"CI HA RESTITUITO LO SPIRITO DI GRUPPO"

Queste le parole usate dalle guardie penitenziarie di Sassari per difendere il loro comandante e i colleghi arrestati per i pestaggi ai danni dei detenuti. Ormai anche loro sono entrati nell'ottica di impunità che dovrebbe essere garantita per chi, in nome della legge, non esita a commettere soprusi nei confronti degli altri, quelli che non hanno diritti. Si chiamino detenuti, si chiamino migranti (clandestini per il potere), barboni o tossicodipendenti, questi cittadini di serie B non hanno diritti e devono sottostare alle angherie di chi, servendo il potere è convinto di avere il diritto all'impunità. E i media sono pronti ad appoggiare le richieste di chi crede di essere al di sopra della legge. Proprio oggi il tg3 (quello dei DS?) ha inondato i Tg di servizi sulla protesta degli agenti, e, come se non bastasse, ha effettuato un collegamento in diretta per il rotocalco Italie. Che sia lo spirito della riforma Pappalardo-D'Alema?

Per capire di cosa stiamo parlando pubblichiamo il documento degli agenti che richiedono impunità e alcuni articoli sul caso

L'Avamposto degli Incompatibili

 

IL DOCUMENTO DEGLI AGENTI
  «Ridateci il capo delle guardie»


SASSARI. «Queste organizzazioni sindacali
  territoriali, a seguito del provvedimento - che
  non si esita a definire ridicolo - intendono
  manifestare il proprio disappunto riguardo alla
  posizione assunta dal dipartimento
  dell'amministrazione penitenziaria, per
  giustificarsi di fronte all'opinione pubblica,
  sulle manifestazioni di protesta da parte dei
  familiari dei detenuti trasferiti (per motivi
  di ordine, disciplina e sicurezza), dalla casa
  circondariale di Sassari». Sindacati degli
  agenti penitenziari compatti: la fine
  anticipata della missione del comandante Ettore
  Tomassi, «rispedito» a Benevento, li ha spinti
  a mettere nero su bianco una difesa corale del
  loro superiore.
  Punto primo: «Il sig. comandante era stato
  inviato per sanare una situazione invivibile in
  termini di sicurezza e trattamento, ed ha
  operato come da disposizioni vigenti,
  dimostrando un'altissimo spirito di sacrificio
  e senso del dovere, riportando all'interno
  dell'istituto il dovuto equilibrio». Ancora:
  «Dal suo insediamento si rileva una gestione
  assolutamente certosina....
A seguito dalla spontanea
  autoconsegna in istituto da parte del personale
  di polizia penitenziaria e paramedico in segno
  di protesta, le organizzazioni sindacali,
  proclamano lo stato di agitazione del
  personale». Non solo: i sindacati «organizzano
  una raccolta spontanea delle firme del
  personale, che si riserva di inoltrare al
  dipartimento richista di proscioglimento del
  rapporto di lavoro nell'amministrazione
  penitenziaria». Altre forme di protesta
  potrebbero seguire.



  SASSARI. «Non siamo bestie, siamo lavoratori
  che rischiano ogni giorno la vita con detenuti
  sempre pronti a saltarti addosso e farti del
  male. Uno di noi è stato sfregiato con una
  lametta, un ispettore è stato picchiato ed è
  dovuto restare assente per mesi e adesso che
  questo nuovo comandante ci ha restituito lo
  spirito di gruppo e la serenità lo mandano
  via?»
  Gli agenti di polizia penitenziaria hanno
  voluto manifestare pubblicamente il loro
  dissenso per l'improvvisa rimozione del nuovo
  comandante delle guardie di San Sebastiano.
  L'hanno fatto in maniera spettacolare,
  scendendo in piazza: si sono autoconsegnati e
  hanno inscenato una manifestazione di protesta
  davanti alla porta del vecchio carcere.
  «Vogliamo che sia immediatamente revocato il
  provvedimento nei confronti del nostro nuovo
  comandante, arrivato qui appena 24 giorni fa e
  rimosso senza spiegazioni - hanno sostenuto gli
  arrabbiatissimi agenti di polizia
  penitenziaria, che non hanno lesinato critiche
  pesantissime nei confronti della Nuova Sardegna
  -. Siamo sconcertati per le accuse che ci sono
  state rivolte e che come primo obiettivo hanno
  portato alla rimozione dell'ispettore Tomassi.
  Un comandante vero, capace, deciso, che in
  appena 24 giorni era riuscito a riportare la
  serenità all'interno del carcere e a restituire
  a tutti noi qello spirito di gruppo che avevamo
  ormai dimenticato. Ci ha restituito le giuste
  motivazioni

a rovinare l'ambiente
  dietro le sbarre erano proprio quelli che sono
  stati allontanati».
  «Il giorno della protesta abbiamo rischiato
  tantissimo - hanno aggiunto altri agenti
  penitenziari -. In due anni a San Sebastiano ci
  sono stati una quarantina di tentativi di
  suicidio e soltanto grazie al nostro pronto
  intervento molti giovani sono ancora vivi. Ma
  quello che più ci preoccupava era il
  comportamento aggressivo dei detenuti. In pochi
  mesi le aggressioni nei nostri confronti sono
  state almeno una trentina.

