[…] l’odio come fat­tore di lotta; l’odio intransigente contro il nemico, che spinge molto oltre i limiti naturali dell’essere umano e lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uc­cidere. I nostri soldati devono essere così: un popolo senza odio non può trionfare su un nemico brutale.
Bisogna portare la guerra fin dove la porta il nemico: nel­la sua casa, nei suoi luoghi di svago; renderla totale. Bisogna impedirgli di avere anche un solo minuto di tranquillità, un minuto di respiro fuori delle caserme, o anche al loro inter­no: attaccarlo ovunque lo si incontri, farlo sentire come una belva braccata ovunque vada. E allora il suo morale comin­cerà a cedere. Egli si farà ancora più bestiale, ma si comince­ranno a vedere i segni del suo decadimento. […]
Ernesto Guevara de la Serna
da: “Crear dos, tres… muchos Vietnam, es la consigna”, 16 aprile 1967.

 

25 Aprile
GIORNATA DELLA RESISTENZA NEL MONDO

Una notizia in questi giorni di occupazione di territori palestinesi e di stragi sioniste, passata sotto silenzio o quasi, è quella del "consiglio" dato da Sharon a Bush di attaccare l'Iraq senza aspettare la fine delle "operazioni" in Palestina.
Eppure questa notizia, sommersa, com'è giusto, dalle centinaia di morti di Jenin e delle altre città palestinesi, è forse la più indicativa delle prospettive di questa guerra infinita.
Non bisogna, infatti, lasciarsi ingannare dalle risoluzioni ONU o dalle promesse di ritiro israeliano di questi giorni; l'Impero Amerikano sta pianificando, sotto la spinta della potente lobby ebraica e della lobby degli armamenti, la guerra del golfo bis, finalizzata, da una parte all'annientamento di un possibile punto di riferimento per gli arabi non integrati, e in particolare i Palestinesi, dall'altra al controllo totale del petrolio e alla messa sotto tutela dell'OPEC e al ridimensionamento del mondo arabo in generale.
La famosa frase di Berlusconi prima della spedizione afgana riguardo allo scontro fra la civiltà superiore (quella occidentale del liberismo) e la civiltà inferiore (quella del mondo arabo e dei paesi del sud del mondo), stigmatizzata dai sinistri ex di governo come un suo pensiero reazionario, più che negletta e retrograda appare in questa fase come la punta di un iceberg, il cui corpo centrale risiede negli States, che tende a permeare buona parte dell'occidente. Non si tratta di discutere, come fanno i sinistri (e per certi versi anche Rifo) sulle tendenze ducesche del nostro antennato cavaliere, ma del fatto che l'occidente tende contemporaneamente a chiudere tutti gli spazi di democrazia reale all'interno, per portare a compimento l'opera di conquista e asservimento del resto del pianeta e soprattutto delle materie prime.
Questa opera di conquista, capitanata dagli Yankee, fa in questa fase un ulteriore salto di qualità: non più una guerra dopo l'altra, o per meglio dire una guerra preparata da un'altra, ma diverse guerre in contemporanea programmate anzitempo.
Mentre, per esempio, gli USA appoggiavano Saddam nella sua guerra contro l'Iran e lo armavano per avere poi l'alibi della "sua eccessiva potenza" e attaccarlo, oppure si incoraggiava Bin Laden nelle sue avventure cecene e bosniaco-kosovare, salvo poi attaccarlo in Afganistan con la scusa del bingo gemellare dell'11 Settembre, ora si minacciano contemporaneamente Saddam Hussein, i Palestinesi (colpevoli di non lasciarsi massacrare in silenzio), la Siria (colpevole di non controllare in stile Tall Al Zatar gli Hetzbollah libanesi), nonchéSudan e Somalia (spacciati come protettori di Bin Laden).
E' una gigantesca chiamata alle armi, in nome della santa lotta contro i nuovi barbari di Allah, cui nessuno può sottrarsi.
