MAMMA LI TURCHI...parte seconda
Sappiamo tutti quanto sia difficile la battaglia per il rispetto dei
diritti
umani : a meno che non entri in azione la fanfara massmediatica, il piu'
delle volte gli appelli rimangono lettera morta.
Ma puo' capitare anche di peggio. Se si toccano i nervi scoperti di certi
potentati economici si puo' anche finire in tribunale. Per i diritti umani.
Ma vediamo i fatti.
All'inizio del 1998 il Collettivo prese posizione a favore dei diritti del
popolo kurdo da decenni massacrato dal regime turco: pulizia etnica del
Kurdistan, divieto di parlare il kurdo, torture nelle caserme e nei
commissariati, detenzioni illegali, sparizioni di oppositori ad opera di
veri e propri squadroni della morte parastatali e bombardamenti di villaggi
e campi profughi.
Al di la' delle parole si penso' a qualcosa di concreto, come il
boicottaggio del turismo in Turchia: per mantenere questa sporca guerra lo
stato turco fa affidamento soprattutto sulla valuta pregiata del turismo che
frutta ogni anno oltre dieci miliardi di dollari.
Bene, il piu' grosso tour operator italiano e' la Turbanitalia srl di
Milano, che su alcuni quotidiani e settimanali invitava a visitare 'la
Turchia piu' bella': decisamente un pugno nello stomaco se confrontato con
le notizie che quasi ogni settimana giungono dalle zone martoriate del
Kurdistan.
Si decise quindi di inviare un messaggio circolare in Internet, e piu'
precisamente alla mailing-list di Ecn che ha il suo sito presso 'Isole nella
Rete' di Bologna, associazione non profit che fornisce spazio e
comunicazione a centri sociali, organizzazioni e radio di movimento,
associazioni di base e di volontariato sociale. Il testo inviato riassumeva
le notizie relative al genocidio del popolo kurdo da parte della Turchia, e
le integrava con interessanti informazioni circa la Turbanitalia appena
apparse sul 'Corriere della Sera'. Il succo del discorso era comunque quello
di boicottare il turismo in Turchia. Era il 15 gennaio 1998.
A fine marzo Dino Frisullo, da sempre impegnato in difesa dei diritti dei
kurdi e presente in Kurdistan in occasione della festa del 'Newroz' in
qualita' di osservatore internazionale, viene arrestato a Diyarbakir:
abbiamo tutti ancora ben impresse nella memoria le immagini televisive dei
militari turchi che massacrano a calci in testa le donne e i bambini kurdi
riunitisi per festeggiare il nuovo anno. Conoscendo il trattamento al quale
si e' sottoposti nelle carceri turche, ci attivammo subito per sollecitare
la liberazione di Frisullo inviando un messaggio di protesta all'indirizzo
e-mail dell'ambasciata turca in Italia, accompagnato da altri messaggi
circolari nella mailing-list di Ecn affinche' molti altri protestassero
presso l'ambasciata.
Bene, il fatto di passare da messaggi in una mailing-list alternativa, ad un
preciso indirizzo e-mail dell'ambasciata turca deve aver allertato piu' di
qualcuno.
Sabato 27 giugno alle ore 10.30 il server internet di 'Isole nella rete'
viene posto sotto sequestro dalla Polizia Postale di Bologna, su ordine del
Pubblico Ministero della Procura Circondariale di Vicenza Dott. Paolo Pecori
per la supposta violazione dell'articolo 595 del codice penale
(diffamazione) per avere offeso la reputazione della agenzia di viaggio
Turbanitalia srl.
Lasciamo stare le considerazioni sul significato che puo' avere il sequestro
di un intero Internet server che offre un servizio utilizzato da migliaia di
utenti italiani e di ogni parte del mondo, per il fatto di aver pubblicato
un messaggio pervenutogli da un utente: 'Non risulta infatti che sia prassi
sequestrare una edicola nel momento in cui contiene un giornale
perseguibile.' (sen. Semenzato, da un'interrogazione parlamentare presentata
nei giorni seguenti il sequestro).
