da: Laboratorio Sociale - novembre/gennaio

Riflessioni e memoria

Spaccio, prostituzione, sfruttamento degli immigrati contribuiscono, insieme
a quello che i nostri amministratori politici ed il padronato chiamano
"modernità"e "sviluppo" delle città, a rendere maggiormente degradante la
qualità della nostra vita. Sembra esserci un disegno perfetto, sapientemente
pilotato dall'alto e supportato da allarmistiche campagne mediatiche, atto a
scatenare istinti egoistici e xenofobi in tutti gli organi della vita
sociale e produttiva che genera poi nei posti di lavoro una divisione basata
sull'etnia e la razza (questo grazie anche all'economia illegale).

Dove stanno le cause e a chi giova tutto questo?
Davvero non ci sono alternative per chi vuole trasformare questi problemi in
"emergenze" perenni, per chi strumentalizza il disagio di un'umanità senza
futuro con la carità pelosa ed il paternalismo religioso e per chi in
camicia nera o verde vede la possibilità di ripristinare lo squadrismo?

Esiste un problema reale di vivibilità in certe manifestazioni di rabbia e
di protesta da parte della gente.
Sono gli effetti di una società che è intrinsecamente malata: malata di
profitto, di rapporti alienati e mercificati, di stupida e superficiale
modernità, di competizione, di moralismo ipocrita, di sviluppo
capitalisticoin tutte le sue manifestazioni. Decretata la fine di ogni
utopia egualitaria e comunista, la repressione, la miseria e l'impoverimento
culturale sono, in ogni parte del mondo, fortemente in espansione.
Meno del 20% della popolazione mondiale si spartisce l'80% della ricchezza e
delle risorse della terra e il modello culturale imposto in ogni angolo del
pianeta è
quello tele-marketing del sistema euro-americano.
Per essere vincenti e moderni bisogna avere e possedere con ogni mezzo
necessario...

Senza questa premessa "globale" sarebbe impensabile capire cause ed effetti
delle contraddizioni che viviamo localmente, contraddizioni gestite
complessivamente in maniera aberrante sia da questo governo che dai
precedenti attraverso il pietismo e il paternalismo, il proibizionismo e le
campagne forcaiole e un apparato repressivo che possa controllare
capillarmente il territorio e accentuare ulteriormente le divisioni di
classe a scapito di lavoratori e disoccupati.
La nostra esperienza maturata in anni di militanza politica antagonista ci
dice che gli apparati di repressione e controllo di questo Stato sono, con
noi, talmente efficienti ed informati che nel cervellone del Ministero
dell'Interno si può sapere anche quanti peli abbiamo nel naso...
Eppure da decenni assistiamo ad una crescita inverosimile di spaccio e
sfruttamento della prostituzione in vero stile aziendale, come se ci
trovassimo di fronte ad un'agire istituzionale indirizzato solo a
controllare e contenere questi fenomeni e non a cancellarli o ridurli.
Un noto quotidiano di Los Angeles ha pubblicato prove inconfutabili sulla
responsabilità della CIA e del governo degli Stati Uniti nella diffusione e
spaccio di crack nei ghetti neri, alcuni anni fa in una caserma dei
carabinieri di Genova è stata scoperta la più grande raffineria di droga
esistente nel nostro paese, diversi amici
albanesi ci hanno raccontato che Berisha, ex presidente dell'Albania,
appoggiato e foraggiato dal governo italiano, era l'espressione politica
della mafia albanese e che molti dei suoi uomini gestivano (e gestiscono
tutt'ora) prostituzione e spaccio in Italia con una certa agibilità...
Qualcuno vuol farci credere che tutto questo è opera della "piovra" o della
"spectra", (la famosa società criminale che abbiamo visto tante volte nei
films di James Bond) noi, da un punto di vista che ha la pretesa di essere
antagonista e rivoluzionario, pensiamo che sia già un risultato proporre un
approccio diverso a queste problematiche al di là delle solite dimensioni
"spettacolari".

