Parassiti permanenti ectozoi ed ematofagi : Finanziarie

Così le aveva classificate il signor E. M. Protagonista della nostra storia. Il parassita obbligatorio è quel fastidioso animaletto che non può sopravvivere senza un animale da parassitare , questi animaletti si distinguono in parassiti permanenti e parassiti temporanei , i parassiti permanenti possono essere anche ectozoi ovvero vivere all’esterno dell’animale parassitato ed infine questi fastidiosi ed infidi animaletti piccoli e carogna possono essere anche ematofagi ovvero possono letteralmente succhiare il sangue dell’animale parassitato. Il signor E. M. Ne sa parecchio su questi animaletti perché ha studiato biologia e ne sa parecchio anche di finanziarie perché non ha trovato un posto da biologo.

Ha trovato un posto di lavoro che lui stesso non stenta a definire schifoso, che gli fa mettere in pratica un millesimo di quello che aveva studiato con passione e dedizione all’università; uno dei tantissimi difetti di questo posto di lavoro era la retribuzione: non era ne soddisfacente ne regolare nella sua erogazione. Per dirla più chiaramente il datore di lavoro lo pagava troppo poco , e quel poco che dava, lo dava quando decideva lui , se voleva, a volte saltavano mesi interi e nessuno dei dipendenti faceva cenno a richieste a proteste a scioperi , manifestazioni o altro. Tutto taceva. Il Signor E. M. Si è sempre chiesto come facessero i suoi colleghi a tirare avanti nei periodi di "stanca" senza problemi economici e per questo , ne aveva sempre invidiato la presunta agiatezza.

Inizialmente neanche per lui la non retribuzione era un grave problema, in un modo o nell’altro tirava a campare , magari risparmiando , magari smettendo di pagare le bollette fino a quando il suo datore di lavoro si fosse deciso a dargli ciò che gli spettava, viveva così "in apnea" sperando di poter riprendere a respirare il prima possibile. Dopo qualche anno però le cose cambiarono, il metabolismo del datore di lavoro si abbassò velocemente e per questo le sue azioni , specialmente quelle per lui spiacevoli (ergo pagare i dipendenti) si fecero lente, lentissime. Nel frattempo il signor E. M. Si sposò ed ebbe due belle bambine. Sua moglie aveva una passione sfrenata per i mobili e lo costringeva a comprarne uno ogni 6 mesi, le bambine seppur piccole subivano in pieno i mitraglianti messaggi subliminali di possesso e soddisfazione dell’ego (che ancora non sapevano di avere) sparati a zero dalla pubblicità abilmente infiltrata nei cartoni animati. Le bollette si fecero più incalzanti , le rate dei mobili e le richieste delle bambine si susseguivano senza sosta e il nostro signor E. M. Si ritrovò fra l’incudine e il martello: da una parte c’era il datore di lavoro (datore di lavoro, solo di lavoro) ipotiroideo, da un altra c’era la società succhia denaro rappresentata in toto dai suoi familiari. Contro il datore di lavoro il signor E. M. Non aveva nessuna arma : non poteva lamentarsi, sollecitarlo protestare perché era il solo a farlo o a volerlo fare. D’altro canto la società che regalava status symbol ma non gli oggetti che accoppiava agli stessi, aveva tutte le armi possibili e immaginabili contro di lui. Dalla minaccia, all’ingiunzione , al pignoramento , all’arresto. Fu così allora che il signor E. M. Cadde nella facile trappola dei venditori di benessere (notare il minuscolo) cominciò a prendere informazioni sulle finanziarie , si avvicinò lentamente all’idea di fare un prestito per poter mantenere il tenore di vita sua e della sua famiglia , anche nei tempi bui , indipendentemente dagli umori del suo datore di lavoro. Si avvicinò idealmente alle finanziarie allo stesso ritmo della mosca che si avvicina alla tela del ragno. Prese informazioni sulle Finanziarie , sui prestiti , sui tassi , sulle banche , sui mutui ; essendo una persona intelligente si rendeva perfettamente conto della difficoltà della "materia" in questione, ma si fece convincere dalle parole suadenti dei volantini che leggeva instancabilmente , si fece convincere dalla facilità delle operazioni , si fece convincere dalle immagini ridenti e felici , immagini di famiglie perfette immagini di persone perfette, immagini che non ritraevano una persona ma ritraevano il "tipo" di quella categoria di uomini, la quintessenza del reale, erano sunti di realtà perfette: collaudate, provate, testate e infine approvate dalle finanziarie, scelte per rappresentare la famiglia tipo, l’uomo di mezza età tipo, la ragazza tipo.

