ZINGARI in ITALIA : UN'INTEGRAZIONE POSSIBILE

L'esclusione della sola lingua romanì dalla recentissima Legge sulle
Minoranze Linguistiche in Italia la dice lunga sulla lunghezza del cammino
da percorrere ancora in Italia, perché i diritti fondamentali del popolo
zingaro vengano rispettati. Nell'ultimo anno c'erano in effetti stati altri
segnali negativi, quali l'incapacità del Governo a trattare, oltre il
discorso dell'ordine pubblico, il problema dei Rom rumeni, scacciati dalla
Germania e poi ritrovatisi a vagare fra Francia ed Italia; altrettanta
improvvisazione è emersa nel trattare la questione delle migliaia di Rom
shiftarija (leggi = kosovari) che sono stati accolti e poi abbandonati il
90% a cercarsi certezze nel resto dell'occidente e quei pochi (circa 200
famiglie) rimasti in Italia a vivere della solidarietà dei loro parenti nei
già precari campi delle nostre periferie cittadine.
I non casuali conflitti (cosiddetti etnici) nei Balcani stanno portando
definitivamente ad alterare l'equilibrio nel mondo zingaro in Italia, con un
processo quantitativo (e non qualitativo purtroppo) di numeri a favore dei
Rom extracomunitari che entro un quinquennio al massimo supereranno i loro
antichi (ci son ben 600 anni di differenza dal momento in cui i due grandi
gruppi si separarono alla fine del XIV° secolo in Kosovo..) fratelli Rom
Sinti e Camminanti cittadini italiani.
Va detto con chiarezza, ad onor del vero, che per i Rom è stata una gran
fortuna avere in questa fase storica come Ministro dell'Interno una loro
sincera amica come è Rosa Russo Jervolino, ma la politica di accoglienza dei
profughi Rom è stata comunque affidata ad incompetenti che non avevano
nemmeno il quadro della rete dei rapporti parentali nelle varie comunità di
origine kosovara capillarmente diffusa in Italia, conoscenza che avrebbe
consentito di affrontare scientificamente e quindi razionalmente una
politica di solidarietà.
Ciononostante l'Italia resta, anche dopo questi passaggi, un paese con una
percentuale di presenza Rom sensibilmente più bassa rispetto ai cosiddetti
partner della CEE e quindi facilitata a stabilire una politica di
integrazione lavorativa e di concertazione di un sistema di regole con le
stesse comunità Rom, le quali peraltro non mancano di rappresentatività.
E' sconcertante che la Lega abbia imposto l'esclusione della lingua romanì
dal testo di legge e che nel suo regno varesino possa apporre pressocchè
indisturbata gli incostituzionali "divieti di sosta ai nomadi"; ma, in
fondo, all'Opera Nomadi e all'UNIRSI anche i parlamentari più sensibili
hanno chiesto di sacrificarsi per non compromettere la complessiva
approvazione della Legge. Così come con lo stesso fatalismo si assiste alla
crisi verticale del mitico mondo dei Sinti giostrai, forse l'unico grande
gruppo di zingari che dal 1968 poteva disporre di una legge nazionale (la
337) che ufficializzava addirittura il valore sociale di uno dei più antichi
mestieri legati al nomadismo; crisi che deriva direttamente dalla mancanza
di plateatici attrezzati per giostre e circhi prevista obbligatoriamente in
tutti i Comuni italiani. Migliaia di Sinti vivono in modo traumatico l'
essere costretti ad abbandonare un mestiere millenario che fin agli anni '50
era stato addirittura un monopolio degli zingari (tuttora la totalità dei
circhi ed il 70% delle giostre sono gestiti da Sinti.) e vedersi obbligati
ad elemosinare per strada la vendita di qualche bonsai artificiale.
Anche se in controtendenza va segnalato che proprio ai Sinti in queste
settimane il Comune di Brescia ha assegnato ad una loro comunità un
Villaggio attrezzato finalmente non come un campeggio, ma con servizi
igienici ed utenze domestiche per ciascun nucleo familiare.
Controtendenza che si manifesta in altre importanti città italiane come
Napoli (dove a Secondigliano il piano xenofobo della camorra è stato
battuto), a Roma (proprio per i Rom del troppo sponsorizzato Casilino 700) e
Foggia, solo alcune delle città dove è in piena attuazione una politica di
smantellamento delle roulottopoli a favore di dignitosi Villaggi Attrezzati
con prefabbricati dotati di servizi autonomi per ciascuna famiglia.


