LA SETTIMANA DI GENOVA ovvero
TOGHE ROSSE
E' una settimana questa in cui, guarda
caso, hanno una svolta molti dei principali procedimenti giudiziari riguardanti
i fatti di Genova. Infatti negli stessi giorni, è stato deciso il rinvio
a giudizio di alcuni digossini per i pestaggi messi in atto in quelle giornate,
è cominciato il processo ai compagni (fra cui Jimmi Puglisi, solo venerdì
scorso spostato dalla galera ai domiciliari) accusati dai PM genovesi, e sono
state depositate le motivazioni della sentenza del Tribunale del Riesame di
Catanzaro per il processo ai compagni del Sud Ribelle.
In perfetta logica del colpo al cerchio e colpo alla botte insomma si vuole
sponsorizzare la cosiddetta indipendenza della magistratura, capace di perseguire
insieme tutti gli "estremisti", poliziotti o manifestanti che siano.
Peccato che però le misure cautelari siano da una parte sola, per cui
mentre i digossini vengono giudicati a piede libero, nonostante abbiano certamente
più possibilità e di inquinare le prove, e di reiterare il reato,
per il processo di Genova molti compagni sono ancora soggetti a misure cautelari
(domiciliari) e alcuni compagni del processo Sud Ribelle, quello che ha indignato
quasi tutta l'opinione pubblica italiana un anno fa, sono condannati alla
firma presso la caserma dei CC. E si sa questi "dettagli" incidono
moltissimo sull'esito processuale.
Ed è proprio questo il problema. Ormai è chiaro che proprio
partendo dai fatti di Genova il potere vuole arrivare ad una sorta di redde
rationem, smantellando con gli attacchi repressivi tutto ciò, che non
riesce ad incanalare nella strada di accettazione di quelle regole del gioco,
che il potere stesso ha fissato.
E che le cose siano così lo si desume proprio dal processo "più
facile", quello del Sud Ribelle, visto che il Tribunale del Riesame accoglie
l'impianto accusatorio del PM, rispetto all'accusa di associazione sovversiva,
sia pur "limitando" detta accusa ad "alcuni degli indagati"
piuttosto che "a tutti gli indagati", come chiedeva il PM, e sia
pur accettandola soltanto per i fatti di Genova e non anche per i fatti di
Napoli, come voleva il Fiordalisi.
Insomma proprio il reato associativo, quello che più aveva indignato
tutti, al punto che protestarono per quegli arresti addirittura parlamentari
di AN, viene invece sancito dal TdR, nel silenzio generale, non solo dei media
e dell'opinione pubblica, ma anche di buona parte del movimento.
E questo succede proprio quando l'attacco repressivo dello stato si fa sempre
più feroce, e quando invece i media silenti su Catanzaro, auspicano
la recrudescenza della repressione, indirizzando gli stessi processi, attraverso
le insinuazioni velinate da esponenti di governo e di "forze dell'ordine",
rispetto a reati, mai contestati.
Basti come esempio il caso del compagno Massimo Leonardi, il quale è
da oltre un mese in galera accusato unicamente dell'allontanamento di un caramba
infiltrato con travisamento all'interno di un corteo, ma additato dalla stampa
come capo degli anarco-insurrezionalisti, coinvolto nei pacchi-bomba, e naturalmente
a capo di un'associazione sovversiva. Come al solito a dare le imbeccate sono
i politici, che fanno velati (e meno velati) accenni a questi "collegamenti".
Come si vede non solo i giornalisti riportano solo le veline provenienti dal
potere, ma veicolano queste veline per creare un'opinione pubblica favorevole
a questo clima forcaiolo.
Di fronte a ciò il movimento tace, anzi abbandona al proprio destino
coloro che sono incappati nelle mani del potere.
Jimmi si è fatto oltre un anno di galera preventiva, senza che il movimento
cercasse di fare un minimo di controinformazione all'esterno; di fatto solo
sporadicamente è uscito qualche appello e solo su alcuni siti di movimento.
Lo stesso processo del Sud Ribelle, che fino all'anno scorso aveva dato una
spinta ad un risveglio del movimento sul tema della repressione, si è
via via svolto con una presenza dei compagni limitata ad alcune aree, e solo
in occasione di alcune scadenze.
Insomma pare che ormai a prevalere sia la logica del "si salvi chi può",
per cui la corrente "pacifista", sempre più determinata verso
approdi istituzionali, tende sempre ad emanare scomuniche, più che
a difendere i compagni dalla repressione, mentre altri sembrano incamminarsi
nella logica di difendere solo i compagni di congrega, nel senso che ognuno
difende gli arrestati suoi, e prende sempre più distanze dagli altri.
Invece il potere non prende le distanze da nessuno dei suoi, nemmeno da quelli,
che pure sarebbero indifendibili, tipo i digossini filmati esaurientemente
"nell'esercizio delle loro funzioni", compreso il pestaggio di un
ragazzino quindicenne.