D'altronde, se si sfrondano tutti i discorsi retorici, che ci vengono imboniti da tutte le parti, di "destra e di sinistra", sul rinascente terrorismo, sulla sindrome da grattacielo colpito e altre amenità del genere, il messaggio reale salta subito agli occhi, anzi in qualche caso te lo sbattono in faccia. Per esempio, in una trasmissione del nuovo resistente (ma dialogante) Santoro, l'ex craxiano De Michelis ha parlato chiaro: "voi pacifisti dovete capire che Arafat deve cedere ( e voi lo dovreste convincere), perché, se il conflitto si allarga, l'Italia dovrà fare una scelta di campo e sceglierà il campo dei suoi alleati tradizionali (d'oltre Oceano...nota di chi scrive). Siccome è indubbio che questa guerra totale è l'obiettivo dell'Impero a stelle e strisce, l'Italia, e con lei l'Europa, deve prepararsi a ciò, con o senza l'appoggio dei suoi abitanti.
Dovremo, quindi, partecipare all'eliminazione dei Palestinesi e dei Kurdi, anche se, almeno in questi due casi, solo indirettamente, visto che questi compiti sono stati delegati a quei grandi campioni della democrazia, che si chiamano Israele e Turchia. Ma presto dovremo partecipare, e questa volta direttamente, alla conquista dell'Iraq, e in seguito della Siria, che sono l'ostacolo immediato al controllo amerikano del Medio Oriente, cominciando contemporaneamente, magari, a lubrificare i missili destinati a Teheran, o magari a Mogadiscio.
E' talmente all'ordine del giorno questa prospettiva, che in Occidente non si vedono contrasti.
In Italia, a sentire i telegiornali, siamo quasi in una fase di guerra civile: si litiga aspramente sulle fasce di spot pubblicitari, si sale sull'Aventino in difesa della magistratura, si fanno le barricate, pardon i girotondi, per difendere Santoro e Biagi, ci si scontra addirittura sul delitto di Cogne, ma quando si parla di Palestina, Iraq Somalia non ci sono dissensi (o quasi).
Per la Palestina, per esempio, tutti sono concordi a chiedere l'intervento di una forza internazionale per fermare la guerra, come se ci fosse una guerra e non l'annientamento di un popolo da parte dei nazi-sionisti. Nessuno più chiede sanzioni contro Israele, anzi tutti si affannano a dichiararsi ebrei. Nessuno più afferma il diritto di un popolo a reagire all'aggressione, anzi tutti fanno a gara a denunciare la brutalità dei kamikaze.
Attenzione, non stiamo affermando, che non ci sono più contraddizioni interimperialistiche, non diciamo che ormai tutti si sono omologati e nascosti sotto l'ombrello Star and Strikes. Sappiamo che ci sono Stati, che cercano di sottrarsi a questo giogo imperiale, come la Francia; e sappiamo pure che, tendenzialmente, la stessa Europa, per lo meno in alcune sue componenti, vorrebbe essere concorrenziale agli USA, non solo in campo economico, ma anche in quello politico e militare.
Ma in questa fase tutti sono costretti ad adattarsi o a rassegnarsi sconfitti. Basti pensare agli schiaffi di Sharon (col silenzioso placet amerikano) a Solana e alla CEE, quando è stato loro impedito di incontrare Arafat e quando sono stati di fatto estromessi dalle "trattative di pace" in Medio Oriente. Nello stesso modo bisogna essere consapevoli che quando gli Yankee attaccheranno Saddam, anche gli Stati Europei, che più hanno cercato di far togliere l'embargo a Bagdad, saranno costretti a partecipare alle operazioni. La stessa cosa succederà quando sarà la volta della Siria. Perchéil problema è sempre quello: IL PETROLIO.
In questo scenario di guerra Nord-Sud il controllo del petrolio è sempre più fondamentale, anche perchéiniziano a scalciare anche paesi produttori finora considerati sicuri. Basti pensare al Venezuela, uno dei più grandi paesi produttori, uno dei maggiori fornitori degli USA, che non solo entra a far parte dell'OPEC (forse il primo caso di un paese non arabo e fuori dell'area mediorientale), ma si dimostra uno dei più radicali fra i paesi dell'OPEC.
Stando così le cose, è logico che gli USA spingano il piede sull'acceleratore della destabilizzazione mondiale, anche perchédopo le recenti avventure guerresche, sono convinti di piegare tutto il mondo arabo e costringere nel suo alveo anche l'Europa e tutto l'Occidente in genere.
