E CORREVA CORREVA CORREVA LA LOCOMOTIVA...

L'estate rovente di Trenitalia, almeno in Liguria, comincia presto. Già a
giugno, infatti, i numerosissimi e mai affrontati problemi relativi a
materiali rotabili, mezzi di trazione, linee, esplodono in tutta la loro
drammaticità. Sulla Genova - Torino ed in particolare sulla Genova - Milano
i treni accumulano ritardi quotidiani sempre più consistenti, partono dalle
stazioni di origine corsa in condizioni indecenti (sovraffollamento, scarsa
pulizia, composizioni ridotte, impianti di climatizzazione e di
illuminazione guasti, ecc.), i viaggiatori protestano sempre più
veementemente con il personale viaggiante.

Inizialmente i capitreno cercano di gestire la situazione - le "criticità",
come vengono eufemisticamente definiti i disservizi dalla dirigenza di
Trenitalia - ma appare subito chiaro che dietro a tali e tanti problemi c'è
qualcosa di sospetto. Vetture in arrivo la mattina a Torino e segnalate come
guaste dal personale viaggiante ripartono la sera senza che sia stata
effettuata alcuna riparazione. Motivo: per le riparazioni devono essere
inviate alla loro residenza, i budget di spesa sono stati rigorosamente
divisi per officine. Così una vettura con le porte d'accesso che non si
aprono, con il condizionamento non funzionante o priva di illuminazione
viene rimessa in composizione e viaggia fino a Napoli o Reggio Calabria. A
volte tali vetture, per l'intervento deciso dei capitreno, vengono poste in
composizione ma fuori servizio e questo, se da un lato garantisce la
sicurezza el trasporto, dall'altro determina ulteriori problemi legati ad
eventuali prenotazioni e ad un maggiore sovraffollamento.

Il capotreno si trova spesso a dover fronteggiare da un lato la dirigenza di
Trenitalia che - attraverso i suoi quadri - creca di far partire i treni in
ogni condizione e dall'altro i viaggiatori che gli chiedono di prendere
provvedimenti anche molto decisi (non far partire il treno fino a quando i
problemi non sono stati risolti, ad esempio). Il risultato sovente è un
compromesso, con capitreno e conduttori che fanno partire i treni
assumendosi in proprio responsabilità e rischi.

Il sospetto è che si cerchi di portare alle estreme conseguenze il degrado
di quello che rimane del servizio ferroviario pubblico, per consentire
un'accelerazione del processo di liberalizzazione - privatizzazione entrato
ormai nella sua fase decisiva. I "sollevamenti popolari", in questo senso,
appaiono funzionali a questa strategia ed è per questo che Trenitalia li
tollera di buon grado, mentre non sopporta chi, tra il personale, pretende
di trovare soluzioni ai problemi.

Nel mese di luglio salta il tappo. La Repubblica pubblica una sorta di
dossier sullo stato delle ferrovie in Liguria, sul Secolo XIX e su altri
giornali si scatena la protesta dei viaggiatori occasionali e dei pendolari
contro Trenitalia ma soprattutto contro il personale viaggiante, accusato di
arroganza e indifferenza. Tali proteste si trasferiscono sui treni ed
arrivano ad assumere le caratteristiche di vere e proprie aggressioni
verbali organizzate contro i ferrovieri, condite di insulti e derisioni
collettive del loro lavoro. In trattativa, intanto, nulla si smuove. A
Genova vengono fatti due scioperi - sotterraneamente osteggiati, anche se
formalmente "coperti", dalle OO.SS ufficiali, in particolare dalla FILT -
CGIL - su una piattaforma che vede al centro delle rivendicazioni del
personale viaggiante la sicurezza e la soluzione dei problemi connessi al
trasporto ferroviario. Gli scioperi, nonostante il boicottaggio congiunto di
azienda, sindacati e della quasi totalità delle rsu, riescono in pieno, con
percentuali da brivido: 73% e del 65%. L'azienda continua nella sua politica
dello struzzo.

Nell'ultima trattativa l'unico rsu combattivo, sostenuto dal Collettivo PV e
dalle lavoratrici e dai lavoratori dell'impianto di Genova Principe, informa
la Società che se non verranno presi provvedimenti, la questione rimbalzerà
sui media. La Società non reagisce.

Di fronte a tutto ciò l'rsu decide di inviare al Secolo XIX una lettera, che
viene pubblicata il 16 luglio. La Società a questo punto reagisce e - con
modalità estremamente discutibili - gli commina 10 giorni di sospensione per
aver leso l'immagine di Trenitalia. Il resto lo potete leggere nella
documentazione che segue.

