RIECCO GLI "ESPERTI" A SPARARE CAZZATE
C'è qualcuno, che tempo fa decise
che lui era un esperto, sapeva quali erano le esigenze della classe, sapeva
come andavano
risolte, e decise di imbracciare il mitra e di fare la rivoluzione. Poi fu
preso, e, invece di meditare su quali sbagli aveva commesso, su quali castronerie
aveva fatto, decise che lui continuava ad essere quello che sapeva quello
che andava fatto, su come andava fatto, per cui convocò un notaio,
decise davanti al notaio di sciogliere l'organizzazione armata, di cui aveva
fatto parte, e decise, sempre lui, che un'epoca era passata e che quindi bisognava
farla finita col terrorismo.
La cosa più eccezionale di tutte, fu che questo signore (ma quanti
ce ne sono come lui), ha sempre pensato, che quelle che erano scelte sue individuali,
dovevano essere le scelte di tutti. Altrimenti che esperto era?!?
Lo fece quando decise il suo passaggio alle armi, lo fece quando sciolse l'organizzazione,
a cui apparteneva, continua a farlo ora, che fa lo scomunicatore al servizio
del potere, forse quello ulivista, ma sempre potere.
Non gli è mai venuto in mente che, quando si fanno scelte separate,
che pur essendo presenti nel movimento non sono l'espressione politica del
movimento, si fanno scelte individuali, che possono essere condivisibili o
non condivisibili, ma individuali, di cui uno si assume le responsabilità
politiche, senza cercare di addossarle ad altri, col classico gioco del "brodo
di cultura".
Farsi portavoce, come fa Segio (si, proprio di lui stiamo parlando) di ipotesi
investigative, che vorrebbero accusare uno criminalizzando tanti, è
la solita infamata che fanno molti pentiti, quasi per giustificare le loro
scelte. Come dire: si, io ho sbagliato, ma se non ci fosse stato il brodo
di cultura, forse non lo avrei fatto: mai che si vogliano assumere la responsabilità
della propria scelta; un pò come i ragazzini che tirano la pietra e
nascondono la mano.
Ma non solo, nonostante facciano appunto come i ragazzini, che nascondono
o cercano di coprire le loro marachelle, proprio come certi ragazzini continuano
a mettersi in posa, a cercare il ruolo da protagonista, a voler continuare
a fare l'esperto. Solo che mentre prima si faceva l'esperto balistico, adesso
si fa l'esperto matematico, nel senso di esperto in teoremi.
E quindi ecco l'esperto parlare di infiltrazioni delle BR nei sindacati di
base, oppure nel movimento, oppure...
Insomma la teoria del complotto di vecchia data rifritta in salsa del millennio.
Come se il militante delle BR si facesse la tessera COBAS, per infiltrarsi
nel sindacato, e non, per esempio, per fare una vita normale, e quindi più
"tranquilla"; e quindi ecco l'invito del nostro a scomunicare la
violenza tout court, come se l'eventuale BR nel momento in cui i COBAS o il
tale centro sociale scomunicassero la violenza, il BR si facesse delle remore
a prendere la tessera COBAS. Insomma come se i BR andassero come BR alle riunioni
COBAS, o nei centri sociali, per predicare la lotta armata, e, magari per
pubblicizzare la loro prossima operazione.
E questo sarebbe l'esperto!!!
Ma in realtà forse da esperto si comporta, anche se non da esperto
nel campo in cui pretende di dire la sua.
Ci spieghiamo. Il discorso di Segio, in realtà, non è un manuale
su come ci si difende "dall'infiltrazione BR", ma è il tentativo
da parte del potere di criminalizzare il movimento, o perlomeno di spaccarlo,
per criminalizzare le componenti del movimento, che rifiutano qualsiasi compromesso
con questo sistema della fame, delle guerre totali, delle liste nere e della
repressione nei confronti dei ceti sociali emarginati, ma sempre più
numerosi, e nei confronti di chi si oppone.
