui sono mandati a colpire.
Sergei Koleshnikov, dell'Accademia russa delle scienze mediche, nella prima
settimana di aprile ha espresso analoghe convinzioni durante una conferenza
tenuta ad Jrkutsk, in Siberia. "Un virus composto come quello responsabile
della Sars - afferma l'accademico - non può formarsi spontaneamente in
natura. Può essere creato solo in laboratorio". "E quando si creano armi
batteriologiche - precisa inoltre - in genere allo stesso tempo si lavora
sul vaccino". L'antidoto, dunque, sarebbe già bello e pronto. Ma verrà reso
disponibile solo al momento "opportuno".

CON AVI (BIOPHARMA) SI VOLA
25 aprile 2003. Secondo il piano di comunicazione messo a punto dalle
multinazionali farmaceutiche che sostengono il governo Bush, scatta l'ora X.
La macchina dell'informazione a stelle e strisce detta alla stampa
internazionale le prime notizie sulla "scoperta" di un farmaco decisivo per
combattere la polmonite atipica. "Usa: farmaco contro la Sars entro pochi
mesi", titola a tutta pagina il Corriere della Sera. Riportando notizie
diffuse dal Times di Londra, il quotidiano di via Solferino fa sapere che "i
primi esperimenti effettuati dall'Istituto nazionale di Sanità statunitense
su un vaccino realizzato dalla società americana AVI BioPharma dell'Oregon
avrebbero confermato la capacità del preparato nell'uccidere il virus
responsabile della polmonite atipica, tanto da spingere a realizzarlo entro
le prossime due settimane". Passaggi lampo, dunque, ben diversi da quelli
cui é abituata l'opinione pubblica dopo una scoperta scientifica.
Qualcuno, insomma quell'antidoto doveva averlo già pronto nel cassetto da
tempo. Del resto, risulta proprio una "specialità" dell'AVI BioPharma quella
di selezionare catene di acido nucleico complementari rispetto a quelle del
virus e in grado, quindi, di bloccarne la riproduzione. Il sistema
"antisense", come viene chiamata questa tecnica, é presente nel materiale
illustrativo della potente multinazionale già da numerosi anni.
Con sede a Portland, nell'Oregon, ed una produzione farmacologica basata
sull'azione di contrasto a virus come quello dell'epatite C o la famiglia
del mutante Sars, AVI già prima che l'epidemia da polmonite atipica fosse
resa nota alla popolazione mondiale presentava per il 2003 un business plan
da capogiro, con fatturati da oltre 1 miliardo di dollari per le sole
attività connesse alla cura dei coronavirus. Grasso che cola, quindi,
l'esplosione della malattia. Al punto che il 25 aprile scorso The Business
Journal di Portland riporta notizie sulla straordinaria performance del
titolo AVI BioPharma (+ 37 per cento), dovuto all'efficacia delle terapie
anti-Sars prodotte, precisando che anche la compravendita delle azioni si
sta impennando, facendo segnare un + 6,6 nell'arco di appena 24 ore.
Amministrata da Denis R. Burger (capo dell'ufficio esecutivo) ed Alan P.
Timmins, presidente, la corazzata opera in partnership con investitors del
calibro di Exelisis, DepoMed, XTL Biopharmaceuticals, Medtronic e SuperGen,
tutte preveggenti sigle che negli ultimi anni hanno immesso nelle casse
della società miliardi di dollari in danaro fresco. Nel 2001, nonostante sia
stato l'anno "terribilis" delle Torri gemelle - si legge nella lettera
rivolta agli azionisti - la sola Medtronics ha effettuato investimenti in
AVI pari a ben 10 milioni di dollari, con opzioni per arrivare fino a 100.