I volantini usavano un linguaggio semplice e chiaro, invano il nostro signor E. M. Cercò doppi sensi, allusioni, cose dette a metà o altro. L’unico dato che nei volantini non era mai presente era il tasso d’interesse . Non se ne parlava proprio, come se la questione non esistesse, come se l’informazione fosse irrilevante. I volantini sono stati ben studiati: plotoni di psicologi in collaborazione con pubblicitari , esperti di public relations e professoroni di marketing hanno ideato e testato l’impatto psicologico che il volantino avrebbe dovuto avere sulla vittima, cioè no , sul cliente. Ciò che colpiva l’attenzione nel volantino erano innanzitutto le foto di cui abbiamo già parlato, immediatamente dopo veniva il testo , e infine il colore ed il formato dei volantini.

Il testo era simile in ogni volantino , in ogni banca o finanziaria il tono gagliardo e sagace, rassicurante e sereno era tanto falso e stereotipato da risultare vero , giustificato e gratificante nei meandri encefalici del Signor E. M.

Innanzitutto Il testo era volutamente specifico ,ovvero andava direttamente al particolare, ad esempio illustrava un prestito per l’auto o per i mobili o per le vacanze o per la casa ecc. Questo approccio è estremamente subdolo, si avvicina ai tuoi pensieri e ai tuoi progetti in modo da farti trovare esattamente ciò che cerchi e quindi ti preclude la possibilità di fare progetti più ampi, o di fare un prestito senza dover dire necessariamente la motivazione al Finanziatore, si pone come l’ente più vicino ai tuoi desideri per evitare che tu ne abbia di più complessi , per loro poco prevedibili e configurabili e magari potenzialmente più rischiosi finanziariamente , così facendo piallano letteralmente i desideri e i progetti della gente rasando al suolo i possibili voli pindarici; ottengono ciò che vogliono : dimostrano di esserti vicine intuendo i potenziali pensieri della massa li impongono al singolo, massificando te, i tuoi progetti e la tua situazione economica e sociale. Subito dopo, nel testo del volantino , si passava alla seconda fase : disponibilità. In questa sessione le banche e le finanziarie si mostreranno più disponibili del testimone di Geova a cui chiedi un conforto spirituale, saranno più rapidi di Ben Johnson, saranno più precisi del miglior tiratore della storia del tiro a piattello. Per dirla chiaramente il volantino dice che puoi prendere quanti soldi vuoi, ti assicura che li avrai in pochissimo tempo , li avrai dove vuoi tu (con un bonifico sul tuo conto corrente bancario, oppure con un assegno, direttamente a casa tua, con assicurata convenzionale) e li potrai restituire quando vuoi. In alcuni di questi volantini si leggevano frasi del tipo:

" Nessun vincolo sull'auto acquistata. Possibilità di gestire liberamente

la somma finanziata e decidere dove acquistare l’oggetto X."

Di questa frase non puoi che rallegrarti, ma il problema in questi volantini non sta in quello che c’è scritto ma in quello che non c’è scritto. Ad esempio la frase che abbiamo letto sopra in alcuni volantini c’è in altri no, difficilmente la gente nota questa differenza, perché loro vogliono che la gente non la noti, lo stesso discorso vale per i tassi d’interesse, non se ne fa cenno e alla fine la gente finisce per valutare la bontà di questa o quella banca , di questa o quella finanziaria dalle poche vaghe, confuse, attorcigliate, irrilevanti informazioni che trova nel volantino: finisce quindi per valutare sapendo solo ciò che le finanziarie vogliono che sappia. La gente ci cade. E ci è caduto anche il nostro Signor E. M.