Viceversa proprio i Rom dell'Est con il retroterra recente più difficile, i
khorakhanè kosovari, stanno dimostrando una grandissima capacità d'
adattamento derivata loro da una intelligente conoscenza del territorio che
li ha portati a superare, ormai in migliaia, le lentezze ed i pregiudizi
degli enti locali e ad attuare una propria politica di autoinserimento in
case affittate nei centri storici del sud; il chè consente di evitare la
repressione poliziesca (utilizzata sempre più come sponsor verso le campagne
xenofobe) e soprattutto salvaguarda l'unità sociale interna, messa a
repentaglio dalla, prima sconosciuta, promiscuità dei cosiddetti
campi-sosta.
In questi ultimi non secondario pericolo è la devastante diffusione delle
droghe pesanti, che sembrava una caratteristica negativa soltanto degli
zingari italiani.
L'Opera Nomadi non sottovaluta l'esigenza ancora prioritaria che ovunque
vada mediata con i suddetti EE.LL. una politica di sostanziale miglioramento
della qualità della vita nei campi, ma la suddetta tendenza alla casa
stabile si era già avvertita negli anni '80 con l'acquisto nel centro-nord
da parte di centinaia di famiglie di ex-giostrai e di Rom serbi di terreni
agricoli per costruirvi sopra l'habitat ideale, tendenza che tuttora si
scontra con le leggi edilizie vigenti.
36 anni di vita hanno fatto comprendere all'Opera Nomadi come queste
tendenze autonome dei Rom siano quelle da interpretare e seguire, per cui l'
autodistribuzione territoriale fatta dal gruppo più esteso dei Rom stranieri
resta una tendenza da trasformare in vera e propria politica sociale del
Governo centrale.
E si presti attenzione viceversa a quel grande concreto laboratorio (altro
che i romanticismi separatistici e pauperistici di Revelli.) di Giacomo
Mancini a Cosenza (l'1% della popolazione del capoluogo è costituita da Rom
Calabresi !) dove sono in costruzione ben tre Villaggi di villette a due
piani con terreno attorno e 45 capifamiglia lavorano per l'ente locale nelle
proprie Cooperative Sociali.
E' un patto sociale che il popolo Rom può e deve stringere con il Governo,
concertando delle regole pro-tempore sui numeri, ma soprattutto sull'
occupazione; si osservi in proposito come in questi decenni la Spagna abbia
facilitato il commercio ambulante e come oggi in Italia si comincino a
legalizzare i mercati dell'usato e la rottamazione, nuovi mestieri della
grande maggioranza degli zingari sia italiani che stranieri.
Le gravissime responsabilità istituzionali non devono comunque farci
dimenticare le responsabilità soggettive di Rom, Sinti e Camminanti, che una
nuova sterile sociologia (vedi i confusionari dossiers di Carta e Modus,
nonché appunto il libro indianista di Revelli) vuole poveri ed emarginati,
tanto per crearsi un humus dove far cantieristica sociale.
E' ora che Livia Turco ed il neo-Ministro Bianco  utilizzino la loro sensibilità per passare la
gestione del problema Rom dagli uffici di Sottosegretari-poliziotti alle
intelligenze che non mancano fra i loro consulenti, completamente privi però
di influenza sulle politiche per i rom, che nessuna futura Legge-Stranieri,
ci auguriamo (e ci batteremo), comprenderà più nel proprio seno, quella
legge che, con le espulsioni (non è infrequente il caso di Rom nati in
Italia.) continua a causare il lutto più grande per uno zingaro ovverosia la
rottura traumatica della propria famiglia estesa. Quella legge ignorante
della loro caratteristica più pregnante, vale a dire la effettiva
sovrannazionalità, la loro reale condizione di primi cittadini europei .

Massimo Converso per EDITORIALE di ROMANO LIL
21/XII/1999