DIRITTO DI GUERRA
Abbiamo parlato, pochi giorni fa, della riscrittura della Costituzione, non più accettabile nei suoi fondamenti, per un potere che ormai sta smantellando tutti quegli spazi di autodifesa conquistati in decenni di lotte. Conquiste che erano state rese possibili in uno scenario sia nazionale sia mondiale dove i rapporti di forza erano più favorevoli ai ceti più disagiati. In un mondo bipolare, infatti, il Capitale non poteva permettersi un attacco frontale alle condizioni di vita dei proletari, per paura dell’effetto calamita verso un mondo non capitalista. Con la fine del fordismo e la conseguente disgregazione della centralità e della forza operaia, che per anni aveva guidato le lotte anticapitaliste, si era reso possibile l’attacco repressivo a tutti i movimenti rivoluzionari degli anni ‘60 e ‘70; e in seguito, il logoramento e lo smantellamento del blocco dell’Est. In questo nuovo scenario, che vede il prepotere del capitalismo mondiale, soprattutto americano, non è più all’ordine del giorno il mantenimento di un mondo basato sugli stati nazionali di origine napoleonica. Si procede così al loro smantellamento e alla fine del diritto internazionale basato sulla loro esistenza. Il nuovo diritto internazionale deve necessariamente essere fondato sugli interessi economici e strategici dell’impero dominante: quello americano. Il procedimento utilizzato è uguale a quello usato in Italia per la riscrittura della Costituzione: prima violare, poi legittimare la violazione. Infatti in Kossovo sono state violate tutte le leggi internazionali sulla non ingerenza in affari interni degli stati, in nome di una fantomatica "ingerenza umanitaria". Ad Istanbul questa " ingerenza umanitaria" è stata accolta tra i passi fondanti del nuovo diritto internazionale. Ma come abbiamo già detto in altri documenti (vedi sito collettivo Azad), l’ingerenza umanitaria era in Kossovo un pretesto per coprire la difesa di interessi geo-politici americani , che vedevano una centralità turca nel controllo imperiale dell’Europa sud-orientale. Acquista quindi un significato più profondo la scelta di Istanbul per la firma del trattato che definisce la legge sull’ingerenza umanitaria. "Ingerenza umanitaria" che nessuno si sogna di portare in Turchia in difesa del popolo kurdo, ma sicuramente in Cecenia (almeno nel prossimo futuro, magari dopo le elezioni russe del 2000). L’espandersi dell’influenza turca nell’area in funzione di controllo americano della nascente U.E., viene oltretutto sancita dall’altro accordo (non a caso fortemente voluto da Clinton) firmato ad Istanbul: la realizzazione dell’oleodotto dal Caspio al Mediterraneo che taglia fuori Russia ed Iran ed interessa esclusivamente la Turchia. Il petrolio che arriverà in Europa costerà molto di più di quello proveniente dai paesi OCSE , e ancor di più di quello che, abolendo le sanzioni, potrebbe arrivare dall’Iraq. Ma così non è. Anzi si continua a bombardare quel Paese tra l’indifferenza di tutti (compresa, almeno in parte, la sinistra antagonista). La subalternità dell’Europa all’Impero americano avrà, quindi, anche un costo economico, sia per quanto riguarda il prezzo dei prodotti petroliferi, sia per il conseguente impatto inflazionistico. La situazione peggiorerà quando verrà decisa la realizzazione del gasdotto dal Turkmenistan al Mediterraneo. Senza contare, che questo processo, porterà ad un maggiore impoverimento di alcuni paesi mediorientali, che su petrolio e gas fondavano la loro economia, con tutte le conseguenze che da ciò deriveranno (aggravarsi del problema della fame, migrazioni, guerre). Questo è il nuovo ordine mondiale. Per reagire non tocca chiudersi in difesa ma CONTRATTACCARE.
L’AVAMPOSTO DEGLI INCOMPATIBILI
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