Il terzo millennio è nato in un clima di psicosi collettiva, con un'emozione popolare, debitamente surriscaldata dai mass-media, che hanno incrementato il cretinismo di massa. Al di là dei riti d'Istituzione e di quella grigia radura in cui si svolge il vissuto quotidiano, si possono registrare, alla fine del millennio, allarmanti analogie con la fine dell'anno mille. Dilagano nuove forme di ilotismo, si smantella lo stato sociale e si diffonde la logica dell'armento, che inficia ogni ragione analitica. Contro la tesi del nichilismo, dello scetticismo e del realismo occorre proporre una filosofia politica che deve impegnarsi a definire la valutazione morale delle istituzioni e delle scelte collettive.
La deriva dell'assetto democratico, la politica filoaffaristica, il darwinismo dei mercati, l'omologazione culturale non possono sottrarre la politica all'esame di un'etica pubblica, come consolidate credenze politiche pretenderebbero.Purtroppo, oggi il progetto democratico si rivela incompiuto, tant'è che uguaglianza, libertà, efficienza, stato di diritto assumono solo un valore formale. Sfugge, come vuole Deleuze, che l'etica è il terreno sul quale funzione costitutiva e condizioni reali devono ricomporsi. La verità è che attualmente la fattualità più grezza celebra i suoi fasti e ciò si evince anche dai referendum dei radicali, che rappresentano la punta dell'iceberg di un meccanismo innescato dalla maggioranza governativa della pseudosinistra.
A questo punto vale la pena sottolineare che le forme contemporanee del plebiscitarismo sono destabilizzanti per l'assetto democratico. Nella sua antica accezione, il plebiscito si qualificava per l'alto tasso di democrazia e si configurava giuridicamente come strumento che garantiva la cittadinanza, l'eguaglianza, la giustizia. Con la modernità, il plebiscito si è degradato, infatti, il suo significato è divenuto perverso per la mistificazione che sottende, perché scardina uno strumento basilare della democrazia moderna: la rappresentanza. Alla libertà e all'autonomia ha sostituito la subordinazione del soggetto votante e l'estorsione del suo consenso, anche perché la scelta oscilla tra due sole alternative possibili ed è predeterminata da chi detiene il potere statale, sociale, economico.
Fatte queste precisazioni d'ordine generale, è necessario rilevare che i referendum radicali perseguono l'obiettivo di cancellare le garanzie più elementari dei diritti dei lavoratori in favore della libera mediazione privata, secondo il modello dell'antico caporalato. Inoltre, si vanificano i diritti alla salute, in favore del sistema assicurativo privato. Ovviamente le proposte di modifica della legislazione sul lavoro sono apprezzate dalle associazioni degli industriali, che vedono legittimati così i soprusi più aberranti ai danni dei lavoratori. Altro aspetto da non sottovalutare è che i referendum sferrano un'attacco mortale all'impianto della costituzione.
Vero è che la realtà politica attuale è tanto spettrale quanto insensata, tanto spettacolare quanto vuota, sicché l'improvviso rigurgito democratico della pseudosinistra contro i referendum, risulta poco credibile, dal momento che la stessa maggioranza governativa ha violato spesso la costituzione, il Kossovo docet. D'altra parte, il "baffetto" D'Alema, i veltroniani, le volpi cossuttiane, non possono dimenticare di essere stati gli artefici dello smantellamento dello stato sociale e dell'azzeramento dello stato di diritto tout court. In altri termini, i referendum radicali vanno iscritti in un contesto politico pregno di compromessi e di vergognose collusioni con tutti i poteri forti. E' evidente, pertanto, che la pseudosinistra è diventata una sorta di Giano bifronte, sicché non può destare stupore che stia organizzando comitati per il "no" strumentalizzando, ancora una volta, le forze autenticamente antagoniste. Enfatizzare le iniziative dei comitati per il "no", significa non voler prendere atto che nella sinistra governativa non esiste nessuna virtù etica, ma solo una totale prostituzione al sistema, alle leggi del profitto e del capitalismo più selvaggio.