RATH IN CAMPO
Componente di punta del Cartello petrolchimico statunitense, AVI fa la sua
comparsa sulla stampa mondiale a fine aprile, come previsto dal "piano
terroristico-mediatico" messo a punto dagli strateghi del governo americano
con largo anticipo. A rivelarne i contorni é un medico tedesco, Matthias
Rath, che pubblica un'intera pagina a pagamento riguardante i "Piani di
guerra del Farmacartello" il 20 marzo scorso, sull'Herald Tribune e, due
giorni dopo, sul Corriere della Sera.
Attraverso il lungo comunicato, ma soprattutto scandagliando fra le pagine
web della Dr. Rath Health Foundation, scopriamo che un libro uscito nel
1979, Rockefeller Medicine Men: Medicine and Capitalism in America, del
ricercatore Richard Brown, rivelava fin da allora le connection fra i trust
farmaceutici (che dipendono dagli idrocarburi del petrolio, materia prima
indispensabile per l'elaborazione dei medicinali) ed il Rockefeller Group,
colosso delle mediazioni finanziarie transplanetarie.
Intanto anche le notizie sui rapporti tra il Rockefeller Group e la famiglia
Bush, oggi accuratamente coperte dai media, venivano apertamente riportate
in un articolo di Sam Howe Verhovek apparso sul New York Times del 13 marzo
1998, alla vigilia della campagna presidenziale, e ripubblicato sul sito del
dottor Rath. Una lunga inchiesta, dalla quale emerge, fra l'altro, il ruolo
chiave svolto dal gruppo intitolato al magnate americano nella Commissione
Trilaterale, vale a dire la supercupola statunitense composta dai vertici di
Forze armate, magistratura, membri del governo in carica ed esponenti della
Cia.
Per chiudere il cerchio, Rath indica che lo stesso Rockefeller Group non é
solo la cassaforte finanziaria del monolite petrolchimico, ma anche il
colosso che regge le sorti economiche dell'informazione, a cominciare dalla
CNN. "E' così - conclude il medico berlinese - che senza scrupoli hanno
imposto la logica del business with disease, disseminando il pianeta di
guerre ed epidemie mortali".
Tutto questo, d'altra parte, spiega anche perché la lungimirante Cia - come
riportato anche dalla stampa internazionale - aveva previsto più di tre anni
fa la drammatica diffusione di una malattia infettiva nel mondo, a causa
dell'aumento del volume di viaggiatori aerei e del turismo in generale. "Nel
National Intelligence Estimate del gennaio 2000 - si legge sull'edizione
italiana del Corriere Canadese - la Cia aveva anche avvertito del rischio
che i governi nazionali cercassero di nascondere una nascente epidemia per
timore delle conseguenze economiche. La Cia aveva anche paventato il rischio
che "malattie respiratorie altamente contagiose" potessero costituire una
grave minaccia nei prossimi anni".

MAI DIRE BLAIR
Le logiche del sistema petrolchimico spiegano anche, tra l'altro, i motivi
reali dell'alleanza di ferro tra Bush ed il premier britannico Tony Blair, a
capo di un Paese che é, dopo gli Usa, il secondo produttore mondiale di
farmaci & affini. La circostanza, peraltro, veniva già chiaramente indicata
dall'infausto Progetto per un nuovo secolo americano. Nel documento top
secret il Regno Unito veniva infatti descritto come "il mezzo più efficace
per esercitare un'egemonia globale americana", mentre si precisava che le
missioni militari per realizzare tale scopo "richiedono un'egemonia politica
americana e non quella delle Nazioni Unite". Un colpo "preventivo", quindi,
al cuore dell'ONU come organismo di pace. Nello stesso anno, il 1998, due
fra i redattori del Progetto, Ramsfeld ed il teorico della destra spinta
Paul Wolfowitz, scrissero a Bill Clinton esortandolo alla guerra contro
l'Iraq e alla rimozione di Saddam Hussein, perché "rappresenta un pericolo
per una significativa porzione dei rifornimenti mondiali di petrolio".
