ARIECCOCCI

Il 7 maggio, dopodomani, la 1^ sezione penale della Corte di Cassazione deciderà in merito al ricorso presentato dal PM Fiordalisi avverso il provvedimento di scarcerazione per i militanti di associazioni aderenti alla Rete Meridionale del Sud Ribelle, emesso dal Tribunale della Libertà di Catanzaro.
In effetti quel provvedimento non si limitava alla scarcerazione dei compagni, ma dava un pesante colpo di maglio all'inchiesta tutta, che aveva deciso oltre 20 arresti e 42 iscrizioni nel registro degli indagati, in base ad accuse per reati d'opinione e associativi.
Rispetto a quest'inchiesta c'era stata una forte risposta di tutto il movimento, culminata nella grande manifestazione di Cosenza, manifestazione che aveva lasciato ben sperare sulla capacità di mobilitazione del movimento contro la repressione montante del regime. Ma se per quegli arresti una risposta così forte era stata data, la mobilitazione del movimento era fortemente scemata quando altri arresti furono disposti dal PM di Genova. Sembrava quasi una presa di distanze da parte di alcuni settori del movimento, che pareva avallare una distinzione fra buoni e cattivi nel movimento stesso.
Infatti se tutto il movimento si era mobilitato per noi, imputati a Cosenza, accusati per "reati d'opinione", molti avevano evitato di reagire a quegli altri arresti, comminati per "reati specifici", come recitava il dispositivo dei magistrati genovesi. Il tutto mentre dallo stesso tribunale si disponeva l'archiviazione del caso Placanica.
Ma se si capisce benissimo il comportamento degli apparati di potere, meno bene si capisce il comportamento di alcuni settori del movimento, che in qualche modo avallava gli arresti genovesi e la criminalizzazione di spezzoni del movimento stesso, come se gli accadimenti di Piazza Alimonda fossero responsabilità non di chi aveva disposto un certo tipo di cariche con defender lanciati a folle velocità in mezzo al corteo, oltre alle manganellate contro inermi manifestanti con le braccia alzate, ma di chi quelle manganellate aveva subito, prima di decidere di resistere ai pestaggi indiscriminati.
Forse questi spezzoni di movimento pensavano, o meglio fingevano di illudersi, che, prendendo le distanze dai cattivi, potevano difendere il buon nome del movimento, e quindi aiutare la difesa dei "buoni".
Il PM Fiordalisi si incarica di schiarire le idee a questi cantonieri, che pretendono di avere la leadership del movimento, ricorrendo contro la scarcerazione dei compagni.
E, bisogna riconoscere, sceglie pure i tempi giusti. Infatti se contro gli arresti c'era stata una mobilitazione spontanea immediata, contro questo ricorso sembra che il movimento non voglia reagire, forse fidando nel fatto, che, trattandosi dei "buoni"...
Invece no! Se qualcuno pensa che l'inchiesta di Cosenza si trascini solamente per la "solerzia individuale" di un PM, e quindi destinata a finire in una bolla di sapone, sbaglia di grosso. Questa inchiesta è un capitolo di quella repressione preventiva, che il potere intende mettere in atto, per evitare una possibile simbiosi fra il movimento e quei settori di classe precarizzati ed emarginati, che diventeranno il nucleo centrale del proletariato futuro.
Pertanto anche questa inchiesta, oltre naturalmente alle altre disposte in tutta Italia, si lega a questa sorta di "guerra preventiva" di classe, in atto in tutto il mondo occidentale "esportatore di democrazia".
Non bisogna pertanto abbassare la guardia: bisogna dare la risposta più convinta e più convincente a questa guerra di classe, in qualsiasi modo essa si esplichi.
Pertanto invitiamo tutti i compagni a mobilitarsi mercoledì 7 Maggio partecipando al sit-in a Roma in Pza Cavour, per protestare contro quest'attacco al movimento, ma anche per protestare contro quella che si preannuncia come un'archiviazione-insabbiatura dell'inchiesta sui fatti di Pza Alimonda.
Questa mobilitazione non deve essere altro che un primo momento di lotta contro tutti gli attacchi al movimento, sia quelli per "reati d'opinione", sia quelli che il potere definisce "per reati specifici".

Vittoria e Huambo
indagati dal PM Fiordalisi nell'ambito dell'inchiesta
contro La Rete Meridionale del Sud Ribelle

L'Avamposto degli Incompatibili