"…sono un criminale, e lo nego apertamente

sono esattamente quale voi mi avete fatto.

La criminalità è roba vostra!

Essa è prodotta e riprodotta continuamente,

inevitabilmente, deliberatamente dalla società classista."

(Milano, S.Vittore 1971)

Più gli USA si avvicinano alla fase finale dell’attacco in Iraq, più l’orrore di questa guerra si fa incombente, con le numerose vittime che certamente ne conseguiranno, e più si ricercano i motivi della guerra dappertutto meno laddove essi vanno ricercati.

Per alcuni questa guerra è semplicemente per il petrolio, per altri la guerra viene condotta per distrarre l’elettorato americano da una delle più gravi crisi recessive dell’economia statunitense, per altri ancora il conflitto imminente è dovuto all’arroganza degli USA, che non sono disposti ad ascoltare il francesi, i russi, e i cinesi, che auspicano ulteriore tempo a disposizione agli ispettori dell’ONU. Tuttavia mentre la Francia favoleggia di pace in Iraq, partecipa con le sue truppe alla pulizia etnica in Costa d’Avorio, proprio come fecero con il genocidio in Ruanda, circa dieci anni fa. L’esercito russo è impegnato in un massacro di massa in Cecenia, mentre i cinesi continuano la loro feroce pulizia etnica in Tibet. In realtà ciò che loro temono è che la guerra rafforzerà la potenza statunitense (come del resto avverrà) e indebolirà i loro progetti di egemonia regionale.

Ciò che quindi muove USA ed Europa, è soltanto la necessità di puntellare un sistema di sfruttamento capitalista che appartiene ad entrambi, e che in questo momento storico in particolare, rischia seriamente il collasso. Tale crisi è dovuta paradossalmente all’abbondanza, e cioè alla sovrapproduzione di tale sistema. Così mentre la competizione dei mercati costringe il sistema ad una produttività sempre più alta, il suo stesso sviluppo espelle un numero sempre più grande di lavoratori dal processo produttivo globale.

In questo quadro, sono ormai numerosi a livello planetario i contesti e le situazioni dove proletari e sfruttati rivendicano i loro diritti e i loro bisogni, attraverso pratiche di lotta che rifuggono la trappola della concertazione e il "confronto" democratico con una controparte che non ha nessuna intenzione di fare nemmeno questo.

In particolare ciò avviene nei continenti e nei paesi dove le contraddizioni emergono in maniera più evidente: l’America Latina può servire da esempio. Ma senza andare tanto lontano è evidente ormai come, anche nelle ricche e opulente democrazie occidentali, da parte dei governanti di turno vengono quotidianamente messi in campo tutti gli strumenti di controllo necessari alla repressione sociale.

Se prediamo l’Italia, solo negli ultimi due anni, si è potuto assistere innegabilmente ad una notevole aumento dell’uso di tali mezzi di controllo fra i quali:

Tutto questo dimostra chiaramente come le lotte contro le ristrutturazioni, le mobilitazioni per il permesso di soggiorno, le rivolte nelle carceri, le occupazioni di case trovano davanti un muro prodotto da un processo di crisi che offre sempre meno spazi di mediazione.

Dunque, la generalizzazione delle azioni e la diffusione delle pratiche di lotta, sono il miglior mezzo per evitare che si isolino compagni e proletari in lotta.

Solidarietà ai compagni inquisiti.

Contro la dissociazione e il pacifismo.

Per l’abolizione dell’ art. 41 bis.

Per la rivendicazione di spazi pubblici a disposizione di tutti.

ASSEMBLEA

MERCOLEDI’ 19/03/03 ORE 17:00

AULA STUDENTI FACOLTA’ DI AGRARIA

VITERBO

COMITATO CITTADINO CONTRO IL CARCERE E LA REPRESSIONE SOCIALE

f.i.p. strada riello, 13/03/03