PROGETTO MARTA, DOCUMENTI E REPRESSIONE

Da che mondo è mondo, i bastardi, i carnefici e gli aguzzini tra loro si sono sempre riconosciuti ed aiutati, senza mai calpestarsi i piedi. La stessa cosa è accaduta nel pomeriggio di domenica 18 aprile, quando gli organi repressivi dello Stato hanno fatto lo sporco lavoro che sono soliti svolgere, accorrendo per tutelare l’immagine degli aguzzini di turno, che amano nascondersi sotto le vesti di benefattori.

Scenario del loro disgustoso intervento è stata Piazza S. Oronzo, dove era stata istituita una raccolta viveri dal “Progetto Marta”, che altro non è che l’ennesima idea della Fondazione Regina Pacis, la stessa che gestisce l’omonimo centro di carcerazione per immigrati a San Foca. Il “Progetto Marta” è un progetto attivo da un anno circa, che si occupa di distribuire pasti in giro per la città a poveri, immigrati e senza casa. Una lodevole iniziativa benefica utile ad aiutare i poveri a restare tali, attraverso la quale la curia leccese dà anche una bella risciacquata alle proprie mani grondanti di sangue e punta a creare consenso e soffocare il dissenso nei confronti del proprio operato.

E proprio per esprimere il proprio dissenso ed informare su chi e cosa realmente si nasconde dietro il “Progetto Marta”, nove persone sono scese in piazza a dare un volantino ai passanti, ma la paura di intaccare la verginità che di continuo la fondazione Regina Pacis tenta di ricostruirsi ha fatto materializzare i difensori degli sfruttatori: gli sbirri. Attaccandosi alla solita scusa della mancanza di autorizzazione per volantinare nel centro storico, pretendevano costoro di tapparci la bocca e farci andare via e, naturalmente, di identificarci. Ad un nostro rifiuto di tirare fuori i documenti o declinare le generalità, gli sbirri hanno sentito intaccata la loro autorità ed hanno cominciato prima a strattonare e poi tentato di infilarci nelle auto per portarci in questura, facendo intervenire pattuglie su pattuglie ed usando i metodi poco ortodossi che da sempre li accompagnano, sotto gli occhi piuttosto allibiti di decine di persone e turisti, venuti ad ammirare il barocco e meravigliati dal fatto che possano accadere certe cose per un semplice volantinaggio.

Ci teniamo a chiarire che rifiutandoci di dare i nostri documenti al primo coglione in divisa che ci si para davanti, non lo facciamo certo per un misero gusto del rischio, e non lo facciamo neanche solo perché non amiamo essere continuamente controllati, spiati e schedati da loschi figuri armati che rappresentano una istituzione che non riconosciamo e che disprezziamo profondamente; quella di non fornire generalità è una scelta precisa proprio dal momento che quotidianamente portiamo avanti la nostra lotta per la chiusura e la distruzione dei lager in cui vengono rinchiusi centinaia di esseri umani la cui unica colpa è proprio la stessa di cui ci siamo macchiati noi domenica pomeriggio: la mancanza di un documento. Fino a che questo sarà un reato, continueremo a macchiarcene in solidarietà con chi non può fare altrimenti.

E a chi si sia scandalizzato o abbia avuto modo di riflettere come per un semplice volantinaggio e la mancata esibizione di un documento lo Stato scateni le sue forze repressive che non esitano a mostrare i muscoli e tentano di trarre in arresto nove persone in piazza, vogliamo fare presente che questo è esattamente quanto accade ogni giorno in tutte le città italiane, dove i rastrellamenti e le deportazioni a danno degli immigrati sono la norma, ed accadono quasi sempre nell’indifferenza più totale di chi vi assiste e a spese di uomini e donne che comunque, al contrario di noi, sono considerate inesistenti per legge, e si può quindi fare di loro ciò che si vuole dal momento che, non esistendo, nessuno potrà interessarsi a loro.

Chi finirà con il rinchiuderli, chi si accollerà il piacere/dovere di tenerli dietro le sbarre e impedirgli di fuggire con ogni mezzo necessario - compresi pestaggi e somministrazione di psicofarmaci -, guadagnandoci sopra anche tanto denaro, sono gli stessi che domenica raccoglievano viveri per gli immigrati, e questo è un fatto incontestabile.

A noi e a chi voglia essere nostro complice, invece, spetta il compito di smascherare questi sciacalli e attivarci per distruggere i luoghi di detenzione, per la liberazione di chi vi è rinchiuso per la mancanza di un documento e per la nostra che rischiamo di finirci per esserci rifiutati di esibirlo in solidarietà con loro. Per arrivare a fare un giorno un grande falò dei documenti stessi perché si sa, la carta brucia…

Nemici di ogni frontiera

Per contatti: Capolinea Occupato Via Adua - Lecce

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