EFFETTI
DELL'"UMANIZZAZIONE" DELLE CARCERI
«Picchiato in carcere» Sotto
inchiesta a Livorno sei agenti di custodia
Dal corriere della sera interni
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Caselli ha già inviato un ispettore
«Picchiato in carcere» Sotto inchiesta a Livorno sei agenti di custodia
LIVORNO - Sei agenti di custodia accusati di aver pestato un detenuto
celebre per il suo passato di protagonista del calcio storico fiorentino. Ed
è di nuovo bufera nel pianeta carcere. Stavolta al centro di due inchieste è
la casa circondariale livornese de «Le Sughere». Tutto ha avuto origine
dalla denuncia presentata da Roberto Guadagnolo, 40 anni, «calciante» del
calcio storico fiorentino, condannato per tentato omicidio e con precedenti
per risse e lesioni. Secondo il Guadagnolo una ventina di agenti
penitenziari lo avrebbero picchiato, sabato, durante un trasferimento
interno, provocandogli ferite al cranio, la perdita di sangue da un
orecchio, lo sfondamento del timpano e la frattura di un dito. Secondo gli
agenti, invece, le cose sarebbero andate diversamente. Il segretario
provinciale della Uil-penitenziari, Maurizio Guarrera, ha raccontato che «il
detenuto, pericoloso perché psicolabile, dopo avere avuto un colloquio
animato con il fratello, ha chiesto di uscire dalla sala colloqui.
Casualmente ha incrociato un agente e lo ha aggredito. Poi si è procurato un
martello e due cacciavite, si è diretto dal comandante degli agenti e lo ha
minacciato. E' stato ricondotto alla calma solo dopo l'intervento di un ex
incaricato del reparto di sicurezza che lo ha convinto a tornare in cella ma
qui, una volta notati gli agenti in assetto antisommossa mobilitati alle
prime avvisaglie della sua ribellione, ha lanciato la branda contro le
inferriate e per neutralizzarlo è intervenuta una mezza dozzina di agenti.
Nella colluttazione ha riportato contusioni ed una lesione al mignolo. Al
Pronto soccorso è stato giudicato guaribile in 20 giorni». Il direttore
delle carceri, Giancarlo Caselli, ha subito inviato l'ispettore Alfonso
Sabella, che ha avvertito la Procura. Il sostituto procuratore Mario Profeta
ha aperto un'inchiesta per accertare eventuali responsabilità da parte di
sei agenti. Anche il carcere ha aperto un'indagine interna.
Roberto Guadagnolo, ex calciante dei Verdi di Santa Croce (uno dei quattro
quartieri che disputano il calcio storico fiorentino), il 28 maggio 1996,
alla lettura della sentenza del tribunale di Firenze che lo condannava a 8
anni di reclusione per tentato omicidio, seminò il panico in aula, grazie al
suo fisico robusto (un metro e 90 per un quintale di peso), distruggendo
microfoni e panche e spargendo la schiuma di un estintore per i corridoi. Si
asserragliò poi nella stanza degli avvocati e fu immobilizzato dopo tre
quarti d'ora. Nel marzo '97, fu condannato a 3 anni e 6 mesi: lui, contrario
alla caccia, aveva picchiato un cacciatore. Ma la fama di personaggio
irrequieto Guadagnolo l'aveva raggiunta con denunce per lesioni e risse in
locali pubblici fiorentini dove faceva il buttafuori. Una settimana fa,
infine, aveva afferrato due guardie per il collo e le aveva sequestrate
nella sua cella minacciandole anche con un'arma da taglio. Un episodio per
il quale il Sag (sindacato autonomo) aveva chiesto risposte urgenti in tema
di sicurezza da parte della direzione del carcere in un esposto-denuncia
inviato anche al ministro Fassino e a Caselli.