GOVERNO E POTERE: ELETTORALISMO E RIVOLUZIONE

E’ da svariato tempo che la passione elettorale sembra contagiare tutti, compresi quelli che si definiscono antagonisti, no-global, disobbedienti e chi più ne ha più ne metta, che magari votano turandosi il naso (come dicono), ma poi alla fine si appassionano ai flussi elettorali, si scagliano contro quegli antifascisti, che a Milano disturbano il manovratore, e lanciano allarmi contro chi contestando l’esito elettorale minaccia le “istituzioni democratiche”.
La scusa è presto pronta: in Italia nessuno vuole fare la rivoluzione (tanto è vero che è diminuita l’astensione), quindi bisogna votare per fermare il rigurgito fascista sdoganato da Berlusconi.
Salvo poi meravigliarsi del risultato elettorale che mostra un elettorato spaccato esattamente a metà, quando i nostri (si fa per dire) si aspettavano la debacle del centro-destra.
Ma c’è poi tanto da meravigliarsi di questo risultato? E c’è da meravigliarsi di questa corsa al voto?
Logicamente no, perché se è vero che come sostengono tutti i sinistri votanti il centro-destra ha impoverito e precarizzato un po’ tutti i ceti sociali, è anche vero che lo schieramento “alternativo” non offriva programmi diversi nella sostanza, se non rispetto alla giustizia, alla difesa delle istituzioni e alla fede europeista.
E allora non si poteva avere risultato diverso, sia per quanto concerne il fenomeno astensionista, sia per quanto concerne l’esito elettorale, con la differenza che mentre la sconfitta dell’astensionismo probabilmente è contingente al momento specifico, il risultato elettorale quasi sicuramente risulterà costante, per cui si potranno avere cambi di governo, ma con scarsi cambiamenti nel numero dei consensi. Avremo il 52% una volta per uno schieramento, un’altra volta per l’altro, ma sempre il 52%, e cioè avremo sempre la metà degli italiani che decide la politica governativa contro l’altra metà… alla faccia dell’unità del popolo italiano!!!
Veniamo al problema astensionista, e cioè come mai ha votato l’83,5% degli elettori, se il Sistema fa schifo? La risposta, secondo noi è semplice: pur nello scontento, e nell’impoverimento (sempre più famiglie trovano difficoltà ad arrivare a fine mese) gli italiani hanno ancora qualcosa da perdere e a causa della paura di perdere quel poco che gli è rimasto corrono a votare sperando che lo schieramento prescelto difenda la loro situazione e/o i loro averi residui. Poi naturalmente questo non succederà, visto che in questa situazione economica il Capitale non ha più nulla da garantire a nessuno, però per adesso ognuno ha ancora qualcosa da difendere e lo difende come può e come sa.
Ed infatti è per questo che la gente ha votato ed ha votato in questo modo.
Non sono soltanto gli antagonisti e affini che hanno votato, turandosi il naso, per quello che consideravano il meno peggio, tutti hanno votato, turandosi il naso, per il meno peggio.
L’unica cosa che cambiava era il parametro su cui veniva scelto il meno peggio.
Proviamo ad esaminare quali erano questi parametri scomponendo in qualche modo gli elettori.
Nei vari siti “antagonisti” abbiamo letto fino alla nausea appelli a votare per i sinistri di governo (e soprattutto per gli ultimi arrivati di Rifo).per evitare l’entrata di Forza Nuova e Fiamma Tricolore al governo: naturalmente noi sappiamo che non si ferma la destra con una kermesse elettorale, ma è logico che per uno totalmente integrato nelle istituzioni democratiche logicamente la squadra per cui tifare era quella di Prodi, visto che il Berluska aveva incamerato quelle formazioni nelle sue liste. Altrettanto logicamente avevano votato (a maggioranza) per Prodi e affini i (pochi e sempre di meno) lavoratori pubblici e privati ancora a tempo indeterminato, che speravano di avere maggiori chance di mantenere le loro garanzie. Naturalmente noi sappiamo che questa velleità è sempre meno garantita, visto che la scelta della precarietà è comune ad ambedue gli schieramenti, ma è logico che uno di quel settore sociale si senta più protetto dalla logica concertativi sposata dai sinistri, che da quella liberal-assistenzialista berlusconiana. Come è abbastanza logico che i settori più forti della Confindustria preferiscano Prodi, che gli può garantire un maggiore controllo degli operai ed una maggiore pace sociale. E naturalmente per Prodi hanno votato la stragrande maggioranza dei giudici e dei PM, grazie alla tendenza giustizialista di questa componente politica.
