IL FOLLE PUZZLE
14 settembre duemila una serata particolare in Italia.
Si è incominciato con lo squallore esibizionistico di "donne che ne fanno di
tutti i colori" (parola della Venier), sul primo canale, si è continuato con
la porcheria di Grande Fratello su canale 5, per concludere alla grande con
l'intera notte a spiare dal buco della serratura la morte data come
punizione definitiva.
Sono certa che questi passaggi sono avvenuti casualmente: ma è proprio la
casualità che significa l'abberazione a cui è giunta la nostra società: se
gli individui femmine o maschi che siano sono ridotti a pura merce
spettacolare, mi pare conseguente e financo logico che verso la morte non ci
sia un minimo di pudore. D'altronde di esempi di spettacolarizzazione della
morte ce ne erano già stati: mi viene in mente la videocamera impietosa che
registra le sofferenze di un morente di AIDS, o quella, altrettanto oscena,
che mostra i rantoli di chi sceglie l'eutanasia.Tante cose sembrano slegate
all'apparenza, eppure tutte sono i tasselli di un puzzle ideato da un folle.
La cosa più banale che viene in mente è che, come minimo, questa società e
schizofrenica : da una parte nega la morte, cerca con la "scienza" una vita
immortale e perfetta, rifugge dalla vista degli storpi, condanna al silenzio
e all'emarginazione chi è "fuori norma", cerca perifrasi delicate per chi è
cieco, zoppo, muto e sordo; dall'altra, con la curiosità morbosa del bambino
che solleva la pietra che cela il verminaio, va alla rincorsa del
sensazionale, dello straordinario, del caso limite, dell'obbrobrio che fa
venire i brividi e la pelle d'oca.
Parlo di folle puzzle, perché altre cose mi sembrano legate a questo disprezzo
verso la sofferenza umana: mi riferisco alle recenti dichiarazioni di
Ratzingher e Biffi (su Bagget Bozzo taccio, perché lo considero veramente
patologico). Il primo ha dichiarato che solo i cattolici sono i depositari
della verità, il secondo ha deciso, forse, di indire una nuova crociata, è
ha fatto una bella romanzina allo stato Italiano che non "capa" gli
extracomunitari: in pratica lui è per una sorta di decimazione religiosa :
cattolico si, mussulmano no; cattolico si, buddista no; cattolico si,
induista no; e così via: per gli atei, di questo passo ci saranno di nuovo
i roghi!!!: Tutto ciò in pieno Giubileo, ma allora era questo il vero
significato del Giubileo? E, tanto per completare il famoso puzzle, il Papa
proclama santo Pio IX, uno che la pena di morte l'ha praticata alla grande.
Praticamente il cardinale Biffi ci propone un bel salto all'indietro: tu,
dice allo stato, fa le decimazioni, noi poi come chiesa ti criticheremo per
questo, il tuo compito è di salvaguardarci dagli infedeli, il nostro è
quello di convertire gli infedeli.
Alla fine il folle puzzle si ricompone e ne viene fuori un quadro mostruoso:
se gli esseri umani cominciano ad essere discriminati per le loro
convinzioni religiose, un successivo passo sarà, inevitabilmente, di
discriminarle per la loro identità razziale, e poi per le loro convinzioni
politiche: e a questo punto dico chiaramente per anarchici e comunisti,
perché è evidente che i nazisti sono compatibili con questo puzzle. Questi
passaggi discriminatori, per chi ha un minimo di raziocinio, è chiaro che
facilmente diventano origini di persecuzione, pogrom, linciaggi, caccia
alle streghe, campi di sterminio, e pena di morte.
Chi è il folle autore del folle puzzle? Io credo, ma c'è qualcuno che è
d'accordo con me?, che l'autore sia chi vuole sostituirsi a Dio (per i
credenti) o alla Natura (per i non credenti) e vuole arrogarsi il diritto
di vita e di morte sugli esseri umani. E' giusto, sacrosanto e doveroso
battersi contro la pena di morte, ma dobbiamo prendere coscienza che la pena
di morte è praticata non solo "legalmente" dagli stati, ma anche "di
fatto"
dalle condizioni di miseria e di abbandono in cui masse sempre più numerose
di esseri umani sono costretti alla "non vita". Credo che se non prendiamo
coscienza di come queste esecuzioni capitali siano intimamente legate, non
riusciremo a battere il pensiero unico del cinismo e dell'arroganza che le
governa entrambe.
vittoria
per l'Avamposto degli incompatibili