L'Avamposto degli Incompatibili

I FATTI

Dieci giorni di sospensione a Fabrizio Acanfora, l’unico RSU dell’impianto che ha denunciato attraverso i media le responsabilità della dirigenza tenitaliota nei gravi disservizi che si stanno da mesi verificando a bordo treno. Fabrizio ha difeso la professionalità e l’operato di tutto il personale viaggiante e l’ingegner Rolando lo ha punito. Punirne uno per educarne cento sembra essere il motto di questa illuminata dirigenza.Educare al silenzio ed all’accettazione passiva di qualsivoglia diktat aziendale.

Ricordate la lettera “Parla un ferroviere” pubblicata sul secolo XIX in data 16 luglio?

Molti di voi l’avranno certamente conservata, molti di voi hanno manifestato a Fabrizio la propria approvazione e soddisfazione per essere stati difesi e riabilitati dopo mesi di insulti continui nei confronti del personale viaggiante sulla stampa e soprattutto sui treni.

Le testimonianze raccolte tra i colleghi sono allucinanti ; personale di scorta beffeggiato da gruppi interi di viaggiatori, colleghe aggredite da pesanti offese verbali, volti sconvolti ed occhi fuori dalle orbite in discesa dai convogli incriminati.

Questi treni li conosciamo bene: 345 Basilea – Nizza, 623 Venezia – Milano; a questi pezzi unici si aggiungono l’IC notte 785, molti IC in partenza da Torino P.N.

Numerose relazioni scritte ed innumerevoli lamentele verbali invadono le scrivanie dei tutor ma forse non sono mai giunte sulla scrivania dell’ingegnere.

È provato però che in sede di trattativa le RSU abbiano paventato la possibilità di informare i media delle pesanti responsabilità in capo alla dirigenza trenitaliota rispetto alle gravi carenze del servizio in termini di sicurezza ( dotazione telefoni cellulari a tutta la squadra, gallerie attrezzate con il cavo fessurato) e comfort (aria condizionata spessissimo guasta anche su carrozze prive di finestrini). La dirigenza ha fatto spallucce di fronte alla prospettiva di finire sui giornali. Non ha fornito alcuna prova documentata rispetto all’aver avviato provvedimenti concreti. Neppure verbalmente si è assunta alcun impegno. Dell’ultima trattativa non c’è neppure uno straccio di verbale come a voler mascherare l’evidente rottura con la controparte sindacale.

***

Fabrizio affronta con impegno, serietà e senso di responsabilità il ruolo di RSU; non è un figurante; c’è una vertenza aperta da quasi un anno ormai su queste problematiche, ci sono state 32 ore di sciopero, c’è l’attacco frontale al personale viaggiante su treni e giornali; e la dirigenza tace, tira un sospiro di sollievo perché il fango lo gettano su capitreno e cst non sugli ingegneri che possono continuare a godersi l’estate, le scampagnate la domenica, le grigliate al tramonto mentre nelle stesse ore il personale di bordo – in splendida solitudine lo ribadiamo – gronda di sudore insieme ai viaggiatori su vetture con l’aria condizionata guasta, prende servizio su convogli affollati all’inverosimile, si sente rispondere dai CTP territoriali che deve comunque partire per non correre il rischio di essere denunciato per interruzione di pubblico servizio. Sul treno i viaggiatori minacciano denunce se il capotreno fa partire il treno. Tra questi due fuochi il personale di scorta trova faticosamente soluzioni di compromesso, complice anche un pizzico di fortuna. Ma fino a quando ci assisterà la dea bendata? Chi cercherebbero se un attacco d’asma dovesse colpire un viaggiatore a bordo di una vettura con l’aria condizionata guasta, noi o l’ingegner Rolando?

***

La lettera alla rubrica della signora Forti non è piaciuta perché attribuisce le responsabilità in capo ai soggetti preposti, perché dice pane al pane e vino al vino, perché dice la verità.

Nella contestazione, vergognosa ed azzardata, si nega l’evidenza e si negano i problemi che nel corso di tutta l’estate abbiamo sollevato; in particolare l’ingegner Rolando smentisce che il personale di scorta si assuma in proprio delle responsabilità.Chi altro le condivide? Non ci risulta che sul treno operino altri soggetti con le mansioni, gli obblighi e le competenze del PdB.

