Rimovendo i condizionamenti
ipnotico-rituali/ divulgati dalle sirene dei mas-smedia e rifiutando i parametri di un
pensiero acritico, è necessario constatare che nel nostro paese si registrano episodi
inquietanti, presentati, però, come fatti contingenti e non come sintomi emblematici di
un processo di restaurazione. Pestaggi brutali nelle carceri, i nostri mari tragicamente
tinti dal sangue degli immigrati, vittime nei luoghi di lavoro, per la violazione costante
delle norme di sicurezza, offrono il quadro realistico della modernizzazione distruttiva.
Senza reazioni di riflusso, s'impone un imperativo sistemico, che inscrive nel suo statuto
una sorta di darwinismo, che stigmatizza coloro che vivono in una posizione subalterna.
Detenuti e secondini, padroni e schiavi "flessibili e interinali",
"cacciatori di rendita ed esclusi, forniscono le coordinate necessari e per affermare
che esistono gli oppressi e gli oppressori, di marxiana memoria. Intanto, la
"sinistra" governativa, dinanzi ai soprusi avvenuti nelle carceri di Sassari,
continuando a percorrere i sentieri tortuosi del compromesso e rimovendo l'antico motto,
che recita, "errare è umano/ ma perseverare nell'errore è bestiale", decide/
sorda alle lezioni della storia, lo stanziamento di 160 miliardi, per costruire nuove
carceri-lager. Passino poi, classico esempio del dimagrimento della politica, anche per
via delle caratteristiche somatiche, attenendosi al copione "sinistro" dei
diessini, non manca di manifestare i "dovuti" riconoscimenti alle forze
dell'ordine, sostenendo che 1'episodio di Sassari è un caso isolato. E' evidente che la
scuola di partito ha addestrato bene i suoi adepti all'esercizio della menzogna e ciò è
suffragato dal dossier^pestaggi", reso noto dall'Associazione Antigone". In
realtà, come si evince dai dati, non solo si registrano soprusi, ma anche misteriosi
suicidi ed omicidi. Inoltre, la protesta dei secondini, che difendono i colleghi
"ingiustamente" accusati, appare affetta da una contraddizione interna. Ciò che
sfugge e che, pur sussistendo nelle carceri carenze amministrative, non si può
giustificare il ruolo dei nuovi giustizieri. E' strumentale amplificare il problema della
criminalità e focalizzare 1'attenzione sulle carenze strutturali, perché ciò non
legittima le violazioni ai danni dell'uomo e dei suoi diritti imprescindibili. Vero è che
1'imperativo sistemico tende ad eliminare le cellule cancerogene, considerandole separate
dall'organismo, trascurando così il dettaglio che il cancro si costituisce
ne11'organismo, così come la criminalità trova la sua linfa vitale nel sistema. In
questa prospettiva tutti gli interventi risultano fuorvianti, riduttivi e strumentali.
Si sottovaluta, inoltre, che un'autentica democrazia si determina come tendenza infinita
all'universalità, sicché avvalersi di una mistificata vena moralistica, che si esplicita
sull'onda del fluire degli avvenimenti, senza un'anali si adeguata sulle autonomie del
mondo e sulla profonda illegalità della storia, significa perpetuare il compromesso e
legittimare le violenze del sistema. Il fenomeno della criminalità non è immotivato, ma
è il sintomo di una società malata, retta dalla logica del mercato, che notoriamente
implica la disoccupazione e 1'inflazione. Per quanto concerne l'autoritarismo
istituzionale, è valido un teorema sociologico generale, ossia che quanto più
un'autorità è carente di autorevolezza, tanto più tende ad essere autoritaria. Lo
Stato-impresa, dunque, avendo reciso il nesso emotivo per cui l'individuo aderiva alle
leggi, fa ricorso alla "forza", proponendo più carceri e più divieti. D'altra
parte non è casuale che siano stati concessi più poteri ai carabinieri con "la
legge di riordino" e che, qualunque cosa accada, si esalti l'operato delle forze
dell'ordine, considerate il pilastro su cui si regge il sistema. In questo contesto, in
cui si ritengono validi solo i paradigmi del capitale apolide e del1'economicismo senza
aggettivi/tutto viene percepito sub specie pecuniae, sicché lo stato di diritto viene
considerato zavorra pessatista.
Giustamente Schumpeter sosteneva che la borsa valori è un surrogato piuttosto prosaico
per il sacro Graal, e che le leggi impersonali del mercato non sono fatte per
entusiasmare. Fatte queste osservazioni, è lecito porre un quesito: quali sono le cause
che stanno determinando la ricaduta autoritaria? Innanzitutto occorre rilevare che la
repressione all'infinito è inscritta nell'idea di fondamento procedurale.