Rassicurato dalle parole delle banche e/o finanziarie dai consigli dei suoi colleghi , rassicurato anche dallo stato che da poco tempo aveva varato la legge anti usura (108/96), che lo avrebbe dovuto tutelare contro tassi e interessi troppo esosi, il Signor E. M. Si convinse.

Prese 20 milioni. La moglie ricominciò a comprare mobili, le bambine erano quotidianamente soddisfatte e il Signor E. M. Ritrovò la serenità economica. Finalmente era slegato dagli umori del suo datore di lavoro, credette perfino di aver trovato il segreto della apatica serenità dei suoi colleghi, i quali non avevano mai accennato a problemi economici causati dal costante ritardo della retribuzione.

Ma , come sappiamo dalla filosofia orientale e greca, ad ogni salita corrisponde inevitabilmente una discesa. I sei mesi nei quali il Signor E. M. Non avrebbe dovuto pagare nulla alla finanziaria, erano passati molto velocemente, mesi nei quali il Signor E. M. Aveva fatto parecchie spese, aveva comprato alcuni elettrodomestici, una macchina ecc. In altre parole i 20 milioni erano già finiti. La finanziaria cominciò a pretendere un mensile cospicuo, le spese quotidiane a cui si erano abituati i familiari del Signor E. M. Subirono una brusca frenata il suo datore di lavoro era in periodo catatonico e quindi i primi mesi furono molto duri. Le bollette si accumulavano, lo stipendio non arrivava, l’insoddisfazione strisciava negli animi madidi di consumismo dei familiari del Signor E. M. Adesso c’era una bolletta in più da pagare: quella della finanziaria. Il Signor E. M. Aveva capito finalmente ciò che credeva essere il subdolo inganno delle finanziarie, il consumismo è una bestia che si alimenta da se in questa società, trova terreno fertile , il suo nutrimento lo trova nell’aria, ovunque egli vada , qualsiasi situazione sopraggiunga in ogni parte del mondo il mercato continuerà ad esistere e con esso il consumismo, la prima fase dell’inganno delle finanziarie è proprio questo: ti fanno avvicinare alla ricchezza o meglio all’agiatezza, ti fanno avvicinare al resto della società che il singolo vede lontana, ricca , sana e felice; in realtà il resto della società è fatta di uomini piccoli insicuri, sfruttati e sottopagati come il nostro Signor E. M. Ma lui questo non lo vede, no , lui vede altro, lui vede ciò che gli altri uomini vogliono far vedere, vede l’immagine che gli uomini e le donne della società vogliono dare di se: un immagine spensierata, serena ,allegra, rispettabile, felice. Questa immagine è quella che ci impongono dalla tv dalla radio dal cinema , dai film , dai telefilm, un immagine stereotipata , uguale dappertutto in ogni epoca in ogni tempo in ogni nazione, un immagine che finisce per isolarci l’uno dall’altro, ci ritroviamo ad essere attori inconsapevoli di un dramma progettato ideato e testato da una regia oscura. E’ un arma che i padroni gettano nella mischia che viene scambiata dalla massa per una manna, serve per coprire le realtà squallida e fragile di cui siamo fatti, la prendiamo la osserviamo e ci rivestiamo con la stessa, dopo aver fatto questo siamo sempre quelli che eravamo con le nostre debolezze i nostri drammi i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni, ma il nostro rivestimento ci preserva dagli sguardi indiscreti, davanti alla società il pupo o la pupa fa bella figura, sicura e tronfia di se, e contemporaneamente isola e spinge ad usare il rivestimento un altra persona che crede di essere la sola ad avere tutti quei problemi. Alla fine siamo tutti rivestiti di questa corazza di zucchero, come confetti, e sappiamo di essere i soli a fingere mentre tutti gli altri sono veramente felici e spensierati ed ogni altra persona pensa lo stesso degli altri. Ci hanno isolato. Le finanziarie vendono quel finto benessere che l’uomo piccolo solo sfruttato e triste vede negli altri, le finanziarie conoscono la verità in quanto parte della sovrastruttura mistificante del sistema , ma l’uomo isolato, necessariamente isolato per motivi funzionali al sistema , non la conosce, questo è il primo inganno delle finanziarie.

