CONTRIBUTI AL DIBATTITO SU ANTAGONISMO E GLOBALIZZAZIONE NELL'ANNO DUEMILA


Dopo la caduta del muro, il processo di globalizzazione planetario sta determinando colossali riassestamenti e ristrutturazioni di poteri e di saperi.

In questo Nuovo Ordine è venuto meno il ciclo d'accumulazione taylorista-fordista, con i suoi mercati a scala nazionale e con le politiche keynesiane.

La globalizzazione dei processi produttivi, i movimenti vorticosi del capitale finanziario hanno riscritto la geografia del Pianeta, riplasmando poteri e sovranità e destabilizzando l'assetto democratico.

Di là dalla retorica buonista e di un generico quanto funzionale progressismo, i padroni del mondo oggi sono il FMI, la Banca Mondiale, il WTO, il G 8, alcune centinaia di consigli d'amministrazione d'imprese e di banche trasnazionali, che controllano le risorse, limitano i poteri degli Stati Nazionali, sottraendo loro le redini della politica monetaria.

Ciò comporta che ai paesi dissanguati dal debito, siano imposti piani d'aggiustamento strutturale, che soffocano ogni iniziativa e ogni diritto d'autodeterminazione.

In questo clima, " il capitalismo a volto scoperto ", con il suo potere demiurgico e con la sua forza pervasiva, attraversa centri e periferie, devastando il sociale e l'ambiente.

"L'orrore economico" incrementa la ripresa dei profitti d'impresa senza occupazione, opera tagli alle spese sociali e genera l'aggravamento della sperequazione nella tassazione a svantaggio delle classi subalterne.

Intanto, nelle periferie del mondo dilagano nuove forme di lavoro servile, soggetto al dominio dittatoriale del Capitale e, nel frattempo, si alimentano flussi migratori, si accendono conflitti che rischiano di diventare endemici e che sono funzionali al sistema, perché rendono sempre più proficuo il vergognoso mercato delle armi. Quest'ultimo, diviene anche uno strumento per effettuare una forma d'autoeliminazione, perfettamente organica ai paradigmi del Capitale Globale.

Il quadro è a tinte fosche, sicché, "la fine della storia", tanto enfatizzata da Fukuyama, dopo la caduta del Muro, è clamorosamente smentita dalla verità fattuale.

Muri elettronici e ghetti per gli immigrati, leggi razziali, disoccupazione, esclusioni, guerra economica, l'industria delle armi, la disseminazione dell'armamento atomico, guerre inter-etniche, guidate dal fantasma-illusione della comunità, dello stato-nazione, il potere crescente delle mafie a livello mondiale, la penosa condizione del diritto internazionale e delle sue istituzioni, le "ingerenze umanitarie", ossia le guerre, come strumento di potere della NATO e soprattutto degli USA, per affermare le nuove forme
d'imperialismo.

Preso atto che l'analisi non è esaustiva, occorre mettere in luce che il principio sistemico del diritto della libertà si realizza solo come sistema proprietario, come osserva Pietro Barcellona.

Questo sistema riproduce gli individui come semplici consumatori in concorrenza per l'appropriazione dei beni. Da qui l'emergere "dell'uomo senza qualità", affossatore della democrazia.

