SABATO 10 LUGLIO TUTTI A LIVORNO

MARCELLO LONZI

UN GIOVANE LIVORNESE COLPITO A MORTE DALLO STATO

PER NON DIMENTICARLO...

Marcello Lonzi è stato ucciso l'11 luglio del 2003. L'amministrazione penitenziaria dice che è morto d'infarto. In carcere non c'era mai stato, doveva scontare poco più di quattro mesi in quanto la giustizia lo condannò per tentato furto. Marcellino, conosciuto in tutta Livorno, aveva 29 anni quando è stato ammazzato dai secondini. Tutti i detenuti della 6° sezione del carcere sono a conoscenza di questo fatto mentre l'autopsia eseguita dal medico legale Bassi Luciani ha stabilito clamorosamente che le cause della morte sono state naturali e dovute ad un infarto.
Tanto per iniziare: perché i familiari sono stati avvertiti dodici ore dopo la morte? E perché lo hanno tenuto tanto tempo all'interno del carcere?
Perché se è morto d’infarto hanno spostato il corpo nel corridoio?

Le foto dell'autopsia smentiscono le menzogne del medico legale Bassi e in maniera oggettiva mostrano un corpo che ha perso molto sangue ed ha subito diversi colpi riportando ecchimosi sulla schiena, ferite sul volto, sulla testa e in particolare una profonda fino all’osso: le guardie gli potrebbero aver sbattuto la testa sull'inferriata. Si vedono il sangue sul pavimento, nonostante le pulizie del penitenziario per occultare la verità.
Chi le ha provocate?

Coloro che difendono il potere e la tortura hanno avuto il coraggio di dire che sono state causate dalla caduta di Marcello contro le grate della cella al momento dell'infarto. Aguzzini!

I signori medici, complici degli assassini, hanno prelevato alcuni organi vitali e dei tessuti per sottoporli ad esami tossicologici, esami che dovevano essere eseguiti nell'arco di sei mesi perché poi i frammenti non sarebbero più stati buoni, ma che non sono mai stati eseguiti; questi organi si trovano ancora a medicina legale a Pisa. Allora perché sono stati prelevati?

L’autopsia è stata eseguita senza avvertire nessuno dei familiari per evitare la nomina di un consulente di parte.
Il signor Bassi è lo stesso medico che nel mese di settembre dell'anno scorso verbalizzò l'ennesima “morte d'infarto” per coprire la verità su di un trentenne, detenuto e morto nel carcere di Pisa perché portato al soffocamento, rinchiuso in isolamento e senza nebulizzatore; dopo una crisi asmatica e cinque ore di agonia, ad aprirgli la cella sono stati gli stessi che lo hanno ammazzato!

La madre di Marcello, Maria Ciuffi, non ha mai creduto alla versione “ufficiale” delle istituzioni stilata su suo figlio; due giorni dopo il decesso ha visto il corpo che perdeva ancora sangue e sporcava la camicia come se ci fosse una emorragia interna.
La denuncia querela della madre scattò subito contro i secondini della 6° sezione che si trovavano in servizio dalla mattina fino all’ora della morte.
Un detenuto ha detto che dopo il pestaggio i soccorsi sono arrivati in ritardo. L'omissione di soccorso è visibile anche dagli orari sui verbali della pubblica assistenza, che sono stati manomessi e corretti più volte.
Le foto confermano il pestaggio e danno un'altra versione dei fatti rispetto a quella del dottor Bassi, tanto che, dopo alcuni dubbi di Maria, ripetutamente evidenziati sulla stampa tramite delle dichiarazioni, la procura di Livorno non ha potuto fare a meno di aprire un indagine contro ignoti, con il reato d'omicidio e mancato soccorso. Indagine conclusa pochi giorni fa dal sostituto procuratore Pennisi che inizialmente ha preso tempo, ha negato i confronti e gli interrogatori ed infine il 2 luglio ha iniziato la procedura d'archiviazione per “suicidio o morte accidentale”.