Ciò significa che la società moderna nasce dall'universale della proprietà-sistema,
quindi da una contraddizione di fondo, ossia dal fatto che l'eguaglianza è assunta come
termine assiologicamente neutrale e descrittivamente indeterminato e ciò, ovviamente, si
traduce in ineguaglianza sostanziale. Questo impianto determina contraddizioni e
diaboliche contraffazioni, sicché la funzione delle leggi è quella di correre ai ripari,
estromettendo o rimovendo 1'origine delle stesse leggi.
Ne consegue che la società genera la criminalità e, paradossalmente, leggi e secondini,
fungono da deterrente agli effetti prodotti dalla stessa struttura socio-economica. Lo
Stato ricerca così le cause delle devianze nelle deficienze dell'amministrazione,
intervenendo con misure e rimedi, sottovalutando il dettaglio non trascurabile che
l'amministrazione è l'attività organizzatrice dello Stato. E' evidente che ai ragionieri
delle mediocrità sfugge che dietro la legge scritta, esiste una legge non scritta: ciò
che Montesquieu definiva "lo spirito delle leggi". D'altronde la società
capitalista tende a razionalizzare i processi, con una serie di divieti, di vincoli, di
repressioni. Il problema è che/ mentre con il fordismo, vi era una contropartita, ossia
la sicurezza del lavoro, una situazione sociale dinamica che permetteva una qualità di
vita migliore, oggi, invece, soprattutto in Italia, la situazione sta assumendo toni
drammatici, per l'alto tasso di disoccupazione, per le marcate sperequazioni economiche
tra nord e sud, per l'incapacità politica di gestire la fase di transizione. Giova
rilevare, inoltre, che l'Italia, con il consueto pressappochismo, ha aderito con
entusiasmo al processo di transnazionalizzazione, vuoi per un nazionalismo debole, vuoi
perché una costellazione di cause e concause interne, hanno generato l'illusione che
l'Europa fosse la panacea di tutti i mali. In realtà la situazione è implosiva/ sicché
lo Stato, non essendo più autorevole, per cause esogene ed endogene, ricorre ai divieti e
di conseguenza "la polizia" diviene il mezzo più adeguato per sedimentare e
mantenere lo status quo. Quando si parla di "sicurezza, di tolleranza-zero", si
sottovaluta che, con la globalizzazione, si è imposto un crimine transnazionale che,
allineandosi al modello del terzo capitalismo, tende ad acquisire carattere impersonale e
anonimo.
La verità è che il neoliberismo ricerca solo il massimo profitto, al1'insegna della
deregulation e ciò è suffragato dell'intreccio tra economia legale ed economia illegale.
In questo contesto invocare lo Stato-sentinella e parlare di regole significa procedere in
modo astratto. La sola possibilità di uscire da questa dinamica spettrale è, come vuole
Benyamin, affermare un'idea di giustizia "in quanto finalità divina", ossia una
giustizia che è lontana dal potere perché finalità del diritto. Preso atto che al fondo
della legittimità formale esiste una illegittimità sostanziale diviene conseguente che
violenza e potere sono correlativi. I nostri politici, umanamente impoveriti e
intellettualmente este-nuati ripetono formule vuote sulla democrazia, trascurando il fatto
che una democrazia può assumere una valenza sostanziale, solo se è il risultato della
pianificazione degli interessi collettivi. In realtà le democrazie moderne sono
incompiute, perché, di fatto, esiste un vizio nella loro origine, sicché anche quando si
intende spiegare la criminalità, sulla base del concetto di sub-cultura o di aberrazioni
individuali e di gruppo, si usano interpretazioni opinabili e riduttive, che mettono tra
parentesi il momento genetico dei fenomeni. Vero è che il nuovo ordine economico ha
convertito gli antichi accordi di Bretton Woods in una vera internazionale neoliberista,
che, innescando meccanismi per vasi vi/ha determinato un vero salto di paradigma. Pur
prendendo atto che la restaurazione neoliberista ha generato la deriva politica, sociale e
democratica, è opportuno sottolineare che il sistema-proprietario prolunga sempre il
mercato economico in mercato politico, imponendo lo pseudouniversale dell'uomo privo di
qualità, tra le altre, della sua qualità pubblica di cittadino.
Pertanto, nella consapevolezza che 1'agire democratico inscrive nella sua
aporia, logos e polemos, per non risultare pre-giudicati davanti alla legge, occorre
smontare i meccanismi del mercato, del capitale, della pseudodemocrazia parlamentare e
dell'apparato ideologico che li tesse e struttura. Ciò significa non solo analizzare
1'attuale "spiritualizzazione del capitale", ma anche giungere alla stessa
conclusione di Deridda, che afferma: "Marx resta, presso di noi, un immigrato, un
immigrato ricco di gloria, sacro, maledetto, ma ancora clandestino, come lo fu sempre
anche in vita".