REMEMBER 270 BIS?

E così il PM Fiordalisi ha scelto di rilanciare: altre migliaia di pagine, contenenti nuovo "materiale probatorio" sono state presentate all'ultimo momento, in occasione della discussione in sede di nuovo Tribunale del Riesame di Catanzaro.
Naturalmente non conosciamo ancora il contenuto di tutti i nuovi faldoni (pare 6) presentati dal PM; per ora si sa solo di alcuni contenuti di foto e altro materiale di intercettazioni e di materiale informatico.
Per cui di questo parleremo meglio quando leggeremo tutto quel malloppo.
Ora ci vogliamo soffermare sul lato politico della faccenda, vogliamo insomma provare a fare il punto sul processo, non sul lato tecnico, compito non nostro, ma da un punto di vista politico.
Molti, visti i contenuti del materiale prodotto da Fiordalisi, dopo la sentenza del primo Tribunale del Riesame, si sono "tranquillizzati", hanno cioè cominciato a dare per sconfitto il tentativo della procura di Cosenza di criminalizzazione dell'intero movimento meridionale, e in nuce del movimento tutto.
Hanno quasi pensato che la magistratura "fosse rinsavita", lasciando perdere processi basati sul nulla probatorio, per dedicarsi completamente alle indagini "serie", basate sui fatti, quelle insomma contro "i cattivi".
E proprio partendo da questo assunto, nonchè accecati dal bagliore giustizial-girotondista, molti settori del movimento hanno cominciato prima col prendere le distanze da compagni giudicati "cattivi" arrestati dai giudici genovesi, che invece erano mitizzati come magistrati seri, perchè arrestavano per "reati specifici", sorvolando su alcuni fatti importanti e significativi: sul fatto per esempio che erano gli stessi giudici, che avevano archiviato il caso Placanica, e sorvolando anche sul fatto che fra i reati "specifici" contestati a quei compagni, c'era anche "il reato" di compartecipazione psichica alla violenza.
Da allora questo accecamento giustizialista ha portato vasti settori di movimento ad accreditare sempre di più il ruolo della magistratura, vista ormai come vero baluardo antiberlusconiano.
E bisogna dire che la magistratura ne ha approfittato largamente, visto che dai nostri arresti in poi non c'è stato un mese senza un'indagine contro quegli spezzoni di movimento, che, nonostante tutto, avevano rifiutato di adeguarsi a questo clima normalizzatore. E, infatti, dopo gli arresti di Genova abbiamo visto le foto dei compagni dei COBAS pubblicate su alcuni quotidiani in una specie di "Chi l'ha visto?" giudiziario, poi abbiamo avuto tutte le perle della Procura di Roma, che cercava di coinvolgere diversi compagni nelle inchieste D'Antona, infine alle infinite indagini della Procura di Bologna, culminate proprio in questi giorni nelle perquisizioni in molte città italiane. Senza scordarsi le inchieste di Napoli, con gli arresti parigini, e le indagini fiorentine sui presunti terzo e quarto uomo delle BR, anche queste culminate nelle ulteriori puntate del "Chi l'ha visto?".
Naturalmente su tutte queste inchieste il movimento, ormai folgorato sulla strada morettian-cofferatiana, non ha detto una parola, e questo fatto ha permesso ai sinistri ex di governo di ritornare sulle posizioni giustizialiste, in cui sono specialisti, e che avevano per un attimo abbandonato sull'onda dello sdegno popolare suscitato dai nostri arresti.
Tutto in ordine quindi, per chi all'interno del movimento era stato sempre teorico della divisione tra "buoni e cattivi".
Sembravano dire questi signori: visto? I compagni di Cosenza, anche grazie a noi, che li abbiamo inseriti fra i buoni, sono liberi e tranquilli, gli altri, i cattivi, sono dentro e non possono più molestare il movimento, "il nostro movimento".
E invece anche questa aberrante posizione del "movimento partiticizzato" è stata umiliata dai fatti. Infatti non solo il Fiordalisi continua la persecuzione nei confronti di noi definiti a novembre Buoni, ma grazie anche al riconoscimento dato da questi personaggi ai magistrati, si è notevolmente affievolita la risposta popolare e, naturalmente, anche quella del movimento a questo processo. Non si tratta solo del fatto che al presidio c'erano soltanto qualche centinaio di compagni, soprattutto meridionali, si tratta anche del fatto, che le dichiarazioni, gli appelli, lo schierarsi erano tutte prerogative parziali, di gruppi, forze sociali, singole individualità. Non c'è stata nessuna presa di posizione unitaria da parte del movimento, che pure in questi giorni dovrebbe essere impegnato per Genova, e cioè per quei fatti da cui scaturiscono tutte le indagini di questi mesi, compresa la nostra.
