All’Ill.mo Sign.Procuratore della Repubblica
Dott. Luciano D’Emmanuele

ogg.microspia auto Cirillo

Illustrissimo Procuratore le avevo scritto il 14 gennaio scorso chiedendo
di essere messo a conoscenza sulle indagini su quanto avvenuto il 6 gennaio
2002 allorché scoprii casualmente , montata sulla mia auto, una potente
microspia con annesso impianto satellitare. Avevo sollecitato un
approfondimento dell’inchiesta, se mai lei avesse avuto intenzione di
aprirla, per conoscere i responsabili di tale atto. Sollecitavo tutto
questo, e mi rallegrai della notizia che lei avesse avocato a se il mio
fascicolo, interpretando la cosa come un maggior impulso alle eventuali
indagini in corso , per sapere dato il mio attivismo ambientalista e
giornalistico, la provenienza di tale sofisticato apparecchio. Non ho
escluso fin dal ritrovamento che la delinquenza organizzata legata al
malaffare delle speculazioni edili, forte nella nostra costa tirrenica, o
quella del traffico dei rifiuti, o ancora quella legata agli interessi
orbitanti attorno a piccole fabbriche dove vige il lavoro nero, cose delle
quali mi sono occupato più volte attraverso inchieste giornalistiche
pubblicate sul giornale col quale collaboro, potesse essere interessata ,
non immagino per quali motivazioni , ai miei spostamenti e ragionamenti
nella mia auto.
Non ho escluso neppure che la microspia fosse di carattere istituzionale. La
mia posizione antagonista a questo sistema di potere ed il mio passato
politico, oltre che il mio impegno attuale nelle battaglie contro la
globalizzazione mi portano a pensare , nonostante svolga attività
democratica,di essere nel mirino del controllo poliziesco. Lo confermano d’
altra parte le ripetute visite della Digos durante democratiche assemblee
pubbliche alle quali ho partecipato, la perquisizione nella abitazione della
mia compagna a Napoli avvenuta nel giugno dell’anno scorso , ancora lo
conferma e questo è avvenuto lunedì scorso, il tentativo di coinvolgimento
di mio figlio Emiliano, all’interno della mia attività politica, chiamato ed
interrogato per due ore dalla Digos di Cosenza, su cose pertinenti la mia
sfera politica e la sua partecipazione , insieme ad altri 300 mila giovani
alle contestazioni avvenute l’anno scorso a Genova. Cosa cercavano da un
giovane di 22 anni, che non si interessa di politica attiva ? Che accusasse
il padre di qualche reato ? Che avesse visto spostare nella propria
abitazione casse di armi ed esplosivo ? O che avesse pranzato in casa con
qualche latitante eccellente ? Siamo al limite della persecuzione politica e
poliziesca. E certamente la presenza in auto della microspia è legato a
tutto questo. Così come avverto il controllo sia del mio telefono che l’
invio tramite Internet ai miei amici delle mia posta elettronica. Il gioco
oramai è scoperto, ed escano allo scoperto gli autori di tali persecuzioni e
dicano apertamente quali siano i sospetti nei miei confronti, a quali azioni
illegali ho partecipato, quali omicidi e attentati ho organizzato e quanto
altri ne sto pensando .
Non ho assolutamente fiducia nella giustizia italiana in quanto è stata
sempre diretta alla repressione dei movimenti politici e non ha mai
approfondito le reali problematiche che investono la società, escluderei da
questa analisi, soltanto il Pool di Milano, guarda caso vittima anch’esso di
vergognosi attacchi sia da parte del governo attuale che di taluna stampa
asservita ad esso, ma attorno al mio caso ed ai suoi mancati sviluppi , da
parte della Procura che lei gestisce , mi aspettavo qualcosa di più e questo
ancora di più farà crescere tale sfiducia sia da parte mia che di quanti
credono nella mia attività ambientale e giornalistica.
Approfitto della presente per chiedere comunque la restituzione di tale
apparecchio nella intenzione di affidarlo ad un perito di parte per
chiarirne la provenienza.

Distinti saluti

Francesco
Cirillo

diamante 19 febbraio 2002