Pertanto, l'uomo del postmoderno, lungi dall'essere uomo della collettività, esprime la libertà oggettiva come principio autonomizzato, ossia come sistema proprietario.
Ciò comporta un universale corporativismo, distruttore di potenza d'ogni spazio pubblico e d'ogni principio d'universalità. Si sancisce così il carattere centrale dell'economico, che feticizza gli individui nella loro
qualità di consumatori, condannandoli alla loro morte civile.
E' evidente che l'egemonia del sistema si avvale di un sottoprodotto determinante, cioè una cittadinanza depoliticizzata, dominata dall'apatia e dal cinismo. Ciò consente la radicale colonizzazione delle coscienze, ormai sussunte alla logica del Capitale.
Gli interrogativi che si pongono sono: il capitale è davvero questa totalità unificata e priva d'alternativa?
Siamo dunque prigionieri di un mondo, di un girone senza via d'uscita, in cui tutte le strade conducono ineluttabilmente allo stesso abisso?
Indubbiamente l'imperversare del pensiero unico dovrebbe spingere al pessimismo ma, un'analisi più attenta dimostra, invece, che il capitale, con il suo barbaro stile, ingloba implosioni incontenibili, che decreteranno, in un lasso di tempo non prevedibile, la sua crisi, e forse, la sua morte.
La sinistra, intesa in senso lato, negando la cupa rassegnazione, dovrebbe penetrare nei flussi e nella rete del neoliberismo, per decodificare i variegati aspetti della situazione esistente ed intervenire, in modo nuovo e creativo, per combattere la barbarie. Ciò significa battere il capitale nella corsa, far precipitare i suoi flussi, coagulare tutte le forze, che il capitale divide per dominare a livello planetario e creare le basi di un sincretismo antagonista, presupposto indispensabile per avvalersi di nuovi linguaggi e nuove strategie.

Noi, della sinistra antagonista, vogliamo riprendere a tessere la trama della narrazione sociale, rivitalizzando anche lo strumento dell'inchiesta sociale. Ma, per districare il bandolo della matassa, non si può prescindere da un'analisi sul problema della comunicazione, che assume un'altissima valenza per comprendere l'anonimia del tessuto sociale, la frammentazione dello spazio pubblico, il delegare dei non luoghi, dove ogni forma di comunicazione autentica svanisce, per dare spazio solo ad una folla anonima.
Ovviamente, se si parla di comunicazione, si deve fare esplicito riferimento alle tecnologie, alla rivoluzione digitale, alla cultura del monitor, alla realtà virtuale.
Ancora una volta per orientarsi occorre attingere al laboratorio-Marx.

Nei "Grundrisse ", infatti, Marx dimostra di rappresentare una straordinaria anticipazione teorica della società capitalistica matura e ciò emergono con estrema chiarezza quando parla del " sistema delle macchine ". A questo punto, Marx si proietta nel futuro, perché mette in evidenza che questo
sistema realizza l'egemonia del lavoro immateriale: tema centrale della situazione odierna.
Preso atto che il modo di produzione capitalistico rimanga invariato qualitativamente rispetto ai meccanismi strutturali di funzionamento, occorre, però, rilevare che il mutamento, in senso qualitativo e
quantitativo, riguarda soprattutto la centralità della classe operaia, classicamente intesa.
La sostituzione del lavoro mentale al lavoro manuale tende, infatti, a produrre una sostanziale omologazione tra proletariato tradizionale e lavoratori dei servizi.
E' proprio da qui che discende il problema dell'emancipazione di una soggettività subalterna, che si esplicita attraverso l'elaborazione delle sue forme di falsa coscienza.
In altre parole, capitale e organizzazione tecnologica, quest'ultima come mito della fine della fatica, assumono un potere devastante e foriero del consenso ideologico.
Un aspetto, che spesso sfugge, è che il ruolo crescente della tecnologia nella produzione, sta determinando un mercato del lavoro essenzialmente tripartito, la cui articolazione incrementa lo sfruttamento e l'alienazione.
Rievocando lo spettro di Marx e ritornando ai "Grundrisse", giova rilevare che Marx ha focalizzato la sua attenzione sulla società civile moderna, sottolineando come l'impersonalità del DENARO e del MERCATO determini l'apparenza della vita sociale, in cui le condizioni asimmetriche tra le classi appaiono dissimulate come azioni e scambio tra libere volontà.
Partendo da questi presupposti, Marx esorta a penetrare l'apparenza, per comprendere che il capitale è accumulazione di ricchezza astratta.
In quest'ottica, la vita astratta e impersonale diviene il veicolo portante per decodificare la vita materiale ed antropomorfa.

