Sto
giù
Io contro Me stesso e l’ambito propositivo
Sto
giù, non si dice così? E’ quello stato d’animo che ti fa vedere tutto nero, ti
schianta su te stesso inchiodandoti alla ragione del pessimismo, non ti lascia
più andare. E’ una sensazione, un attimo passeggero, è capitato a tutti, poi
passa. Ma forse non dovrebbe. Se la ragione del pessimismo non fosse dettata
dal momento, dalla depressione? Se invece fosse dettata dalla ragione oggettiva
dei fatti? Lo stare giù allora non si configurerebbe più come attimo passeggero
in cui “ vedi tutto nero”, bensì diverrebbe un momento di più attenta analisi
della realtà, un periodo di maggiore sensibilità. Un’epifania che mostra tutto
il peggio che c’è. Se non fosse un sogno? Se fosse la realtà? Mi viene da
pensare che se fossimo realmente consapevoli dello schifo che c’è nel mondo
ogni attimo della nostra esistenza, dovremmo stare sempre “giù”. Il mondo
sarebbe ancora peggiore (v’immaginate un mondo dove chi non muore di fame, è
depresso perché pensa agli altri che muoiono di fame?) ma probabilmente sarebbe
un atto di onestà intellettuale, una presa di coscienza doverosa. Un primo
passo verso il cambiamento.
Ciò
che ho detto vale per tutti gli ambiti che ho osservato, mi sembra importante
in questa sede rapportarlo all’ambito della politica.
Il
parlamento è copia di se stesso, da una parte all’altra le differenze risultano
minime, sembra sempre più evidente che la linea politica che ci permettono di
scegliere è insignificante, in ogni caso faremmo la scelta giusta, la scelta
giusta per loro: i potenti, le multinazionali, gli USA,la Banca Mondiale
ecc..La sinistra nasconde questa simbiosi col potere dietro i brandelli del suo
glorioso passato. Passato di lotte, di conquiste,di sangue di morte e di grandi
vittorie; non sono neanche l’ombra dei loro peggiori antenati.La destra sfrutta
l’ignoranza, la superficialità della gente che istintivamente lecca il potere
sperando nelle briciole.
Nulla
di nuovo sotto quest’aspetto. Il sistema non mi piace e va cambiato, seguendo
la volontà popolare, per questo non passo idealmente dal parlamento, sono un
comunista, un rivoluzionario.
Esserlo
significa non aver superato lo stadio psicologico tipico del bambino che si
crede onnipotente? Non necessariamente. Soprattutto se si scopre man mano,
andando avanti nella ricerca ed evolvendo nel pensiero, che c’è molta gente che
la pensa come te.
Non
sei pazzo quindi, o forse lo sei e lo sono anche gli altri. Ma la nostra follia
proviene dalla consapevolezza delle storture del sistema, dall’aver compreso i
suoi meccanismi perversi. La follia generale consiste invece nel non essere
rivoluzionari e contemporaneamente nel non annegare nelle contraddizioni.
Sono
un rivoluzionario quindi.Un comunista rivoluzionario.Sto assieme, fisicamente o
idealmente, ad altri miei simili e apprendo da loro e dalle loro esperienze.
Cosa
faccio?
Cresco
interiormente, apprendo la situazione internazionale, mi sforzo di imparare la
storia dei movimenti politici, delle idee, dei grandi pensatori e dei massimi
sistemi.
Ma
a che serve?
Devo
cercare di cambiare le cose, da dove cominciare?
Dalla
critica allo stato di cose attuali.
Non
basta.
Non
è sufficiente e non è neanche facile.Perché per criticare lo stato di cose
attuali, l’attuale sistema, devo innanzitutto capirlo, analizzarlo e il lavoro
da fare è immane. Dopo averlo capito, si può cominciare a criticarlo e dopo,
solamente dopo, posso cominciare a ideare un sistema diverso. Per svolgere
egregiamente questi compiti mi servirebbero due - tre vite,e non basterebbero ugualmente
a cambiare le cose. Per due ragioni:
1)Tutto
questo lavoro si potrebbe svolgere all’interno del cervello di una singola
persona e rimanere chiuso li dentro, per l’eternità, senza mai trovare
rispondenza nel mondo reale, tutto le sue fatiche risulterebbero inutili.
2)Questo
lavoro è già stato fatto dai nostri padri, Da Marx ed Engels.
Il
secondo punto sembra una sciocchezza ma non lo è.
