Riceviamo dalla compagna Wanda Piccinonno della sinistra antagonista di Lecce e volentieri pubblichiamo
LOTTA CONTRO L'IMPERO AMERICANO: la lezione di Seattle
Mentre il teatrino della politica italiana continua le sue rappresentazioni, tra ulivi che risorgono, asinelli che avanzano e balene che ritornano, la modernizzazione distruttiva procede, avvalendosi di meccanismi sempre più perversi.
A
l di là della retorica e delle robinsonate, ciò che imperversa è l'idolatria del mercato o la "società dei quattro quinti ", infatti, nell'epoca della globalizzazione, un quinto di popolazione mondiale vincente e quattro quinti di perdenti, sono parti integranti della mega macchina mondiale. Da qui la guerra tra poveri, la competizione tra giovani e anziani, tra disoccupati contro pensionati, tra lavoratori dequalificati indigeni contro immigrati. In questo contesto, le antiche tavole di legge sono sospese, in nome del dio-profitto. Pur prendendo atto che il capitalismo ha sempre iscritto nel suo codice lo sfruttamento e l'esclusione, è necessario rilevare che il terzo capitalismo presenta una società integralmente deregolata, e si dinamizza con un moto perpetuo di ricombinazioni instabili. L'economia post-fordista si manifesta soprattutto come "un'economia dei segni", nel senso che il principio di connessione è il denaro, nella sua forma più astratta. Ne consegue che il veicolo portante di tutti i processi è la "finanza barbara", che rivela un mondo sempre più integrato dai meccanismi di Piazza Affari. E' evidente, come vuole Noam Chomski, che per il mondo occidentale l'Oriente è sempre stato un'area sussidiaria, ma giova sottolineare che oggi questa tendenza sta assumendo caratteristiche sempre più marcate. D'altronde, le corsie preferenziali del libero scambio perseguono l'obiettivo di consolidare i parametri della globalizzazione, che è il risultato dell'azione di governi molto i forti, in particolare di quello degli USA, decisi ad imporre contratti commerciali alle nazioni del mondo, per facilitare il dominio degli interessi nazionali. Questo vergognoso disegno sta mostrando, in modo eclatante, che il sistema vigente è regressivo, perché nega un ordine sociale ugualitario e democratico. All'inizio degli anni '90 è stato creato il WTO, che rappresenta solo la punta dell'iceberg di un lungo processo di ristrutturazione economico-politica, infatti, è necessario partire dalle istituzioni di Bretton Woods, per comprendere l'odierno assetto economico. Con le istituzioni di Bretton Woods, vengono indicati BM e FMI, istituiti nel 1944, con la partecipazione di 44 paesi. Successivamente nel 1948, per controllare mercato e prezzi, entrò in vigore il GATT. A quest'ultimo è subentrato il WTO, che ha un maggior numero di aderenti ed un più vasto campo di applicazione. Sul piano della prassi, si registra che il WTO rappresenta l'esportazione dei valori americani del libero mercato, infatti, i nuovi accordi forniscono agli USA un efficace strumento in politica estera. Gli standard americani si stanno imponendo, perché i giganti americani delle telecomunicazioni possiedono i mezzi, per sopraffare i monopoli europei e asiatici. Vale la pena rilevare che la forte concentrazione finanziaria sta destabilizzando i principi democratici, ostacolando la partecipazione popolare alla programmazione economica e sociale. Un altro aspetto importante del WTO è il controllo della produzione alimentare. Ciò significa che i paesi in via di sviluppo devono accettare le politiche imposte dal Washington consensus, che hanno già sortito effetti nefasti su intere regioni del mondo, favorendo le imprese agro-industriali. E' evidente che i paesi aderenti al WTO stanno legittimando i valori americani, consentendo agli USA di intervenire nelle politiche interne di altri paesi. Inoltre, con la vittoria del WTO, le imprese americane possono gestire settori cruciali dell'economia di altri paesi, privilegiando i ricchi e mettendo a punto nuove armi contro le minacce allo status-quo. La verità è che manca la volontà politica di prendere atto che il nuovo ordine planetario è selvaggio e così l'Unione Europea, con i consueti giri di valzer, ha proposto che la questione dei diritti sociali vada regolata da un Forum, che veda compresenti l'OMC e il BIT, in modo da stabilire altri standard a livello internazionale. Ovviamente, non si fa menzione delle responsabilità delle multinazionali, né dei vergognosi interessi di tutti i poteri forti. D'altra parte , il leit motiv ricorrente è quello di parlare sugli effetti non intaccando mai le cause che generano esclusioni, povertà, genocidi. Partendo dal presupposto che il Capitalismo è l'altro nome del mondo, si persegue anche l'obiettivo di perpetrare attentati alla nostra salute. Il WTO, infatti, intende controllare la produzione alimentare, diffondendo alimenti transgenici, notoriamente dannosi per la salute. Il liberismo barbaro e il trasformismo nauseante della pseudosinistra, stanno consentendo che la globalizzazione si traduca in americanizzazione. Ciò è suffragato dal fatto che dilagano i prodotti yankee, generando così un colonialismo economico e culturale, supportato anche dal trasformismo di massa. Il dettaglio non trascurabile è che, con il WTO, non è solo il sud del mondo ad essere penalizzato, ma anche l'Europa. Da qui la prima rivolta di massa, a Seattle, contro il turbocapitalismo. La protesta è stata globale, infatti, la manifestazione era composta da alleanze trasversali: associazioni di consumatori, ambientalisti, anarchici, rappresentanti di minoranze etniche e culturali. Senza enfatizzare il movimento di protesta, il dato inconfutabile è che questa ribellione globale è un sintomo confortante, perché finalmente si mettano in discussione le oscene regole del gioco. Il fatto sorprendente è che il livello di unità del movimento è stato raggiunto senza un'organizzazione centralizzata, infatti, il raccordo transnazionale è stato il risultato di una grande quantità di lavoro in rete. Questo segnale positivo deve spingere la sinistra ad elaborare strategie globali, per dar vita ad una forma di sincretismo antagonista, in grado di rimuovere la barriera della barbarie ed instaurare lo stato di diritto a livello planetario. Agli apostoli del tutto va bene, agli impenitenti arrotini della libertà, l'astuzia della storia sta dimostrando che i percorsi non sono lineari, sicché, "la fine della storia", tanto enfatizzata da Fukinyama, dopo la caduta del muro, risulta opinabile. Forse, l'ottimismo della ragione si sta traducendo in ottimismo della volontà e ciò spinge a gridare, ancora una volta, con la voce di tutti gli oppressi del mondo: "PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI".Lecce, 23 dicembre 1999
Wanda Piccinonno
(sinistra antagonista di Lecce)