A proposito di 4 Giugno e non solo

NE' ANTIAMERICANI NE' ANTIISRAELIANI
MA RIVOLUZIONARI CONTRO OGNI PATRIA CONTRO OGNI STATO

 
Oltre l'apparenza del presunto, incontrastato, dominio mondiale USA (e di conseguenti ultrariformiste teorie dell'Impero)
la situazione data si presenta molto più complessa.
 La fase attuale ci mostra quella che è, a tutti gli effetti, una crisi sistemica dovuta al declino dell'egemonia statunitense
e la conseguente lotta tra imperialismi contrapposti per candidarsi alla funzione di leadership nella "Governance" mondiale.
Funzione, per inciso, da vedere in prospettiva nella Cina con il suo addentellato delle economie del Sud-Est Asiatico al traino,
piuttosto che nel blocco imperialista Europeo, in quanto ogni transizione egemonica "può svilupparsi solo se la crescente disorganizzazione è accompagnata dall'emergere di un nuovo blocco di attori governativi e imprenditoriali dotato di maggiori capacità organizzative, a livello di sistema, di quanto non lo fosse il precedente blocco egemonico" e la tigre cinese si mostra come la più adatta alla bisogna (vedi in merito Beverly J. Silver-Giovanni Arrighi:
Caos e Governo del Mondo).
Ma, e in questo non c'è contraddizione, la crisi capitalistica oggi oltrepassa lo stesso scontro per il ricambio egemonico
presentandosi come qualcosa di più.
Come abbiamo scritto altrove: le difficoltà e i limiti del capitalismo hanno la loro causa teorica e pratica nei rapporti di produzione capitalistici. Il carattere necessario dell'accumulazione e delle crisi e la fine storica del capitalismo sono già insiti nei rapporti di produzione stessa.
Accelerazione dell'accumulazione, aumento della produttività,
sovrapproduzione, crescente scomposizione organica del capitale, caduta tendenziale del saggio di profitto sono soltanto differenti aspetti dello stesso processo. Il Sistema egemonico
entra in decadenza, perde il suo carattere di necessità storica e diventa un ostacolo che fa piombare la società in una barbarie crescente.
"Socialismo o barbarie" è più che mai vero,
O RIVOLUZIONE SOCIALE O ROVINA DI ENTRAMBE LE CLASSI IN LOTTA, borghesia e proletariato.
 
L'avventura Usa in Iraq è il proseguio della risposta, che può essere diversamente catastrofico, al propio declino egemonico,
comunque irreversibile, come lo è stato l'intervento in Afghanistan e l'installazione di basi militari nel ventre molle
dell'Asia Centrale ex-sovietica, nella molteplice funzione di controllo di risorse strategiche, cordone sanitario anti-Cina (e anti subimperialismo russo), continuazione del confronto economico-commerciale-politico col nocciolo duro dell'UE.
 
In Iraq la "coalizione dei volenterosi" si è però trovata di fronte, dopo la dissoluzione del regime di Saddam, un ostacolo - preventivato ma forse sottovalutato - costituito dal subimperialismo arabo fondato sulla finanza e sul sistema della "Islamic Banking".
La guerra in Iraq, nonostante la grande disparità di forze non è stata una guerra COLONIALE ma, a tutti gli effetti, una GUERRA IMPERIALISTA su ambedue i fronti, pure se combattuta contro uno stato minore e meno progredito (appunto una potenza regionale) espresione tuttavia della propria borghesia e di una società capitalistica.
 
Oggi non siamo quindi di fronte a scontri di civiltà o religiosi, favoletta buona da propinare a masse appecoronate, bensì al tentaivo - destinato su larga scala al fallimento - di un emergente nuovo ceto borghese arabo di banchieri, operatori commerciali, affaristi ecc vogliosi di trovare il proprio posto al sole e, di conseguenza, oggettivamente condotti al conflitto contro l'egemonia economica occidentale.
 