E' in questo contesto che vanno lette le avventure autoritarie in atto in Europa, dalle leggi antiterrorismo globali, alle fortificazioni delle frontiere alle canee razziste, ora rafforzate dall'irrompere in scena di Le Pen, fino alle irritate esplosioni antiarabe, fomentate dal macellaio nazi-sionista Sharon, di personaggi come Fallaci, Ferrara, Lerner.
Niente da dire. L'Impero e i suoi fiancheggiatori il lavoro lo sta facendo bene; sarebbe stupido aspettarsi il contrario.
Ma la battaglia non è chiusa, se la portiamo avanti senza tentennamenti. Non dobbiamo commettere il solito errore dell'oblio, che i media cercano di far passare, troppe volte ci siamo caduti: dal problema kurdo, dopo che il nostro ineffabile sinistro di governo D'Alema consegnò Apo ai turchi, al problema iraqeno, quando molti di noi, troppi, si sono defilati dalla lotta contro l'embargo.
Se non capiamo che il silenzio è l'arma più pericolosa che possiede il nemico imperiale, rischiamo di scordarci presto anche dei palestinesi, che così non solo verranno sterminati, come già sta succedendo, ma verranno sterminati nel silenzio generale, come già sta incominciando a succedere.
Ma dobbiamo liberarci anche da un'assurda tendenza all'equidistanza, che porta molti a condannare i cosiddetti kamikaze, per paura di essere tacciati di partigianeria o addirittura di antisemitismo. Il solito gioco, per cui appena qualcuno si oppone alle guerre scatenate dall'Impero d'oltreoceano gli si chiede di condannare anche il nemico degli yankee.
Professione di fede, che viene sempre richiesta a chi si oppone, mai a chi si adegua. Avete mai sentito D'Alema condannare oltre a Milosevic anche Clinton? Avete mai sentito qualcuno chiederglielo?
A loro è concesso, anzi è richiesto essere partigiani.
E allora bisogna avere il coraggio di rivendicare la nostra partigianeria. Ogni volta che gli anglo-amerikani con gli accoliti appresso aggrediranno qualcuno, noi saremo contro gli anglo-amerikani, anche quando la politica dei loro nemici ci facesse schifo.
In ogni caso non accetteremo mai alcun paragone tra i kamikaze palestinesi e l'esercito nazi-sionista.
Non ci piace vedere giovani, ragazze, adolescenti farsi saltare in aria ed auspichiamo che presto possano farne a meno.
Ma finchéuno stato nazista manderà un esercito sionista ad occupare, distruggere, depredare territori palestinesi, e ad uccidere con missili all'uranio impoverito, F16, elicotteri Apache e carri armati persone armate di armi leggere o di pietre, noi staremo dalla parte dei kamikaze.
Se i "poveri civili israeliani" vogliono avere il diritto di tornare senza paura ai ristoranti, al cinema e nei tanti bei locali, che altri non hanno nemmeno, una strada ce l'hanno:
Impongano al loro governo e al macellaio, che lo presiede, il ritiro dai territori occupati, lo smantellamento degli insediamenti, la fine della frantumazione dei territori, la nascita dello Stato libero ed autodifeso, oltre che autoamministrato della Palestina. Impongano al ,loro governo e al macellaio che lo presiede il ritiro entro i confini del '67, che già sono una truffa. Ma almeno facciano questo!!! Facciano capire al mondo, che gli ebrei non sono quelli, che sghignazzano nel vedere i cani fare scempio dei resti di un Palestinese dilaniato, ma sono quelli capaci di imporre al proprio governo l'accettazione di una pace giusta e non di una pace cimiteriale.
E' così che si sconfigge l'odio antiebreo, non con le invettive della Fallaci, folgorata dal bingo gemellare dell'11 Settembre, o dei Lerner, protetto dall'ingombrante mole del Ferrara.
In questo modo anche noi, come Bertinotti, potremo dire: "siamo ebrei"!
Ma per adesso, finchéci saranno i massacri di Jenin, di Nablus, di Ramallah e di tanti altri, troppi, posti noi non possiamo che continuare a dire:
NOI SIAMO PALESTINESI, KURDI, IRAQENI
NOI STIAMO CON L'INTIFADA, NOI STIAMO CON I KAMIKAZE
NOI STIAMO CON TUTTI COLORO CHE SI BATTONO CONTRO L'AGGRESSIONE DELL'IMPERO AMERIKANO E DEI SUOI LACCHE'

Alla faccia di qualsiasi equidistanza!!!

L'Avamposto degli Incompatibili