Eleonora D'Arborea

Eleonora giudichessa d'Arborea è conosciuta e rimasta in primo piano nella storia per l'iniziativa di promulgare la Carta de Logu "Codice (delle leggi) dello Stato", che è considerata tutt'oggi , il merito della sua azione politica. Gli stessi spagnoli, renderanno omaggio alla saggezza della legislatrice estendendo la Carta de Logu a tutta la nazione sarda, e conservandola in vigore per secoli.......infatti sopravvisse alla fine del regno giudicale di Arborea nel 1420, fino all'emanazione del Codice di Carlo Felice il 16 aprile 1827, ormai alle soglie del Risorgimento italiano.
Parlando della Carta de Logu non si può tacere l'apertura alla modernità di talune norme, e il distillato di saggezza giuridica che ne risulta della tradizione romano-canonica, di quella bizantina, della scienza bolognese e del pensiero dei glossatori della stessa cultura curiale catalana, soprattutto dell'elaborazione giuridica locale delle consuetudini sarde compiute dal diritto sardo di tipo municipale.
Il rapporto tra monarchia aragonese e le altre forze sociali era sempre conflittuale poiché i sovrani aragonesi si servivano di norme per governare sudditi iberici e non sardi, e i sardi erano in una posizione di inferiorità che doveva portare necessariamente ad uno scontro.
I sovrani di Arborea nel reagire ai tentativi di infeudazione aragonese, emanarono una nuova disciplina giuridica nei loro territori, che pure erano in uno stato di perenne agitazione politica. Tale legislazione non era episodica o sporadica ma era la componente di una più vasta politica intesa allo sviluppo dello stato arborense ed era avanzata rispetto alle legislazioni giuridiche ed amministrative del tempo. Si possono citare le norme che "fanno salvi dalla confisca i beni della moglie e dei figli, incolpevoli, del traditore (cap. 1,2), specie in confronto al disposto del parlamento aragonese del 1355, per cui i figli del reo di tradimento divengono servi del signore della terra", oppure quella che ammette, nella violenza carnale a nubile il matrimonio riparatore solo nel caso che la donna vi consenta (cap. 21); quelle che contemplano il reato di omissione di atti d'ufficio (cap.35), la parità del trattamento dello straniero a condizione di reciprocità, (cap. 1049), ed il controllo, attraverso "boni homines" delle successioni"ab intestatio" in presenza di minori (cap. 101).
Eleonora ha dimostrato con la sua reggenza e saggezza di voler uscire dal medioevo puntando anche sulla liberazione dei servi, "i lieros", e di voler adibire, nella propria lotta di tipo nazionale, oltre alle truppe mercenarie , quelle costituite dai suoi concittadini....
Siamo nel periodo in cui dalla storia antica si passa a quella medievale e dove si deve superare il concetto di Sardegna territoriale per passare a quello statuale , divisa in varie entità politiche sovrane. I quattro regni giudicali di Calari, Torres, Gallura e Arborea, sono delle complesse costruzioni istituzionali singolari ed insolite nell'Europa del Mille. Piuttosto che da elementi preesistenti essi sembrano avere origine dalla "capacità dei Sardi, liberi da dominazioni straniere ad autogestirsi" mediante forme complesse quali quelle del sistema curatoriale, l'amministrazione assembleare delle "coronas de logu" . Le prerogative regie giudicali, che non sono riscontrabili in nessun territorio continentale di formazione bizantina o barbarica, hanno una connotazione tale da togliere importanza alla matrice di provenienza e ne fa una originale organizzazione di governo.
Tra i giudicati sardi solo quello di Arborea si è proposto di costruire una nazione tutta sarda. Come tutti gli stati centrali, l'Arborea dovette sempre combattere per non soccombere alle pressioni degli stati confinanti. Uno dei caratteri della sua guerra fu quello si essere di  preferenza offensiva piuttosto che difensiva e di concepire una politica di conquista cercando di svolgere un ruolo propulsivo che riuscisse ad aggregare intorno a se anche le energie locali degli altri giudicati.
Gli altri giudicati non seppero recepire quelle istanze e le compresero solo quando le popolazioni che erano diventate suddite del Regno di Sardegna e Corsica dei Catalano-Aragonesi si resero conto del disagio provocato dal loro dominio e si unirono all'Arborea per realizzare per la prima volta nella storia dell'Isola, una Nazione tutta Sarda, sotto le insegne dell'albero deradicato.