Il Signor E. M. Ha dovuto imporre alla sua famiglia , e si è dovuto imporre , un deprimente stop alle spese e un drastico abbassamento del tenore di vita. La situazione era grave, alla finanziaria doveva molti soldi, ovvero 20 milioni più gli interessi, gli interessi erano del 14% , tasso non usuraio secondo lo stato italiano(minuscolo) , ma sufficiente a far pagare al Signor E. M. per 4 anni 460 mila lire al mese, una cifra esorbitante per le finanze del Signor E. M. Avrebbe dovuto pagare mensilmente per molti anni una cifra che non avrebbe potuto permettersi, oltre a questa nuova spesa vi erano quelle classiche e lo stipendio che non arrivava mai. I debiti aumentavano necessitavano per riuscire a stare a galla, per riuscire a pagare tutto, le bollette , la finanziaria e le spese di tutti i giorni. Alcune volte le bollette venivano colpevolmente messe da parte sperando di poterle pagare più in la, quando la situazione economica sarebbe stata migliore, ma la situazione non cambiava neanche con l’arrivo dello stipendio tanto agognato che veniva immediatamente inglobato nel conto in banca perennemente in negativo, non rimanevano i soldi per nulla, i debiti prendevano tutto, alla fine i soldi servivano per far diminuire i debiti accumulati nel lungo periodo di "secca" , non si poteva sperare ne di fare nuove spese ne di annullare i debiti che crescevano sempre a causa anche degli interessi. Una volta l’ENEL , un’altra il telefono, un’altra ancora l’acqua, alla fine toccò anche alle rate della Finanziaria essere messa da parte; non pagarono per un mese, e allora vennero protestati. Questa è un arma affilatissima e inaspettata , che le finanziarie utilizzano spesso e volentieri. Se non si paga l’ENEL al massimo arriva un reclamo che alla fine se non si è assolutamente recidivi non causa proprio nulla. Mentre le finanziarie hanno un albo in cui segnano i buoni e i cattivi, segnano la condotta del loro cliente e poi alla fine questo albo lo mettono a disposizione di tutti, ti macchiano a vita, è un po’ come avere la fedina penale sporca, lo possono sapere tutti, e utilizzano questa informazione, contro di te. Il Signor E. M. Non ci fece caso, non conosceva le conseguenze di questa "protestatio" . Il Signor E. M. Si rese conto di non poter tirare avanti così e allora cercò di porre rimedio alla situazione. Pensò di poter ottenere da un altra finanziaria un prestito maggiore del primo per coprire completamente il debito e avere un fondo con il quale pagare i suoi debiti e poter "risalire la china". Si rivolse alla sua banca, l’impiegato lo accolse con sorrisi e cordialità; questo atteggiamento cessò di essere tale quando l’impiegato inserì i dati del Signor E. M. nel computer e lesse la sua situazione. Il falso sorriso sfiorì e lasciò il posto ad una serietà compassata , la cordialità si trasformo in professionalità macchiata di fastidio evidente , fastidio per la sola presenza del Signor E. M. Nel suo studio, la patina di falsità si era squagliata, la realtà dei rapporti di forza tra predatore e preda si manifestarono in tutta la sua ferocia. L’impiegato chiese il codice fiscale del Signor E. M. Lui gli e lo lesse sbagliò una lettera e venne subito corretto dall’impiegato, gli chiese la sua residenza e i suoi cambiamenti di residenza del passato, il Signor E. M. Fece una gran fatica a ricordarsi e la domanda gli sembrò irrilevante, comunque non fece storie disse all’impiegato tutti gli spostamenti che aveva fatto nel corso degli anni, ne dimenticò uno fatto per puro comodo quando era studente e l’impiegato lo imbeccò subito. C’era qualcosa che non andava, se l’impiegato conosceva il suo codice fiscale e i suoi cambiamenti di residenza conosceva anche altro, nel monitor leggeva la sua storia, il suo conto corrente gli alti e i bassi i suoi cambiamenti di residenza i suoi anni lo stato civile, tutto insomma, l’impiegato maleducato e scostante leggeva e giudicava la sua vita, il Signor E. M. Si sentì a disagio. E perché continuava a chiedere informazioni che già possedeva? Il Signor E. M. Non riuscì a spiegarselo. L’impiegato gli disse di ripassare dopo le feste di Natale , era il 15 Dicembre e quindi i terminali erano lenti il