COLPISCI E TERRORIZZA

E così i "nostri eroi" AAA (nel senso di angloamerikaniaustraliani)
si apprestano a liberare l'Iraq dal sanguinoso rais, come la foto sopra dimostra
abbondantemente. Daltronde avevano avvisato l'opinione pubblica di che tipo
di attacco si trattasse, visto che lo avevano chiamato "colpisci e terrorizza".
Infatti più che scendere in strada a festeggiare i liberatori la gente
di Bagdad e delle altre città iraqene è rimasta chiusa in casa
terrorizzata dai "liberatori".
E, però, loro non si fermano e continuano a bombardare!!! Continuano
a bombardare, dicono loro, i palazzi del potere e soprattutto i siti presidenziali
con le potentissime bombe sganciate dai B52 o con i missili Cruise lanciati
dalle navi. Eppure i siti presidenziali e i centri del potere risultano miracolosamente
intatti, visto che adesso dicono di essere entrati a Bagdad e a Bassora e
di aver conquistato 1- 3- 10 siti presidenziali, mostrati, nel loro splendore
alla popolazione mondiale.
Quelli che invece non sono miracolosamente intatti sono gli ospedali, i mercati,
le abitazioni civili, e cioè tutti quegli obiettivi che gli invasori
dichiaravano di voler risparmiare.
Colpisci e terrorizza, appunto.
E naturalmente anche le incursioni a Bagdad non vengono spinte a fondo, nonostante
dicano di non incontrare resistenza. Preferiscono continuare coi bombardamenti
dei B52, più sicuri, per loro, e sicuramente molto più terrorizzanti,
per la popolazione iraqena.
La realtà è che i cowboy in divisa non sono riusciti ancora
a piegare la resistenza morale di un popolo non solo più debole tecnologicamente,
ma addirittura disarmato preventivamente dall'ONU, complice dell'Impero Amerikano,
con la ridicola scusa di fantomatiche armi chimiche in possesso di Bagdad.
Armi chimiche che il "regime" non ha usato neppure nel tragico momento
che sembra vivere. Per salvare la faccia, ci viene imbonito. Ma ve lo immaginate
un regime "sanguinario, torturatore, gasatore di kurdi ( e questo è
vero, ma è anche datato in un periodo in cui combatteva per l'Imperatore)"
che quando arriva alla fine, quando sta per essere eliminato (in tutti i sensi),
per salvare la faccia si preoccupa di non usare le armi chimiche contro gli
invasori? Farebbe ridere, se non fosse che la verità è un'altra:
gli iraqeni ormai non possiedono armi di distruzione di massa e nemmeno normali
se non qualche mitraglietta, fucili e pistole, contro missili, bombe, Apache
e aerei invisibili.
Eppure disperatamente continuano a combattere. Perchè per un popolo
c'è solo una cosa peggio del dittatore che li opprime; e questa cosa
è il liberatore straniero, specialmente se questo liberatore sbandiera
le stelle e le strisce.
E il popolo iraqeno non fa eccezione, anche perchè ha avuto modo di
vedere le liberazioni portate dagli yankees in Somalia, nei Balcani, nell'est
europeo, in Afghanistan. E allora si rinchiude in casa terrorizzato da queste
armi micidiali dei "liberatori", ma anche con la speranza di poterli
poi ricacciare a casa.
Perchè una cosa è certa: gli USA non potranno lasciare in perpetuo
3-400000 marines in Iraq. Ne lasceranno qualche migliaio, come hanno fatto
nei vari posti "liberati", ma non 3-400000; e se 3-400000 possono
risultare inattaccabili da un esercito e da un popolo disarmato, qualche migliaio
di marines può essere attaccato anche coi coltelli di cucina.
In parole povere quando l'Impero dichiarerà la vittoria e ritirerà
man mano le truppe, comincerà la vera campagna d'Iraq. E non solo d'Iraq,
visto che gli USA, senza neanche aspettare l'anno di prammatica, hanno già
preavvertito i prossimi due stati-canaglia, e cioè la Siria e l'Iran.
Certo bisognerà vedere se quei due paesi accetteranno, alla luce di
quello che è successo a Bagdad, di farsi disarmare dall'ONU, cosa di
cui dubitiamo, e bisognerà vedere anche quello che succederà,
visto che quei due paesi hanno una componente etnica omogenea e che gli Iraniani
sono già reduci da una rivoluzione antiamerikana (liberazione dallo
Scià), mentre i Siriani, nonostante il tragico trascorso di Tal Al
Zatar, sono riusciti a ricacciare gli israeliani dal Libano, e da tempo nutrono
un forte spirito anti-amerikano.
Che la situazione sia fuori controllo l'hanno capito tutti, visto che ormai
sono cominciate le grandi manovre per "vincere la pace".