In altri termini, l'astrazione reale ed antologica determina un tipo di lavoro, che è valore d'uso del capitale.
E' evidente che il messaggio marxismo è quanto mai attuale e ciò è suffragato dal fatto che l'astrazione spersonalizzante trova oggi la sua piena esplicitazione. Da qui l'esigenza di ripartire da una riflessione, che deve superare le forme di marxismo idealistico e antropocentrico, nella consapevolezza che non ci sono Palazzi d'Inverno da occupare, né progetti già tracciati.
Si devono, invece, ristabilire connessioni, attivare comunicazioni, ricomporre una collettività, ormai dispersa e atomizzata.
Questo progetto richiede una rottura epistemologica, nel senso che è necessario rimuovere i dogmi politico-organizzativi del passato, le strutture obsolete della forma-partito, per creare soggetti collettivi,
socialità, legami. Per operare in tal senso, la condizione indispensabile è la lettura del tempo presente e, ancora una volta lo spettro di Marx lancia messaggi d'altissima valenza, quando parla del soggetto astratto, che dissimula se stesso nelle intenzioni e nelle cose.
Partendo da presupposto che per "fare " è necessario orientarsi, ne consegue che analizzare gli aspetti variegati e complessi del postmoderno, diviene un elemento imprenscindibile, s'impone pertanto, la necessità di indagare sull'economia dell'informazione, tematica specifica del post-fordismo.
L giapponesizzazione dei luoghi di lavoro, l'innovazione informatica e microelettronica, la rivoluzione digitale rappresentano elementi essenziali dell'odierna società organizzata, perché contribuiscono in modo rilevante, ad accelerare il tasso di crescita della produttività.
Senza enfatizzare il ruolo dell'evoluzione tecnologica, non si può rilevare che è parte integrante dei modelli pratico-epistemici del post-fordismo.
Al di là delle diverse griglie interpretative, la paranoia tecnologica è strettamente collegata al sistema, ai modi della comunicazione, sicché districare il bandolo della matassa, significa penetrare nel tempo reale
generalizzato, che inficia ogni possibilità d'autentica comunicazione e determina il General Intellect. Da qui l'anonimia , l'indifferenza, la depoliticizzazione , la violenza , il vuoto culturale. L'imperativo
categorico è recuperare il concetto di Storia, fuori dai paradigmi di un tempo unilineare e portato a termine nella consapevolezza che la cultura dell'eterno presente, come rileva Pietro Barcellona, distrugge il passato e il futuro e ciò significa perdere progettualità e accettare supinamente il barbaro ordine planetario.
Occorre soprattutto rivalutare il valore delle parole, del linguaggio orale , per creare uno spazio comunicativo.
In questa prospettiva, sostiene Marco Revelli, il progetto dei cantieri sociali, ossia la "Carta" è importante. Non più, dunque, il linguaggio gergale delle tradizionali formazioni politiche, ma un linguaggio spontaneo,
creativo, eterogeneo, vitale.
Ciò richiede la relativizzazione del proprio codice e il riconoscimento delle differenze.
Solo partendo da questi presupposti si potrà penetrare nell'immaginario individuale e collettivo, per recuperare la dimensione della socialità e per combattere, nel frattempo, l'astoricità e la logica della calcolabilità illimitata.
Ma, pensare in modo globale significa anche guardare alle future generazioni e quindi al ruolo della scuola, al suo processo di aziendalizzazione e alla tecnica dell'informazione, che al suo interno dilaga. E' evidente, i fatti, che oggi la scuola è la cinghia di trasmissione del sistema che, attraverso il tecnicismo, garantisce non solo una conoscenza analitica e riduttiva, ma anche l'azzeramento di ogni capacità critica.
Si dimentica, come voleva Gramsci, che una formazione integrale tende ad introdurre l'individuo nell'esperienza concreta e a sviluppare un rapporto con gli altri .