capufficio non era presente.... Il Signor E. M. Arrancò fino alla fine delle feste, fu veramente difficile con tutti i regali da fare alle sue bambine e a parenti vari, ma ci riuscì, incrementando il suo debito in banca che adesso sfiorava il limite del - 8. In banca non riuscì ad ottenere molto più dell’ultima volta. I terminali erano guasti. Il Signor E. M. Capì che le cose sarebbero andate per le lunghe in quella banca e allora si rivolse ad altre finanziarie. Si ripeté ogni volta lo stesso umiliante rito, l’impiegato chiedeva le stesse informazioni che leggeva nel monitor, guardava la sua vita e lo giudicava; la prima finanziaria che visitò lo mise alla porta quasi subito, servirono solo poche informazioni: nome e cognome, l’impiegato li inserì nel computer che si collegò all’immenso database dei clienti sia loro sia di altre finanziarie, e l’impiegato vide che il Signor E. M. Fu protestato da una finanziaria. Gli disse che non avrebbe mai avuto a che fare con la loro rispettabile finanziaria, si poteva leggere una nota di disgusto nel volto dell'arrogante impiegato, lo stava trattando come feccia, il cambiamento dell’atteggiamento dell’impiegato fu talmente repentino e inaspettato che il Signor E. M. All’inizio pensò che stesse scherzando. Poi si accorse di essere stato umiliato, senza che avesse mai fatto nulla di male, la sua unica colpa era quella di esistere e di cercare di vivere in maniera dignitosa. Continuò ad andare periodicamente in banca ma una volta non c’era l’impiegato, una volta non c’era il capufficio un’altra volta erano vicine le vacanze estive (si, è passato molto tempo dalla prima volta, il nostro Signor E. M. È un tipo caparbio) e non riusciva a combinare mai nulla. Il Signor E. M. Aveva perfettamente capito che la Banca e i suoi cloni (impiegati) non volevano concedergli un prestito ma pensò che prima o poi avrebbero ceduto. A volte il Signor E. M. Mandava sua moglie, si vergognava ad andare sempre lui a farsi vedere e a farsi rimandare sempre indietro come un mendicante. In effetti non faceva nulla di diverso : mendicava. La moglie del Signor E. M. Riprese a lavorare e all’inizio del nuovo anno il Signor E. M. Cercò di diminuire le spese non iscrivendo le sue due bambine ne al corso di violino ne in palestra. Ogni Finanziaria lo cacciava su due piedi o tergiversava diplomaticamente per poi giungere al medesimo finale. Quella protestatio lo aveva rovinato. Era arrivato a temere istintivamente il suo nome e cognome. Un giorno vide un volantino che voleva dire salvezza per lui. Un volantino come gli altri, con la stessa struttura con lo stesso testo di cui abbiamo già parlato. Ma questo volantino conteneva una frase in più :" Si concedono prestiti anche ai protestati". Fu una vera manna per il Signor E. M. Anche se penso che si sia a questo punto formata una classe di persone, un girone di dannati : i protestati. Pena a cui sono sottoposti: aver costante bisogno di denaro e non riceverne mai, peccato commesso per subire una simile punizione : sconosciuto, personalmente mi sfugge. Il Signor E. M. Andò in questa finanziaria il pomeriggio dello stesso giorno in cui vide il volantino. Erano cordiali e gentili e non smisero di esserlo mai, neanche quando l’impiegata vide che il Signor E. M. Fu protestato, un peccato veniale di gioventù... Perdonabile agli occhi di questo tribunale del giudizio universale. L’impiegata non smise mai di sorridere, al posto suo lo fece il Signor E. M. Quando vide la cifra che avrebbe dovuto sborsare alla fine del rapporto. Era esorbitante! La cifra era lievitata moltissimo, grazie al tasso di interesse applicato che era del 24% , il Signor E. M. Si stupì, non si aspettava una cifra simile, contemporaneamente pensò alla sua famiglia e alle difficoltà della stessa, sapeva di aver bisogno di quei soldi, ma sapeva anche che in quel momento lo stavano ricattando, sfruttavano il suo bisogno per spillargli quanto più possibile, e anche qualcosa nell’area dell’impossibile, in quei pochi convulsi attimi di riflessione al Signor E. M. Rimbombarono nella testa le parole delle legge anti usura che lo avrebbe dovuto tutelare, lui come tutti gli altri poveri disgraziati come lui :