Se leggiamo gli articoli che sono usciti su questo argomento, possiamo notare che i giornalisti hanno trattato questa vicenda con le mani di velluto, come se la verità scoperta grazie all'impegno della madre fosse un'opinione tutta sua. Eppure è risaputo che molte persone detenute vengono torturate e uccise per mano dei secondini e il carcere è una struttura di morte e annientamento delle persone.
Nelle ultime settimane abbiamo assistito proprio a questo. Tre detenuti ammazzati nel carcere di “Sollicciano”, una persona morta nel lager “Le Sughere” e, secondo quello che viene riportato da “Il Tirreno”, questo detenuto si sarebbe impiccato con una cintola, quando le cintole e le stringhe vengono tutte ritirate al momento del sequestro nel carcere e riconsegnate all'uscita.

La mancanza di libertà propria dell'attuale società democratica e estremizzata con la tortura all'intero di carcere, con la privazione
dell'intimità e con la tremenda sensazione di essere alla mercè di gente senza scrupoli, un domani potrebbe essere solo un brutto sogno.
Nessuno di noi decide le regole di questa società, secondo quale logica assurda dovremmo continuare a rispettare la legge, cioè il volere degli oppressori?
La solidarietà allora va a tutti/e coloro che subiscono la repressione dello Stato e che sono rinchiusi e isolati nelle galere.
Su questo foglio non troverete alcune parole che legittimano queste strutture di morte, ma una ferma condanna verso chi le mantiene in piedi, tanto meno
troverete riferimenti a diritti o a porcherie proprie del linguaggio giuridico che illudono le persone e proteggono il potere. Solo con percorsi diversi da quelli affini alla legge e lontani dagli schieramenti verticali delle istituzioni, possiamo illuminare un sentiero chiaro e visibile dal
basso, associandosi tra i senza potere, per abbattere la prigionia voluta da quella casta di mostri che vuole continuamente comandare, sfruttare e dichiarare guerra ai popoli, avvelenare la natura e distruggere la vita degli
esseri viventi.




Pierpaolo D'Andria, direttore del carcere: “il decesso è avvenuto alle 19,40,
Lonzi era in cella con un altro detenuto che in quel momento dormiva. Ma si è
svegliato e l'ha visto per terra. Ha chiesto aiuto ed i soccorsi sono
scattati subito. E' intervenuto il nostro medico che ha iniziato le pratiche
di rianimazione.”



INTERVISTA-TESTIMONIANZA DI UNA PERSONA DETENUTA AL CARCERE “LE SUGHERE” DI
LIVORNO.



Domanda – Quanto tempo sei stato nel carcere di Livorno?

Risposta – Attualmente un mese e mezzo, in totale cinque anni.

D – Ci vuoi raccontare qual è la realtà nelle celle di questo carcere?

R – La realtà della cella è invivibile… le celle sono di tre metri e dentro
ognuna ci sono 4 o 5 detenuti, non si resiste…

D – C’è anche un bagno?

R – Si, c’è, ma è impossibile entrarci perché è sporco.

D – Quindi c’è anche un problema di sporcizia…

R – Si.

D – Cosa fate all’interno di queste celle così piccole?

R – Niente… ognuno sta nel suo letto, si addormenta o guarda la tv. Sennò c’è
l’ ”ora d’aria” o una saletta dove andiamo a giocare a carte. Basta.

D – Una delle realtà che più ci ha colpiti, anche alla luce del caso di
Marcello Lonzi, è il regime di disciplina all’interno del carcere livornese…

R – Si…

D – Qual è l’atteggiamento delle guardie nei confronti dei detenuti?

R – La Polizia penitenziaria a Livorno comanda troppo, fa ai detenuti quello
che vuole. Se qualcuno chiede qualcosa alle guardie, come ad esempio una
“spesa anticipata” o dei fogli per compilare le “domandine”, assumono un
atteggiamento alterato e, a seconda di come gli viene risposto, il detenuto
viene immobilizzato con le braccia rigirate dietro la schiena, portato giù
all’isolamento, e qui isolato, o pestato, o rinchiuso nella “cella liscia”.

