GRAVE ATTACCO AL NETWORK ANTAGONISTA PIEMONTESE

Venerdì 3 maggio, a partire dalle 6 del mattino, gli agenti della digos
torinese, hanno notificato a 13 compagni del Network antagonista Piemontese,
denunce e provvedimenti giudiziari in merito alla manifestazione
antifascista del 22 febbraio 2002 contro il convegno di Forza Nuova. Oltre
alle denunce per lesioni, resistenza, e violenza a pubblico ufficiale,
danneggiamento aggravato, porto d'arma im proprio e altro ancora, ci è stato
sequestrato il furgone che abitualmente utilizziamo per le iniziative a
Torino. Ad accrescere quest'ondata repressiva si aggiungono i provvedimenti
cautelativi che i PM Laudi e Dodero, noti magistrati torinesi sempre al
soldo dei governi di turno e sempre alla ricerca di notorietà, hanno
applicato per 9 compagni con effetto immediato. Con la motivazione della
pericolosità sociale, per 4 compagni è richiesto una nuova forma di confino,
come per gli antifascisti nel ventennio, durante le manifestazioni pubblica,
qualunque esse siano, devono essere reperibili a casa e naturalmente hanno
il divieto assoluto di parteciparvi, oltre che non possono lasciare in quell
'occasione e sempre fino a data da destinarsi il comune di residenza. Per
gli altri 5 viene imposta, per 3 volte a settimana la firma presso le
caserme dei carabinieri. Per questa città, questi provvedimenti sono una
novità e rappresentano un precedente gravissimo per l'intero movimento
antagonista italiano. La questura di Torino ha voluto attuare dopo 5 mesi di
lotte sociali, un attacco a chi si espone di più nella città, una città che
da gennaio ad oggi a visto crescere e sedimentare un blocco sociale che ha
dato vita a mobilitazioni efficaci e consistenti dal 29 gennaio, alla
manifestazione contro forza nuova, alle iniziative sulla Palestina, allo
sciopero generale fino al primo maggio, costruendo e radicando protagonismo
sociale, partecipazione, conflitto. Per questo sembra troppo semplice andare
a colpire i "soliti noti", il solito centro sociale, chi "ha comportamenti
antisociali", rispolverando provvedimenti cautelativi che da un lato
ricordano il confino fascista e dall'altro le norme antiviolenza applicate
negli stadi.
Se da un lato viene fuori un po' di verità sui fatti di Napoli, dall'altro
si cerca di colpire chi alla luce del sole alimenta la contraddizione
sociale, individuando nei soliti compagni l'elemento su cui applicare i
diktat dei vari Fini, Bossi e Castelli.
Non possiamo accettare che l'antagonismo sociale venga trasformato in fogli
della magistratura, né tantomeno possiamo accettare che provvedimenti del
genere limitano le nostre attività. Non abbiamo nè vittimismi né pietismi da
fare, e rilanciamo l.'iniziativa, domani lunedì con una conferenza stampa in
via Po 16 alle 17

Network antagonista piemontese
Csoa Askatasuna