DA COSENZA UN SALTO DI QUALITA'

Se un anno fa gli arresti di Cosenza hanno portato all'ultima vera risposta di massa contro la repressione è stato perchè il movimento inconsciamente si rese conto che quell'operazione dei ROS non era semplicemente un'inchiesta persecutoria nei confronti dei compagni del "Sud Ribelle", ma era un tentativo di ridurre ad una mera questione di ordine pubblico l'intero movimento.
E che di questo si trattava lo si arguiva dal fatto che non si contestavano reati specifici (come si usa dire dal potere giudiziario), magari poi aggravati dalla contestazione di reati associativi, ma al contrario si contestavano reati associativi e d'opinione, solo accompagnati, a mò di appendice dalla contestazione, peraltro non provata di reati specifici.
Con quell'inchiesta si faceva un tentativo insomma di criminalizzare non già i comportamenti di un movimento, ma l'esistenza stessa di un movimento, a prescindere dai suoi comportamenti.
Fu un primo tentativo, che poi dovevano perfezionare, visto che questo poi non ebbe una grossa presa mediatica, visto che era lampante la sua inconsistenza giudiziaria, ma fu portato avanti, perchè era l'unico modo per dare una spallata forte al movimento, specialmente in una zona, quella meridionale, dove il potere sapeva che si sarebbero sentiti molto presto gli effetti della crisi economica.
Insomma il potere economico, che ormai cominciava a coincidere anche fisicamente col potere politico, aveva paura di una saldatura fra esplosione sociale e lotta politica.
Le accuse formulate dal PM erano formidabili: cospirazione contro il potere economico dello stato, associazione sovversiva, disturbo dell'azione di governo.
Ma di fronte a quella risposta di massa, molto grossa, per una cittadina come Cosenza, molti si erano illusi che questa montatura sarebbe crollata, anche perchè lo stesso Tribunale del Riesame l'aveva sbeffeggiata nella sua intierezza.
Ma col tempo si è dimostrato che quella che si era rivelata una montatura inconsistente per la stessa magistratura, dato che la stessa Cassazione aveva respinto il ricorso del PM rispetto all'impianto della sentenza del Tribunale del Riesame, non si sarebbe chiusa.
Ed infatti la stessa Cassazione annullava con un cavillo tecnico la sentenza del Tribunale del Riesame.
Si ricominciava daccapo, ma non solo: all'ultima udienza del Tribunale del Riesame nuovo, il PM ha lasciato capire che sarebbe di nuovo andato in Cassazione, se il nuovo collegio di riesame avesse confermato nella sostanza la sentenza del primo tribunale della libertà.
Il significato è chiaro: si vuole tenere aperto un processo inconsistente all'infinito, in attesa di tempi più adatti a portare avanti il teorema criminalizzatore.
Ma questo processo, dicevamo, non è fine a se stesso: è il cavallo di Troia nel sistema giudiziario, per ridurre qualsiasi opposizione sociale e politica ad un problema di criminalità comune.
Infatti il Fiordalisi con i nuovi faldoni prodotti al Tribunale del Riesame ha deciso di contestare anche la associazione a delinquere, che in un primo momento aveva omesso di fare.
Guarda caso sempre più spesso le procure meridionali si muovono con questo criterio, ed infatti si contesta il reato di estorsione ai disoccupati, che chiedono lavoro, o il furto a chi occupa le case: repressione e criminalizzazione preventiva, insomma, dove poi non ci si premura neanche di portare fatti, prove, tanto si è coperti sempre dal reato associativo che giustifica tutto. In parole povere il PM non sarà in grado di provare l'accusa di cospirazione? non c'è problema: 40 indagati provano che c'era associazione, quindi con l'art. 270 bis la condanna è assicurata. Risulterà ridicola l'accusa di estorsione rivolta ai disoccupati? l'associazione sovversiva risolverà il problema.
Insomma il codice fascista Rocco, rinforzato da altre leggi speciali sono il mezzo che il potere usa per instaurare nel bel paese un regime capace di far digerire gli attacchi allo stato sociale e alle libertà individuali e collettive.
E ci stanno riuscendo anche bene, visto che il movimento non è riuscito a mantenere la sua unità di fronte a questo potere forcaiolo. Infatti ormai qualsiasi attacco il potere porti avanti il "movimento" è sempre più spesso pieno di distinguo, di presa di distanze, che non si vedono solo quando si parla di BR, ma che ormai si vedono sempre, anche quando si parla di Jimmi o di altri compagni colpiti dalla repressione.
Non è solo un problema di paura di essere criminalizzato a tua volta, il che sarebbe ugualmente grave, ma è anche, e questo è peggio, la deriva istituzionale di buona parte del movimento, perlomeno del movimento ufficiale.
Perchè quest'attacco repressivo non è solo opera del governo Berlusconi, ma di tutto "l'arco costituzionale". C'è anche l'ulivo a reclamare la criminalizzazione dei "violenti", e quando si parla di ulivo si parla di tutte quelle componenti che all'ulivo (o a qualche sua propaggine) strizzano l'occhio.
E allora si capisce perchè la magnifica risposta di Cosenza di appena un anno fa non si è ripetuta. Non si è ripetuta non solo per rispondere agli attacchi repressivi di altre inchieste, non si è ripetuta nemmeno per rispondere all'attacco contro il Sud Ribelle, che invece solo un anno fa aveva mobilitato ampi settori di opinione pubblica.
E' ora che su queste cose si faccia una seria riflessione, per capire se esiste un movimento e quali sono i parametri, che lo caratterizzano. Anche per capire se questo movimento è in grado di reggere l'attacco forsennato che il potere vuole sferrargli contro.

L'Avamposto degli Incompatibili