No all'espulsione di Avni Er!

PROLOGO
Un calvario lungo 5 anni. Avni Er non porta la croce, ma il peso di una colpa che nel corso della storia ha segnato l'esistenza di milioni di uomini e donne: quella di lottare per la libertà del proprio popolo. Avni Er è un partigiano!
Come i resistenti che liberando l'Europa dal nazi-fascismo le restituirono la libertà perduta. Diciamolo francamente, la Turchia è sotto il tallone di ferro di una dittatura militare, i diritti umani sono sistematicamente calpestati, gli oppositori perseguitati e marchiati con l'etichetta di "terroristi". Tutti terroristi, indistintamente: per esserlo, basta contestare democraticamente una legge o rivendicare un diritto per finire nelle celle delle tristemente note carceri turche. Adesso l'odissea di Avni Er potrebbe avere una fine ancora peggiore di quanto non sia stata fino ad oggi. A te che leggi queste poche righe sta il potere di tentare di salvare una vita umana: la vita di un uomo che crede nella giustizia sociale e nella libertà quali valori fondanti qualsiasi società umana. La vita di un partigiano.

ATTO 1°
Avni Er è in carcere dal 1 aprile 2004, fino a qualche giorno fa nella sezione alta sorveglianza di Badu 'e Carros (Nuoro). Fu arrestato e condannato insieme alla sua compagna Zeynep Kilic per partecipazione ad associazione terroristica internazionale. Lui a sette anni, lei a cinque; lei espulsa l'anno scorso in Germania. L'associazione è il Dhkp-c (Partito rivoluzionario per la liberazione del popolo). I due sono stati arrestati in Italia, mentre operazioni di polizia parallele hanno portato in carcere, sia in Turchia che in altri paesi europei, decine di persone. Di tutti gli arrestati, compresi quelli in Turchia, soltanto Avni Er e Zeynep Kilic sono stati condannati e Avni è ancora in carcere. La loro vicenda giudiziaria trae origine dalla modifica dell'art. 270 bis del codice penale, dopo gli attentati alle Twin Towers del 2001. Questa, assieme alle decisioni assunte nel 2002 in sede europea in materia di terrorismo, ha creato il substrato giuridico su cui si innesta l'operazione del 1 aprile. Nel 2002, l'Ue ha approvato la "black list" nella quale l'attività di organizzazioni come il Dhkp-c viene qualificata come "terroristica", senza considerare il contesto nel quale queste organizzazioni hanno preso vita e fatto le scelte che hanno guidato la loro azione. Sempre nel 2002 il Consiglio della Ue ha approvato la "Decisione quadro sulla lotta contro il terrorismo" la quale si attesta sulla definizione di terrorismo approvata dal governo inglese nel Terrorism act: "è considerata terroristica ogni azione violenta compiuta con finalità politica". Viene cioè annullata la tradizionale distinzione tra terrorismo ed eversione; per essere chiari, la distinzione esistente tra un terrorista di Al Qaeda e un oppositore armato al regime iraniano. Praticamente, sotto una dittatura si nega il diritto a difendersi e organizzarsi per ripristinare una qualche forma di democrazia.

Avni Er e Zeynep Kilic sono accusati di appartenere al Dhkp-c (lui come dirigente, lei come sostenitrice) e condannati al termine di un processo di primo grado celebrato a Perugia.
Le difese hanno tentato di dimostrare come l'attività portata avanti dalla sinistra rivoluzionaria turca fosse assimilabile ad una lotta di liberazione combattuta contro il regime fascista turco, espressa nelle stesse forme in cui si realizzò la Resistenza italiana. Spiega l'avvocato Rossi Albertini: «Una lotta, quella del Dhkp-c, interpretata non solo con l'uso delle armi, ma sostenuta e portata avanti da una fitta rete di resistenza sociale composta di associazioni, sindacati, radio, giornali». Più volte è stato precisato che le azioni militari del Dhkp-c non sono mai state rivolte contro obiettivi civili, ma sempre contro rappresentanti delle istituzioni o dell'esercito. La corte ha comunque condannato ugualmente i due giovani turchi, che sono stati trasferiti, a Rebibbia lei e a Nuoro lui.
Sono stati condannati anche in appello.
Nel gennaio dell'anno scorso la Corte d'appello di Sassari ha rigettato la richiesta di estradizione da parte della Turchia di Avni Er, la quale con accanimento persegue l'obiettivo di mettere le mani su questo giovane, così "pericoloso" da meritare di passare la vita dentro una delle sue insulse prigioni. Questo nonostante la stessa Turchia non contesti ad Avni Er la partecipazione a nessun reato di sangue!
Ora però Avni rischia comunque l'espulsione giudiziaria verso la Turchia in quanto cittadino straniero. In attesa della Cassazione, che si pronuncerà il 18 agosto è stata fatta la domanda di asilo politico, inoltrata alla Questura di Nuoro. E la Turchia non è stata a guardare: ha aperto un "nuovo" fascicolo nei confronti di Avni (sarebbe il terzo fin'ora) eludendo l'applicazione del principio di diritto riconosciuto a livello internazionale "ne bis in idem", secondo il quale nessuna persona può essere sottoposta due volte a giudizio per lo stesso fatto.
Se Avni Er verrà espulso in Turchia verrà sottoposto di nuovo a procedimento penale, subirà nuovamente una carcerazione preventiva e con altrettanta certezza verrà condannato (sempre per lo stesso reato per cui è stato condannato in Italia) a una lunghissima pena detentiva. Essendo un prigioniero politico subirà certamente lo stesso trattamento riservato ai prigionieri politici: torture, maltrattamenti e violazione dei diritti umani. Per la Turchia, che gli contesta sostanzialmente la partecipazione a manifestazioni di solidarietà (in Europa) con i detenuti politici in sciopero della fame nelle carceri turche, Avni Er è il collegamento in Europa del Dhkp- c.

ATTO 2°
I tempi stringono. E il tempismo è perfetto. La notte del 1 luglio, alle tre,
Avni è stato trasferito a Benevento.
Da Nuoro riparte la campagna contro l'espulsione in Turchia di Avni Er.
Auspichiamo che Nuoro sia la scintilla che incendia la prateria e che in tutta Italia ci si mobiliti
Chiediamo che chiunque - individui, associazioni, partiti - ognuno con i propri slogan e le proprie bandiere si esprima pubblicamente con volantini, manifestazioni, incontri contro l'espulsione di Avni in Turchia.
Il FINALE è tutto ancora da scrivere...

NO ALL'ESPULSIONE DI AVNI ER!

Comitato Permanente Contro la Repressione - Nuoro