E’
il centro di tutto il problema, forse è il colpo di grazia che io do a me
stesso.
Non
sarei mai in grado di avere la loro lucidità d’analisi,la loro freddezza, la
loro decisione,la loro fermezza.
“Gli
idioti sono strasicuri mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi” mi
dice Russel, si ha ragione, il problema è anche questo, ma attualmente penso
che nessuno potrebbe sostenere l’eredità di Marx o di Lenin, o di altre grandi
menti della storia comunista. Non capisco quasi nulla degli scritti di Lucio
Coletti o di Negri “Devi pensare che hai solo 19 anni…” dice un mio amico
cercando di consolarmi, non sa che così mi da il colpo di grazia, non voglio e
non posso aspettare. Ma non voglio neanche puntare tutto su questa idea, su
questo sogno seppur forte e giusto, perché so che potrei perdere, allora
accetto di dedicare una parte di me, non scommetto tutto, perché so che le
possibilità di riuscita sono minime, d’altro canto puntando solo una parte del
mio tempo, della mia attenzione e della mia forza, le possibilità di riuscita
sono praticamente nulle.Per uscire dall’angolino in cui mi sono spinto devo
necessariamente accettare di sapere poco e agire ancora meno.Non posso essere
un “ideologo”, non posso essere un “teorico” del marxismo[1],
i posti sono già occupati da menti migliori della mia.
L’azione
allora mi può salvare, solo l’agire pratico può dare un senso a tutto quello
che ho appreso.
Devo
affrontare l’ambito propositivo, ma soprattutto devo affrontare me stesso.
Il
me stesso che ho davanti è la persona che mi conosce, anche se riesco a fingere
molto bene, se ne accorge, mi smaschera, sa quello che so io, è più razionale
di me, meno istintivo, più riflessivo e non ha fretta di far esplodere il
proprio potenziale.Io si, perché ho tante cose da fare e da dire e poco,
pochissimo tempo per farlo.
L’ambito
propositivo mi risulta estraneo, è un muro di gomma, un limite invalicabile
ogni volta che provo ad oltrepassarlo idealmente.
Sembra
che le idee non vogliano uscire dalla mia testa per paura di essere
contraddette.
Non
sono originale neanche sotto quest’aspetto:
“La
cosa più semplice di questo mondo è considerarsi un genio incompreso dal resto
del mondo” così diceva se ben ricordo Italo Svevo ne “La Coscienza di Zeno”
E’
il me stesso che ancora una volta m’inchioda: non voglio entrare nell’ambito
propositivo, perché potrei essere smentito, diciamo quindi che le idee non
volgono verso la realtà per un insieme di pigrizia e orgoglio intellettuale.
Rimangono
li a marcire.
Sono
digerito dal mio divano e vegeto.
Mi
sento in colpa perché posso permettermi il divano e soprattutto perché posso
permettermi il lusso di vegetare. Non vegeto allora, penso:
eppure
criticare non basta ne sono consapevole, bisogna andare avanti.
La
mia malattia è contagiosa.Ne soffre tutto il movimento rivoluzionario,almeno la
stragrande maggioranza dei movimenti/partiti/fronti/gruppi-gruppuscoli
rivoluzionari o per meglio dire “antagonisti”. Quindi non sono solo ad essere
ingabbiato dal soggettivismo.Sembro il solo ad accorgermi di questo problema
però.
Tutto
il fronte “rivoluzionario” è diviso, spezzato in migliaia di movimentucoli da
quattro soldi, fondati diretti e gestiti da pochissima gente che nulla a che
fare con la realtà in cui vivono e in cui dovrebbero agire. I passatempi
preferiti di questi gruppetti politici sono nell’ordine
1)
Insultare il resto del
mondo che non la pensa ESATTAMENTE al loro stesso modo
2)
Enunciare ripetutamente
in modo assillante e quasi infantile, i punti del loro pensiero che li separa
dal resto dei comunisti (quasi avessero paura di essere contagiati)
3)
Organizzare incontri per
varie ragioni
4)
Scrivere qualcosa per gli
anniversari d’ogni morto ammazzato che ritengono affine alle loro idee
5)
Organizzare
cene/incontri/dibattiti d’autofinanziamento.
Il
resto è silenzio.
Qualcuno
di questi gruppi si spinge un po più in la e scrive qualcosa che è
perfettamente inquadrabile nell’ambito della critica all’esistente. Leggere
questi “giornali” risulta quasi comico: è evidente il folle tentativo di
interpretare la realtà forzandola nei loro schemi d’analisi precostituiti.