Insomma quasi tutti quelli che hanno votato per i sinistri di governo (a parte naturalmente militanti, sindacalisti e mondo delle Cooperative) lo hanno fatto scegliendo il meno peggio dal loro (corporativo) punto di vista.
Ma allo stesso modo si è votato anche per lo schieramento avverso. Tutti avranno notato che il cavaliere azzurro ha condotto la sua campagna elettorale non invitando a votare per il suo programma, del quale anzi non ha mai parlato, ma invitando a votare contro il programma prodiano.
Tutti i sinistri si erano illusi che Berlusconi stesse facendo quel tipo di campagna semplicemente perché si sentiva già sconfitto e si stava giocando l’ultima chance del suo profilo mediatico e dell’anatema anticomunista e non avevano invece capito che egli stava spostando il discorso sugli interessi corporativi di ciascuno: stava insomma sposando la campagna del turarsi il naso e votare il meno peggio. In parole povere stava lanciando questo messaggio: i due programmi in qualche modo sono uguali, solo che Prodi da maggiori garanzie ad alcuni ceti sociali, io ad altri, per cui invito tutti i ceti sociali che da Prodi saranno maggiormente penalizzati a votare per me.
E il messaggio è stato logicamente raccolto. Infatti i piccoli imprenditori, i bottegai insomma, si sentivano maggiormente tutelati dal Berluska, dato che mentre Prodi voleva avviare una maggiore liberalizzazione del commercio, i destri promettevano sanzioni contro i prodotti cinesi, che magari non davano fastidio alla grande distribuzione, ma che problemi ai piccoli bottegai li davano senz’altro. Naturalmente noi sappiamo che in una società capitalistica globalizzata difficilmente si possono mantenere a lungo palizzate che bloccano il commercio globale, ma per intanto i bottegai hanno scelto il loro interesse corporativo.
Come altrettanto sappiamo che le cannoniere invocate dalla Lega difficilmente possono bloccare a lungo il flusso dei migranti, ma dovendo scegliere fra due schieramenti che sposano flessibilità e precarietà del lavoro, per chi volete che voti il precario dequalificato nostrano? Per chi dice di voler chiudere o per lo meno riformare i CPT, o per chi dice che gli stranieri devono tornare a casa loro? Logicamente scelgono i secondi, data la paura che i migranti a causa della  loro maggiore disponibilità (per lo meno finché siamo alla prima generazione) precarizzino ancora di più la loro situazione.
E che dire dei giovani proletari e sottoproletari specialmente meridionali, sempre più costretti ed abituati ad entrare e uscire di galera? Si sa che ambedue gli schieramenti sono forcaioli nei loro confronti, ma secondo voi per loro chi è il meno peggio?
Chi ha fatto del sostegno ai giudici e della certezza della pena la sua bandiera, o chi (non fosse che per biechi interessi personali) attacca i giudici ad ogni piè sospinto ed ha per lo meno approvato una legge (la Pecorella) che da qualche chance in più agli imputati? Qualcuno magari dirà che però Berlusconi ha pure approvato la Cirielli, ma quella legge è condivisa anche dai sinistri, fatta eccezione per il cavillo Berlusconi.
Senza contare i professionisti di vario tipo: per chi volete che votino avvocati, giornalisti, medici e affini, quando qualcuno nel centro-sinistra parla di abolire gli ordini professionali? Insomma tutto un turarsi il naso di ceti sociali scomposti e corporativizzati, che sono destinati a garantire l’ingovernabilità (chiaramente ovviata da marchingegni elettorali) per il futuro.
Abbiamo lasciato per ultimi tutti i “garanti delle istituzioni” che in gran parte hanno votato per il cavaliere azzurro e i suoi alleati, perché questi possono diventare determinanti nei futuri scenari politici di questo Paese.
Anche per loro è logico il voto per la destra, anzi per loro è ancora più logico, in quanto loro più di altri hanno chiaro il fatto che l’importante per il Sistema non sono le sovrastrutture politiche su cui il Sistema si regge, ma la forza che il Sistema deve esercitare per scoraggiare e reprimere chi questo Sistema vuole cambiare. E allora per chi volete che sbirri e militari vari

votino? Per una coalizione che vuole portare al governo chi vuole una commissione parlamentare d’inchiesta su Genova?