Partiamo da una considerazione fondamentale: in Italia la classe politica ed
il grande padronato hanno operato una ristrutturazione sociale politica e
culturale che trova, ora, la sua realizzazione compiuta nelle riforme
istituzionali, nel consolidamento della seconda repubblica e nella
costruzione dell'Unione Europea.
In una ventina d'anni questa ristrutturazione ha distrutto un intero
patrimonio di lotta in cui coesisteva solidarietà e cultura straordinaria,
un corpo sociale compatto e
coeso pronto a conquistare nuovi diritti e nello stesso tempo criticare
massicciamente ogni aspetto della vita, un'esperienza in cui le droghe
pesanti stentavano a fare breccia proprio perchè mancava l'"humus"
necessario.
E' stato a partire dalle prime sconfitte delle lotte operaie e dei movimenti
(per l'estensione di diritti - divorzio, aborto, ... -, contro il nucleare
di guerra e di pace, quello giovanile e studentesco), insieme all'inizio
della parabola storica della svolta filo-capitalista e oggi neo-liberista
della sinistra storica, che il ciclo della "roba" si è allargato
vertiginosamente.
Così oggi non esiste più il senso di appartenenza ad una classe - quella
degli sfruttati - anche se lo sfruttamento è sempre più diffuso ed
accentuato; non esiste più l'alienazione ma il "disagio"; non esiste più la
nocività sul lavoro o nel territorio ma un allargamento di consumi scadenti,
"sviluppo" ed "eco-business"...
Come non esistono più il senso dell'interesse collettivo e la dignità umana.

L'atteggiamento verso la questione immigrazione rivela inconfutabilmente
l'imbarbarimento di questa società, della sua classe dirigente, e di
conseguenza del suo braccio armato che come in passato già successe non si
fece scrupoli a speronare nel mare Adriatico un' imbarcazione con a bordo
più di cento profughi.
Tutto questo ovviamente in un clima pre-riscaldato di odio etico da
bar-stadio.

Con il ciclo dello spaccio i cui introiti hanno fatto la fortuna del grande
capitale finanziario / bancario e della Borsa, è stato un gioco da ragazzi
valorizzare la "risorsa" immigrati come manovalanza a basso costo nella
sfera della distribuzione della merce.
Diritti universalmente riconosciuti come: casa, salute, istruzione, sono sta
ti messi, quasi sempre, (e sempre in una logica premiale, moralistica e
clientelare - tipico dello "stato sociale" italiano) in second'ordine.
L'importante era - ed è - "valorizzare" questo capitale umano, che non costa
nulla, nel processo di creazione di plus-valore e di accumulazione primitiva
nella sfera dei lavori umili e di manovalanza, nel lavoro nero, nelle
attività dell'economia "extralegale"...

E' da rilevare, purtroppo, che spesso le contraddizioni legate
all'immigrazione vengono gestite, strumentalmente, dai cavernicoli della
Lega e di AN o da quel variegato mondo del "volontariato" capto-pidiessino
che cresce e prospera come ammortizzatore sociale magari dietro la solida
spartizione partitica di denaro pubblico a coop cosiddette "sociali" o
"no-profit".

Ricostruire quel patrimonio di cui abbiamo fatto cenno, adeguato alla fase
attuale che evidentemente è mutata, ricostruire il senso dell'interesse
collettivo generale, il senso di appartenenza ad una comunità di donne e
uomini che aspirano a reali forme di democrazia diretta, giustizia, dignità,
uguaglianza libertà è la premessa imprescindibile per cominciare a dare
risposte concrete.

