Storie d'ordinaria repressione

Charaabi Tarek è stato scarcerato ed è libero ma non illudiamoci non è merito nostro.
Tarek, uno dei tunisini a rischio estradizione è uscito per fine pena e non è stato estradato perchè ha ancora pendente in italia un processo civile. Per questo l'avvocato è riusciuto a bloccare l'estradizione. Potrà quindi stare qua sino a che non avrà risposto alla legge italiana anche di questo reato, sperando che nel frattempo lo stato italiano (o quello americano) non intenda giocargli qualche brutto scherzetto.
Questa bella notizia, purtroppo, non è di alcun conforto rispetto alla situazione degli altri che ancora sono in carcere e per i quali bisogna continuare a lottare per evitare o l'estradizione in Tunisia al loro rilascio dalla galera o la scomparsa come è successo al loro coimputato
Ben Soltani Adel che è stato scarcerato per fine pena il 19 febbraio scorso ma che anziché essere liberato è stato trasferito al centro di accoglienza di Agrigento.
Da allora le lettere che gli vengono inviate tornano indietro con la scritta “non è più residente qua” e nessuno ha più sue notizie nè in Italia nè in Tunisia.
Nei fatti…Ben Soltani Adel è un desaparecido italiano!

per permettevi di conoscerli alleghiamo alcuni stralci della lettera di uno di loro detenuto nel carcere di Sulmona. E' stata trascritta con gli errori come ci era arrivata tempo fa, li abbiamo lasciati perchè ci sembra che nulla tolgano al contenuto.
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… per i mussulmani c’è l’accusa “terrorismo islamico”, questo per le persone, così non ti salvi neanche se innocente. E per i paesi come Iraq e Afganistan ci sono le accuse per “ le armi di distruzione di massa” così si fa la guerra e ci vanno in mezzo i civili e si distruggono paesi e popoli e poi non c’è prova e cominciano a uscire le bugie però nessuno ne parla ma tutti sanno.
Questa è una guerra santa, anzi sporca, è una crociata nuova in un altro vestito…

…per noi è stata la nostra ambasciata a dire all’Italia, da tanto tempo, arrestatemi quei ragazzi e alla fine l’Italia per i suoi interessi in Tunisia, e l’America anche, non ne ha potuto fare a meno.
Siamo vittime di un paese democratico civile che ci ha tradito, siamo tutti regolari.
La storia è lunga. Concludo. Ciao………….

No, continuo,
seconda parte della lettera.
Allora ci siamo rifugiati in Italia, meno male che non è un paese dittatore.
Abbiamo lavorato sempre. Io ho 5 anni di lavoro regolare con contributi…
e alla fine l’Italia ci da un buon compenso e in più vuole regalarci al tribunale militare tunisino. Veramente io sono molto grato di tutto. La colpa è mia e nostra di aver scelto di immigrare qui dove tutti parlano di diritti.
Ho sentito per caso un programma alla radio che parla di diritti per il terzo mondo e telefona gente conosciuta. Esempio: “ io sono l’attore tal dei tali. No alla tortura in terzo mondo!”
Veramente se esco fuori chiamo io a “zaping” e chiedo: “Di che tipo di tortura parlate? E qui esiste la proposta di questi diritti umani?
Esiste e spetta anche a gente innocente in paese europeo?
E spetta pure a quelli che hanno scritto a tutte le associazione umanitarie?”
Guarda che con noi non è stata praticata nessuna legge, non abbiamo avuto nessun diritto in carcere.
Siamo rimasti isolati anche dai nostri parenti e questo da circa due anni e tante altre cose che non si fanno con nessuno.
Scusa per la scrittura brutta e sbagliata. Ho parlato tanto in tribunale e ho spiegato tutto con la dichiarazione spontanea. Però i giornalisti poi scrivono altre cose.
Infine saluto di nuovo.
Carcere di Sulmona

Kammoun Mehdi

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facciamogli sentire che non sono soli, scriviamogli (almeno una cartolina) lottiamo x loro e lotteremo contro questo razzismo di stampo neonazista che viene è scatenato dal capitale e dal potere imperialista contro gli arabi mussulmani e non solo) in italia e nel mondo. Lottando contro una tale e abominevole ingiustizia razzista stiamo lottando anche per la nostra libertà che non tollera la repressione e la criminalizzazione per nessuno.

Assemblea contro la repressione e la deportazione di tutti gli oppressi
Per contatti telefono:347 94 50 696 -e-mail: controrepressioneedeportazioni@hotmail.com