Miguel Martinez, il giornalista che ha ripreso e diffuso il primo articolo
del Sunday Herald, aggiunge che "già alla fine degli anni Cinquanta un
vecchio conservatore, il presidente Eisenhower, metteva in guardia contro la
struttura mostruosa che cominciava a dominare il suo Paese: una coalizione
sempre più stretta fra immense imprese legate alle commesse militari, uno
Stato che aveva come funzione principale la conduzione della guerra ed una
sterminata catena di laboratori dove scienziati, sociologi, tecnici di ogni
sorta lavoravano anno dopo anno per affinare gli strumenti del dominio".

EMBARGO "TURISTICO"
Dopo le rivelazioni del periodico scozzese, una serie di interrogativi a
cascata hanno affollato la mente dei pochi che, attraverso il web, si sono
messi a lavorare per scambiarsi informazioni o interpretazioni capaci di
completare il mostruoso puzzle di cui, purtroppo, tutte le principali
tessere stanno trovaando la loro "giusta" collocazione. Ci si chiede, ad
esempio, se le propaggini canadesi dell'infezione rientrassero nel piano
prestabilito, o se al contrario rappresentino un "incidente di percorso".
Mancano, al momento, risposte attribuibili a fonti autorevoli. Ma le ipotesi
lanciate sulla rete appaiono notevolmente verosimili. Ecco, ad esempio,
alcune considerazioni pubblicate dal principale sito mondiale della galassia
No Global, Indymedia: "Gli Usa e Israele - si legge in un circostanziato
contributo diffuso lo scorso primo marzo - sono le uniche nazioni
"occidentali" che non hanno attivato realmente quelle contromisure che sono
state realizzate in tutto il mondo e persino in Italia a difesa di eventuali
diffusioni del virus".
A conferma di questa ipotesi si pone la notizia diffusa lo stesso giorno
dalle agenzie internazionali e riportata in Italia da Repubblica: proprio
nelle ore calde precedenti l'attacco in Iraq, e con la Sars alle porte,
"l'amministrazione americana ha deciso di licenziare circa seimila addetti
alla sicurezza negli aeroporti, pari all'11 per cento circa del totale,
anche perché la minaccia terroristica sembra ora meno presente".
Quanto al Canada, dove comunque esiste una vastissima comunità cinese, "é
evidente - si legge ancora su Indymedia - che é stato punito per non aver
partecipato ai crimini di guerra in Iraq, ma anche per essere una nazione
che ha sempre dichiarato di fornire aiuti a Cuba". Oggi risulterebbe vittima
di quel fenomeno che in tanti ormai chiamano "embargo turistico", con la
cancellazione ufficiale, dopo le prescrizioni dell'Organizzazione Mondiale
della Sanità, dalla lista dei Paesi in cui si può viaggiare senza rischi. E
conseguente crollo dei fatturati connessi al gigantesco indotto turistico,
così come sta accadendo alla Cina, a Taywan e alle Filippine.
Caduto sul fronte del conflitto batteriologico, l'epidemiologo marchigiano
Carlo Urbani sarebbe la prima vittima illustre della guerra invisibile
dichiarata dagli Stati Uniti contro la Cina e i Paesi non allineati. Molti
dubbi circondano ancora alcuni aspetti della sua infezione e morte, a
cominciare dal fatto che difficilmente un ricercatore del suo calibro
avrebbe omesso le precauzioni rivelatesi in grado, oggi, di preservare le
migliaia di medici ed infermieri impegnati nella cura degli ammalati Sars.
Senza contare il fatto che, pur essendo Urbani uno scienziato di riferimento
dell'OMS, solo dopo la sua morte é scattato ufficialmente l'allarme sul
nuovo flagello. Quasi che si attendesse quel "la" per generare l'ondata di
panico nella popolazione mondiale. E' per questo, per tutto questo, che oggi
il virus sta subendo una nuova "mutazione", questa volta solo di carattere
terminologico. Da Severe Acute Respiratory Syndrome a Sistema Amerikano
Ridimensionamento Supereconomie. Prima tappa: la Cina.