Dal Farmaco al diritto dell’altro

Bologna 15 aprile 2004

Introduce Carlo Marchetti

Ho iniziato ad occuparmi della questione psichiatrica quando ero ancora studente di psicologia e ho trovato, incontrato il lavoro e la pratica del dott. G:Antonucci, che molti qui già conoscono, con l’approccio no-psichiatrico alla sofferenza psicologica.

Devo subito dire che la psicologia accademica è un’ancella della psichiatria. Con questo voglio dire che nell’università non si studia ancora la psicologia, si certo studiamo la storia della psicologia, gli esperimenti in laboratorio, i test e le loro analisi.. ma nessuna di queste materie si occupa della sofferenza psicologica di uomini e donne e del loro diritto ad una vita dignitosa.

Ci insegnano che la persona adattata è una persona sana, con intelligenza media cioè che ha dovuto rinunciare alla propria personalità per diventare più o meno la persona che crede di essere tenuta ad essere.

Ne consegue che il marchio di malattia mentale è giustificato se lo consideriamo dal punto di vista dell’efficienza sociale.

Se la struttura di una determinata società fosse tale da offrire la massima possibilità di felicità individuale, allora non ci sarebbe conflitto.

Se consideriamo invece, il problema psicologico delle persone, dal punto di vista dei valori concernenti lo scopo dell’esistenza individuale, la persona adattata è colui che si è arreso completamente nella battaglia per il proprio io, per la possibilità di una vita autentica.

Seguendo l’ideologia, la cultura psichiatrica, la creatività viene ad essere ad uno stesso tempo ricercata, promossa, come ad esempio negli obiettivi di progetti psicologici, ma viene anche identificata come causa di presunta malattia.

Mentre le questioni psicologiche riguardano le relazioni tra gli uomini e quindi conflitti e contraddizioni umane, gli strumenti della medicina, penso a psicofarmaci, elettroshock, lobotomia, non sono solo dannosi, disabilitando le normali funzioni cerebrali, ma risultano inefficaci per la risoluzione dei conflitti tra persone e istituzioni della società.

L’adhd è solo l’ultima delle invenzioni psichiatriche.

E’ bene ricordare che la definizione di una nuova malattia nel DSM (il testo di riferimento degli psichiatri, il loro manuale) si basa sul parere di esperti che votano: un sistema democratico, certo, che nulla a che vedere con la scienza.

Questa nuova malattia dell’infanzia inventata negli anni 80 dagli psichiatri, consiste nel fatto che i “bambini malati” sono distratti, disattenti, e molto, troppo vivaci.

La scientificità di criteri come “spesso”, “frequentemente”, “troppo” deve essere nota da tempo in psichiatria.

Lo scopo è unicamente quello di vendere le proprie prestazioni e specialmente un farmaco e mettere sotto terapia psicofarmacologica decine di migliaia di pazienti in tenerissima età.

Nelle “Linee guida” dell’ADHD la definizione della malattia è giustificata quale disturbo dei nuclei della base su evidenze neuro-radiologiche. E’ come dire che se io sono felice dopo aver passato una serata con amici, o triste per il lutto di un mio caro, la reazione meccanica del mio cervello non deve presentare variazioni.Questa è una buscherata, poi gli specialisti mi drogano con la chimica, così se i nuclei funzionano poco poi funzionano anche meno.

Da quello che sappiamo dalla neurologia appena una sostanza estranea entra in contatto con il cervello, i suoi effetti tossici si manifestano subito anche come effetti psicoattivi. A causa del fatto che il cervello è altamente integrato, non è possibile disabilitare in maniera circoscritta alcune funzioni cerebrali senza danneggiarne varie altre.

La cultura psichiatrica, il positivismo ci vorrebbe tutti organisticamente uguali, come i meccanismi degli orologi, e conformi alla norma. E trova terreno nell’applicazione dei test. I test hanno l’obiettivo di sondare la personalità dell’individuo, ma il risultato è un individuo parcellizzato, in performance stereotipate. I test psicologici non hanno valore di verità, forse di gioco, di passatempo, per i rotocalchi.

A Forlì i bambini tra i tre e i cinque anni vengono diagnosticati malati della disattenzione con i test somministrati dalla dott. Paolesse.

Si contraddicono ogni volta che fanno qualcosa, ma non si contraddicono sul fatto che la loro attività è criminale.

