...carissime compagne e carissimi compagni
che mi siete più vicini, con questa lettera vi comunico che
dal giorno 12/03/2008 ho intrapreso lo sciopero del farmaco
"Trizivir", il medicinale che dovrebbe bloccare
l'aggravamento della mia malattia (HIV).
Ho iniziato questo
sciopero nel silenzio e nella solitudine.
Ho messo in atto questa
forma estrema di protesta contro il regime di tortura a cui sono
sottoposto da quattro anni.
Si rifiutano di trasferirmi ad un
centro clinico con il pretesto che le motivazioni del Ministero non
lo consente: sono sottoposto a regime EIV, dicono, in quanto
socialmente pericoloso perché fortemente indiziato di aderire
o far parte di associazioni sovversive come "anarco
insurrezionalismo".
Da questo mese e per la durata di due mesi avrei
dovuto iniziare una cura per epatite C Cronica di cui sono affetto,
la cura che dovrei fare è a base di INTERFERONE e dovrebbe
essere somministrata per 6 mesi.
L'Interferone è un farmaco
che provoca notevoli effetti collaterali e che richiede un
monitoraggio accurato del suo impatto sull'organismo che lo assume e
un controllo costante di alcuni valori, sopratutto del fegato;
anziché avere valore 200 al fegato potrei scendere a 70/60.
Se
dopo 6 mesi non si evidenziasse alcun miglioramento, dovrei
ricorrere, teoricamente, ad un trapianto del fegato per evitare di
andare in contro a cirrosi epatica tumorale; cosa che non può
essere effettuata, come mi ha detto l'infettologo, ad un paziente
affetto da HIV.
L'infettologo mi ha anche spiegato che la cura con
interferone dovrebbe essere somministrata o in un ospedale o sotto
costante controllo di un centro clinico adeguato, in quanto questo
medicinale causa, il più delle volte, reazioni pesanti
quali:febbre, calo di peso, esaurimento nervoso.
Io dovrei affrontare questa cura decisiva e pesante allo stesso tempo, invece, nel reparto EIV di Venezia, senza nessun supporto specialistico, senza apparecchiature e medici che sappiano affrontare con competenza e tempestività qualsiasi evenienza.
A QUESTO OPPONGO IL MIO RIFIUTO
So che questa forma di protesta porterà ad un aggravamento delle mie condizioni di salute, ma NON HO ALTRA ALTERNATIVA SE NON QUESTA FORMA DI LOTTA PER RIVENDICARE IL MIO DIRITTO AD ESSERE CURATO COME UN ESSERE UMANO
IO HO QUESTO DIRITTO PER DIO!!!!
Sostenetemi, compagni, in questa lotta, fate
circolare questa mia lettera su internet e sui mezzi di
informazione.
Alla scadenza di un mese vi darò mie notizie.
Un sincero abbraccio
Rosso Comunista Mauro
Mauro
Rossetti Busa
Del reparto EIV
"Venezia" del carcere di Poggioreale, Napoli 12/03/2008
L'INFELICITA' E' UNA CONDIZIONE COLLETTIVA
Come non sentirsi lacerare a leggere queste parole?
E come non
riconoscerci, noi che giorno dopo giorno subiamo nello spirito e
nella carne le ferite che il potere ci infligge, in queste parole?
Si, l'infelicità e una condizione collettiva.
Non fermiamoci alla propria infelicità individuale, occorre andare oltre per cercare il riscatto e la liberazione, occorre sentire che qualsiasi essere umano che soffre e patisce è, non un semplice fratello o compagno di sventura, ma parte di questo corpo collettivo lacerato ed offeso.
Questo dobbiamo farlo perché, nel caso specifico, il
compagno sta facendo una lotta estrema, una lotta che gli costerà
la vita, e quindi sta dando una grande lezione di coraggio: vuole in
questo atto estremo rivendicare la sua dignità di essere
umano.
Quanto di più e più e con più
determinazione dobbiamo lottare noi che non stiamo chiusi in una
galera a regime EIV, con un male che non conosce scampo.
Io mi riconosco nel dolore del compagno Busa, nel suo dolore vedo
il dolore di tutta l'umanità.
Lo so, compagni, a volte lo
strazio è tanto crudele che ci sentiamo impotenti e deboli di
fronte a questa ondata di patimento immane; la conta giornaliera dei
morti di lavoro, gli esseri umani ridotti solo a merce, donne bambini
straziati dalla guerra, dalla fame, dalla miseria in tutto il mondo;
e noi, in particolare, che lottiamo contro queste ignominie, con le
nostre vite destinate al ruolo di capri espiatori perché i
potenti facciano la dolce vita.
Si può vacillare, è comprensibile è umano per
noi che siamo umani, perché ciascuna individualità ha
il suo carico di sofferenze nel corpo e nello spirito.
Ma la
strada per trovare la forza di cambiare lo stato di cose presente è
solo una capire che
L'INFELICITA' E' UNA CONDIZIONE COLLETTIVA DA
CUI SOLO COLLETTIVAMENTE SI PUO' USCIRE.
Essere partecipi ad ogni forma di lotta e la sola condizione per
uscire dall'infelicità e per giungere alla liberazione.
La
lotta del compagno Busa è la nostra lotta, come sempre e
dovunque un compagno lotta, e perché la sua lotta non sia vana
ha bisogno del nostro sostegno e della nostra complice
partecipazione.
Mobilitiamoci perché gli sia permesso di curasi e stare il più a lungo insieme a noi, noi abbiamo bisogno di lui come lui ha bisogno di noi: è un rapporto paritario.
Il compagno Busa deve uscire dalla galera, il compagno Busa deve
avere tutte le cure l'amore e l'assistenza cui ha diritto.
Se lui
perde perdiamo tutti noi.
E questo non è tollerabile.
Ti abbraccio Mauro e ti saluto a pugno chiuso.
Vittoria
L'avamposto degli incompatibili