"....Sono altresì usurari gli interessi [...] e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all'opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria."

Era la sua situazione. Eppure le richieste di quella finanziaria non era ritenuto usuranti ? Fece notare all’impiegata lo sproposito di quella cifra. Gli disse anche (bluffando) che conosceva perfettamente la legge anti usura e che quegli interessi sarebbero stati sicuramente considerati usura se avesse denunciato la cosa. L’impiegata sorrise con indulgenza , era il sorriso tipico di chi sapeva di aver ragione, il sorriso dell’impiegata ricordò al Signor E. M. Quello della sua maestra quando alle elementari sollevò una puerile obiezione al sistema scolastico e ai suoi servi che impedivano ai bambini di parlare fra di loro per cinque ore di filato. L’impiegata spiegò che quei tassi d’interesse potevano essere considerati usurai solo se la finanziaria fosse legata ad una banca, altrimenti erano perfettamente legali.

" Hanno trovato la legge? Trovate l’inganno" pensò il Signor E. M. Un cavillo, un cavillo lo inchiodava e sapeva che la finanziaria aveva il coltello dalla parte del manico. Lui aveva bisogno dei soldi, lui non aveva i soldi e la finanziaria invece li aveva. L’impiegata interruppe i suoi pensieri:

"....Del resto lei è stato protestato....." questa era l’altra arma di cui potevano disporre. Un ricatto, null’altro. Ha avuto bisogno di soldi, li ha ottenuti e da quel momento in poi il Signor E. M. Come tanti altri visse sotto ricatto dei pagamenti la pena per chi non avesse rispettato le scadenze imposte dalla finanziaria era un ulteriore emarginazione, un ulteriore ghettizzazione, un altro passo verso l’assoluta inermità , dove il Signor E. M. Non si sarebbe potuto più difendere. Fu protestato e adesso era ancor più facilmente ricattabile.

Non sappiamo cosa decise di fare il Signor E. M. Non ci riguarda, la sua vita, la sua esperienza l’abbiamo inventata e la lasciamo cadere qui, la fermiamo in quei momenti di riflessione convulsa, la cristallizziamo per sempre nell’angoscia che riscontriamo nel giocatore di scacchi che cerca una improbabile scappatoia dallo scacco matto che l’avversario gli ha appena annunciato. E’ l’uomo che nasce in una montagna, un’alta montagna che comincia a scalare da quando è nato, cerca sempre appigli, cerca sempre di evitare i pezzi di roccia che potrebbero farlo precipitare, non ci sono regole, non c’è un comportamento predefinito da utilizzare e non ci sono garanzie, puoi essere il più bravo scalatore della montagna ma può capitare anche a te una presa mancata e via, sei finito. La salita non è sempre lineare, anzi, si fanno due passi avanti e uno indietro, si frana, si ci rialza, si cade, si scivola, si ci scoraggia, si ci chiede se è il caso di andare avanti, ma è lo spirito dell’uomo, non c’è , non c’è mai stato e mai ci sarà un perché. E’ così da sempre, nessuno degli scalatori sa cosa c’è in vetta sa solo che deve cercare di raggiungerla. Anche se non la raggiungerà mai, lo sa, c’è gente che c’è nata in vetta altri che sono nati in pianura, in basso...Ma tutti cercano di salire e cadono e resistono e riprovano....Tutti fanno come il nostro Signor Every Man.

Salvo Mica per
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