Freud afferma esplicitamente che nella ricerca psicologica aveva smesso di fare il medico e aveva iniziato a fare il biografo, cioè ad occuparsi di storie, perché la vita psicologica di una persona, che comporti sofferenza o che sia gioiosa, è legata alla storia della persona. Freud cominciò ad occuparsi di persone con disagi dipendenti dall’insoddisfazione di non fare la vita che desideravano. Il fatto che ci si avvicini ad una persona cercando di comunicare con lei, senza considerarla come qualcuno con cui non ci si può relazionare, è già un cambiamento culturale per ciascuno di noi, in qualsiasi posizione si trovi. L’altro giorno una signora ricoverata all’ex Roncati, qui a Bologna, ora villa Olimpia, mi raccontava che lì vive un uomo, un paziente che viene legato per molte ore al giorno perché se libero disturba gli altri ospiti. Anche lei è ricoverata nello stesso reparto, perché è da sola e ha paura di vivere in modo isolato. Ma era indignata e spaventata a vivere in una clinica dove le persone passano la maggior parte del tempo legate a letto.

Io ho lavorato nei reparti dell’ospedale psichiatrico di Imola, con il dott. Antonucci dal 1993. L’obiettivo di quel lavoro era la possibilità di vita interiore per i pazienti psichiatrici provati da una storia di incomprensione delle loro qualità e di arbitraria limitazione dei loro diritti e della loro libertà. Dopo questa esperienza era chiara la necessità di considerare le persone con rispetto per il loro pensiero e con la loro possibilità di appassionarsi, di emozionarsi.

Oggi lavoro a Bologna continuo a dare sostegno e consulenze a chi vuole disintossicarsi dagli psicofarmaci e dalla cultura psichiatrica. Al lavoro, per questi motivi, mi trovo intorno a persone che hanno i loro problemi in rapporto alla società prima di essere psichiatrizzate, e dopo naturalmente hanno i loro problemi perché psichiatrizzate. I problemi si risolvono con la critica, il ragionamento,il dialogo.

Noi siamo animali simbolici ci esprimiamo per metafore, e questi che dicono che sono deliranti, si esprimono per metafore, ma le metafore si riferiscono ai loro problemi, basta sapere ascoltare, parlare e discutere. Io non ho conosciuto nessuno né fuori dalla psichiatria, né dentro che dicesse delle cose che non avevano significato. Il significato non è sempre così immediato, non si parla come i presentatori della televisione, per fortuna, si parla anche in modo più complicato perché siamo ricchi di creatività.

Il problema è che lo psichiatra non interviene per una malattia, lo psichiatra interviene perché c’è uno, ad esempio, che dice che crede di vedere i Vampiri, ma uno che dice di vedere i vampiri non è portatore di malattia, sta dicendo una cosa probabilmente ritenuta dalla maggior parte delle persone un assurdo. Ma chi dice di credere ai vampiri è uno che esprime un pensiero che può essere giusto o sbagliato, ma è un pensiero. Lo psichiatra interviene solo per pensieri e comportamenti che sono o sembrano diversi per cui non c’è bisogno di interpellare né la medicina né la scienza, ma c’è bisogno di occuparsi di questo problema tra individuo e la società ed occuparsi di quali sono i termini del diritto e della libertà. Ed io di questo mi occupo. Una società è fatta di determinate leggi, la violazione di queste leggi è reato e di questo si occupa la magistratura, se invece non c’è violazione di leggi ma c’è un comportamento o un pensiero non consueto in quella società interviene lo psichiatra. Nel mio lavoro incontro molte persone deboli, cioè socialmente deboli, stigmatizzate. Persone a cui è stato depennato il diritto di pensare, di ragionare, come l’episodio di villa olimpia che raccontavo prima.

La psichiatria e quindi i manicomi, non sono affatto nati per proteggere la salute di qualcuno.

Se si ripercorre la storia si vede che non  sono nati  per questo motivo. I manicomi nascono col sorgere della civiltà industriale nelle metropoli, perché tra le persone che affluiscono nelle metropoli alla ricerca del lavoro ci sono alcuni che riescono per le loro qualità e per la loro fortuna a trovare una posizione e altri che non la trovano. I regnanti  di queste metropoli dicevano che bisogna trovare un luogo dove mettere i poveri che non hanno collocazione. Basta leggere Foucoult, come sapete, per sapere come è nato il manicomio. Il manicomio è nato come ospizio dove si mettono le persone che non sono socialmente inserite. Non è nato come luogo dove occuparsi della salute.

Per conservare l’integrità nostra, adulti e bambini ci sono due cose da fare: ascoltare e parlare.

Né farmaci, né uso della forza, né persuasione.

Per dialogare non basta parlarsi, scambiarsi delle parole. Il dialogo non può avvenire se non fra individui che si riconoscono come persone. L’etica del dialogo si contrappone all’etica della potenza.