IL PROLETARIATO IRAQENO, PALESTINESE, ISRAELIANO
E IN GENERE MEDIORIENTALE IN MANCANZA  DI UNA PROPRIA AUTONOMA ORGANIZZAZIONE DI CLASSE E' OGGI SOLO CARNE DA MACELLO NELLE MANI DELLE RISPETTIVE BORGHESIE.
 
Nello specifico il proletariato iraqeno è stretto tra terrorismo USA e da un lato e terrorismo islamico, elevato a sistema economico, dall'altro.
 
Ciò che differenza i rivoluzionari, i comunisti, dal pacifismo inconcludente del piccolo borghese imbizzarrito e dall'"antagonismo"
più o meno sinistrorso e/o disobbediente in cerca di mediaticità è la CONSAPEVOLEZZA di non essere servilmente contro gli USA
o contro Israele (magari alleandosi con un altro Stato, e quindi con la sua borghesia, o esprimendone una oggettiva subordinazione, vedi L'Europa dei "diritti") MA CONTRO OGNI STATO.
 
Per i comunisti lo Stato americano è un nemico, così come lo era lo Stato iraqeno, o lo è lo Stato iraniano o libico o italiano.
E' NATURALMENTE OVVIO CHE USA, ITALIA O IRAN ecc. NON SIANO LA STESSA COSA, ma non esistono Stati meno reazionari di altri, o uno STATO PIU' NEMICO del proprio proletariato rispetto ad un altro.
In questo senso noi siamo ANTI-SIONISTI, poichè siamo contro TUTTE LE PATRIE. Siamo per la distruzione dello Stato d'Israele, perchè siamo per la distruzione DI TUTTI GLI STATI.
 
La solidarietà per il proletariato palestinese (come per quello israeliano) massacrato dalle truppe d'occupazione sioniste,
non può farci dimenticare nè come siano stati i "fratelli arabi" ad ammazzare più palestinesi di quelli ammazzati dagli israeliani,
nè la responsabilità della borghesia palestinese con le sue organizzazioni, OLP, Hamas, ecc.
Tali organizzazioni hanno sempre mirato, e mirano tuttora, a creare una caricatura di Stato per la propria borghesia così da avere in appalto da essa la repressione e lo sfruttamento del proletariato palestinese.
L'imperialismo è come l'idra di Lerna, non si può tagliare una sola testa, bisogna uccidere il mostro; l'imperialismo è una
conseguenza del capitalismo ed è questo che va distrutto, non in un solo paese, si può essere effettivamente anti-imperialisti
solo se si è effettivamente anti-capitalisti. In ogni caso compito dei rivoluzionari è attaccare costantemente e con ogni mezzo necessario il proprio Stato e la propria borghesia.
 
Noi non abbiamo nulla da chiedere a questa società, possiamo solo adoperarci per la sua distruzione.
 
ONORE A TUTTI I COMPAGNI CADUTI COMBATTENDO
CONTRO LO STATO E IL CAPITALE.
 
Venerdì 11- giugno ex Chiesa Sant'Orsola Viterbo
Ore 21.30 proiezione video su Horst Fantazzini
a seguire dibattito: CARCERE E REPRESSIONE, CONTINUITA' E CAMBIAMENTI NELLA COMPOSIZIONE DI CLASSE DEI DETENUTI.
 
Sabato 19 Giugno PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI MAMMAGIALLA (VITERBO)
per la giornata del prigioniero politico, perchè la detenzione sociale è detenzione politica.
CONCERTO, SOTTOSCRIZIONE PER I COMPAGNI INQUISITI  PER L'ART. 270 BIS.
 
Domenica 20 Giugno ex Chiesa Sant'Orsola (Viterbo) ore 10
ASSEMBLEA: CONSENSO COATTO E REPRESSIONE, NECESSITA' OGGETTIVA
DI OGNI STATO, E PRATICHE DI LIBERAZIONE.
 
Comitato cittadino contro il carcere
e la repressione sociale di Viterbo
aderente alla campagna di Europposizione