Il Collettivo Politico dei Prigionieri/e Baschi/e
Rinforza il proprio impegno con 131 nuove adesioni
allo sciopero della fame
131 prigionieri politici baschi si sono incorporati negli ultimi giorni allo
sciopero della fame indefinito. Il Collettivo mantiene questa forma di
protesta dal passato 1 novembre, in difesa dei suoi diritti e per
rivendicare la partecipazione al processo politico apertosi in Euskal
Herria.
Con queste ultime adesioni, rese pubbliche ieri da Senideak e Gestoras Pro
Amnistia (organizzazioni di appoggio ai prigionieri politici baschi), il
numero dei prigionieri in sciopero della fame arriva, in questo momento, a
139, visto che altri 8 membri del collettivo mantenevano la protesta già da
alcuni giorni. Si tratta di Inaki Armendariz, in sciopero della fame dal 3
aprile; José Manuel Valdueza, dal 6 aprile; Aitor Bores, dal 9 aprile;
Fermin Urdiain, dall'11 aprile; Gervasio Agirre, dal 13 aprile; Juan Mari
Etxabarri, dal 18 aprile; Goio Etxabe, dal 19 aprile e Unai Erkis, dal 24
aprile.
Oltre a questi prigionieri si trova in sciopero della fame anche Luismi
Besance, abitante della cittadina di Villabona, che digiuna dal 17 aprile,
all'interno dei locali del Municipio di questo paese.
Ieri si è inoltre saputo che José Zabaleta Elosegi si è visto costretto ad
abbandonare la protesta.
Questa iniziativa si iscrive all'interno delle diverse fasi che hanno
caratterizzato la lotta che il Collettivo dei Prigionieri Politici Baschi
sta sviluppando, in difesa dei propri diritti fondamentali. Lotta che risale
al gennaio 1996. E' a partire da questa data che il Collettivo ha intrapreso
una dinamica di lotta permanente denominata "Euskal Presoak Euskal Herrira"
("I prigionieri Baschi in Euskal Herria").
Da allora le rivendicazioni dei prigionieri baschi hanno conosciuto
differenti fasi e metodi, all'interno delle prigioni francesi e spagnole,
che, a sua volta, hanno ricevuto, come risposta, regimi d'isolamento,
continue aggressioni, perquisizioni, cambi di cella, differenti punizioni,
insulti, ogni tipo di vessazioni e aggressioni da parte di funzionari e
autorità penitenziarie. Il tutto nel tentativo di piegare il Collettivo dei
Prigionieri Politici Baschi.
Con l'annuncio dell'inizio di uno sciopero della fame a tempo
indeterminato, lo scorso 1 novembre, il Collettivo ha dato inizio a una
nuova fase nella dinamica di lotta permanente. La principale richiesta è la
scarcerazione dei prigionieri per poter prendere parte al processo politico
apertosi in Euskal Herria, in condizioni di uguaglianza insieme al resto
della cittadinanza basca.
La libertà dei prigionieri che hanno diritto ad accedere alla libertà
condizionale e di quelli che soffrono gravi infermità, il rimpatrio; la fine
delle consegne e delle estradizioni così come il diritto a vivere liberi in
Euskal Herria, sono le altre rivendicazioni del Collettivo alle direzioni di
tutte le carceri.
Venti prigionieri rinchiusi nelle quattro prigioni situate nel territorio
basco sotto il dominio spagnolo, e nelle carceri francesi di La Santé e
Fleury-Mérogis, hanno costituito il primo turno della protesta, che hanno
abbandonato man mano che la salute li obbligava a ciò.
Con le nuove adesioni, il numero dei prigionieri che ha preso parte alla
protesta arriva già a 250.
Nel contesto di questa dinamica il Collettivo ha reso pubblico, lo scorso
venerdì, un comunicato diretto alla società basca, nel quale si rivolgeva ai
diversi agenti politici, sindacali e sociali baschi, così come all'insieme
dei cittadini, affinché partecipino a una giornata di sciopero generale e di
mobilitazione per rivendicare il rispetto dei diritti dei prigionieri.
Questa proposta si materializzerà a fine maggio e segnerà l'inizio di una
nuova dinamica di appuntamenti.
Nel documento, i prigionieri hanno manifestato la loro preoccupazione per la
"mancanza di decisione" che hanno ravvisato in alcuni settori politici e
sindacali, nonostante il consenso esistente nella società basca intorno alle
suddette rivendicazioni. Ed è precisamente su questo consenso che si basa
il Collettivo al momento di presentare la proposta di "realizzare tutti
insieme uno sciopero generale". I Prigionieri hanno però precisato che lo
sciopero generale non si deve intendere "come un obiettivo o un punto
d'arrivo", ma come "il punto di partenza di una dinamica generale che
richiederà molte altre iniziative e mobilitazioni".
In questo senso, il Collettivo sottolinea che "ognuno dovrà valutare fino a
che punto è disposto a coinvolgersi in questa dinamica, fino a dove spingere
le mobilitazioni, fino a che punto mantenere l'impegno preso".
D'accordo con la proposta proveniente dal Collettivo, Gestoras Pro Amnistia
e Koordinaketa hanno annunciato che presenteranno agli agenti politici,
sindacali e sociali "una proposta aperta, flessibile e fattibile" che sia
"il punto di partenza che il Collettivo dei Prigionieri ci sta richiedendo",
per generare dinamiche "permanenti e determinanti per porre fine all'attuale
politica penitenziaria".
Questi organismi hanno indicato che gli agenti politici, sindacali e
sociali hanno ricevuto da due settimane una lettera del Collettivo nella
quale si proponeva la convocazione di uno sciopero generale. Lo stesso
giorno la Direzione Nazionale del PNV ha scartato, attraverso una nota,
questa possibilità, motivando questa decisione con il fatto che le azioni a
favore dei prigionieri devono avere un carattere positivo e che "lo sciopero
generale non soddisfa questo requisito".
Anche Eusko Alkartasuna, stima poco fattibile la proposta del Collettivo,
mentre Euskal Herritarrok ha segnalato che si riunirà con altre formazioni
per tentare di raggiungere una risposta unitaria "il più ampia possibile".
Gestoras Pro Amnistia, da parte sua, ha affermato che attraverso questa
iniziativa i prigionieri baschi "dimostrano la forte scommessa che stanno
realizzando a favore di Euskal Herria e di una soluzione democratica. Stanno
dando tutto e sono disposti a continuare a farlo". Rispetto a questo valuta
anche che "è ora che la società basca, tutti i baschi, facciano lo stesso.
E' nelle mani della società il rispetto dei diritti dei prigionieri e della
volontà di Euskal Herria". Questo organismo chiama, per questo motivo, "ad
aumentare i livelli di impegno e a moltiplicare le iniziative".
Il Collettivo Politico dei Prigionieri/e Baschi/e