SPAGNA: LE MIE PRIGIONI
Colpevoli di diserzione dai ranghi e dai ruoli stabiliti dal
capitale-stato, centinaia di migliaia individui sono obbligati a
convincersi di essere nel torto e costretti ad espiare la propria pena
dietro le sbarre di carceri e reparti psichiatrici o dietro a quelle,
solo apparentemente meno visibili, fornite dagli educatori sociali,
sociologi, psicologi, criminologi, psichiatri e pedagogisti che agiscono
in nome dell'ordine vigente, vere guardie mascherate dietro la patente
di specialista scientifico.
tra queste centinaia di migliaia vi sono coloro che, identificati come
irriducibili alle ragioni dello stato-capitale continuano a non piegare
la propria dignità' davanti a qualunque omologazione.
Per essi una segregazione del tutto particolare, un carcere dentro il
carcere, la tortura fisica e psicologica, l'annientamento
dell'individualità' consumato con il consenso sociale. E' il regime
carcerario speciale, quello dei braccetti particolari in cui gli
incorreggibili sono tenuti sequestrati e sottoposti ad ogni sorta di
angherie:
- deprivazione sensoriale
- solitudine assoluta per anni
- pestaggi da parte dei secondini
- controllo e restrizione della corrispondenza, dei colloqui, dei
pacchi, delle letture
Un buco nero presente anche ai margini delle escrescenze istituzionali
più' infami.
Un buco nero che ogni tanto esplode lanciando oltre le spesse mura della
galera un grido di LIBERTA'.
In Italia l'articolo 41 bis, in Spagna come gai' detto il F.I.E.S.
legalizzano la tortura ma non riescono ad infrangere il legame di reale
solidarietà' che intercorre tra ribelli sociali, dentro e fuori il
carcere e le barriere di ogni tipo.
Dalla fine dello scorso anno e' in atto, nelle carceri spagnole, una
protesta dei detenuti che, dopo numerose altre iniziative, cominciano
oggi uno sciopero della fame e dell'aria per:
- l'abolizione del F.I.E.S.
- la liberazione dei detenuti malati
- contro la dispersione dei prigionieri.
Una lotta solo apparentemente lontana e a noi estranea. In realtà' e'
lotta che ci appartiene, e reali nostri nemici sono gli uomini, le
istituzioni, le strutture del potere che, in Spagna come in Italia, in
Sardegna e ovunque, sequestrano e torturano milioni di individui ai
quali la società' del dominio impone il ruolo di esclusi.
Ma parliamo della Spagna:
nel 1991 Antoni Asunçion (PSOE), il massimo responsabile delle
istituzioni penitenziarie, creo' il regime carcerario F.I.E.S. per porre
fine alle rivolte ed alle proteste dei reclusi e per ostacolare i
collettivi che si creavano tra i prigionieri politici.
Nel 1994 il Tribunale internazionale decise di sospendere il regime
F.I.E.S. riconoscendolo come lesivo degli stessi diritti umani stabiliti
dalla costituzione Spagnola, ma, a causa della passività' e della
complicità' dei partiti politici, dei giudici e della società' in
generale, tale regime e' ancora funzionante.
Secondo l'art. 93 del regolamento penitenziario i detenuti F.I.E.S. si
classificano in due gradi:
- il primo grado comprende coloro che sono classificati come
"pericolosi", quindi le loro condizioni di vita sono più' dure. Per
esempio, tutte le loro comunicazioni sono controllate e sottoposte a
censura e viene concessa loro una sola ora d'aria al giorno.
- il secondo grado comprende coloro che continuano a rimanere in
isolamento ma hanno "migliori" condizioni di vita (più' ore d'aria, meno
controlli sulla comunicazione postale).
I detenuti classificati F.I.E.S. sono:
- gli appartenenti a bande armate (E.T.A., G.R.A.P.O.);
- detenuti che per la loro indole ribelle e "problematica" sono stati
giudicati "pericolosi" dalla direzione o dagli psicologi del carcere o
dal Tribunale di Vigilanza penitenziaria.
Il regime F.I.E.S. implica l'isolamento: il detenuto passa dalle 21 alle
23 ore totalmente solo in celle strettissime. Molte volte essi passano
anni senza ricevere visite o "vis a vis". La loro posta viene censurata
ed i pacchi non gli vengono consegnati. Possono inviare soltanto una
lettera a settimana.
In teoria ogni tre mesi il tribunale di vigilanza penitenziaria
competente analizza il caso di ogni detenuto F.I.E.S., visto che e'
nelle sue mani la decisione circa la permanenza o meno del detenuto in
quel regime. Di conseguenza, a causa delle pressioni politiche
esercitate sui giudici che debbono emettere tali decisioni, i detenuti
possono rimanere per anni in regime F.I.E.S., (Claudio e Giovanni, due
compagni arrestati in Spagna, più' di tre anni).
Le stesse condizioni di vita dipendono dalla direzione di ogni carcere
che può negare visite, aprire la posta dei detenuti, proibire l'ora
d'aria, ordinare saccheggi e perquisizioni. Inoltre le condizioni di
vita e l'isolamento di cui soffrono i detenuti rendono possibili
linciaggi e torture fisiche e psicologiche.
Responsabili di tutto questo sono:
- i partiti politici, specialmente P.P. e P.S.O.E.
- carcerieri ed i sindacati che li proteggono: ACAIP, CGT, CCOO, UGT,
ELA, USO, CSIF.
-I tribunali di vigilanza penitenziaria.
Laboratorio Anarchico di Kasteddu