Per chi vuole rimettere (per lo meno in una sua componente) in discussione l’avventura iraqena? O per chi solidarizza a priori coi caramba che pestano a morte un immigrato ubriaco? La risposta è semplice ed è logico pensare che il loro voto sia stato determinante per la rimonta berlusconiana.
Ma questo fa capire anche il tentativo della destra di invalidare i risultati elettorali. Infatti mentre a sinistra (per lo meno nella gran parte della sinistra votante, compresa Rifondazione) c’è una specie di fideistica convinzione nella strategia democratica e nella saldezza delle istituzioni, la destra ha sempre mantenuto il piede in due staffe: l’elettoralismo da una parte, l’uso della forza dall’altra, e dopo questo voto si è riavuta una seppur parziale conferma. Il tentativo azzurro di invalidare il voto non è stato (come Berluska ha cercato di dire in seguito) una semplice richiesta di normale controllo delle schede, ma il tentativo di ricattare lo schieramento avverso con la minaccia di utilizzare la forza (saldamente dalla sua parte) per mantenere il potere politico. Non pensiamo che lui (come qualcuno ha paventato in giro) volesse provare un golpe, ma solo una minaccia, non perché a destra qualcuno non lo pensi, ma solo perché in questa fase ancora non c’è la certezza di possedere fino in fondo il controllo di questa forza. E, però, bisognerebbe cominciare a ritenere possibile per il futuro una deriva di questo tipo.
Capiamoci, non stiamo invitando alla solita solfa dell’ “uniamoci tutti a difendere le istituzioni”, anzi! Quello che stiamo cercando di far capire a tutti quelli che vogliono cambiare questo sistema capitalistico che l’illusione elettorale per il cambiamento, magari accompagnata da un imbelle pacifismo, sia non solo sbagliata, come abbiamo cercato di dimostrare, ma anche pericolosa.
Perché, ormai, siamo arrivati al paradosso: coloro che difendono le istituzioni e il Sistema sono quelli che, a parole, sarebbero gli alternativi, mentre coloro che dovrebbero difendere le istituzioni sono quelli che le attaccano! Naturalmente il paradosso sta nel fatto che gli alternativi chiamano alla vigilanza in difesa delle istituzioni, mentre il fatto che i difensori del Sistema siano destabilizzatori di dette istituzioni è la norma.
E’ la norma perché, in effetti, il Sistema non si regge sulle regole date, sulla struttura democratica dello Stato, ma sul massimo esercizio della forza che la situazione contingente gli permette, è insomma un problema di rapporti di forza, non elettorali ma sociali e politici, tra Potere e sudditi, tra capitalisti e proletari, tra oppressori e oppressi. Non sono mai gli equilibrismi elettorali a determinare i rapporti sociali, ma i rapporti sociali a determinare in determinate situazioni gli equilibrismi parlamentari.
Questo il Potere non l’ha mai dimenticato ed ha sempre mantenuto il piede in due staffe, utilizzando, si, il gioco elettorale, ma sempre finalizzandolo all’accrescimento della sua forza, al rafforzamento del suo Potere. Di esempi non ne mancano, ne indichiamo alcuni dell’ultimo periodo. Come primo esempio mettiamo proprio quello del sistema bipolare: qual è stato il vero effetto di questo meccanismo? Non certo la governabilità come gli ultimi accadimenti dimostrano, ma la progressiva, sempre maggiore omologazione degli schieramenti alla logica padronale, per cui tutti sono per la flessibilità, tutti sono per la guerra, tutti sono per il restringimento dei diritti individuali e dei cosiddetti spazi democratici (leggi antisciopero, licenziabilità sempre più facile, controllo dei flussi migratori ecc. ecc.). Altro esempio quello della ristrutturazione dei servizi segreti, delle forze armate e delle forze della repressione: a cosa sono servite le leggi Pappalardo che promuovevano i carabinieri a quarta forza armata autonoma dall’esercito e all’equiparazione fra gli stessi carabinieri e la polizia (che con questa legge ha perso il controllo del cosiddetto ordine pubblico) se non a dare maggiore forza repressiva non tanto alle cosiddette istituzioni democratiche, ma al sistema economico vigente? Se un domani non lontano il Sistema avesse bisogno di dare una spallata (golpe) non avrebbe bisogno nemmeno di controllare tutto l’esercito, di cui prima i carabinieri facevano parte, ma solo i carabinieri, che già hanno grande autonomia come sbirri, ma che oltretutto hanno le armi pesanti sotto controllo in quanto quarta forza armata autonoma (ricordiamo che proprio grazie alla legge Pappalardo voluta dal sinistro D’Alema il comandante generale dei carabinieri è un carabiniere). Se poi ancora c’è qualcuno pronto a giurare sulla vocazione democratica e popolare dei carabinieri….