Gridare che il re è nudo piuttosto che ammantato di una preziosa pelliccia di ermellino, ha provocato questa reazione scomposta.Una punizione esemplare quanto ad arroganza.

Dieci giorni di sospensione come un rimprovero verbale del resto, ledono il diritto di espressione costituzionalmente garantito ed evidenziano le intenzioni di questa dirigenza. Non risolvere i problemi e scaricare tutti gli oneri sul personale viaggiante.

Nei prossimi giorni ASSEMBLEA del PERSONALE per decidere le azioni di lotta volte a sostenere Fabrizio e le nostre ragioni.


Collettivo Personale Viaggiante Genova

Genova, 18 agosto 2003

LA LETTERA

Gent.ma Sig.ra Forti, ho avuto modo negli ultimi giorni di leggere, nella sua rubrica, lettere di pendolari estremamente critici nei confronti del servizio di trasporto ferroviario svolto da Trenitalia SpA. Le critiche espresse da questi viaggiatori scontenti sono gerericamente rivolte a Trenitalia, molto spesso raggiungono il personale viaggiante ma risparmiano - chissà perché - i governi, i partiti politici ed i sindacati che hanno fortissimamente voluto lo smembramento dell'Azienda Autonoma Ferrovie dello Stato, spingendo un servizio pubblico essenziale come le ferrovie verso la liberalizzazione selvaggia, ed i numerosi dirigenti della Società e del Gruppo FS che seraficamente "governano" questa situazione. Sono un Capo Treno del Deposito Personale Viaggiante di Genova Principe, delegato Rsu Filt - Cgil, e quasi quotinianamente scorto i treni sulla linea Genova - Milano, quella più frequentemente oggetto delle lamentele dell'utenza. I problemi sollevati sono reali, i viaggiatori hanno ragioni da vendere. Il personale viaggiante non è indifferente a questi problemi. Il personale viaggiante combatte la sua diuturna battaglia contro le mille "criticità" - come vengono eufemisticamente definiti i disservizi dalla Società - quasi sempre assumendosi responsabilità, anche penali, in splendida solitudine. Se i treni viaggiano ancora, pur tra mille difficoltà ed in condizioni spesso allucinanti, lo si deve in gran parte alle lavoratrici ed ai lavoratori del personale viaggiante che condividono i disagi e lo stress dei passeggeri, rischiando per di più in proprio per continuare a garantire un minimo di servizio pubblico e sociale mentre altri, che non si degnano neppure di mostrarsi e di rispondere pubblicamente, stanno alacremente lavorando - attraverso la privatizzazione - per eliminare il diritto alla mobilità di milioni di cittadini. Negli ultimi mesi il personale viaggiante di Genova Principe ha scioperato due volte a sostegno di una vertenza che vedeva al primo posto la sicurezza del trasporto ferroviario. Chiedevamo che venisse assegnato ad ogni agente un telefonino di servizio efficiente e che le gallerie della Liguria fossero attrezzate con cavo fessurato, in modo da permettere sempre quelle comunicazioni bordo - terra che oggi sono consentite, tranne qualche eccezione, solo a cielo aperto. In sede di trattativa i nostri dirigenti ci hanno risposto che non gli risulta che i telefoni cellulari garantiscano la sicurezza... Credo che solo lavoratrici e lavoratori estremamente coscienti, responsabili e per nulla indifferenti possano mettere al primo posto, nelle loro rivendicazioni, la tutela della sicurezza delle persone che trasportano. Propongo che il suo giornale si faccia promotore di un incontro pubblico tra una delegazione di pendolari, i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori (i delegati Rsu) del personale viaggiante di Genova ed i dirigenti locali di Trenitalia SpA. Ciò al fine di sgombrare il campo da equivoci, da sterili polemiche e di inaugurare una nuova stagione di relazioni per difendere e migliorare, insieme, il trasporto ferroviario pubblico e sociale. Distinti saluti.

Fabrizio Acanfora Delegato FILT - CGIL RSU
48 Personale di Bordo Trenitalia SpA - Divisione Passeggeri Genova


N.B. La parte in corsivo non è stata pubblicata.

