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Libertà per il "Pelo", libertà per Guidarello, Alessandro e Giordano.

A Roma il 25 aprile, prima della manifestazione antifascista di San Lorenzo,
hanno arrestato il Pelo, un compagno noto, conosciuto nel movimento, da
sempre in prima fila per quanto riguarda le questioni internazionali, e la
lotta contro una società fatta di carcere e repressione.
Dopo qualche giorno vengono arrestati tre compagni, sempre a Roma, del
centro sociale Corto Circuito e dello Spartaco. Anche loro arrestati perchè
secondo le accuse rei di aver partecipato ad un sit-in al quartiere popolare
del Pigneto contro la presenza dei fascisti.
A Roma, cosi come in tutta Italia, c'è una strana tensione nell'aria, ed i
giornali spinti dalle questure e dai ministeri non si smentiscono nel
costruire mostri da sbattere in prima pagina.
Benchè il movimento appare frammentato, crediamo che sia importante non solo
richiedere la libertà di questi nostri compagni, ma rilanciare la
solidarietà come valore diffuso. Una solidarietà in grado di rompere
frammentazioni e differenze.
Una solidarietà che chi subisce la repressione non può non sentire.
Non possiamo immaginare ne accettare, che a fronte di questi arresti non vi
sia una risposta comune, che non vi siano quantomeno attestati di
solidarietà per tutti e 4 i compagni di movimento arrestati.
NOI VOGLIAMO TUTTI E 4 I COMPAGNI FUORI E SUBITO.
Dobbiamo dircelo, qui basta un niente per essere associati a cose o a
pratiche di cui non abbiamo la benchè minima aspirazione. Ma finche questa
cappa, che si è generata dall'omicidio D'Antona in poi, non si rompe, la
tensione sarà qualcosa che graverà sulle teste di ognuno.
C'è aria di caccia alle streghe.C'è una cappa oppressive e repressiva, dei
linguaggi e della massificazione culturale del terrore.
Come non ricordare che è passata una legge sull'allungamento da 18 a 24 mesi
di indagine per terrorismo.
Un impazzimento generale delle istituzioni, che colpirà quello che si va
definendo, con tutte le sue diversità, un movimento, che qualcuno, anche noi
stessi, ha voluto definire "popolo".
Tutto ciò a fronte del fatto che in Italia ci sono oltre 2 milioni e mezzo
di lavorator@ atipici precari, e un innalzamento della criminalità giovanile
in cui anche i giudici dei tribunali per minorenni cominciano a dire che la
risposta non può essere il carcere.
Genova si avvicina e sarà un grande momento di comunicazione, di lotta, di
prospettiva di un mondo migliore.
Ma Genova sarà anche un banco di prova, l'ennesimo per un movimento che
ancora una volta prenderà la parola.
Sappiamo, perchè lo abbiamo visto a Napoli, che i potenti metteranno in
campo tutte le loro forze e loro tecnologie repressive.
Anche per quel giorno rivendichiamo la libertà di manifestare, la libertà di
opporci. Richiediamo fin da ora una presa di posizione comune di condanna
verso ogni repressione, verso ogni tentativo di criminalizzare un movimento
fatto di tante anime.
Quello che vorremmo è un momento di comunicazione delle moltitudini, ci
piacerebbe avere un sentimento comune piuttosto che sentire nell'aria un
risentimento diffuso. Vorremmo rompere l'omologazione delle solitudini.
Crediamo che questa sia l'epoca dell'approfondimento, della messa in
relazione con la contemporaneità, del dispiegamento a rete, della
comunicazione dei nodi, della rivendicazione di un reddito garantito. Del
riconoscimento de@ precar@ e de@ lavorator@ come soggetti produttivi si, ma
produttivi anche di intelligenza, di alternative possibili.
Alla politica che diviene sempre più bipolare e ai cervelli che ragionano
solo su destra e sinistra, preferiamo le ricchezze dei movimenti nelle loro
mille forme, nei loro mille linguaggi, nei loro mille modi di fare ed essere
politica e società.
Per questo rivendichiamo la libertà per Pelo, Guido, Alessandro, Giordano.
Come un puzzle, crediamo nelle differenze dei pezzi che costruiscono sogni.
Libertà per i compagni.

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