IL CAPITALISMO PORTA IN SE' IL FASCISMO
Dopo la tragedia dell'Olocausto sembrava sventato il pericolo di una nuova barbarie, infatti, si pensava ad un mondo di uguali, abitato da popoli di pari dignità. Episodi ricorrenti, invece, dimostrano che sta imperversando una logica xenofoba e razzista, che incrementa la recrudescenza di una cultura fascista. D'altronde, il fascismo, al di là della collocazione cronologica, è una categoria della storia, che emerge puntualmente ne periodi di crisi e di decadenza. L'"allarme" sociale, l'equazione criminalità-immigrazione, il vuoto politico, l'omologazione culturale all'America razzista, il clima di restaurazione, la vergognosa indifferenziazione delle culture politiche, evocano nell'Immaginario collettivo, ormai privo di anticorpi, gli spettri di un passato barbaro. Da qui la ricomparsa negli stadi e sui muri delle città dello slogan, "Boia chi molla": slogan, peraltro, presente nelle manifestazioni anti-rom che si sono svolte a Roma, dove non sono mancati gli skinheads con le bandiere a croce celtica. Inoltre, le bombe collocate in via Tasso a Roma rappresentano un'inquietante messaggio, che rivisita le immagini della sopraffazione e le anticamere della morte. Ovviamente, se le svastiche sono tornate di moda non è casuale, ma sono l'effetto dei parametri del neo-liberismo, che si può definire, "un capitalismo a volto scoperto", ossia un capitalismo allo stato puro, che calpesta cinicamente lo stato di diritto. Ciò non può destare stupore; infatti, a questo proposito è illuminante la metafora di Jaurés: "il capitalismo porta in sé il fascismo". Valicando i limiti angusti del pensiero unico, emerge con estrema chiarezza, che la globalizzazione dei mercati si traduce in globalizzazione dei soprusi, della violenza, dell'esclusione e, purtroppo, quest'aspetto è legittimato dalla pseudosinistra, ormai omologata e allineata al nuovo ordine planetario. In altre parole, preso atto che il fascismo si manifesta in forme variegate e complesse, è necessario rilevare che il paradigma economico-politico del nostro tempo si avvale di interventi oppressivi e antidemocratici, che sanciscono e legittimano sperequazioni economiche, discriminazioni sociali e razzismo. In questo contesto si registrano forme aberranti di nazismo e ciò è suffragato dalla vittoria di Haider in Austria. Vero è che Haider, pur esaltando il nazismo, offre, da fascista yuppie, un'immagine rassicurante, che però non deve ingannare, perché nel suo programma politico sono iscritti i paradigmi vergognosi del razzismo e dell'esclusione. Considerando che il postnazista Haider sembra quasi una fotocopia del "nostro" post-fascista Fini, va sottolineato un altro episodio destabilizzante, infatti, in concomitanza con la vittoria di Haider, nel cimitero di Berlino venivano violate altre 100 tombe ebraiche. A questo punto, occorre torcere il collo all'ottimismo e alla sua ilare ragione, corazzarsi di pessimismo e stordirsi di disperazione. La scabra verità è che oggi il mondo è un disastro del quale l'uomo è il culmine, la politica è un simulacro e valori, come giustizia ed eguaglianza, sono inaccessibili. Un'analisi sullo status quo mostra, infatti, che attualmente il " Capitale" sembra una totalità unificata e priva di alternativa, un crepuscolo senza età. Ormai il capitale, con la sua potenza demiurgica, sta modellando sempre più la sua grammatica, determinando un unico linguaggio, sicché, in nome delle leggi di mercato, del FMI, della Banca mondiale sta imperversando "l'orrore economico", che non consente asilo alla ribellione. D'altra parte, la sinistra è ormai integrata alla fiera dell'apparenza e si avvale solo di una retorica buonista, che cela il dominio dell'economicismo, lo smantellamento dello stato sociale e l'adesione incondizionata a forme aberranti di imperialismo. Il mistificato manicheismo, tanto sponsorizzato dalla pseudosinistra, cade dinanzi ai ghetti per gli esclusi, basti pensare a quello di via Corelli a Milano. Le politiche della "italietta" poi, pur iscrivendosi nel quadro globale, mostrano che la parrocchia del governo D'Alema legittima le leggi repressive e consente che nel nostro mare si perpetrino omicidi e violenze ai danni degli