Ovviamente, la scuola -azienda, invece, clona i giovani, in modo tale da poter perpetuare lo stato di sfruttamento. In altre parole, la scuola, per via di meccanismi perversi, prepara le future generazioni ad accettare il lavoro atipico, servile, interinale e, al tempo stesso, informando e non formando, tende a produrre un accumulo di conoscenze tecniche idonee ad orientarsi secondo la logica del sistema; tende, cioè, a diventare meccanismo astratto e non luogo di incontro e di esperienze concrete.
Il prodotto finale dell'organizzazione sistemica del processo cognitivo è così un individuo disponibile ad un funzionamento passivo e strumentale.
Ciò che si accumula è solo l'analfabetismo sociale che bandisce dal suo statuto ogni forma organica del sapere e ogni possibilità di decodificazione critica della realtà. Giova mettere in evidenza che anche per la scuola si propagano i valori americani, infatti negli USA i programmi educativi prevedono la pubblicità .
In Francia poi l'educazione sessuale è gestita dalla casa produttrice Tampax, che sponsorizza il suo prodotto, avvalendosi d'infermiere, trasformate in agenti pubblicitari.
E' evidente che siamo immersi in una colossale mistificazione collettiva, generata dalla logica lineare del dominio capitalistico.
Toni Negri lucidamente osserva che il tempo di produzione è il tempo della vita, che diviene tempo istituzionale e comando produttivo sociale.
L'idolatria del mercato ormai imperversa e i valori americani sono esportati a livello planetario.
Il programma del WTO dimostra che gli obbiettivi degli USA sono inquietanti.
I principi basilari sono: la creazione di uno strumento atto a consentire agli USA d'intervenire negli affari interni d'altri paesi; l'acquisizione del controllo dei settori cruciali delle economie d'altri paesi da parte
d'imprese con sede negli USA ; benefici per i ricchi e per il mondo economico ; trasferimento di costi alla popolazione ; messa a punto d'armi nuove ; il controllo della produzione alimentare.
Questo quadro, non certo esauriente, dimostra che la nuova ortodossia sta abbracciando il vangelo del libero mercato, sortendo effetti nefasti sullo stato sociale e sull'ambiente.
Che fare, dunque, per essere attori e non spettatori della scena politica?
Occorre, innanzi tutto, demolire "il consenso senza il consenso", ossia il controllo del sistema dell'opinione pubblica. Ciò significa che è necessario creare un effettivo potere di controllo, per essere alternativi e non per apparire alternativi.
Vale la pena rilevare che il movimentismo irrazionale, che prescinde da un'analisi lucida, non solo si traduce in gattopardismo conservatore, ma diviene anche funzionale al sistema.
Forza alternativa, dunque, per combattere il consenso manipolato, la falsa coscienza, il feticismo delle merci.
Da qui l'esigenza di coagulare le forze dal basso, di dar voce alla prassi, contro "i riformatori" di un'aberrante restaurazione; contro la pseudosinistra governativa, contro la corruzione della politica; contro i fantasmi redivivi dei fascismi: in altre parole contro il dominio del
Capitale.
Davanti alla politica degradata, in particolare in Italia, afflitti come siamo dalla presenza di personaggi osceni, la vittoria di Seattle è stata un'incoraggiante risposta ad una situazione di stallo.
La classe generale, come la definiva Marx, si è imposta e ha dimostrato che la politica delle istanze di base può rinascere combattendo anche il triste individualismo degli spazi privati.
Il segnale di controtendenza di Seattle ha messo in luce che gruppi non omogenei, ma uniti da una radicale criticità, possono sortire effetti positivi.
Pertanto, nella convinzione che l'ottimismo della ragione si può tradurre in ottimismo della volontà, contro la deleteria rassegnazione, vogliamo avviare un nuovo percorso, perché, come voleva Marx, "quando tutto muore indomito il coraggio resta".


Lecce, 01/01/2000


WANDA PICCINONNO

L’Avamposto degli Incompatibili - Lecce

www.come.to/collettivisalento



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