La parabola della criminalità
Dal Vangelo secondo Huambo:

Un uomo aveva 3 figli: il primo gli era venuto proprio bello, come lui lo desiderava (alto, biondo, con gli occhi azzurri; insomma un perfetto ariano o padano come si usa dire di questi tempi);
il secondo già lasciava un pò a desiderare, in quanto gli era venuto di carnagione un pò più scura e anche un pò tracagnotto;
il terzo, addirittura, gli era venuto proprio nero, che più nero non si può, sia di carnagione, sia di occhi e anche di capelli.
Quando era l'ora di pranzo aveva l'abitudine di mettersi a tavola accanto al primo figlio, il secondo lo faceva sedere in un angolo lontano, mentre il terzo mangiava per terra in un angoletto della cucina, invisibile dal desco familiare.
Per quanto riguarda il menu, lo aveva ripartito secondo una logica del tutto personale.
Lui, che era il capo della "famiglia" prendeva 3/4 dell'anatra all'arancia, che era il piatto del giorno; il quarto che restava dell'anatra era appannaggio del primo figlio (quello destinato a prendere l'eredità della "famiglia"); al secondo figlio, quello che sedeva al desco nell'angolo più lontano, spettava un bel piatto di pasta e fagioli, che era il piatto del giorno per tutti i giorni della settimana; infine all'ultimo figlio, quello che mangiava in un angoletto della cucina, toccava una ciotola di acqua calda, con dentro un pezzetto di cipolla, per insaporire l'acqua calda. Naturalmente, col passare del tempo, il pezzetto di cipolla diventava sempre più piccolo, fino a scomparire del tutto.
Il problema nacque, quando il secondo figlio, vedendo il ben di dio che mangiavano il primo figlio e soprattutto il padre, decise di non rispettare più le "regole" e di cercare qualsiasi mezzo per assaggiare un pezzetto di quell'anatra all'arancia, che aveva un aspetto così bello, e soprattutto un profumino così invitante. Per cui, un giorno, approfittando di un attimo di distrazione dei due congiunti così fortunati, riuscì ad impossessarsi di un pezzo dell'anatra del padre e finalmente sazio e soddisfatto, andò in cucina a buttare la sua porzione di pasta e fagioli.
Quando il padre si accorse dell'accaduto, decise di punire duramente il secondo figlio, che aveva infranto le regole e alle sue preghiere di clemenza rispose con queste parole, che per lui erano piene di buon senso: " dare una clemenza oggi, significa un criminale in strada in più domani...". Per cui prese la frusta e gli diede il massimo della pena che lui aveva giudicato adeguata 50 frustate da elargire al reo, 30 date direttamente da lui, le altre 20 dal primo figlio (quello padano per intenderci).
Nel frattempo, il terzo figlio,  vedendo quello che aveva buttato nella pattumiera il secondo figlio, aveva sgamato, che, mentre lui tirava avanti con la brodaglia dentro la ciotola, nell'altra stanza mangiavano dell'ottima pasta e fagioli, e in preda alla fame decise di trovare il modo per accedere all'ambito desco. Per cui, quatto quatto, entrò nella sala da pranzo e si nascose nell'angolo più buio della stanza, e armato di un artigianale cucchiaio, andava ad assaggiare la pasta e fagioli del secondo fratello, ogni volta che questi si distraeva. Il secondo fratello protestava col padre, ma quegli gli rispondeva che era abbastanza grande e poteva risolvere da solo la questione, senza rivolgersi a lui. In questo modo era convinto che il secondo figlio, troppo occupato a difendere la sua pasta e fagioli,  non avrebbe pensato più a rubare la sua anatra all'arancia.
La cosa funzionò per alcuni giorni. Ma un bel giorno un pezzo di quell'anatra cadde per terra, e il terzo figlio scoprì finalmente che il massimo dell'alimentazione non era poi quella pasta e fagioli, che rispetto alla sua brodaglia era certamente più sostanziosa, ma che in ogni caso faceva schifo, se paragonata all'anatra degli altri due "familiari".
E un giorno, mentre col fratello numero due dava il mangime alle anatre destinate al pranzo dei due congiunti di serie A, pensò di convincere l'altro a mettersi da parte qualcuna di quelle anatre per mangiarsele insieme, quando gli altri due erano in città a sgavazzonare. L'accordo viene raggiunto con qualche modifica; nel senso che il fratello numero due chiese e ottenne di riservarsi le parti più saporite, visto che lui, in finale, era sempre il numero due. Il terzo accettò, con la speranza che prima o poi avrebbe trovato il modo di dividere in maniera più giusta; nel frattempo almeno avrebbe mangiato anatra invece di brodaglia. Ma la cosa non poteva durare. I due padroni del vapore  si accorsero che mentre le anatre diminuivano in maniera esagerata, rispetto ai piani prestabiliti, la pattumiera era piena di brodaglie e di pasta e fagioli.!
Capita l'antifona, decisero di agire di conseguenza: "nessuna pietà per i rei, non ci può essere alcuna tolleranza verso chi sovverte deliberatamente le regole costituite!!!". E insieme decisero la pena. Per il figlio numero due si decise di inasprire le pene prestabilite. Le frustate diventarono cento (60 dal padre e 40 dal figlio padano), e dopo l'esecuzione della pena gli si mise un braccialetto al polso pieno di campanelli, in modo da accorgersi di eventuali movimenti non previsti.
Per il figlio numero tre oltre alle frustate e al braccialetto, si decise di rispedirlo in cucina, con la porzione di brodaglia ancora più ridotta. Naturalmente fu previsto anche che se ci avesse riprovato ad entrare in sala da pranzo, ci sarebbe stato un aumento costante delle frustate e una riduzione costante della brodaglia.
Alle proteste dei figli due e tre, che protestavano per queste regole, il padre, che voleva dimostrarsi democratico decise di indire un referendum in famiglia, da tenersi in sala da pranzo, durante il pranzo. Al referendum parteciparono tutti i componenti della famiglia, naturalmente solo  quelli ammessi nella sala da pranzo e il risultato fu questo:
il 66,6%  favorevole alle norme approvate;
il 33,3%  contrario.
La "famiglia" approvò le nuove regole!!!
Come finisce la parabola?Tutto dipende dal comportamento futuro dei figli numero due e numero tre!!!

huambo