Paroloni
roboanti e analisi da tesi universitaria si sprecano in questi pezzi di carta.
Ma in nessun caso si troverà mai nulla che possa essere letto, capito e
condiviso da un qualsiasi lavoratore che non abbia una laurea in filosofia.
Ma
allora per chi diavolo scrivono?
Per
i “teorici” del marxismo chiaramente no: userebbero i loro giornali come carta
igienica, gli errori e le forzature le noto io che non sono ne mai sarò un
teorico, figuriamoci loro.
Per
i lavoratori neanche.
Per
i “compagni” che non assolutamente d’accordo con le loro idee neanche.
Quindi
scrivono per loro stessi.
L’ambito
decisionale e propositivo non viene sfiorato.
L’apprendere
che non sono l’unico “malato” di questa strana malattia è al contempo triste e
comodo: mi fornisce un alibi.
“Se
100 persone si buttano dal balcone, tu le segui?” Mi chiede il Me stesso
nemico.
Ha
ragione,devo entrare nell’ambito propositivo, nell’ambito decisionale, devo
mettere in pratica ciò che penso, mettermi in gioco, se ci provo posso perdere,
se non ci provo perderò di sicuro, cosa guadagnerei?
“la
Dignità” Risponde il Me stesso nemico.
Il
bug di questo piccolo mondo perfetto che io e miei compagni apatici
occidentali, ci siamo creati lo vedo ogni giorno.
Esco,
vado alla fermata del bus che passa ogni quanto gli gira, se gli gira e si
ferma ogni quando gli gira e se gli gira.Aspetto…Ascolto musica e davanti mi si
para sempre lo stesso mendicante.
Il
mio cervello compie sempre più velocemente lo stesso ragionamento, un dialogo
immaginario ripetuto all’infinito tra Me e Me.Un loop aporetico.
“Gli
do 1000 lire?”
“Bravo!Perché
non guardi in tasca se hai un gettone potresti dargli quello e levartelo di
torno già che ci sei non credi?” Risponde ironicamente il Me stesso nemico
“Gli
do 10000 lire?Mi sembra sufficiente…nessuno da 10000 ad un mendicante”
“Hai
ragione, è tanto…E dimmi un po, cos’hai in tasca? Il walkman? E in quell’altra?
Il telefonino? Quanto costano i vestiti che indossi? E quando vai a casa quanti
computer e televisioni utilizzi…? Hai ragione 10000 sono davvero
troppe!Potresti andare in rovina!”
“Sei
un idiota! Ti rendi conto? Potrei spogliarmi dei miei beni e dare tutto a
lui,ma cosa risolverei? Non riuscirei a distruggere la povertà, perché come lui
ce ne sono milioni, solo io prenderei il suo posto, non cambierebbe nulla”
“Bene,
visto che non riesci a risolvere il problema globale, non risolvi neanche il
problema locale, guardi troppo in alto, da bravo rivoluzionario vuoi fare tutto
non puoi fare tutto e perciò non fai nulla”
Ancora
una volta ha ragione lui. Questo è il problema principale, non si può fare
tutto, le nostre idee sono troppo grandi per noi stessi, le nostre idee sono
infinite una volta messe in pratica dovranno per forza essere finite.
La
differenza tra il Nord e il Sud del mondo si nota anche così.
Io
“rivoluziono” idealmente tramite la testa, i discorsi e la tastiera del
computer. I compagni veri e propri mettono in gioco e spesso perdono la loro
vita per le mie stesse idee.
Per
cosa?
Per
cosa muoiono?
Perché
il mondo sappia?
Io
vengo a sapere della loro morte, conosco, forse la loro storia, tramite i tg o
tramite internet[2] e il lavoro
attento di altri compagni occidentali che mi dicono quello che succede Dall’altra
parte,
E
comincia il tango:
Un
ragazzo di 19 anni morto bruciato nelle carceri turche
“Era
un mio coetaneo…Cristosanto!”
Un
bambino di 10 anni ammazzato in diretta dagli israeliani
“Ma
come possono…Schifosi imperialisti…”
A
Napoli una ragazza di 17 anni va alla manifestazione e viene selvaggiamente
picchiata dalle forze dell’ordine
“Poveraccia…Certo
che è assurdo…Sti fascisti…”
Notizie
che apprendo e che mi lasciano sdegnato, atterrito, arrabbiato….Ma che senso
ha? Passano decine di queste notizie davanti ai miei occhi stanchi e annoiati,
capisco anche io, che sono il carnefice di questo sistema, che tutto ciò è
profondamente immorale.