Ma perche' diffamazione? Non potendo certo contestare la situazione dei
diritti umani in Turchia, la denuncia punta su una frase contenuta nel
messaggio del 15 gennaio nella quale si ipotizza un legame fra l'ex premier
turco Ciller (presunta ispiratrice degli squadroni della morte parastatali)
e la 'Turban', compagnia di Stato turca. Tali informazioni erano state
estrapolate da articoli apparsi su 'Il Corriere della Sera' e 'Narcomafie'.
La Turbanitalia ha ritenuto lesivo della sua immagine l'accostamento
'Turban' - 'Ciller': ma la Turchia non e' un paese democratico, dove tutte
le etnie vivono in pace, e dove vale assolutamente la pena di andare a
villeggiare? Perche' prendere le distanze da un ex primo ministro, nonche'
influente rappresentante di potentati economici turchi?
Sulla curiosa somiglianza poi fra i nomi dell'italiana 'Turbanitalia srl' e
della 'Turban' statale turca, al fine di evitare ulteriori denunce,
lasciamo parlare la stessa Turbanitalia, da una pagina a pagamento apparsa
su 'La Padania':
<< Tirati in ballo dal 'Corriere della Sera' precisiamo:
TURBANITALIA
S.r.l. non e' una filiale della Turban turca, e' una societa' italiana con
soci e capitali interamente italiani. TURBANITALIA e' un Tour Operator
specializzato per la destinazione Turchia. Ha portato nel 1997 in Turchia
17.313 turisti italiani (...). Il nome Turbanitalia, all'atto della
fondazione nel 1983, e' stato derivato dal nome Turban per ragioni
commerciali e di immagine. La Turban, compagnia di Stato turca per il
turismo, era infatti all'epoca proprietaria dei migliori hotels in Turchia
(...). E' sempre stata comunque per Turbanitalia, come per altri Tour
Operators europei, un semplice fornitore di servizi. Oggi la Turban turca,
pur ottimo operatore, non ha piu' un numero sufficiente di alberghi adeguati
e per questo la quota di affari con Turbanitalia e' scesa al di sotto del
10%. (...). CON TURBANITALIA LA TURCHIA E' SEMPRE PIU' BELLA>.
Al lettore l'ardua sentenza.
Ma veniamo all'oggi. La denuncia e' andata avanti, prima con l'avviso di
garanzia al nostro compagno, ritenuto responsabile nei confronti
dell'internet provider, ora con la prima udienza del processo penale,
fissata per il 2 maggio.
Continueremo ad informare sul futuro di questa vicenda, certi che la
battaglia per il rispetto dei diritti umani in Turchia sia ancora molto
lunga e tutta in salita. La condanna a morte di Ocalan e' stata solo
sospesa, e temiamo che fra qualche tempo verra' 'inspiegabilmente trovato
morto' nella sua cella, come gia' accaduto a centinaia di kurdi ed
oppositori politici turchi.
Non ci spaventa trovarci attaccati da un gigante del business turistico
italiano. Ma non abbiamo l'esclusiva di questa battaglia, e percio'
chiediamo il contributo di tutti:
- nell'informare il piu' possibile su questa vicenda
- solidarizzando con il Collettivo
- nel contribuire al boicottaggio del turismo in Turchia
- nel contribuire alle spese legali del processo (c.c.p. n.14227367 - Ass.
Cult. Punto Rosso, c.p. 533 - Vicenza, specificare la causale)
- nel partecipare alla prima udienza del processo presso il Tribunale di
Vicenza, martedi' 2 maggio alle ore 8,30.
Associazione Culturale Punto Rosso di Vicenza - Collettivo Spartakus
Tel/Fax: 0444 542084
IL BOICOTTAGGIO NON SI PROCESSA.
NON UN SOLDO AI MASSACRATORI TURCHI.
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