La verità e che si annuncia l'anticamera della catastrofe e ciò emerge dalla ricaduta della società civile nel bellum omnium contra omnes, dal riassorbimento della sfera politica nella dimensione univoca dell'"Autorità", dalla dissoluzione degli spazi tradizionali dell'azione collettiva. Preso atto che l'attuale sistema restaura le peggiori forme di dominio, d'asservimento, di sfruttamento, è necessario indagare sulla concezione dello Stato e delle leggi. In altre parole, non si può comprendere la fase attuale, se non ripercorrendo le tappe dell'itinerario storico e focalizzando la genesi dello Stato Moderno-Borghese. Giova sottolineare che la scienza moderna del diritto è impura, perché il cosiddetto formalismo giuridico è un'anticipazione della sussunzione della società al capitale. Ciò significa che il tempo dello Stato rappresenta l'espressione del dislocamento reale dell'antagonismo. Pertanto il "sollen", questa totalità dell'obbligazione, non riesce ad esprimere il lavoro vivo come potenzialità dell'antagonismo. Attualmente, con il post-fordismo, il determinismo economico è diventato la mano invisibile, che è legge naturale e che si trasforma in legge dello Stato.
A questo punto è lecito porre un interrogativo: qual è la matrice dello Stato moderno? Indubbiamente, ispiratore del pensiero liberale e borghese è Locke, che optando per una visione utilitaristica, legittima lo sfruttamento e giustifica un potere politico, le cui leggi positive si basano su un impianto borghese. Pertanto, l'eguaglianza non ha un fondamento fattuale e ciò si evince dalle osservazioni di Locke che afferma: "Le diseguaglianze tra gli uomini sono tali che non vi può ovviare neppure l'uniformità dell'educazione". Il filosofo diventa ancora più esplicito, quando sostiene nel "Secondo trattato" che fine dello Stato è la conservazione della proprietà, diritto inerente alla persona umana fin dalla sua condizione naturale. Soggetto del diritto di proprietà è, dunque, per Locke la persona, e il suo contenuto è tutto ciò che ad essa appartiene, cioè i beni materiali ed il lavoro. Ciò significa che quanto più si amplia la proprietà tanto più si amplia il campo d'azione individuale. E' evidente che l'utilitarismo per Locke, è puramente individualistico: fine della legga di natura e delle leggi positive, è la conservazione dell'individuo nella persona e nei beni, e nel concetto stesso di conservazione è implicito il potere di accumulazione indefinitamente. L'istituzione del denaro genera dunque, colla possibilità di appropriazione indefinita, anche la distinzione fra coloro che possiedono la terra e coloro che possiedono la forza lavoro. Assodato che l'impianto Lockiano è borghese, è necessario mettere in luce anche la dottrina della resistenza. Quest'ultima non è per Locke una rottura autenticamente rivoluzionaria, ma solo l'opposizione del singolo agli atti illegali, all'uso illegittimo della forza da parte degli organi dello stato. Poiché, però, la dissoluzione dello Stato non comporta la dissoluzione della Società, ne consegue che il potere naturale degli individui non torna mai nelle loro mani, ma resta sempre patrimonio della comunità politica. Anche il diritto di resistenza, dunque, si configura in Locke come strumento della dittatura della borghesia, che si esprime attraverso il legislativo, contro gli abusi di prerogativa dell'esecutivo. Non sorprende, quindi, che il garantismo della democrazia borghese abbia riconosciuto in Locke uno dei suoi padri. A questo proposito, Marx scrive:"con le rivoluzioni borghesi, l'uomo non venne liberato dalla religione, egli ricevette la libertà religiosa; egli non venne liberato dalla proprietà, ricevette la libertà della proprietà. Egli non venne liberato dall'egoismo dell'industria, ricevette la libertà dell'industria" (sulla questione ebraica). Il breve excursus dimostra che Locke, per via dell'assunzione dell'appropriazione e del potenziamento produttivo degli egoismi, può essere a buon diritto considerato un profeta dell'emancipazione borghese.