Loro
muoiono e vale poco, io sottoscrivo un appello e vale di più.
Perché?
Perché io non sono solo un rivoluzionario, sono anche un borghese, un utente,
un cliente, un uomo che ha potere decisionale perché il sistema ha voluto così,
sono un privilegiato del sistema e assurdamente utilizzo i (piccoli) margini
che il sistema mi elargisce per dire la mia, dove posso, quando posso, se
posso. Il potere sovversivo è pari a zero.Anche sotto quest’aspetto siamo
sconfitti.
D’altra
parte l’ambito propositivo e decisionale è stato sfiorato molte volte,anche in
passato, ma l’esperienza come ho già detto è per forza finita, e spesso
discutibile, mai un esperienza reale potrebbe esulare da fattori contingenti
che in parte la determinano. Ogni esperienza è un mondo a se, non ci sono
strade spianate ne manuali onniscienti.
Purtroppo
manca la voglia, l’interesse e forse anche la fantasia necessaria per applicare
e contestualizzare le dottrine Marxiste.
Ho
visto troppo spesso imbecilli semi analfabeti e dogmatici, criticare un
esperienza realizzata proprio perché non ortodossa. Anche questo fa parte del
mio alibi,quel poco che con grande sforzo con grande spreco di tempo e di
energia materiali e intellettuali , potrebbe essere fatto è esposto alle
critiche e alle considerazioni di gente che avrebbe solo da apprendere.
Vedo
però anche il contrario. Comunisti, idealisti, utopisti sostengono un governo
ex-pseudo-comunista solamente perché è una delle pochissime esperienze
storicamente realizzate.Non sono d’accordo neanche con loro: se quel governo
non agisce come io agirei, come agirebbe un marxista, non posso appoggiarlo,
tradirei le mie idee.
Così
facendo ricadiamo nel rivoluzionario “duro & puro” di quello che seleziona
tutte le esperienze e se non sono assolutamente marxiste allora le butta nel
cestino.
I
rivoluzionari da detersivo: “Se non è rossorossorosso, non ci interessa!”
Peccato
che il rossorossorosso non esista.
Queste
due posizioni zigzagano all’infinito nel mio cervello finchè non lo spengo.
Non
c’è soluzione. O almeno io non la trovo.
Come
spegnere il cervello?
Accendo
la televisione,metodo perfetto e indolore.
Becco
di notte un documentario Rai che parla della miseria dei barboni in Italia
“Sono
Rosaria!”
Grida
una barbona in un centro di accoglienza
“Mi
chiamo Rosaria….vi credete che siamo pazzi noi? Vi credete che è facile
chiedere l’elemosina?Avere freddo?…Poi chiedete perché parliamo da soli?Non
siamo pazzi!parliamo soli perché non abbiamo con chi parlare,siamo soli!E parliamo
soli per questo…Non sono una barbona!Ho un nome!Mi chiamo Rosaria!”
E
io cosa ci posso fare?
Ci
penso? Ne soffro…Non posso fare altro, entrare nell’ambito propositivo e
decisionale…Dovremmo essere tante persone, in sintonia fra di noi….E’ difficile
quasi impossibile, è il soggettivismo esasperato che mi uccide, che
annichilisce ogni mia speranza di plasmare la realtà seguendo le mie idee.
Ogni
uomo è un mondo a se, non c’è nulla di obiettivo:
se
il sangue improvvisamente smettesse di scorrere nelle mie vene, il sole potrà
arroventare il mondo intero ma in quel momento io avrò comunque freddo.
Cambio
canale, voglio tenere la tv accesa e il cervello spento, anche perché a tenerlo
acceso non risolvo niente.
Suona
il telefono è un mio amico,capisce che sono giù
“Che
hai?”
“Niente….Un
sacco di cose…Sono giù”
“E
perché?”
“Non
lo so…O meglio lo so, ma non so spiegartelo: sarebbe troppo lungo”
“Ma
un motivo dovrà pur esserci no? Riguarda la politica, la filosofia, i problemi
esistenziali…O roba meno complicata?”
“Si
c’è…In effetti un motivo c’è.”
“E
qual è?”
“Sono
giù per Rosaria”
“E
chi è ?“
“Non
lo so…Sono giù per questo.”
Salvatore Mica