immigrati. Ma, leggi repressive, stato di polizia, il ricorso sempre più frequente al diritto penale, risultano rimedi inefficaci quanto strumentali. In realtà, la stigmatizzazione "dell'Altro" è funzionale al sistema, infatti, intenzionalmente si crea il "nemico" e così s'incrementa il razzismo, mistificando la verità. In altre parole, il " nemico" è inscritto nel progetto del nuovo ordine, perché non solo è produttivo sul piano economico a livello planetario, ma anche perché legittima le guerre, l'imperialismo eli vergognoso mercato delle armi. Le "ingerenze umanitarie", le bombe intelligenti annientano, distruggono, ma sono quanto mai proficue per il neocolonialismo imperante. Le osservazioni fatte mettono in luce che fascismo e antifascismo, destra e sinistra non vengono più visti in rapporto antinomico, ma si differenziano per il potere solo per aspetti prettamente formali, sicché razzismo, xenofobia, azzeramento dello stato di diritto sono il comune denominatore della nostra epoca barbarica. Va precisato che le cause del crimine transnazionale sono da ricercare nella permeabilità delle frontiere, nell'evoluzione dei canali finanziari mondiali, nella debolezza delle istituzioni e dello stato, nel riciclaggio del denaro sporco, nella simbiosi dei capitali legali e illegali. Inoltre, nei Paesi in via di sviluppo, la precarietà delle istituzioni alimenta i traffici illeciti, ma anche nei paesi sviluppati, l'emarginazione e lo sfondamento di tutti i valori, incrementano le attività del crimine. Sarebbe poi opportuno ricordare al postcomunista D'Alema, che ha presentato il suo libro sul Kossovo col non pacifista generale Clark, che le guerre in atto moltiplicano i traffici illegali. Dalle brevi osservazioni, si evince che cause endogene ed esogene concorrono a generare l'attuale cultura xenofoba. D'altronde, con il trionfo dell'universalismo delle merci, scatta il meccanismo inclusione-esclusione, sicché l'immigrata viene percepito, da una parte, come doulos (schiavo), sul piano delle relazioni economiche; dall'altra, come nemico, barbaro, sul terreno delle relazioni militare' evidente che fascismo e razzismo sono fenomeni polimorfi e si trasformano nel tempo, pertanto s'impone l'esigenza di combattere l'eterofobia, intervenendo soprattutto sulle cause che la determinano. Come lucidamente rivela "I libro nero del capitalismo", in nome del dio profitto si sono perpetrati massacri e misfatti di tutti i generi, che non potranno essere giudicati da nessun tribunale di Norimberga. Capitalismo e regimi, capitalismo e guerre, capitalismo e torture e deportazioni sono le prove tangibili che il capitalismo assassino e uccide anche senza le mitragliatrici. L'interrogativo che si pone è: quali forze potranno cancellare il dizionario dell'arroganza? Indubbiamente la speranza è vana se si pensa all'Italia di palazzo Chigi, impegnata solo in affari commerciali, alleanze atlantiche, sporche guerre né la speranza può essere alimentata da D'Alema, che addirittura ha dichiarato: "per la prima volta nel dopoguerra la bandiera italiana sventola oltre il territorio nazionale e questo è motivo di orgoglio". Purtroppo il "presidente Max", colpito da uno stato di amnesia irreversibile, dimentica che colonialismo e imperialismo nascono in tempi pressoché contemporanei del razzismo. Sicuramente la vocazione geopolitica di fine millennio mostra un quadro a tinte fosche, che vede la globalizzazione dei mercati come un rullo compressore. La barbarie di fine millennio sta toccando i vertici dell'intollerabile con la condanna a morte di Ocalan, che è il risultato della malafede dell'Europa e dell'Italia in particolare. In un clima di abiure, di rimozione della memoria storica, è necessario ricordare alla sinistra governativa che l'Italia ha consegnato APO ai complici, violando la costituzione e azzerando i più elementari diritti dell'uomo.
Contro la colonizzazione dei luoghi, delle culture, delle coscienze, occorre opporre un perentorio "NO" e RIBBELLARSI, nella consapevolezza che ancora una volta uno SPETTRO SI AGGIRA PER L'EUROPA: LO SPETTRO DEL COMUNISMO.
Lecce, 30 novembre 1999
Wanda Piccinonno
della sinistra antagonista di Lecce
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