Sono queste le situazioni veramente
  drammatiche che voi giornalisti invece non
  raccontate mai, altre che lo sfollamento e i
  pestaggi. Ma quali pestaggi, fate il piacere...
  Le vere vittime siamo noi, costretti a vivere a
  contatto con persone che ormai si erano
  convinte di poter comandare imponendosi con
  prepotenza e arroganza nei confronti nostri e
  degli altri detenuti di San Sebastiano».
  «Resteremo qui fino a quando non verrà
  ritirato il provvedimento nei confronti del
  comandante Tomassi - hanno ribadito i
  rappresentanti sindacali di Cisl (Gian Paolo De
  Pau), Uil (Mariano Campus), Cgil (Natalino
  Serra), Sinappe (Luigi Arras) e Sappe (Claudio
  Garau) -. Porteremo anche i nostri familiari
  qui davanti al carcere per manifestare in
  maniera ancora più forte il nostro dissenso nei
  confronti di un provvedimento immotivato. E ora
  attendiamo fiduciosi l'esito dell'inchiesta
  della magistratura che non potrà che confermare
  il nostro corretto comportamento. Ah, un'ultima
  cosa - hanno concluso - non andremo a votare,
  nessuno di noi andrà a votare».






Secondo l'accusa la mano pesante degli agenti
dopo una rivolta di detenuti Sassari

Violenze nelle carceri
arrestati direttori e agenti
Decapitata l'amministrazione penitenziaria sarda
Sono ottanta le persone coinvolte





CAGLIARI - Pestaggi cella per cella, con i detenuti picchiati
selvaggiamente dopo una rivolta: l'accusa è pesante e ha terremotato
l'amministrazione penitenziaria della Sardegna. Le inchieste parallele sono
due: una del ministero della Giustizia, l'altra della procura e ieri sono
arrivati i primi risultati. Sono circa ottanta gli ordini di custodia
cautelare emessi dal Gip di Sassari. Tra le persone colpite dal
provvedimento restrittivo ci sono il provveditore regionale degli Istituti
penitenziari Giuseppe Della Vecchia, la direttrice del carcere di Sassari,
Maria Cristina Di Marzio, già trasferiti dai commissari ministeriali. Oltre
a loro, il comandante degli agenti di custodia e tutti gli uomini del
reparto: una settantina tra ufficiali e guardie.

Gli episodi sotto accusa sono accaduti nel carcere di San Sebastiano fra il
28 marzo e il 3 aprile e l'inchiesta è scattata per una denuncia presentata
dai familiari di alcuni reclusi. La scintilla della protesta scatta la sera
tra il 28 e il 29, negli stessi giorni dello sciopero dei direttori.
Aggrapati alle barre i detenuti urlano: "Non mangiamo da giorni, non ci
danno da bere, ci trattano come bestie". Va a fuoco anche qualche materasso,
ma dopo un'ora la situazione torna sotto controllo.

Il 3 aprile i gruppi operativi mobili della polizia carceraria guidati
dall'ispettore Ettore Tomassi entrano in azione per trasferire una trentina
di detenuti. Subito si mobilitano i parenti dei prigionieri che protestano:
"Sono stati picchiati selvaggiamente e senza motivo". Secca la smentita
delle autorità: "Un normale provvedimento, sono stati allontanati i soggetti
più violenti e pericolosi".

Una versione che non ha convinto i familiari e neppure gi inquirenti,
insospettiti dal provvedimento di sospensione dei colloqui: "Vogliono
impedirci di vedere in che stato li hanno ridotti", gridano madri e mogli,
che per tengono viva la protesta con fiaccolate e altre manifestazioni.

Scendono in campo anche alcuni parlamentari da Manconi dei Verdi a Campus di
An che parlano esplicitamente di pestaggi: "I detenuti sono stati legati,
ammanettati nudi, trascinati per i corridoi mentre venivano picchiati a
bruciapelo e lanciati da un poliziotto all'altro". Si mobilitano anche gli
agenti che con le loro famiglie replicano alle accuse: "Non vogliamo passare
per aguzzini: è stato semplicemente riportato l'ordine in una terra di
nessuno".

I veleni si inseguono sino alla svolta di ieri notte: con 21 persone
arrestate e altre 60 a cui sono stati concessi gli arresti domiciliari.

(3 maggio 2000)