Ma se qualcuno poco poco più intelligente, come Blair, sta cercando
di darsi una calmata, anche coinvolgendo l'ONU, gli yankees si sono montata
la testa, e ringalluzziti dalla "vittoria" contro l'Iraq, vogliono
spingere alla conquista di tutto il Medio-Oriente. Daltronde è risaputo
che quando un Impero entra nella logica di conquista difficilmente si ferma
a ragionare.
Per cui la guerra infinita, come continuano a chiamarla, procederà
incessante verso un new deal, che non verrà mai raggiunto.
Ma come si muoveranno le comparse occidentali?
Paradossalmente rischiamo che a sganciarsi dall'Imperatore non saranno i vassalli
del sud-europa (Spagna, Italia) o i servi della gleba esteuropei, ma il feudatario
principale inglese. Infatti ci sono già le prime avvisaglie di un recalcitrare
inglese alle pretese arroganti degli yankees. La richiesta inglese di coinvolgere
l'ONU nel cosiddetto post-Saddam non nasce da improvvisa folgorazione di Blair
sulla via della pace, ma da biechi interessi economici. Infatti l'Inghilterra
era intervenuta in questa guerra semplicemente per il fatto che Saddam aveva
affidato le concessioni petrolifere a Russia, Cina, Francia, escludendo pertanto
non solo gli yankees, ma anche gli inglesi. Comprensibile quindi che i sudditi
di sua maestà si schierassero con gli yankees, sperando di rientrare
nel giro. Ma gli USA hanno lasciato capire che il businness che verrà
da questa guerra sarà appannaggio amerikano; per gli alleati inglesi
al massimo le briciole. Ecco perchè il recalcitrare di Blair.
Figuriamoci poi quei paesi che si sono opposti alla guerra. Questi già
si erano ribellati all'Impero, visto che avevano i contratti con Saddam, figuriamoci
se seguiranno il cowboy texano nelle altre avventure, visto che in quell'area
hanno un'importante presenza commerciale in Iran e in Arabia Saudita, ed anche
un'influenza politica in Siria e Giordania, rispetto al problema palestinese.
Se a queste considerazioni aggiungiamo la considerazione principe di sentirsi
sul collo il fiato del gigante amerikano (e chiaramente adesso stiamo soprattutto
parlando della Cina, ma in parte anche dell'Europa continentale) è
chiaro che gli USA nelle prossime avventure, sempre più numerose, si
troveranno da soli. Cioè non proprio da soli. Quasi sicuramente a fianco
si troveranno aspiranti imperialismi di serie B, come Spagna e Italia, o stati
accattoni, e cioè quegli stati che in cambio di qualche dollaro in
prestito forniranno l'adesione, magari anonima, alle avventure amerikane.
Per intanto esaminiamo i vari comportamenti tenuti dagli stati in questa guerra:
intanto risaltano in mezzo a cose usuali due fattori nuovi e almeno in un
caso inaspettati: l'adesione di Spagna e Italia le neo-quinte colonne amerikane
in Europa e, caso inaspettato la defaillance del fido alleato turco.
Questi due aspetti in certo qual modo contrastanti sono in realtà la
peculiarità di questa fase: con questa guerra, al di là delle
frasi di circostanza la civilerazzaamerikana ha dichiarato guerra all'altra
civiltà esistente sul pianeta maggiormente restia a farsi omologare,
e cioè l'Islam. Per questo essa ha portato ad una radicalizzazione
dell'identitarismo dei popoli appartenenti alle due civiltà. Naturalmente
le cose non sono così nette, nel senso che ha radicalizzato le posizioni
solamente in alcune classi sociali, per lo meno in occidente. Per cui sono
partiti in questa crociata solamente quei paesi predatori come USA e GB col
contorno dei satelliti, appoggiati soprattutto dagli industriali delle armi
e del petrolio e dai ceti sociali proletari meno garantiti. I primi per ovvi
motivi di profitto, su cui non ci addentriamo, gli altri per ovvi motivi di
reddito garantito dalla guerra (fanteria amerikana) o per "difendere
il lavoro dal migrante cattivo". Naturalmente le stesse regole non valgono
per quei paesi che si erano garantiti i profitti del petrolio tramite accordi
con gli arabi, Iraq compreso. Sull'altro fronte si sono rafforzate le identità
antioccidentali soprattutto fra i ceti sociali più poveri, che nel
dominio occidentale e soprattutto amerikano, cominciano giustamente a vedere
le cause della loro miseria. E naturalmente il collante di questo sentimento
occidentale è la religione islamica.