Quella che si vuole criminalizzare insomma è quella violenza sociale,
diffusa, che col crescere della crisi economica per i proletari, si esprime
anche con comportamenti che per chi difende questo sistema della prepotenza
e dell'arbitrio sono violenti, che sono illegali per il potere.
Non è un problema di "reclutamento brigatista" come sembrerebbe
predicare Segio, ed anche il potere, che subito, giustamente dal suo punto
di vista, si è accodata alle parole "dell'esperto", ma la
paura che quest'illegalità di massa, questa violenza diffusa, si estendano,
dato che ormai il sistema non può, e soprattutto non vuole, dare certezze,
diritti, spazi, libertà.
Ormai si garantiscono solo carceri e repressione, in parole povere si garantisce
soltanto il dispiegamento della massima violenza del potere nei confronti
di coloro, che sono fuori dalla logica di questo potere.
Per questo non facciamo parte di questo stuolo di predicatori, non c'entriamo
niente con il partito dei cantonieri. Nemmeno contro i brigatisti.
Noi pensiamo che le linee politiche sbagliate non si devono combattere con
le scomuniche, usando tutti i termini più offensivi, più beceri,
più violenti, per dimostrare di non essere accostabili a chicchessia.
Le differenze politiche si vedono nella pratica politica, non c'è bisogno
di rimarcarle tutte le volte che il potere te lo chiede.
Non c'è bisogno di dire che la violenza sociale è diversa dalla
lotta armata BR: anche se ci inzuppa il biscotto mistificando, lo sa pure
il potere; fa solo finta di non saperlo, per criminalizzare tutti.
Non c'è bisogno di dire che il sindacalismo di base non c'entra niente
con la lotta armata, lo sanno; vogliono fartelo dire in continuazione per
metterti sulla difensiva.
Soprattutto è un'assurdità dire che le BR sono contro il movimento,
come se si fossero costituite per annientare il movimento.
Non è più semplice capire che hanno una concezione diversa,
se vogliamo, che si muovono in un altro ambito? Smettiamola con questa pratica
della dissociazione, che poi alla fine ti porta a vedere complotti dappertutto,
nei BB, come nelle BR o altro.
Si fa il gioco del potere in questo modo: si isolano quelli che la pensano
diversamente, i "violenti", e contemporaneamente ci si rinchiude
in uno splendido isolamento buonista e cantoniere, appiattendosi, insomma,
nel più becero legalitarismo borghese. In parole povere si elimina
tutto il movimento.
E allora la risposta a tutto ciò dovrebbe essere chiara per tutti:
al loro tentativo di criminalizzare le lotte sociali, il movimento rivoluzionario
e antagonista, bisogna rispondere continuando la nostra lotta, nelle forme
che ci sono proprie, senza abiure e senza compromessi.
Sappiamo che questo diventa sempre più difficile, visto che questo
sistema vuole criminalizzare qualsiasi opposizione reale, non parlamentare,
a questo stato di cose. Sappiamo che qui ogni giorno ci sono arresti, perquisizioni
e minacce di art.1 e altri articoli del codice fascista Rocco, ma proprio
per questo bisogna continuare sulla nostra strada per battere questa politica
criminalizzatrice del potere.
Pensiamo che sia questa la strada maestra.
Le "scorciatoie" sono politicamente sbagliate, anche se a volte
è il potere stesso che ti spinge a imboccarle, proprio con questa politica
di carcere e di repressione.
Per questo, nel mentre intendiamo continuare a lottare per la libertà
di tutti, e quando diciamo tutti diciamo anche per la libertà di coloro
che sono stati arrestati come brigatisti, che lo siano o meno, intendiamo
continuare la lotta a viso aperto, contro questo sistema, che affama, che
ti toglie i più elementari diritti, che ti incarcera.
Alla faccia anche di quegli esperti di mestiere, non si capisce in cosa esperti,
ma in ogni caso accreditati come tali dal potere.
L'Avamposto degli Incompatibili