Eleonora è nata, probabilmente in Catalogna intorno al 1340, da Mariano de Bas-Serra e da Timbora di Roccabertì. Suoi fratelli furono Ugone e Beatrice. Visse i primi anni ad Oristano. Quando morì nel 1347 il giudice Pietro III senza discendenti la Corona de Logu del Giudicato, cioè l'assemblea dei notabili, prelati, funzionari delle città e dei villaggi, elessero giudice il padre di Eleonora, fratello dello scomparso. Mariano IV   che resse il giudicato dal 1347 al 1376. Eleonora sposò prima del 1376 il quarantenne Brancaleone Doria. Matrimonio che rientrava nel disegno di un alleanza tra gli Arborea e i Doria che controllavano vasti territori della Sardegna in funzione antiaragonese . Dopo le nozze abitò a Castelgenovese, l'attuale Castelsardo, dove nacquero i figli Federico e Mariano. Pare che nel 1382 fece un prestito di 4000 fiorini d'oro a Nicolò Guarco doge delle repubblica di Genova, il doge da parte sua s'impegnò a restituire la somma nel termine di dieci anni in caso contrario avrebbe pagato il doppio e con la condizione espressa che se nel frattempo fosse pervenuto alla pubertà Federico figlio di Eleonora, Bianchina la figlia del doge avrebbe dovuto sposarlo e nel caso che tale matrimonio non si fosse potuto effettuare, per causa di morte o altro caso fortuito l'atto sarebbe diventato irrito o nullo. Questo prestito ad una potente famiglia di Genova e questa clausola del contratto mostrano il disegno dinastico di Eleonora, avendo una visione chiara dell'avvenire. Accordando quel credito essa insieme mantiene alto il prestigio della sua famiglia, riconosce l'importanza di quegli interessi liguri e si assicura in questo modo un collegamento, mediante la rete delle loro navi, con tutti i porti del mediterraneo. In sostanza entra alla pari nel gioco della politica europea.
Quando però, ad un certo punto Ugone III si ammalò e si profilò il problema della successione . Scrisse allora al re d'Aragona perché sostenesse le ragioni di suo figlio Federico, piuttosto che quelle del visconte di Narbona, vedovo di sua sorella Beatrice morta nel 1377.
Ma Ugone nel 1383 viene assassinato nel suo palazzo di Oristano. Le ragioni esterne sono quelle aragonesi e dei nemici di Arborea, quelle interne sono da cercarsi nel malcontento dei proprietari e dei mercanti per il suo atteggiamento autoritario e per le contribuzioni che erano necessarie a mantenere i mercenari tedeschi provenzali e borgognoni, che Ugone tiene assoldati per evitare che vengano assoldati da altri. Con questo clima di crisi e di malcontento nel 1383 Eleonora scrive al re una relazione sulle condizioni della Sardegna e chiede che venga riconosciuto il proprio figlio Federico come successore di Ugone. e manda il marito Brancaleone a trattare direttamente col re. Al tempo stesso scrive alla regina chiedendogli di intercedere presso il re a favore del figlio perché possa così finire il disordine che regna nell'isola.
L'intenzione di Eleonora era di riunire nelle mani del figlio quei due terzi della Sardegna che Ugone, prima della sua uccisione , aveva occupato. Questo disegno insospettì il re che non ritenne conveniente avere una famiglia tanto potente nel suo regno, tanto più che non essendoci erede diretto maschio di Ugone, quei possedimenti, secondo la "iuxta morem italicum", avrebbero dovuto essere incamerati dal fisco. Brancaleone viene trattenuto col pretesto di farlo rientrare in Sardegna quando una flotta sarà pronta, effettivamente era un vero e proprio ostaggio e strumento di pressione contro la giudichessa ribelle, ma Eleonora non si perse d'animo e confermò la sua politica di guerra, partì all'azione, e appena fece rientro ad Oristano punì i congiurati e si proclamò giudichessa di Arborea secondo l'antico diritto regio sardo, per cui le donne possono accedere sul trono al loro padre o al loro fratello.
In pratica la prassi elettiva era l'opposto dell'infeudazione regia e discordava dalla linea politica aragonese. gli Arborea invece si rifacevano alla loro antica autonomia di origine alto medievale e all'esercizio di una piena sovranità nei propri territori .
Quattro sono gli aspetti degni di attenzione nella politica di Eleonora, nella prassi e negli orientamenti di governo la giudichessa si riallacciò direttamente all'esperienza del babbo abbandonando definitivamente la politica antiautoritaria del fratello Ugone III , la difesa della sovranità e dei confini territoriali del giudicato, e infine l'opera di riordino e di sistemazione definitiva degli ordinamenti e degli istituti giuridici locali che diede vita alla Carta de Logu.
Eleonora non avrà mai la visione assolutista del signore che decide solo al vertice di un oligarchia e senza tener conto delle ragioni del popolo, e quella di chi invece ritiene di avere la propria legittimazione a regnare proprio nel popolo.
Come sa che, per analoghe ragioni politiche venivano contestati gli stessi diritti alla successione adducendo il pretesto che gli Arborea erano figli "bastardi ", ma le ragioni dinastiche per lei, hanno minor valore della legittimazione popolare e semmai, avrebbero vigore per quella parte dei territori che avevano avuto dal re a titolo personale e non di quelli che facevano parte del giudicato. Gli interessi della giudichessa sono legati a quelli dello stato con un nodo che non si può sciogliere, ed è sempre lei che riporta la legge e l'ordine per porre un freno al dilagare della violenza dei sardi durante la guerra.
Le regole, le leggi garantiscono la pace, cioè l'ordine nel tempo, il futuro.
Connesso a questo ordine e a queste regole è il tema dell'indipendenza , il dilemma "vassalli o proprietari". E ancora intrecciato a questo il tema della terra e della nazione , del popolo, della gente e del territorio Stato dove è garantita la terra a tutti, la terra è di tutti.
Eleonora  è regina di uno Stato che ha la sua legittimazione nel popolo, unica forse nell'Europa dell'epoca, non ha fiducia nel re e nei re in generale.
Si è sempre sentita dalla parte del suo popolo e si è confusa con la propria gente e ne ha sempre ascoltato anche di nascosto le ragioni.
Non cedere mai il potere questo per Eleonora è il punto vitale. Il potere è veramente la scelta tra la vita e la morte, non solo per sé ma per tutta l'isola.
Dopo essere riuscita a completare il progetto del padre di riunire quasi tutta l'isola sotto il suo scettro di giudichessa reggente, tenendo in scacco e ricacciando ai margini dell'Isola, in alcune fortezze sulla costa, le truppe di una monarchia potente come quella aragonese, vede crollare il suo progetto, per una "malignità della fortuna", per una imprevedibile incognita della sorte :
LA PESTE, che consegna, senza combattere, la Sardegna agli Aragonesi.


Tratto da Eleonora D'Arborea di Giuseppe Dessì

Lucia mi per
L'Avamposto degli Incompatibili