uguale il mare
dopo trentanni
le stesse onde accarezzano il corpo
sulla stessa sabbia i piedi nudi
loro sė diversi
dopo tanto cammino
uguali gli aromi
della pineta dellorigano del timo
e il tanfo acuto
di frittura e dimmondizie
ed i volti le storie di emigranti
gergo lombardo
nel parlare cantato del gargano
i bambini
corpi bronzei fra le onde
le ragazze
corpi snelli occhi profondi
i ragazzi
corpi goffi occhi furtivi
ritmi lenti nel sole
bar sbilenchi di legno e di lamiera
a guardia di migliaia di ombrelloni
nellazzurro i solchi bianchi dei
reattori
sogni rapiti di volo da bambino
oggi sinistro incubo di guerra
trentamila missioni di morte
di quei piloti nessuno č innocente
qualcosa in pių -
trentanni fa non cera
lambulante africano o maghrebino
la boutique griffata ad ogni angolo
il portatile appeso
alle membra abbronzate del giovane in
carriera
qualcosa manca -
le balere le piste
dove ci si perdeva
col cuore che pulsava pių della
batteria
stretti al primo amore
o al secondo
i fuochi le chitarre sulla spiaggia
De Andrč De Gregori Guccini i
Canzonieri
ed ogni canto un bacio
un brivido di vita
son diverse le stelle
erano pių brillanti
o č velato il mio sguardo?
un popolo di ombre affolla
larenile
in controluce
a corpi nuovi
non ancora nati nel sessantanove -
a congiungere i due mondi un io smarrito
fra quelle speranze
e questo dolore rabbioso
solo le ombre vedono le ferite
il sangue vivo che fa rosso il mare
suonano amare
le chitarre delle ombre
ricordi? tutto il mondo stava esplodendo
allora
poi venne Santiago e i gorilla nelle
Americhe
la miseria di Gaza e Baghdad
e lagonia dAfrica
i cannoni di Bosnia
le bombe in Kosovo
il funerale della speranza
lOrdine Nuovo del Nuovo Millennio
e il suo paradigma
quella cella di morte ad Imrali
le stesse onde accarezzano un corpo
di
trentanni pių vecchio e pių stanco
sempre dal lato del torto
sempre a testa alta
quante teste si sono chinate, dio
quanti hanno appreso
a scantonare sparire
nei vicoli tortuosi della vita
o a strisciare nei palazzi del potere
cosė alta la testa
che ora dolgono le vertebre del collo
e il cranio č ammaccato incrinato
dalla durezza dei muri
trentanni di ferite
ma non cč un solo coltello
che potendo, vorrei aver schivato
misero
chi non conosce il ferro rovente
del dolore
della disperazione
del dubbio
chi mai ha pianto con rabbia
un morto sconosciuto
compagno fratello
bimbo zingaro o clandestino
profugo annegato in questo mare-sepolcro
kurdo indio cileno
torturato
serbo albanese bosniaco irakeno
smembrato da bombe intelligenti
operaio
folgorato schiacciato crollato
misero chi non ha mai amato
oppure ha rimosso lamore
archiviato
fra abiti smessi e foto ingiallite
nellarmadio polveroso
da aprire ogni tanto
e richiudere subito
con un sorriso stentato
eppure č dolce
anche sulle ferite
il sale delle onde
la carezza del sole