Anche il Progetto Prisma, il progetto che prevede la cura con psicofarmaci in bambini vivaci, impulsivi, vivi e distratti non si occupa della salute dei nostri bambini ma serve per l’individuazione precoce di una situazione problematica, dove per situazione problematica si intende la difficoltà nell’inserimento professionale e sociale del futuro adulto.

Si capisce, tutti possono capire, che la categoria di abilità o meno nell’inserimento nel mondo del lavoro non è categoria medica, ma risponde alle esigenze descritte da Foucoult.

Le persone diagnosticate dal pregiudizio di questa pseudo-scienza risultano diverse. Ma diverse da chi? Tutti siamo psicologicamente diversi. Ai bambini che si distraggono in classe, perché troppo intelligenti e si annoiano, o semplicemente perché hanno un naturale bisogno di muoversi, a queste persone viene somministrato il farmaco, descritto come “pillola dell’obbedienza”, vengono poi inscritti in un registro ministeriale, e non sono più considerate persone a tutti gli effetti.

Allora io dico che gli psichiatri vogliono persone conformiste e sottomesse. E gli psichiatri che non riescono a capire persone non sottomesse, prescrivono loro i farmaci. Le umiliazioni e gli effetti traumatici di tali trattamenti forzati possono essere molto pesanti, rendere difficile il ristabilirsi.

Questo processo, come tutti possono capire non risparmierà i bambini trattati con psicofarmaci. E inoltre da tutto ciò che sappiamo sull’effetto di simili misure, cioè le droghe o le pillole, possiamo concludere con certezza che le conseguenze sulla formazione del carattere devono essere disastrose. I trattamenti psichiatrici esplicano i loro effetti danneggiando le più alte funzioni umane, inclusa la reattività emozionale, la sensibilità sociale, l’auto-coscienza, la capacità di auto-comprensione, l’autonomia, l’autodeterminazione.

E visto che il Ritalin è anche chiamato la pillola dell’obbedienza a questo proposito Don Milani diceva che obbedire non è più una virtù. La storia ci insegna che obbedire non è mai stata una virtù.

A questo proposito c’è la storia recente importante per la tragedia della deportazione-distruzione di 6 milioni circa di ebrei. Eichman ha provveduto all’amministrazione del trasporto di questi uomini. Questo efficiente burocrate ha amministrato la fine dettagliata di questi uomini. Ha anche dichiarato di non essere antisemita, di non avercela con gli ebrei, però ha fatto questo lavoro. Gli psichiatri lo hanno diagnosticato sano di mente. Qui viene il nostro discorso. Eichman è il cittadino obbediente che esegue un ordine dello stato ed è sano di mente anche se amministra la morte di 6 milioni di persone.

Tutte le malattie mentali sono questo, nel senso che è l’identificazione di qualcosa che va contro corrente, il pensiero e il comportamento che non rientra nel pensiero e comportamento che viene accettato.  Il problema della salute è il problema del rispetto dell’integrità della persona e delle sue scelte.

Anche se si sente dire che i manicomi non ci sono più, non è assolutamente vero. Non è cambiato nulla da un punto di vista pratico. Si parla sempre della questione della psichiatria riferendosi al passato; bisogna invece, ricordare che è una questione sempre attuale. Come è attuale la produzione di psicofarmaci per i bambini.

Il movimento del bambino, la vivacità, l’indisciplina sono la sua salute. Si danno dei farmaci tossici per la sua muscolatura, tossici per il sistema nervoso, tossici per il fegato. Si interviene su una persona in piena salute, in piena crescita e in pieno sviluppo, per ridurle la salute. Il fatto che un bambino sia vivace non è una malattia, c’è da preoccuparsi se non lo fosse.

Non solo tutti i problemi che abbiamo vengono trasformati in un difetto del cervello, ma anche quelli che non abbiamo, come ad esempio i bambini che sono vivaci e non hanno problemi ma vengono classificati con la sindrome della disattenzione e per questo curati con il farmaco.

E’ necessario quindi, che i genitori e insegnanti diventino consapevoli delle eccezionali caratteristiche individuali e instaurino un rapporto basato su amore, rispetto, fiducia reciproca. Atteggiamenti rigidi, repressivi e biopsichiatrici possono provocare reazioni spiacevoli, imprevedibili e causare danni psicologici.

Chiediamo quindi un impegno in difesa dei diritti e libertà dei bambini e degli adolescenti, perché non venga messa a repentaglio la loro vita e la loro crescita, perché vengano ascoltati e non vengano repressi i loro bisogni e la loro personalità.

Vi ringrazio