Ma al contrario di quello che fa il movimento, anche in queste occasioni il
potere difende a spada tratta i suoi, per cui anche quando qualcuno viene
preso con le mani nel sacco, subito si leva la levata di scudi, che cerca
di legittimare il comportamento di costoro colla grancassa che ripete ossessivamente
lo stesso ritornello: "si sono solo difesi dagli attacchi dei violenti
del movimento". Eppure lo sanno tutti, compresa la "gente normale",
che le cose sono andate diversamente, che sono stati i rappresentanti armati
del potere ad aggredire i cortei, e che invece erano i manifestanti a difendersi
dalle aggressioni di carabinieri e polizia, che sono stati i manifestanti
ad essere attaccati e pestati, persino quando avanzavano con le braccia alzate.
Ma loro continuano a parlare di legittima difesa, anche quando sparano ammazzando
Carlo, e quando gli passano sopra al cadavere per ben due volte col defender.
Parlano di legittima difesa, e lo possono fare non solo perché loro
hanno il controllo dei media (il che è "normale"), ma soprattutto
perché molti nel movimento hanno accettato la logica del potere, per
cui prima hanno additato i black block, come provocatori e violenti, dopo
non si sono accontentati di questo, ed hanno abbandonato al loro destino,
e cioè alla galera compagni, che non erano neanche accusati di essere
BB, ma che erano accusati per gli scontri di Genova, quelli cioè che
erano accusati di essersi difesi dalle cariche e dai pestaggi indiscriminati
compiuti in quei giorni.
E che quei compagni si erano solo difesi, come si era difeso Carlo, lo sanno
tutti. Però...
E' bastato che un PM al momento degli arresti recitasse la formula magica
"qui non ci sono arresti per reati d'opinione e associativi, ma arresti
per reati specifici", perché cominciasse la corsa al defilarsi,
perché si abbandonasse Jimmi per 1 anno in carcere, pressoché
solo. Addirittura il PM si è potuto permettere di far passare come
reato specifico la "compartecipazione psichica alla violenza", senza
che ci fosse alcuna ferma presa di posizione da parte del movimento.
Naturalmente è chiaro che non tutto il movimento si è comportato
allo stesso modo, che ci sono stati comportamenti diversi, ma è altrettanto
chiaro che il comportamento filopadronale degli agnolettiani ha finito per
pesare su gran parte del movimento, che troppo spesso ha ondeggiato quando
si è dovuto misurare col problema della repressione, cosa che ultimamente
succede anche troppo spesso.
Eppure pensiamo sia ormai chiaro a tutti che l'attacco repressivo dello stato
non è mirato contro i cattivi, ma è indirizzato contro tutti,
perlomeno contro tutti coloro, che non sono integrati totalmente nelle truppe
agnolettiane, che ormai sono accreditate dal potere come il movimento (si
fa per dire) compatibile, quello che non vuole cambiare nessun mondo, ma semplicemente
mira a cogestire quello esistente, i pretoriani del 2000 insomma.
Tutti gli altri sono nel mirino, dai disobbedienti, che vengono sempre più
spesso equiparati ai BB, e i cui leader sono sottoposti a misure restrittive,
quali il foglio di via o l'obbligo della firma giornaliera, ai COBAS, che
non solo vedono molti loro compagni sotto accusa per i fatti di Genova, ma
anche vengono spesso additati da gentaglia del calibro di Sergio Segio, come
brodo di cultura delle BR, a quelli che vengono considerati i cattivi per
antonomasia, anarchici e/o europpositori, che vengono accusati di essere gli
aspiranti egemoni dell'area terrorista.
Come si vede il potere non fa distinzioni, vuole annientare tutto il movimento,
a Genova, come a Cosenza come a Viterbo come a Torino, dove proprio in questi
giorni 5 compagni sono stati accusati di istigazione a delinquere per un volantino
contro la guerra in Iraq..
Noi pensiamo che non si può più tergiversare, non si può
più accreditare le divisioni, le prese di distanza. Se si vuole sul
serio uscire da questa spirale repressiva bisogna uscire dal ghetto in cui
ci vogliono chiudere, bisogna contrattaccare, organizzando l'intervento di
lotta contro le legislazioni speciali, non solo quelle contro il movimento,
ma anche quelle contro i soggetti sociali deboli, dai migranti ai "microcriminali".
Perché ogni nostra arrendevolezza non indebolisce solo noi, ma anche
tutti coloro, che sono sotto attacco da parte del potere, e cioè disoccupati,
precari, operai sempre più flessibili, migranti ecc. ecc.
Tutti ci siamo accorti che il collante del potere, sia esso gestito dalla
destra, sia esso gestito dai sinistri di governo, è la repressione,
la repressione preventiva, preparata ormai quotidianamente dalla grancassa
della sicurezza, un po' come a livello internazionale la grancassa della lotta
al terrorismo arma gli eserciti del capitale, yankee o europeo che siano,
contro gli esclusi dalla ricchezza.
Ma mentre a livello internazionale questa grancassa comincia ad avere il fiato
corto, dato che sempre più popolazioni si ribellano contro la prepotenza
del potere, la grancassa nostrana continua a suonare indisturbata, a causa
dei cedimenti del "movimento". Quando ci decideremo a fare anche
noi come gli esclusi planetari?
Quando cominceremo a smitizzare le preoccupazioni sulla sicurezza, che servono
solo al potere per togliere libertà?
L'Avamposto degli Incompatibili