DEMOCRAZIA O REGIME?
Commento politico di Fabrizio Acanfora

La vicenda che mi vede mio malgrado protagonista ci dovrebbe far riflettere
su quanto i confini tra democrazia e regime siano labili, almeno in questo
Paese. La propaganda di tanti soloni - anche e soprattutto esponenti della
"sinistra" rispettabile - ha sempre voluto farci credere che in democrazia
c'è spazio per le idee di tutti, che i diritti di pensiero e di parola sono
sacri. La Costituzione italiana, poi, sulla carta è avanzatissima e
sancisce, ad esempio, che il nostro è un Paese fondato sul lavoro e che il
diritto di sciopero è tutelato. Peccato che questi nobili principi si
infrangano, al momento buono, sugli interessi delle lobby di potere, delle
classe dominanti e dei loro servi politici e sindacali. Così l'Italia
diventa un Paese fondato sul lavoro precario, il diritto di sciopero viene
abolito, i diritti di pensiero e di parola subordinati agli interessi delle
aziende e via di seguito.

Intendiamoci, io non ho mai creduto nel valore della democrazia borghese, un
sistema utile solo alla difesa degli interessi capitalistici. Certo ho
sempre pensato che sia meglio vivere in democrazia piuttosto che sotto
dittatura e non ho mai creduto che a maggiore repressione corrisponda
necessariamente maggiore opposizione. Soprattutto ho sempre ritenuto giusto
approfittare degli spazi democratici per poter lavorare meglio, sia
politicamente che sindacalmente. Sono sempre stato un convinto sostenitore
del gradualismo rivoluzionario, ho sempre pensato che ogni conquista dei
lavoratori possa costituire un trampolino di lancio per altre conquiste più
importanti, fino al superamento definitivo dell'attuale modello sociale e
politico e del modo di produzione capitalistico. Ginnastica rivoluzionaria,
come la definiva Errico Malatesta.

Ma cosa distingue oggi, anche per un sincero democratico o un ingenuo - che
sono poi la stessa cosa -, una democrazia borghese da un regime? che non ti
perseguitano con metodi polizieschi? che non ti sparano nelle piazze? che
non ti torturano nelle carceri? A parte il fatto che a volte questo
succede - vedi Napoli, Genova, l'inchiesta di Cosenza, solo per citare gli
eventi più recenti della nostra storia -, in questo momento si fa fatica a
riconoscere la differenza tra i due sistemi. E non solo per i colpi di mano
di Berlusconi e dei suoi accoliti, "perseguitati" da quella stessa
magistratura - idolatrata da Nanni Moretti, girotondini e guitti vari della
"sinistra" di palazzo - che poi non esita a scagliarsi contro i lavoratori a
difesa degli interessi aziendali. No, il regime non è solo Berlusconi. Il
regime è anche l'altra faccia della medaglia Berlusconi, il suo alter ego,
quel centro"sinistra" che ha ideato e varato tutti i peggiori provvedimenti
antipopolari degli ultimi anni, che ha inventato e sostenuto le
privatizzazioni, che ha vergognosamente sabotato il referendum
sull'estensione dell'art. 18 a tutti i lavoratori. Il regime è anche quello
che viviamo quotidianamente sui posti di lavoro: l'arroganza di dirigenti
aziendali che credono di essere i padroni delle ferriere ma anche di certi
apparati e di certi uomini d'ordine sindacali che impiegano tutto il loro
tempo a cercare di distruggere le lotte dei lavoratori e che fanno
dell'intrigo, della calunnia e della diffamazione contro i dissidenti le
loro pratica quotidiana.

Anche questo è regime. Anche questa è democrazia. Una democrazia in cui se
resistiamo alla svendita dei servizi pubblici ai privati, se denunciamo le
condizioni schiavistiche in cui vengono tenuti milioni di lavoratrici e di
lavoratori italiani ed immigrati precari e sottopagati, se lottiamo e
scioperiamo siamo nemici della nazione; se parliamo e scriviamo ai giornali
veniamo puniti perché dobbiamo solo lavorare e tacere. Non dobbiamo pensare,
non dobbiamo esternare le nostre idee, non dobbiamo lottare. Dobbiamo essere
tutti carabinieri: usi ad ubbidir tacendo.

Da destra e da "sinistra" vogliono trasformare il nostro Paese in un grande
carcere - caserma. Non tanto e non solo con le armi e la repressione ma
soprattutto attraverso l'intimidazione ed il consenso estorto.
Impediamoglielo. Pratichiamo tutte e tutti quei diritti che stanno abolendo:
scriviamo, parliamo, urliamo le nostre idee.

Anche in questo caso, non deleghiamo solo ad alcuni di noi il compito di
combattere una battaglia che ci riguarda tutti.

"Sfortunato quel Paese che ha bisogno di eroi". Berthold Brecht

Fabrizio Acanfora