Alcuni giornalisti spagnoli e stranieri si domandavano, stupiti, come mai
nei paesi baschi, nelle città amministrate e controllate da Herry Batasuma e
dall'organizzazione politico-militare ETA (entrambe organizzazioni della
sinistra indipendentista basca che non hanno nulla da spartire con la
padania e la lega) siano pressochè rari gli episodi di micro-criminalità, di
spaccio e di razzismo e anzi le diversità etniche e culturali di cui sono
portatori gli immigrati, nei paesi baschi vengano valorizzate e trovino
spazio nel movimento di liberazione in un rapporto reciproco di mutuo
rispetto di differenza e uguaglianza.
Ciò avviene perché il tentativo dello stato spagnolo di disgregare la
gioventù e la società basca attraverso l'introduzione massiccia di droghe
pesanti con l'ausilio di
gruppi mafiosi e fascisti, è andato almeno in parte, frustrato. Frustrato
dalla forte coesione politico-culturale di una classe e di un popolo che
hanno impedito con le buone e "cattive" maniere la realizzazione di questi
disegni.
Che siano queste alcune delle ragioni dell'accanimento repressivo che si è
sviluppato contro di loro?

Certo, l'esperienza basca non può essere trasferita tout-court nella nostra
realtà ma può comunque essere utile a darci valide indicazioni per non
rimanere schiacciati dal rullo compressore dello Stato che su spaccio -
reati connessi - immigrazione clandestina ha costruito un capillare
controllo sociale a valori universalmente riconosciuti come il diritto di
ogni essere umano ad una abitazione, alla salute, all'istruzione.
Condizioni indispensabili per lo sviluppo di ogni qualità umana.

Anche in Italia comunque non mancano piccole ed embrionali esperienze come
le associazioni di migranti autonomi da partiti e istituzioni, esperienze di
aggregazione spontanea, ambulatori popolari e sportelli autogestiti,
occupazioni di case, etc.

Imparare a non dare una lettura o una interpretazione ideologica di fatti ed
episodi che rientrano nella sfera della nostra vita quotidiana significa
avere il coraggio e la capacità di inserirsi dentro le contraddizioni anche
quando sembrano difficili o etichettabili e ci riferiamo a esplosioni di
rabbia e protesta degli abitanti nei quartieri degradati o a "rischio", le
proteste dei siciliani per la mancanza di acqua; sbirri vari presi a calci
dai bagnanti, intervenuti per difendere venditori ambulanti immigrati, nella
riviera romagnola.

Occorre stare dentro alle contraddizioni rivendicando migliori condizioni di
vita e servizi sociali per tutti nei quartieri più degradati promuovendo
embrioni di autogestione solidale e di autodifesa, non può dunque esserci
spazio per il pietismo o per il mito che tutti, immigrati o comunitari, sono
potenzialmente "buoni" ed incapaci quando possono, di sfruttare gli altri.

Il nostro obiettivo deve essere quello di ricomporre interessi comuni e
attraverso questi sviluppare una pratica anticapitalista, interessi che le
istituzioni vorrebbero contrapposti e segmentati, per questo controllabili.
Oggi infatti sono tantissimi gli strati della popolazione che vengono
privati di reddito e diritti e questo va ad incidere ancor più pesantemente
sulla qualità della vita dei nostri territori.

Per questi motivi e su questi parametri dobbiamo unire progetto/alterità a
contropotere, contropotere inteso nella sua più ampia accezione del termine:
culturale, politico, sociale e di contrapposizione radicale al
mercato/profitto.

L'umanità e il pianeta non sono merce, non sono proprietà privata
brevettabile; non sono in vendita!

Collettivo Red Ghost - Ravenna


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Canto di donna indiana

Costruendo questa diga
sotterro la mia vita

Sorge l'alba
non c'è farina nel mulino

Il sole si alza
e il mio spirito sprofonda

Nascondo il mio bambino in un cesto
e scacciando le lacrime
vado a costruire la diga

La diga è pronta
e dà vita ai campi di canna da zucchero
rendendo i raccolti ricchi e succosi

Ma io cammino per miglia e miglia nei boschi
per cercare poche gocce di acqua da bere

Il mio sudore bagna le foglie secche
che cadono sulla terra arida