Sia chiaro, non stiamo facendo un piagnisteo per essere stati abbandonati: in fondo un pò ce lo aspettavamo, per lo meno noi.
Si sa che quando nasce un movimento di cantonieri, la presa di distanze, o perlomeno quella specie di "noia" diventa pervasiva, nasce rispetto a qualcuno, finchè non diventa la norma. Nessun piagnisteo quindi, vogliamo solo lanciare, anzi rilanciare un allarme.
Ricordate qualche anno fa, addirittura prima di Genova, quando lanciammo l'allarme 270 bis?
Bene, purtroppo avevamo ragione, e purtroppo non fummo ascoltati. Adesso bisogna rilanciarlo quell'allarme, ed a questo scopo rimanderemo in giro, sperando che questa volta non cada ancora nel vuoto, l'articolo di un compagno avvocato, che per primo lanciò l'allarme.
Bene, se andate a spulciarvi tutte le inchieste succedutesi dalla pubblicazione di quell'articolo, vedrete che tutte, o quasi, hanno un unico comun denominatore, l'articolo 270 bis.
Perchè in questo attacco repressivo, condotto non per stroncare azioni criminali, ma per debellare un'opposizione reale a questo sistema capitalista, non funzionerebbero altri articoli del codice, peraltro fascista, ci vuole un tipo di aricolo del codice penale come quello, visto che si tratta di un articolo congegnato in modo da non avere grandi possibilità di difesa. Se ti accusano di aver ammazzato qualcuno, intanto lo debbono provare, poi in finale potresti addirittura avere un alibi, quindi il processo non reggerebbe. Ma di fronte a quelli che si possono definire reati associativi il discorso cambia, ed infatti sono questi tipi di reati, che stanno utilizzando.
Bisogna che il movimento si dia una mossa. Non si tratta ormai più di andare a caccia di solidarietà, che magari, a volte, possono pure darti tutti, compresi quelli, che in finale in galera ti vorrebbero pure, però pare brutto dirlo, a volte; ormai bisogna affrontare questi temi, tutti insieme. Non sono reati adatti solo per alcuni, più o meno "cattivi", sono i reati per gli anni 2000.
Bisogna discuterne e rilanciare la lotta contro il codice Rocco e le leggi emergenziali.
Non si tratta di essere autoreferenziali, di condurre cioè una lotta per noi stessi.
Le leggi emergenziali ormai riguardano tutti, noi, i migranti, la cosiddetta "microcriminalità".
Non storciamo il naso. Quando parliamo di microcriminalità non parliamo di delinquenti abituali, anche se dovremmo occuparcene anche in quel caso. In questa fase di instabilità, di precarietà più che diffusa ormai imperante, non esiste più una linea di confine netta fra proletariato e microcriminalità.
Non è un caso che le leggi d'emergenza per questa "categoria" siano state messe in atto (sull'onda della campagna forcaiola messa in atto dal governo con la complicità dei bottegai padani) proprio in questa fase in cui le precarizzazioni del mondo del lavoro e del mondo sociale diventano le normalità.
Bisogna sporcarsi le mani ed entrare in contatto con questo mondo sociale in libertà provvisoria. In finale è di questo che hanno paura: non hanno paura delle lotte contro gli OGM o quelle indistinte come un improbabile WTO.
Hanno paura che si possano saldare lotte anticapitaliste con ribellioni proletarie spontanee, hanno insomma paura che nuove situazioni "argentine" possano scoperchiare questo mondo capitalista, e che magari, stavolta, gli antagonisti, i rivoluzionari, riescano a trovare il bandolo della matassa, a creare organizzazione sociale, a denudare il re, insomma.
E per questo infatti che ormai il problema della sicurezza e quindi della guerra (repressione) preventiva è diventato il nodo centrale, la risposta anticipata di sua maestà.
Invitiamo tutti i compagni a cominciare ad affrontare questi temi, a cercare risposte, che per ora non ci sono, e che nessuno si può inventare a priori. E invitiamo tutte le realtà individuali e organizzate a cominciare a studiare le risposte vere, di massa, sociali, da dare a questo sistema della repressione e delle carceri, sempre più di massima sicurezza.

L'Avamposto degli Incompatibili