Inutile scandalizarsi. Quando gli occidentali hanno imposto il loro dominio
totale nel mondo, memori di ciò che era significato l'Impero Ottomano,
per controllare quei paesi, hanno loro imposto una laicizzazione più
o meno forzata, per poterli permeare all'ideologia del profitto. Per cui in
Egitto si è stravolto la rivoluzione laica Nasseriana per portare al
laicismo amerikano di Mubarak, in Iran si è imposto il laico amerikano
Scià, in Iraq Saddam, in Turchia i laici amerikani militari.
Man mano che la politica amerikana si è fatta sempre più aggressiva
i popoli hanno cercato una nuova identità antioccidentaleantiamerikana
e l'hanno trovata nel posto per loro più scontato, e cioè l'islamismo.
Ecco quindi le rivolte delle popolazioni arabe durante questa guerra iraqena,
rivolte che hanno portato la Lega Araba a condannare duramente l'invasione,
e la Turchia, che per la prima volta si muove autonomamente dagli yankees.
In occidente invece moltissimi sono stati gli oppositori a questa guerra,
con varie motivazioni (cattolico-pacifiste, antiglobal, antiamerikane), soprattutto
in Europa, tanto da portare diversi stati ad opporsi a questa guerra. Questo
movimento imponente ha portato per la prima volta gli USA a non trovare sponde
vere alla sua politica, visto che anche gli stati che erano con loro, lo erano
spessissimo contro la volontà dei loro popoli, tanto che alcuni di
essi si sono schierati con gli USA di nascosto.
Non si tratta solo di buona volontà morale, anzi questo aspetto, pur
presente spesso in modo significativo, non è quello principale.
L'aspetto nodale è che in tanti cominciano a capire che la generosità
amerikana costa troppo cara; che non è vero che gli USA hanno liberato
il mondo, semmai l'hanno conquistato, strappandolo ai nazi-fascisti, ma non
liberato; che non è vero che i prestiti amerikani sono volano per lo
sviluppo di molti paesi: quello che è successo in Argentina ha aperto
gli occhi a tanti, e questi tanti non si lasciano più infinocchiare.
Basti pensare che per la prima volta nella loro storia recente gli USA non
sono riusciti a strappare una maggioranza nel Consiglio di Sicurezza neanche
a suon di dollari, nonostante la maggioranza di Paesi di turno fossero Africani
o Latino-Amerikani.
La stessa Turchia non si è fatta incantare dai prestiti USA e come
contraltare per il passaggio dei soldati yankees ha chiesto la cancellazione
del debito, e non avendola ottenuta li ha rispediti indietro.
Insomma l'Impero è sempre più isolato e, come tutti gli Imperi
isolati, sceglie la politica delle armi, della conquista, del terrore.
COLPISCI E TERRORIZZA
appunto. Ma questa esibizione di forza è anche esibizione
di debolezza. Debolezza nei confronti di altri imperialismi più dinamici
nella conquista di mercati; debolezza nei confronti di popoli, come quelli
islamici sempre più restii a farsi dominare; debolezza anche nei confronti
di chi anche in occidente combatte la loro politica di dominio capitalistico.
Ecco perchè l'accostamento imposto dagli yankees fra terrorismo e Stati-canaglia.
Ecco perchè nella stessa Amerika, da molti glorificata come la capitale
della democrazia, si fanno delle leggi che limitano i diritti fondamentali
del cittadino.
La nostra invettiva antiyankee non vuole assolutamente essere una partigianeria
verso altri imperialismi. Sappiamo benissimo che anche gli altri imperialismi
sono tendenzialmente guerrafondai e repressivi, come hanno dimostrato la guerra
di Croazia, quella di Cecenia, quella in Costa d'Avorio. Sappiamo anche che
le leggi liberticide non sono appannaggio esclusivi yankee, e che anche in
Italia, per esempio ci sono reati d'opinione, ci sono liste nere, ci sono
processi dove la libertà di pensiero o la legittima difesa sono criminalizzate
(basti vedere i compagni arrestati dalla Procura di Genova, per essersi difesi
dalle cariche indiscriminate della polizia a Piazza Alimonda).
Ma c'è un capofila in questo schieramento imperialista, anzi questo
capofila vuole agire da Impero e questo capofila è lo Stato yankee,
capitanato dal cowboy texano.
Sconfiggere l'ideologia conquistadora di questo stato non eliminerà
l'imperialismo, ma cambierà i rapporti di forza fra chi questa politica
di aggressione persegue e chi si oppone all'imperialismo in tutte le sue forme.
I sentimenti antiimperialisti e antiamerikanisti sono in crescita; adesso
si tratta di organizzarli dotandoli possibilmente di idee anticapitalistiche
e rivoluzionarie. Se riusciamo a fare ciò potremo aprire strade nuove
a questa ribellione, altrimenti non potremo far altro che stare in seconda
fila in questo scontro, che rischia di diventare religioso e integralista.

PEOPLES SMASH AMERICA
L'Avamposto degli Incompatibili