Anche la riforma dei servizi segreti (sempre voluta da D’Alema) è stata forse fatta per garantire la trasparenza degli stessi?
A quello che risulta se qualcuno crede questo o è un ingenuo (evitiamo epiteti più pesanti) oppure è in malafede. Infatti i servizi segreti come sempre di trasparente non hanno niente, come dimostrano e i vari teoremi dei Ros degli ultimi anni e, ancora più grave, il “rapimento” da parte della C.I.A. di Abu Omar, l’Imam della moschea di Milano. L’unico vero risultato di quella riforma è stato il controllo dei servizi direttamente dal Primo Ministro, cioè da chi in prima persona si fa garante della difesa del Sistema. Come si vede il Potere Capitalista non serve le Istituzioni, ma si serve delle istituzioni per difendersi da chi potrebbe mettere in discussione il suo Sistema.
Dall’altra parte, invece, ci si imbottiglia sempre di più in queste Istituzioni, a loro si affidano i propri diritti individuali e collettivi, a loro si affidano i propri interessi economici e vitali, (un po’ come affidare il gregge al lupo) rinunciando a qualsiasi autonomia, e chiaramente indebolendo sempre di più la propria forza sociale e smantellando tutti gli strumenti di autodifesa e di controllo costruiti in decenni di lotte, forza sociale e strumenti che di fatto avevano costretto il Potere a venire a patti e a concedere diritti che mai si sarebbe sognato di concedere e che adesso sta eliminando proprio approfittando dell’indebolimento sociale della controparte, tutta tesa “a difendere le Istituzioni”.
Ed allora il tanto paventato golpe da parte del cavaliere azzurro rischia in un futuro prossimo di diventare attuale, non per difendere interessi di bottega di un industrialotto (sia pur importante) dalla marachella fragile, ma per evitare sbocchi “argentini” in questa fase di crisi strutturale del Sistema. Perché non bisogna mai scordare che mentre in decenni passati di espansione economica del Sistema il Capitale poteva costruirsi un consenso concedendo dei diritti e dei vantaggi economici e/o sociali (sanità per tutti, scuola per tutti e così via) oggi il Capitale ha bisogno di togliere diritti non certo di concederli, sia perché ha bisogno di garantirsi la maggior quota di profitto possibile, sia perché vuole imporre il completo dominio e sul lavoro e sulla società. Niente più ricerca del consenso quindi ma massima ricerca del controllo e della repressione, anche per evitare che cresca nella società una capacità critica con l’acuirsi della crisi. Insomma la paura è che in una possibile argentinizzazione della crisi del Sistema si possa inserire una critica radicale al Sistema stesso, con un eventuale sbocco rivoluzionario.

A che serve allora tutta questa canea sui risultati del voto, più o meno truccati? A cosa serve tutta questa invocazione di pace sociale, di non violenza, tutti questi inviti a non disturbare il manovratore in corso di elezioni? Dove vuole andare a parare questo scagliarsi contro gli astensionisti “finanziati” da Berlusconi?
La realtà è che proprio in questa fase che sembra così negativa per l’opposizione radicale bisogna rilanciare la lotta autorganizzata contro il Potere e in chiave sociale e in chiave politica, rivendicando la propria estraneità ed anzi la propria coerente lotta contro il Sistema e contro le facciate che il Sistema usa, compreso il rilancio della battaglia contro le istituzioni democratiche, voto in primis.
Non avremo, forse, riscontri immediati a questa nostra lotta, anzi probabilmente subiremo ancora più repressione, ma almeno saremo più pronti, più determinati, più forti quando i nodi arriveranno al pettine, per liberarci definitivamente di questo Sistema della fame, della guerra e della repressione.

 

L’Avamposto degli Incompatibili