1° maggio 2000
PER UN 1° MAGGIO DI LOTTA
Mai come ora bisogna
trasformare il 1° Maggio da giorno di festa in una giornata di avvio di una stagione di
lotta per la conquista del reddito e la liberazione dal lavoro.
Veniamo ormai da un ventennio di attacchi padronali alla struttura del salario e alle
conquiste ottenute dal mondo del lavoro in decenni di lotte. Attacchi che hanno portato
allo smantellamento dell'organizzazione operaia sui posti di lavoro e allo smembramento
della stessa struttura lavorativa. Decentramento, parcellizzazione, smembramento delle
fabbriche hanno portato al ristabilimento del dominio padronale sui posti di lavoro e alla
subordinazione del lavoro alla logica del profitto. Il tutto grazie ai sindacati e partiti
della sinistra istituzionale che, dopo aver ceduto a questa logica d'impresa sin dagli
accordi dell'EUR della fine anni '70, ne sono divenuti i promotori; tanto che il
"sinistro di governo" D'Alema ha fatto passare le peggiori controriforme del
mercato del lavoro (flessibilità, salari d'ingresso, contratti a termine, finanziamenti e
detassazioni alle imprese) con l'avallo dei sindacati di regime.
Il neo-premier Amato si prepara a seguirlo su questa strada, tracciandola ancora più
nettamente. L'attacco alle condizioni di vita dei nuovi lavoratori (operai, impiegati,
disoccupati) viene accompagnato da un attacco forsennato ai lavoratori migranti, portato
avanti con tutti i mezzi, soprattutto col razzismo e la schiavizzazione. In questo modo il
dominio del capitale si fa totale e supera le barriere che potrebbero intralciarlo, sia
culturali che etniche.
Il nuovo modo di produzione, decentrato sul territorio, si mondializza e la classe
operaia viene scollegata dall'impresa ma, contemporaneamente, viene integrata alla logica
dell'impresa.
La richiesta padronale di flessibilità tende non già, come predicano i Veltroni
nostrani, all'autogestione del tempo di lavoro, ma alla subordinazione del tempo alle
esigenze di profitto. La caduta delle certezze legate al lavoro, dalla garanzia del
reddito alla certezza della pensione, tendono ad una crescente disponibilità della forza
lavoro ad accettare forme di cosiddetto lavoro che ricordano quelle protoindustriali.
Naturalmente in questo modo si allarga la forbice delle differenze economiche fra i ceti
sociali: in America questo nuovo modo di produrre ha causato tali squilibri da far
diventare questo paese lo stato con la percentuale più alta di poveri fra i paesi
industrializzati. In compenso, l'America è il paese che ha avuto la crescita economica
più impetuosa.
Questo è l'esempio che si vuole proporre dappertutto, ed è con questo sistema che
dobbiamo confrontarci.
Ma non è solo con l'attacco padronale che dobbiamo fare i conti. Ci sono i sindacati
e i partiti di sinistra, che facendosi carico di questo progetto neo-liberista, fanno
passare nell'immaginario collettivo questo progetto come una verità assoluta, frenando la
possibilità di una presa di coscienza a livello di massa.
Il 1° Maggio, già svuotato di contenuti nell'ultimo ventennio, diviene così
un'altra data da rimuovere, come quella del 25 Aprile.
Il May Day 2000, deciso da un vasto fronte internazionale, e che vede in Italia il
fiorire di tutta una serie di iniziative culminanti nella grande manifestazione di Roma,
può e deve essere il primo segnale di un'inversione di tendenza. Purché essa sia non una
giornata fine a se stessa, ma il rilancio di un progetto politico antagonista a quello del
capitale, basato su parole d'ordine complessive che rimettono al centro della battaglia
politica i bisogni dei nuovi lavoratori, occupati o no: reddito di cittadinanza
innanzitutto, in modo da minare alla base il progetto del mercato globale e fermare
l'espandersi dell'impero USA e il dominio delle multinazionali.
Per ottenere ciò, bisogna sconfiggere anche le posizioni di chi si illude di
correggere il progetto capitalista con proposte arretrate quali le 35 ore, che se avevano
un senso nel processo di produzione fordista, quando la produzione si svolgeva in
fabbriche localizzate sul territorio, perdono qualsiasi mordente e diventano persino
compatibili in questa fase di produzione parcellizzata e schiavistica.
Bisogna far marciare, invece, parole d'ordine basate sulla rigidità del reddito
sganciata dalla flessibilità e dalla precarietà lavorativa.
NESSUNA DIVISIONE NELLA FORZA-LAVORO
REDDITO DI
CITTADINANZA PER TUTTI I CITTADINI DEL MONDO
SENZA CONDIZIONI, E SENZA DISTINZIONI DI SESSO, ETA'
NAZIONALITA', ETNIE
CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE LOTTARE GLOBALMENTE
L'Avamposto degli Incompatibili