Le osservazioni fatte perseguono l'obiettivo di mettere in luce
che Stato borghese, Leggi borghesi, resistenza borghese, sono sempre il
risultato di uno spirito proprietario, sicchè qualsiasi ribellione che si muova
in questa ottica, come il processo storico dimostra, è destinato ad essere
sempre sussunta alla logica del capitale. Da qui l'esigenza perentoria di un
mutamento radicale, perché, in realtà tutte le rivoluzioni non hanno fatto altro
che perfezionare lo stato di cose esistente. Il metodo, quindi, deve essere
quello rigoroso del materialismo, con esclusione di ogni mediazione che non sia
intrinseca all'azione collettiva. Il concetto di tempo liberato non può essere
il residuo del tempo sfruttato, del tempo comandato, ma deve essere la forza che
disgrega e distrugge tutti i nessi della società capitalistica. Tempo liberato
significa, dunque, qualità produttiva, autovalorizzazione
all'autodeterminazione, alla spontaneità della coscienza collettiva dispiegata.
Leggi, governabilità, normalizzazione, Stato celano la virtualità del potere e
il fanatismo di un universale capitalistico. Nietzsche lucidamete sosteneva:"lo
Stato o l'immoralità organizzata all'interno: come polizia, diritto penale,
ceti, commercio, famiglia; all'esterno: come volontà di potenza, di guerra, di
vendetta". L'imperativo categorico deve essere di non accettare come vero quel
che l'autorità sostiene, ma autonomamente valutare le "ragioni" dell'autorità.
Un vivere critico, dunque, che, come vuole Foucault, si deve esplicitare in
"indocilità ragionata". Vero è che oggi il potere si esercita, in modo anonimo,
attraverso azioni e reazioni in apparenza "anarchiche", ma in realtà
strutturalmente determinate di agenti e istituzioni inseriti in campi in un
tempo concorrenti e complementari e impegnati in circuiti di scambi sempre più
complessi, quindi sempre più efficaci simbolicamente. Ne consegue che,nella sua
onnipotenza, il sistema di denominazione annichila ogni tentativo di
emancipazione, che viene qualificato dalle "leggi", come parziale,
parcellizzato, settario. Il potere è, dunque, un tutto che non tollera
contropotere, pertanto anche lo Stato è una macchina che assorbe le sacche di
impotere. Il monismo dilagante, con le sue ebrezze amministrative, domina la
lingua e imbavaglia ogni desiderio. La parola scende dai cieli pontificali in
cui i burocrati la pronunciano fin nelle fucine in cui i ribelli tentano di
disfarla. D'altronde, se non esistono libera volontà e libera decisione per
fondare lo Stato; se lo Stato non è l'effetto concreto di una deliberazione
negoziata, la sua origine diventa violenta,fortuita. Nietzsche sosteneva che "lo
Stato ha una testa, un capo, e, come per l'individuo anch'esso presuppone il
capitale, l'Io, il cogito; le stesse metafore, quindi la stessa semantica, e
l'una rimanda all'altra nell'armonia di una fondamentale mimesi". D'altra parte,
alla base delle filosofie politiche borghesi c'è sempre l'ombra di Hobbes. Ciò è
suffragato dal fatto che la polizia ricorda con la sua semplice esistenza la
violenza extrealegale su cui poggia l'ordine legale. Attualmente, le
rivendicazioni ricorrenti di legittimità celano ambizioni tiranniche, che
mirano, con meccanismi perversi, ad assolutizzare una visione del mondoe ad
erigerla a fondamento. Pierre Bourdieu osserva che"all'origine della legge non
c'è altro che l'arbitrario, la verità dell'usurpazione, la violenza senza
giustificazione. L'amnesia della genesi delle leggi borghesi, che nasce
dall'assuefazione al costume, dissimula ciò che si enuncia come brutale
tautologia "la legge è legge e nient'altro". E allora? Allora bisogna saper dire
NO. No alla tentazione di rifugiarsi nel tepore della dimissione. E' necessario,
invece, credere nella virtù di uno spiritualismo ateo, nei tempi della
liberazione di una costituzione proletaria e di una potenza collettiva, per
negare la fiacchezza e la rassegnazione contemporanea e affermare così una sorta
di "libertinaggio" contro il caos dell'informe, contro la clessidra
dell'errore.
Documento ricevuto dalla compagna Wanda
Piccinonno della sinistra antagonista di Lecce
Avamposto degli
Incompatibili - Lecce
huambo@libero.it
olivavittoria@hotmail.com