GLI OCCHI E LA PAROLA

Dicono che il neonato appena nato vede solo ombre. Poi, dolcemente i suoi occhi si aprono. Vuole vedere i suoni, il volto della mamma e del papà. Conoscere se stesso e il mondo. Le cose intorno prendono forma. e il suo pugno che prima si serrava attorno alla cosa dito, si apre, e la sua mano si tende. Il bambino apre gli occhi e nasce la parola.

La conoscenza nasce dai sensi, e forse gli occhi sono i più importanti strumenti di conoscenza. Senza gli occhi non ci sarebbero stati i graffiti, la scrittura, l'astronomia, la poesia, i quadri, i mosaici, le statue, le torri e le cattedrali, la filosofia, la scienza, il teatro e il cinema. Senza gli occhi non ci sarebbe stata nemmeno la musica, penso io, perché l'orecchio sarebbe rimasto chiuso nel suo guscio e il cuore non si sarebbe commosso davanti alla bellezza. Dagli occhi nasce la conoscenza dell'altro e il desiderio di comunicare. Quanto siano importanti gli occhi lo sa bene chi è privo della vista:  deve moltiplicare gli altri sensi per non sentirsi solo e immaginarsi il colore del mare e delle foglie e per veder i visi di chi gli è vicino.

L'uomo aprì gli occhi e nacque il Verbo. L'uomo aprì gli occhi e volle comunicare quello che aveva dentro, farne partecipe i suoi simili. E' curioso pensare che le cose più belle e profonde siano nate alla luce del sole o a all'alone di una lucerna, e quanti grandi pensatori, artisti, e musicisti si siano consumati gli occhi a lume di candela.

Poi l'Uomo si stancò di essere Uomo e divenne ciclope, scelse di diventare monocolo, e la sua parola si impoverì. Il ciclope è forte e potente, ma schiavo del suo unico occhio e quindi grossolano. L'occhio unico e totale trasformò il desiderio di conoscere in curiosità banale e banalizzante: L'occhio unico guarda senza vedere, perché vedere vuol dire capire. L'occhio unico diventò una vera ossessione, e nella sua rozzezza il ciclope l'ampliò colla telecamera.

La parola perdeva sempre più valore e l'immagine dominava su tutto. L'occhiotelecamera incominciò a registrare ogni momento della vita: le nozze, il  parto, il primo gridolino del bambino, il viaggio, la gita al mare e perfino il rantolo del morente. I ciclopi persero mano  a mano l'uso della parola, tornarono a balbettare, poi smisero di parlare del tutto, e quindi anche di leggere e scrivere e toccarsi. Tutto il sentire dei ciclopi si ridusse a quell'unico enorme occhio, che prendeva sempre più potere. I ciclopi vivevano appartati nei loro soggiorni a guardare perennemente lo schermo, convinti di stare in un'agora illimitata: essendo monocoli non "vedevano" che era una prigione, in realtà. E quell'unico occhio gli fece perdere ogni pudore. L'unica cosa che contava era guardare e farsi guardare. Tutte le loro miserie venivano sciorinate davanti  all'occhio totale. I ciclopi guardoni persero ogni senso del valore di quello che guardavano: indifferentemente sotto il loro occhio unico passavano immagini di bombardamenti, alternati a spot pubblicitari, negretti dell'Africa in coma per fame e case extralusso dei Vip. Il desiderio di guardare senza vedere era divenuta la droga preferita. E tutti i ciclopi giravano per ogni dove colla loro telecamera al collo sempre pronti a cogliere l'attimo fuggente, scordandosi beatamente che forse l'attimo fuggente e' meglio viverlo che registrarlo. Quello che più stuzzicava l'occhio unico era di cogliere il sensazionale: non c'era rapina, omicidio, scannamento che non fosse registrato. E i monocoli amatoriali divennero gli eroi della società dei ciclopi, in breve sostituirono Ettore e Pisacane.

Il popolo dei ciclopi era talmente preso da questa sua  ossessione guardona, che, non sapendo più né leggere, né scrivere, e quindi né pensare e quindi né parlare, non si accorse dei Ciclopi più potenti quelli che avevano in mano le reti del potere  i quali, scientemente, avevano stimolato e favorito questa loro trasformazione genetica dagli occhi per vedere all'occhio per guardare al fine di  tenerli perennemente sotto il loro controllo e dominarli. Mentre i ciclopi si sollazzavano con le loro telecamerine infatti, l'Occhio del Grande Fratello, quello vero, non quello di canale 5, fatto per sollecitare e sancire la loro appartenenza alla società dei guardoni totali, controllava e registrava ogni attimo della loro vita colla sua telecamerona che si fragmentava in miriadi di telecamere e satelliti: non c'era attimo della vita degli idioti ciclopi infatti che non fosse registrato e passato al vaglio, da quando facevano una telefonata, a quando andavano in banca o alla posta, e persino quando andavano a fare le loro passeggiate o le compere.

La vita dei pochi Uomini rimasti nella società dei ciclopi era molto amara e misera, la parola che nasceva dal vedere era irrisa e vilipesa o, nel migliore dei casi, inascoltata del tutto.

Così la "civiltà " dei Ciclopi divenne il frastuono del silenzio e la parola perse la sua forza, e i ciclopi accecati dal loro unico occhio vagavano muti fra immagini senza senso.

Vittoria de
L'Avamposto degli Incompatibili