D – La Polizia penitenziaria ha quindi un atteggiamento molto duro nei
confronti dei detenuti?

R – Si, nei confronti dei detenuti si.

D – Tu sei stato nella cella d’isolamento delle “Sughere”?

R – Si, sono stato nella “cella liscia”.

D – E cosa è successo?

R – Mi hanno preso perché, giunto da un altro carcere, avevo chiesto una
“spesa anticipata”. Sono venuti a muso duro davanti alla cella e mi hanno
detto: “Se non stai zitto ti si prende e ti si attacca al muro”. Siccome io
non sono una persona che si zittisce così, gli ho risposto a tono e così sono
tornati in 5, mi hanno preso e portato giù alla “cella liscia”, spogliato in
mutande, e tenuto così per 4 giorni, con solo il materasso.

D – Quindi tu sei stato tutti questi giorni nudo, in mutande, in una cella
liscia che non ha nulla, solo il materasso?

R – Si, solamente con un materasso in terra.

D – Cosa hai provato?

R – Ci si sente proprio a terra. Olteretutto viene chiuso sia il cancello,
sia il blindato, e non puoi chiamare neanche le guardie, perché se le chiami
entrano dentro e ti riempiono di botte. Non puoi fare nulla, questo te lo
dicono appena entri con minacce dirette, non puoi aprire nemmeno la bocca.

D – Sei stato picchiato durante l’isolamento?

R – Io si.

D – Vuoi raccontarci cos’è successo?

R – Nella “cella liscia” mi hanno picchiato ed io ho risposto, così sono
venuti in 6 o 7 e non ho più potuto far nulla, mi hanno spaccato la faccia.
Quando ti picchiano puoi pure rispondere, ma al massimo puoi colpirne uno,
spintonarne un altro e poi sei finito, ti accerchiano e ti seppelliscono di
cazzotti e pedate, fino ad ammazzarti. Io mi sono rivoltato e gliel’ho detto:
tanto vi prendo fuori quando siete “in borghese”.

D – Sei stato picchiato a mani nude?

R – Loro avevano i guanti, guanti e scarponi con la punta in ferro che fa
molto male.

D – Cosa si prova quando sei in isolamento e ti entrano 6 guardie dentro per
picchiarti?

R – Uno se ne accorge subito, perché quando vengono a picchiarti chiudono i
cancelli dietro e intorno a sé, cancelli e blindati. Se il tuo rimane aperto,
stai tranquillo che prima o poi arrivano 6 o 7 guardie a picchiarti. A quel
punto cosa fai, ti metti in un angolo, o in fondo alla parete, e sai già a
cosa andrai incontro. Io mi metto in fondo, in un angolo, e se ne prendo uno
bene, sennò me le piglio tutte io.

D – Ci sono altre persone nel carcere di Livorno che hanno subito lo stesso
trattamento?

R – Si, ne ho viste, portate via e anche picchiate nel corridoio. Ho visto
detenuti prenderne da 4 o 5 guardie, anche davanti a tutti.

D – Hai visto rientrare qualcuno dalla cella d’isolamento?

R – Si, avevano la faccia rotta, gli mancavano i denti.

D – Ultimamente c’è un incremento della violenza nei confronti delle persone
detenute o no?

R – Si, c’è un incremento. Forse dipende dal fatto che ci sono troppi
detenuti o perché il carcere cade a pezzi, le sezioni cadono a pezzi, in una
cella dormono in 6 o 7, mentre prima ci dormivano in 2. Aumentano i detenuti
e aumentano i pestaggi.



Questa è una testimonianza sulla realtà del carcere di Livorno, dove è morto
Marcello Lonzi, di 29 anni, morto dopo essere stato messo in isolamento.
Marcello è morto in una realtà di violenza quotidiana, di violenza come
abitudine e prassi.






anarchici e anarchiche

via del cuore 1 PISA





7 LUGLIO 2004