LETTERA A PIERPAOLO

Caro Pierpaolo

Oggi è il 25° anniversario della tua morte, e tutti i media, o quasi, se ne sono ricordati. E’ ormai diventato un tributo, un rito nazionale (o meglio, di una parte della nazione), quasi religioso, verso di te che sei stato coscienza critica e scomoda di un paese troppo geneticamente (?) opportunista. Molti ti rimpiangono, tanti ti ricordano per riempire giornali e palinsesti facendoti diventare un prodotto culturale come un altro, la maggior parte ha di meglio di fare. Tutti hanno sicuramente di meglio da fare rispetto a me, che ho addirittura il tempo e la testa per scrivere a un morto; chi lavora, chi studia, chi pulisce la casa, chi si annoia, chi si dispera, e così via. Certo, io me lo posso permettere.

Volevo dirti, (non so se qualcuno te lo ha già raccontato), che non è che ti sia perso molto in questi 25 anni, a parte gli amici e tutti quelli che ti volevano bene. Avevi già capito tutto, o quasi. Di questa celebrazione catodica una cosa che mi ha dato un po’ fastidio ad esempio, e che credo la darebbe anche a te; è che trasmetteranno una maratona di tuoi film su una di quelle reti a pagamento, sai come funziona il mercato dell’industria culturale, no? Oggi non c’è più solo la RAI, ci sono tanti canali, belli, "tematici". La RAI-TV propina ormai solo schifezze utili a fornire stipendi osceni a squallidi e furbi conduttori e conduttrici, a far andare avanti il baraccone romanocentrico (come direbbe qualche leghista che magari è pure impiegato a Viale Mazzini) e le sue clientele; si salvano a stento i programmi educativi sul terzo canale, destinati ai soliti quattro gatti disoccupati/pensionati che la mattina se ne stanno a casa. Infatti sono molto preoccupata per i miei genitori, (oltre che per i figli che vorrei avere), la cui idea e percezione del mondo e della realtà è abbastanza deformata da tutte queste false rappresentazioni cui assistono, da questa informazione superficiale che ricevono dai telegiornali sottoposti alle leggi del newsmaking, dal fatto che non si rendono conto di consumare ormai una droga che li modifica dentro, e che è solo un prodotto, una cosa che ti vendono più facilmente di altri solo perché viene fuori da uno schermo in grado di captare la tua attenzione. Naturalmente anche sulle tv a pagamento ti vendono dei prodotti culturali, solo che magari sono "migliori" degli altri (infatti se vuoi la qualità e "la cultura" in televisione, così come nell’istruzione, nei trasporti e nella sanità, oggi devi avere un certo reddito, altrimenti ti devi accontentare di quello che passa il convento). Non è una novità certo che il poeta, il regista del popolo, degli strati sociali più "bassi", quelli che una volta erano detti "ceti sottoproletari", venga conosciuto e fruito (e persino amato) quasi esclusivamente dalla borghesia, media o alta che sia; le "masse", i poveri e gli ignoranti si sa, hanno ben altri gusti e interessi culturali, (oppure non hanno certo il tempo per dedicarsi a divertissement intellettuali come la sottoscritta, dato che devono pensare ad arrivare alla fine del mese, come suole dirsi). Anche questo l’avevi previsto… il contadino, l’operaio, il piccolo commerciante, sradicato dalla propria cultura e inserito "nel sistema" sarebbe diventato in poco tempo un lavoratore-consumatore alle dipendenze di un suo simile o di se stesso, e avrebbe sostituito alla sua religione e ai suoi valori, una nuova religione, quella del produci-consuma. Dovresti vedere quanti oggetti vengono prodotti e riempiono gli scaffali dei supermercati; oggetti utili e inutili, oggetti belli e brutti, oggetti sempre più piccoli e pratici, oggetti che devono sostituirne altri ancora nuovi, macchine, strumenti che diventano il fine stesso della vita. Il fine che è possederli, e lavorare il più possibile per dimostrare al vicino o all’amico che si possiede di più, o si possiede il meglio, mentre si viene espropriati di tutto, del proprio tempo, della propria creatività, della propria curiosità, della propria spiritualità. E intanto la vita passa, senza farsi domande, affascinati dalle luci, e dai mille trucchi e studi per spingerti a comprare un prodotto piuttosto che un altro, in queste nuove cattedrali sempre più grandi, sempre più alienanti, dove esisti unicamente per comprare; dove l’ingresso ai bambini dovrebbe essere vietato come nei cinema a luci rosse, ma come fai, quando proprio i bambini sono i consumatori "ideali" e più indifesi dal bombardamento delle pubblicità? Dove magari ci lavora sottopagato il figlio del piccolo commerciante che ha dovuto chiudere perché non reggeva la concorrenza, ma si sa, questo è il progresso. Sai Pierpaolo, il progresso è anche che oggi gli scienziati possono costruire l’uomo in laboratorio, pensa un po’; pensa quante cose belle si potrebbero fare, curare malattie e fare pezzi di ricambio quando un organo non funziona più; la vita! L’amore per la vita! Cosa c’è di più bello e vicino al divino? Però mi viene un dubbio Pierpaolo, che forse sarà venuto anche a te. Non sarà che come al solito questi pezzi di ricambio li potranno ordinare solo i ricchi per i loro figli? Non sarà che, se con tutte le scoperte che sono state fatte a livello medico-scientifico c’è sempre un numero costante di bambini e adulti che muoiono di fame, sete, malattie "stupidissime", ci stanno un po’ prendendo in giro? Se davvero vogliono migliorare le condizioni dell’umanità perché non cominciano dalle cose più semplici, migliorando quella di chi è già nato con un po’ di sfortuna? La risposta che mi sono data è che forse in realtà la scienza segue una sua strada che non ha tanto a che vedere con il risolvere i problemi dell’umanità, ma quella della scoperta fine a se stessa. Lo sai, Galimberti dice che oggi la tecnica è il fine, non è più il mezzo, in pratica è il nuovo Dio, dal punto di vista filosofico, e siamo tutti più o meno "orfani" di Dio.

Un altro motivo per il quale non ti farebbe piacere vivere ancora oggi è che senz’altro ci sarebbe qualche prete che ti accuserebbe di pedofilia; che poi, tu m’insegni, è stata proprio la chiesa cattolica, repressiva e sessuofobica, in millenni di travisamenti del messaggio evangelico, a creare nell’uomo perversioni e innaturalità nel vivere questa forma di comunicazione umana contenuta nell’atto sessuale, e in quanto umana, complessa. Poi ci si è messo di mezzo il potere, e il fatto che la donna oggi è sempre più emancipata (quindi meno sottomessa) e molti uomini non riescono ad affrontare serenamente problemi e contraddizioni, e magari si rivolgono agli unici esseri cui possono imporre il loro deviato bisogno di amore o su cui possono canalizzare le proprie pulsioni. La verità, che tu avevi profetizzato poi la sai già; è che tutto oggi è merce, e anche tu sei diventato merce, sui media, su internet, nelle librerie, anche tu puoi essere comprato e venduto, come un bambino, per soddisfare un desiderio. E tutto nel vano tentativo di superare la nostra paura della solitudine, nel modo sbagliato.

Sandra de
L'Avamposto degli Incompatibili